Tratto dalla Rivista quadrimestrale di studi vittoriesi - IL FLAMINIO n°6 - 1993 - Edita dalla Comunità Montana delle Prealpi Trevigiane

Rassegna Bibliografica

A.e R. DOLCE. Tradizioni popolari della Marca Trevisana, Vittorio Veneto, H. Kellermann, 1992, pp. 75,XI.


È la ristampa anastatica dell 'edizione pubblicata nel 1938 in occasione della Mostra delle Arti dei Costumi e delle Tradizioni Popolari della Marca Trevigiana tenutasi a Treviso. La ristampa è stata promossa dalla Biblioteca Comunale di Cison di Valmarino e dalla Provincia di Treviso.
Il libro era ormai introvabile, sepolto in fondo a qualche biblioteca che magari lo riesumava con qua!che ritrosia dato che l'editore di allora era il Dopolavoro Provinciale del Partito Nazionale Fascista e del'O.N.D.
Invece l'interesse documentario dell'opera è eccezionale in quanto testimonia la letteratura e le tradizioni popolari del vittoriese così come esse sono giunte fino alla nostra gente negli anni Trenta. Le testimonianze erano state allora raccolte dai coniugi Ada e Remo Dolce di Cison di Valmarino, integrate da Alice Bortoluzzi Zanon di Treviso e Nino Grosso di Roncade. Le fotografie erano dei Dolce, le illustrazioni di Sante Cancian. Curatore del volume il compianto Giuseppe Mazzotti.
L'attuale ristampa è accompagnata da una postf azione di Luciano Cecchinel e da una cartolina di Vittorino Pianca.
"Il libro è certo un saggio di tradizioni popolari, costruito garbatamente col passo dell'opera narrativa secondo una lieve trama che si dipana, a tratti senza soluzione di continuità, a tratti attraverso l'inquadramento in capitoli!...! con uno svolgimento che segue a grandi linee la vita dell'uomo..." (Cecchinel). Vi si ritrovano tutti i momenti principali della vita e le ricorrenze dell'anno: dalla nascita alla maternità, al fidanzamento, al servizio militare, all'andar serve o a balia, al matrimonio, alle processioni religiose, a San Nicolò, a! Panevin, alle ninne nanne, solfe, giochi e burle, al filò con le sue storie di mistero e di paura. E Cecchinel mentre sottolinea l'alto valore documentario dell'opera auspica anche l'esercizio del senso critico nei confronti di "un'opera che descrive in chiave oleografica la cultura contadina e che in quel registro è stata scritta in un periodo in cui quella cultura era ruvidamente presente anche con tutto il suo carico di fatiche e miserie".
Il libro ha indubbiamente un suo fascino ed è una miniera di materiali per quanti oggi hanno necessità di studio, finalità di ricerca, scopi didattici o interessi diversi tendenti alla conservazione e valorizzazione dei patrimoni culturali locali.
"A dispetto della funzione cercata dal potere di allora è la creatività della nostra gente umile e profondamente religiosa che emerge in sostanza dalle pagine del libro. Oggi noi sappiamo che il sacrificio di questi umili, il loro dono di sé alla famiglia ed alla patria non ha avuto meno dignità per il fatto che spesso non è servito a liberarli dalla condizione subalterna o veniva strumentalizzato dal potere per autoperpetuarsi" scrive Pianca nella sua cartolina finale.
Proprio queste chiose che accompagnavano, a nostro avviso do-
verosamente e rispettosamente, la moderna ristampa del libro non sono piaciute a qualcuno.., e il dibattito èancora in corso. A sottolineare, a parer nostro, l'opportunità della ristampa e il carattere niente affatto pleonastico degli interventi di commento di Cecchinel e Pianca.

Flaminio Carniel

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