Tratto dalla Rivista quadrimestrale di studi vittoriesi - IL FLAMINIO n°8 - 1995 - Edita dalla Comunità Montana delle Prealpi Trevigiane
PIER PAOLO BRESCACIN

UMBERTO COSMO E LA POLEMICA
SULLA SCONFITTA DI CAPORETTO

Caporetto e le ripercussioni nel Paese

La sconfitta di Caporetto dell'ottobre del 1917, lungi dal portare la concordia e l'unità fra gli italiani, diede origine all'interno delle forze politiche a una delle più accese polemiche mai registrate prima negli annali delle cronache(1) Furono le stesse proporzioni della disfatta in qualche modo a provocarla: ci si chiedeva infatti come mai una falla aperta sull'onda nemica in un piccolo tratto avesse comportato l'abbandono e la rottura di tutti gli argini; come mai la sconfitta avesse assunto le proporzioni di una vera e propria disfatta, e soprattutto di chi fossero le responsabilità.
L'onda della polemica, che si protrasse dalla fine del 1917 fino all'estate del 1918(2), travolse immediatamente il comandante in capo dell'esercito, il generale Cadorna, che venne tempestivamente sostituito con il generale Diaz, e il governo in carica Boselli, rimpiazzato alla meglio da una coalizione di unità nazionale presieduta da Vittorio Emanuele Orlando. Costrinse inoltre il nuovo Governo ad istituire al più presto una commissione di inchiesta(3) su Caporetto, volta ad accertare in modo dettagliato le ragioni della disfatta, e soprattutto le eventuali responsabilità ad essa connesse.


1) Piero Melograni, "L'Ultimo Annodi Guerra", in Storia Politica della Grande Guerra 1915-
1918, vol. Il, Bari, Laterza, 1977, p. 465 e passim.
2) Op. cit., pp. 459-560.
3) Umberto Cosmo, "Loro", La Stampa, 7 marzo 1918, p. 1.


PIER PAOLO BRESCACIN. Laureato in lettere, insegnante. Autore di importanti ricerche e della più completa biografia, a tuttoggi pubblicata, di Umberto Cosmo. E Direttore dell'ufficio Storico della Resistenza di Vittorio Veneto.

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"Senza preconcetti e riguardi, nell'unico interesse della Verità e della Patria(4)".
Ma ancor prima che i risultati dell'inchiesta fossero noti, e addirittura nello stesso tempo in cui venne insediata la commissione, i gruppi interventisti e nazionalisti, che già nel 1915 si erano particolarmente distinti per aver instaurato un clima di intolleranza e faziosità, cominciarono a trarre le prime indebite conclusioni(5), addebitando il rovescio militare a tutti coloro che s'erano opposti all'entrata in guerra del Paese, verso i quali - a detta sempre degli interventisti - il Governo avrebbe avuto il torto di mostrarsi fin dall 'inizio tollerante.


Il disfattismo neutralista come causa della sconfitta di Caporetto

Cominciò così a circolare a livello parlamentare la fuorviante teoria che la sconfitta di Caporetto andasse addebitata a responsabilità morali, e in particolare alla disennatezza e al disfattismo tout court della propaganda neutralista di cattolici, socialisti e giolittiani, che infiacchì gli animi, produsse malumore nei soldati, li indusse a gettare le armi al primo assalto.
Illuminanti in tal senso sono le dichiarazioni espresse in Senato, nel marzo del 1918, e poi ampiamente riprese dalla stampa, dal senatore Ruffini, che indicano quanto questa opinione oramai fosse condivisa non solo dagli interventisti più accesi, ma anche dalle frange liberali più moderate, che certo non si richiamavano all' ideologia nazionalista.
Ruffini, in particolare, parla di "responsabilità morali e politiche prima che militari"(6), e paragona la sconfitta di Caporetto a quella di Novara del 1949, anche quest'ultima dovuta "alla propaganda di disfacimento dei partiti estremi, allora come oggi esiziali alla Patria, che fecero passare l'esercito piemontese dall'eroismo del 1848 alla disfatta del 1849(7)".
L'unica differenza fra Novara e Caporetto - secondo Ruffini - "è che Novara fu una catastrofe non rimediabile, mentre Caporetto èrimediabilissima(8)".
Per il resto tutto sembra combaciare, anche la nomina di una commissione inquirente, costituita ieri come oggi da autorità militari altissime, consiglieri e parlamentari, e destinata al proscioglimento collettivo e al disconoscimento delle responsabilità morali della disfatta(9).

