Tratto dalla Rivista quadrimestrale di studi vittoriesi - IL FLAMINIO n°3 - 1984 - Edita dalla Comunità Montana delle Prealpi Trevigiane

Rassegna Bibliografica

M. LUCCO, Francesco da Milano. Catalogo di G. Mies. Documenti di G. Fossaluzza. A cura di V. Pianca, Vittorio Veneto, Città di Vittorio Veneto, 1983, p. 260, 59 fig., 85 tav.

Dopo Cima da Conegliano, Previtali, Pordenone e Amalteo, anche Francesco da Milano, finalmente, ha l'onore di una monografia. Gliel'ha dedicata la città di Vittorio Veneto, nella quale visse a lungo nella prima metà del Cinquecento, abitando in una casa di via Piai a Serravalle, e della quale può essere giustamente considerato cittadino d'elezione, pur essendo d'origine milanese, avendo ornato con le sue opere di pittura non solo l'antico Palazzo Comunale di Serravalle ma anche i più importanti altari di molte chiese del Vittoriese e dintorni, diventandone, per così dire, il pittore "ufficiale" negli anni tra il 1502 e il 1548 in cui la sua presenza è accertata dai documenti. La pubblicazione, composta da 260 pagine di testo con numerose illustrazioni in nero e tavole a colori, è suddivisa in tre parti ed è curata da Vittorino Pianca. La prima presenta un ampio saggio critico di Mauro Lucco che, nel ribadire la iniziale formazione dell'artista avvenuta in terra lombarda prima del suo definitivo trasferimento nel Veneto all'inizio del '500, con ricchezza di argomentazioni e acutezza di vedute lo inserisce molto opportunamente nel contesto dell'arte provinciale veneta della prima metà di quel secolo, attento a quanto proveniva d'Oltralpe piuttosto che all'avanzante colorismo veneziano.La seconda parte comprende, a cura di Giorgio Mies, il catalogo completo delle opere autografe del da Milano e di quelle a lui attribuite, tra le quali non mancano alcune del tutto inedite, anche rispetto all'audiovisivo del Circolo Fotocineamatori di Vittorio Veneto, come gli stupendi affreschi di Obiedo di Cavaso del Tomba (che proprio in questi ultimi tempi sono stati liberati da una inopportuna ancona in legno che li ricopriva nella parte centrale con la rappresentazione della Maddalena in gloria), o la Madonna e S. Rocco, S. Sebastiano di Campomolino, o la Madonna di S. Daniele del Friuli.Il riferimento poi all'affresco della chiesa di S. Martino di Colle Umberto, (fra Pomponio Amalteo e Francesco da Milano), nel vano dell'organo a sinistra della porta d'ingresso, nonostante la recente imbiancatura ne renda pressoché impossibile la lettura, può senz'altro servire di stimolo per il loro recupero.La parte terminale, presentata in maniera chiara da Giorgio Fossaluzza, consta di una serie di documenti e di atti notarili, tratti

103

dagli Archivi di Stato di Treviso, Venezia e Udine, oltre che dalla Biblioteca Civica di Vittorio Veneto, attinenti alla figura storica in generale di Francesco da Milano ed in particolare alla commissione di alcune opere od al loro controverso pagamento.
Non è detto che ulteriori indagini, che certamente seguiranno a questa pubblicazione monografica, magari confermate da più fortunate ricerche d'archivio, non possano contribuire ad una ricostruzione più puntuale delle vicende pittoriche di alcune opere ed in particolare dei cicli di affreschi, come quello di Vazzola, di Castello Roganzuolo e della sala dei Battuti di Conegliano, inserendoli in una sequenza cronologica anche più persuasiva.Il libro, che esce dopo una serie numerosa di contributi critici sul da Milano che si sono succeduti in questi ultimi anni mediante dissertazioni su riviste specializzate, conferenze, audiovisivi, dovrebbe rappresentare un'opera meritoria nel campo degli studi sull'arte veneta del '500.Ci rendiamo perfettamente conto che dal confronto di testi pittorici posti uno accanto all'altro in una serie ragionata è possibile parlare di un reale contributo alla conoscenza ed alla valorizzazione dell'opera di questo artista che, avendo così magistralmente continuato la grande tradizione pittorica locale di

104

Antonello da Serravalle e di Jacopo da Valenza ed essendo vissuto all'epoca dei famosi Vescovi di Ceneda Grimani, del poeta Marcantonio Flaminio, in contatto con il Tiziano in occasione delle visite alla sua figlia Lavinia che era andata sposa ad un Sarcinelli di Serravalle, è sicuramente una delle figure più rappresentative del Rinascimento a Ceneda e Serravalle nella prima metà del Cinquecento.Se mai una nota di rammarico si possa esprimere dalla sequenza di fotografie che costituisce il corpus catalografico del volume, questa sorge dalla constatazione che tante opere, decisamente troppe, si trovano in un deplorevole stato di abbandono, soggette ad un inesorabile declino qualora la mano esperta del restauratore non intervenga al più presto per rimuovere gli evidenti segni dell'usura del tempo e dell'incuria dell'uomo.

Antonio Cauz

<<< indice generale