Tratto dalla Rivista quadrimestrale di studi vittoriesi - IL FLAMINIO n°11 - 1998 - Edita dalla Comunità Montana delle Prealpi Trevigiane
GIANNI TESTORI

LA NECROPOLI DI BORGO ZAMBON

Una necropoli romana in località B.go Zambon, a Sud di Ceneda, venne documentata, tra la metà del XIX secolo e la metà del XX, dal Mommsen, dal Bernardi, da Carlo Graziani, da Luigi Marson, dal Vita! e dal BertiBoccazzi. Più recentemente ne hanno scritto Mons. A. Moret e G. Arnosti, e!' area sepolcrale veniva localizzata tra le antiche Calda Pos (Via S .Tiziano e Via Calda Poz), !a Calde Muss (Via Nievo) e !a Cal d 'Arca (Via Boccherini ora cieca) che partiva almeno dal capitello di S. Tiziano e si innestava perpendicolare alla Rizzera.
A Borgo Zambon vennero alla luce per lavori agricoli, o durante la posa della ferrovia, precisamente al 'palo di livellazione', diverse urne cinerarie 'segnate da monete' da Augusto a Claudio I, e 'vari sedili sepolcrali in pietra, o piani o semicilindrici' (Graziani). In particolare venne recuperata nel 1842 una tomba in pietra con epigrafe dedicata a SAFINIA Q.F. FESTA; la tomba aveva un corredo di balsamari, orecchini, una fibula ed una moneta di Tiberio Claudio dell sec. d.C. L'epigrafe ed il materiale di corredo, come spesso accadeva in quei tempi (ma anche oggigiorno) presero vie diverse o furono commerciati, anche da 'amatori di Patria e antichità' come scriveva il Graziani.
Ancora nel 1879, sempre fra altre urne cinerarie e monete di Claudio, fu rinvenuto un grande embrice usato come coperchio di una tomba a cassetta in pietra squadrata con tracce di impiombature sui lati. La tomba conteneva un'urna cineraria in vetro, che purtroppo venne distrutta dall' aratro. L' embrice,


GIANNI TESTORI. Socio, con ventennale attività di ricerca, recupero e salvaguardia, del Gruppo Archeologico del Cenedese. Ha partecipato attivamente a scavi autorizzati dalla Soprintendenza Archeologica per il Veneto; collabora con l'Università di Ferrara (Dipartimento di Scienze Geologiche e Paleontologiche).


L 'area di B. go Zambon, a Ceneda, con localizzazioni monumenti archeologici. A) Sirena funeraria. B) Capitello di S. Tiziano e "scorofione". C) Ciottolato. D) Tomba a cassetta. E) Area ustrinum con busta. F) Lapide miliaria. G) Tomba Safinia Festa al "palo di livellazione ". H) Sepoltura in cinerario con tre sesterzi e due armille. 1) Sepoltura con cinque anelli e due antoninìani. L) Una moneta dispersa del 1-li sec. dC., e due del lV sec.d.C. M) Sepoltura (multipla ?) a incinerazione, con tre coperchi fittili, un 'olla-ossuario; olla e balsamario in vetro; una fifula in rame; un manico in bronzo di unguentario; vago di colana in pasta vitrea; oggetto in osso decorato, pendaglio (?) con artiglio di volatile; catenella bruciata; sei ciotole a pareti sottili; undici monete dell sec.d. C. (Cart. G. Testori).

Disegno ricostruttivo della dispersa tomba di Safinia (dis. F.Gottardo da Moret A., 1983).

ora affisso all'esterno di casa Graziani-Pancotto a Ceneda di fronte al seminario, recava l'iscrizione TIB. CLA / IM. IIJ DI RA/ DCCXI', secondo la testimonianza del Graziani. La scritta, che sembrava attestare la distanza di Ceneda da Roma in 711 miglia romane, appariva quasi scomparsa al Vital e vi leggeva solo 'T. . CLAV. . / IMPR. .'; oggigiorno l'epigrafe èricomparsa (con testo leggermente diverso da quella citato dal Graziani) e si pensa che in epoca recente sia stata ritoccata e ripristinata.

Nell'escavo per la fondazione di un edificio, negli anni '70, veniva raccolto un torso alato femminile in pietra, purtroppo mutilo, in atteggiamento di supplice offerente: la "sirena cenedese", datata al I sec.d.C. Questo busto in pietra di tipica arte funeraria romana, individuato dal G.A.C. ed ora esposto al Museo del Cenedese, quasi sicuramente apparteneva ad un monumento sepolcrale di una certa complessità e magnificenza. Nient'altro però veniva recuperato in quell'occasione e conservato, pur fra i parecchi frammenti litici rinvenuti nello scavo e purtroppo depositati in discarica. Dall'area proveniva anche un asse di Augusto, del magistrato monetario T.Quinctius Crispinus Sulpicianus (del 18 a.C.), ora presso privati.