4) Ibidem.
5) Ibidem.
6) Anonimo, "Gli Eventi della Guerra in Discussione al Senato. Raffronti e Sguardi nel
Futuro", Corriere della Sera, 3 marzo 1918, pp. 1-2
7) Ibidem
8) Ibidem.
9) Ibidem.

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Cosmo in difesa del neutralismo

"Mai si vide un'inversione più grande di valore morale e intellettuale nella Storia d'Italia.
E se i politici additarono e piansero la decadenza della Patria quando prendevano come norma della loro azione il proprio particolare (...) codesti mali sono nulla in confronto della perversione presente(10)".
Finché tali convincimenti rimasero confinati a livello puramente parla

10) Umberto Cosmo, "Loro" cit., p. 1.

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mentare, Cosmo e con lui buona parte del fronte neutralista giolittiano non ritenne di replicare, data la gravità del momento. "Non c'eravamo costituti in tribunale di accusa contro nessuno, non bisogna turbare il raccoglimento e la preparazione del Paese alla prova superiore(11)" (11)".
Ma quando quei discorsi, quei convincimenti abilmente riprodotti dilagarono a partire dal marzo del 1918 nei giornali e in pubbliche conferenze, e Novara diventò una occasione per screditare e bollare di infamia chi alla vigilia dell'intervento aveva voluto esprimere in modo democratico un'opinione diversa, Cosmo decise di intervenire in prima persona per fare chiarezza.
"In certi momenti - dirà - non basta intendere la storia: bisogna farla(12)".
"Urgeva soprattutto snidare dagli animi quelle persuasioni pervertitrici, dare al paese una parola di chiarezza e verità(13)"; salvare l'onore di tutti quei semplici soldati che pur avendo gettato le armi ed essendo fuggiti, "erano pur sempre quegli stessi che ora sul Piave, disorganizzati, senza munizioni, senza armi, compivano miracoli di valore e stupivano il mondo con 1 'incredibilità delle loro gesta(14)".
Era necessario infine - secondo Cosmo - difendere le ragioni di chi, pur nelle tradizioni patriottiche della famiglia, aveva ritenuto, e solamente per il bene del Paese, farsi portatore di un'opinione diversa.
E con tali intendimenti che Cosmo intervenne nei primi mesi del 1918 sul giornale La Stampa di Torino, uno dei pochi giornali che si era pronunciato sin dal 1915 per il neutralismo e che aveva mantenuto questa posizione per tutto il corso del conflitto.
Tre gli articoli che Cosmo scrisse in aperta polemica con Ruffini e gli interventisti: Come ci Avviamo a Novara, La Fatal Novara e Dopo Novara:
Le Due Versioni.
I primi due uscirono rispettivamente il 16 e il 17 marzo 1918 con ampi tagli - soprattutto il secondo- della censura(15), che ne ridurranno la valenza argomentativa. Tant'è che Cosmo interverrà direttamente con un corsivo per protestare contro tale prassi censoria(16), oltretutto miope e illogica, e spesso


11) Id., Memoriale di Autodifesa, DS, s.l., s.d., p. 6, Roma, RP Giulia Cosmo.
12) Op. cit., p. 4
13) Op. cit., p. 7
14) Id., "Loro" cit., p. i
15) Mentre Come ci Avviamo a Novara ebbe solo 5 linee censurate, e solo nella parte centrale,
La Fatal Novara venne impietosamente tagliata in quasi tutte le sue parti. Si pensi che solo
la parte finale ricevette 12 linee di censura.
Tra i brani tolti va annoverata anche una lettera autografa di Cavour, pubblicata nello stesso
periodo a Torino in un libro edito da Luigi Chiaia.
16) L'articolo in questione si intitola: Cavour Censurato, e uscì su La Stampa di Torino il 18
marzo 1918.

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ingenerante nel lettore effetti opposti a quelli che essa si prefiggeva.
Il terzo articolo, Dopo Novara: Le due Versioni, addirittura fu soppresso integralmente, in quanto lesivo - così recita il bollettino della censura - degli interessi del Paese(17).
Nell'articolo Cosmo dimostrava che Vittorio Emanuele Il aveva firmato l'armistizio per salvare il Piemonte. Il riferimento, di monito per le vicende presenti e gli attuali governanti, non piacque, e così l'articolo non vide mai la luce.

Come ci avviammo a Novara

Tre i leitmotiv(18) a difesa del neutralismo negli articoli di Cosmo: a) smascherare i falsi esempi della storia, primo fra tutti quello che attribuisce la sconfitta di Novara ai partiti estremi, avversi alla guerra; 2) confutare, a partire da Novara, il sillogismo che avversare in generale la guerra significhi fare disfattismo; 3) suggerire una diversa ipotesi di lettura sulle cause della disfatta di Caporetto.

* * *

"Il Governo (piemontese) - dirà Cosmo - credeva di avere (a Novara) 135 mila uomini, ma in effetti la sua forza arrivava a malapena a 120 mila, dei quali però quindicimila giacevano negli ospedali od erano lontani dalle bandiere; dodicimila stavano sulle frontiere; di modo che non si avevano neppure novantamila da mettere in campo. E questi per di più che la metà uomini troppo avanzati negli anni, padri di famiglia, anelanti a tutt'altro che a tornare a casa, e poco sottoposti a cimentarsi per la vita(19)". E tutti male armati ed equipaggiati: si erano infatti operate "inutili riforme nelle monture, senza che il soldato venisse in sostanza rifornito di migliori mezzi, di attrezzi più acconci, di armi più efficaci(20)".

17) Cfr. Luciana Frassati, Un Uomo, Un Giornale: Alfredo Frassati, vol. III, parte seconda,
Roma, Edizione di Storia e Letteratura, 1982, pp. 289-290.
18) Utile documento per la ricostruzione delle argomentazioni di Cosmo, oltre ai già citati
articoli Come Ci Avviammo A Novara e La Fatal Novara, è l'articolo Speculazioni sulla
Storia apparso su La Stampa di Torino il 24 marzo 1918 a firma dello stesso direttore del
giornale, Alfredo Frassati.
In esso viene riassunta, in modo dettagliato, la polemica su Caporetto tra Ruffini e Cosmo,
e vengono soprattutto esplicitate le intenzioni comunicative di Cosmo, che erano risultate
poco chiare a seguito dell'intervento della censura.
19) Umberto Cosmo, "La Fatal Novara", La Stampa, 17 marzo 1918, p. 1.
20) Id., "Come Ci Avviammo a Novara", La Stampa, 16marzo 1918, p. 1.

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Ma non solo: mancava anche un generale di prestigio, carismatico, che guidasse l'esercito alla vittoria.
"Il più indicato era senza dubbio il generale Bava. Aveva l'esperienza della guerra passata, conosceva il proprio terreno, sapeva per pratica quello occupato dall'inimico, era capace di formulare un buon sistema di guerra; godeva della stima dell'esercito, ed era tale uomo, ove le alte influenze si fossero taciute, atto a disciplinarlo a dovere. Ma egli aveva mandato per le stampe le Relazioni delle operazioni militari del 1848, ed in esse crudelmente svelato le molte piaghe dell'esercito; e colla protesta breve e recisa dell'uomo d'arme, urtato negli asti freddi e inesorabili dei colleghi. Bisognava dunque cambiare(21)".
E così "si prese un polacco in esilio e disoccupato (...), conosciuto solo per lavori di gabinetto, d'una taglia ridicola, e portante un nome che mai nessun soldato avrebbe saputo pronunciare: Chrzanowski.
E si assunse in servizio un altro emigrato che aveva combattuto il Polonia:
il generale Ramorino, un uomo senza carattere e senza convinzione, un vero avventuriero rivoluzionario, incapace nello stesso tempo di assumere in realtà un comando qualsiasi e di sopportare le responsabilità, che preparava i suoi ufficali passando con essi i giorni e particolarmente le notti or nelle bettole, o nelle piazze, a schiamazzare e a blaterare contro il Governo, che non aveva il coraggio (da detta di Ramorino) di chiedere la pac(22)".
In questo modo - dirà Cosmo - ci avviamo a Novara; e per questo si patì allora, dopo l'eroismo del 1848, quella vergognosa sconfitta.

* * *

Ma la sconfitta di Novara, oltre a smascherare chi pretende "di tagliarsi fuori dalla storia l'abito che vuole, senza pensare che per ritagliarlo bene ci vuole una particolare abilità(23)", insegna secondo Cosmo un'altra verità: e cioè quella che avversare la guerra non significa fare del disfattismo(24).
Nel 1848 molti parlamentari erano contrari alla guerra - ricorda Cosmo
- e fra questi va annoverato lo stesso Cavour(25), uno dei padri del Risorgimento, uno dei fautori della nascita dello Stato italiano, che per l'appunto proponeva l'indugio, la mediazione, la preparazione "per sconfiggere quel terribile quadrilatero formato dalle fortissime rocche di Mantova, Peschiera,

21) Id., "La Fatal Novara" cit., p. 1.
22) Ibidem
23) Id., "Come ci Avviammo a Novara" cit., p. 1.
24) Alfredo Frassati, "Speculazioni sulla Storia", La Stampa, 24 marzo 1918, p. 1.
25) Umberto Cosmo, "Come Ci Avviammo a Novara" cit., p. 1.

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Verona e Legnago(26)". Cavuor stesso, in tale occasione, dovette patire l'onta di esser reputato traditore della Patria, nemico dell'Italia. Ma si può forse ritenere che egli sia stato un nemico, un traditore della Patria, un lavoratore dello straniero, un venduto all'Austria?(27). Certamente no! Ben altre erano state le considerazioni che avevano persuaso il conte di Cavour - e con lui numerosi autorevoli personaggi politici del Piemonte - a dissentire dalla ripresa della guerra. Ragioni di valutazione realistica degli elementi in gioco, desiderio di risparmiare alla Patria una iattura(28). "Fatti che - come conclude Frassati a difesa di Cosmo - hanno un valore ben altrimenti decisivo che non le opinioni del senatore Ruffini(29)".

* * *

Ma allora - sembra suggerire Cosmo tra le righe(30) - se Novara dimostra che avversare la guerra non implica essere disfattisti e responsabili della sconfitta - non più di quanto lo fu a suo tempo Cavour - non può darsi che ciò sia vero anche per Caporetto? Non sono forse le cause dell'attuale rovescio militare da ricercarsi piuttosto in una errata conduzione tecnica della guerra, come a suo tempo avvenne per Novara?

Le Ragioni della Storia

Le argomentazioni di Cosmo, nonostante i tagli della censura che ne impedirono la piena e ampia esplicitazione, trovarono ampi consensi nell'opinione pubblica. Lo stesso Croce, più tardi, in occasione di una testimonianza resa a favore di Cosmo, dirà che esse "sono ben ispirate(31)", anche se

26) Ibidem.
27) Alfredo Frassati, art. cit., p. 1.
28) Ibidem.
29.) Ibidem.
30) Tale interpretazione sul pensiero di Cosmo trova vari riscontri: 1) la titolazione originaria
dell'articolo di Cosmo: Come ci Avviammo a Novara. Il titolo, nella edizione del mattino
comparve nella forma Come ci Avviamo a Novara dove l'avviamo (con una sola m),
significando "ci stiamo avviando", rende possibile un diretto riferimento alla situazione di
Caporetto. Come dire: a Novara, come a Caporetto, si perse per l'impreparazione e per una
errata conduzione tecnica della guerra; 2) l'articolo di Cosmo, scritto prima della pubblicazione della famosa inchiesta sul disastro di Caporetto, dal titolo: La Preparazione (La Stampa,
31 luglio 1919). Da esso si evince chiaramente quale fosse stato il pensiero di Cosmo
sull'argomento l'anno precedente.
31) Benedetto Croce, Epistolario I. Scelta di Lettere Curate dall'Autore 19 14-1935, Napoli,
Istituto Italiano per gli Studi Storici, 1967, pp. 28-29.

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si riservò il giudizio "se sia stata o no opportuna la loro utilizzazione come casistica politica per i convincimenti attuali(32)".
Anche lo stesso Ruffini e il Corriere della Sera, che aveva amplificato la tesi dei nazionalisti, riconobbero "la giustezza delle argomentazioni di Cosmo(33)", dichiarando pubblicamente l'erronea valutazione data degli avvenimenti di Novara, e riservandosi un più cauto giudizio sulla disfatta di Caporetto, quantomeno alla luce del conclusioni della Commissione d'inchiesta.
Conclusioni che in sostanza non fecero altro che ribadire la linea interpretativa di Cosmo.
Le responsabilità della disfatta - così concludeva l'inchiesta su Caporetto
- del 13 agosto 1919 - erano il risultato "in parte di circostanze esterne (la pace separata della Russia con gli Imperi Centrali, e il fatto che di conseguenza l'Italia si trovò a reggere il peso delle armate tedesche dirottate dal fronte russo sul versante italiano) ma soprattutto degli errori di pochi nella condotta tecnica della guerra e in quella morale dell'esercito(34)".

Le ritorsioni dei nazionalisti torinesi

Le ragioni di Cosmo non ebbero invece buon accoglimento presso quell'ala oltranzista degli interventisti, che fin dal 1917 si era riunita nel Fascio Parlamentare, e aveva costituito quei Comitati di Difesa allo scopo di denunciare all'autorità pubblica i disfattisti, i traditori e le spie.
Indipendentemente dalle nobili intenzioni che avevano mosso Cosmo e dalla bontà delle argomentazioni avanzate negli scritti, vennero lanciati dal Comitato di Difesa di Torino (nella persona del presidente Vittorio Cian) pesanti attacchi contro l'autore degli articoli e contro il giornale che li aveva pubblicati. Umberto Cosmo così venne denunciato(35) per propaganda disfattista al Provveditore agli Studi e al Prefetto.
Sembrò che il livore e l'odio dei nazionalisti ottenessero soddisfazione:
Cosmo venne sospeso a tempo indeterminato dal grado e dallo stipendio(36),

32) Ibidem.
33) Antonio Gramsci, "Professori ed Educatori", in Scritti Giovanili, Torino, Einaudi, 1958,
p. 213.
34) Luigi Salvatorelli e Giovanni Mira, Storia d'Italia nel Periodo fascista, Torino, Einaudi,
1964, p. 93.
35) Cfr. Benedetto Croce, op. cit., pp. 28-29.
36) Cfr. Lettera della Direzione Generale per l'Istruzione Media e Normale del 26 giugno
1918, Roma, ACS, M.P.I., Direzione generale dell'Istruzione Superiore, Div. I, Liberi
Docenti, 1910-1930, b. 97,fasc. Umberto Cosmo.

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e dovette sostenere un duplice processo(37): amministrativo e penale.
Fortunatamente la Magistratura si rivelò aliena alle imposizioni della piazza: l'inchiesta amministrativa, anche grazie alle testimonianze di Benedetto Croce e Gaetano De Sanctis, si risolse in nulla di fatto(38), e quella penale con la sua assoluzione in istruttoria(39).
Ma una decina d'anno dopo, in tempi più propizi alla calunnia politica e alla delazione, per una simile denunzia Cosmo verrà destituito dall'insegnamento, dal giornalismo, e bandito dal mondo della cultura.

37) Il processo amministrativo è attestato dallo stesso Gramsci (op. cit., p. 213), e da
Benedetto Croce (op. cit., pp. 28-29); quello penale da Gaetano De Sanctis (Ricordi della Mia
vita, Firenze, le Monnier, 1970, p. 111.
38) Lettera della Direzione Generale dell'Istruzione Superiore del 1luglio 1918, Roma, ACS,
M.P.I., Direzione generale della Istruzione Superiore, Div. I. Liberi Docenti, 19 10-1930, b.
97, fasc. Umberto Cosmo.
39) Gaetano De Sanctis, op. cit., p. 111.


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