Recentemente, nel 1985, sempre durante lavori di sbancamento per alcune villette a schiera, è stata recuperata una tomba a cassetta in embrici, in parte distrutta dall'escavatore. La sepoltura conteneva un balsamario frammentato in vetro (forse due), un asse in rame dell sec.d.C., di Tiberio (erroneamente attribuito a Claudio I), assieme a frammenti di ossa di piccole dimensioni di bambino. In quei tempi, era consuetudine cremare i corpi dei defunti, con l'eccezione dei bambini neonati, che venivano inumati.
Nell'area dello sbancamento venivano raccolti anche rocchi di colonna semicilindrici in cotto, e sul lato Ovest dello scasso, sempre al livello dello strato di epoca romana, veniva individuato un lacerto di pavimentazione, formato da un doppio strato di ciottoli sovrapposti e poggianti su uno strato leggero di ghiaia, ben distinto da quello della terra argillosa sottostante. I sassi non consunti, come di calpestio saltuario, erano forse connessi con un recinto funerario. Il livello inferiore del ciottolato (ancora in sito) era a circa 30-50 cm. dal piano attuale di campagna, e dovrebbe continuare sotto il manto d'asfalto di via S.Tiziano. Alla stessa profondità doveva insistere anche il livello dello strato di embrici frammentati e carboni, rilevati in discarica, che in origine presumibilmente si estendeva per parecchie decine di metri quadri, forse nella parte centrale dello sbancamento.
Lungo il perimetro dello scavo, ad una profondità di circa 3 0-40 centimetri dall'allora piano di campagna (lo strato di coltivo era stato parzialmente decapato) si potevano rilevare leggeri strati di terriccio nerastro misto a carboni, e ampie chiazze dello stesso colore con materiali vari frammentati in sequenza disordinata. Fra i materiali di scavo, portati in una discarica in

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Tomba a cassetta in situ.

Ricostruzione tomba a cassetta (depos. Museo del Cenedese)

Moneta di Tiberio e balsamo in vetro ( Museo del Cenedese)

Verso di lucerna con bollo BAEBIANI ( Museo del Cenedese)


località Castella sulla strada da Cozzuolo a Formeniga, sono state individua-te grandi quantità di piccoli e medi frammenti di embrici, compattati in uno strato di circa 20 centimetri di spessore (come si poteva vedere dalle grandi zolle) originariamente su una superficie abbastanza estesa, frammisti a terra nera argillosa e una grande quantità di ceneri e carboni. Questa mistura con piccoli frammenti di embrici, senza dubbio non derivati da distruzione con fuoco di edifici o da pavimentazione, e la presenza di fosse di terra di rogo, 'busta', testimoniavano la presenza dell'ustrinum, il luogo dove venivano cremati i defunti, all' interno della necropoli.
Nella discarica si riusciva a recuperare, tra l'altro, una lucerna in terracotta integra, del tipo "firmalampen, Xa" del I sec. d.C., col bollo del fabbricante BAEBI/ANI (impresso con andamento bustrofedico), una moneta di Nerva, sempre del I sec.d.C., nonché frammenti di una piccola olpe (vaso a forma di cipolla) in cotto giallastro, che molto probabilmente faceva parte di corredi funerari. Purtroppo il recupero in discarica da parte dei soci del G.A.C. veniva interrotto dopo qualche giorno dallo spianamento e della costipazione dei materiali colà scaricati.

Ai nostri giorni (Dicembre 1997), in seguito a spianamenti per la sistemazione di una strada di servizio per un cantiere edilizio, presso il passaggio a livello di Via Nievo-Via del Lavoro, sono emerse ancora testimonianze riferibili alla necropoli di età romana. I soci del Gruppo Archeologico del Cenedese hanno subito avvertito la Soprintendenza Archeologica per il Veneto di Padova, ed il direttore del Muso del Cenedese, Dott. V. Pianca.
La Dott. Giovanna Luisa Ravagnan della Soprintendenza, immediatamente intervenuta per un sopralluogo, ha constatato l'importanza archeologica del sito e ha concordato con l'impresa costruttrice le modalità ed i tempi per l'indagine archeologica, che sarà attuata appena possibile, senza alcun pregiudizio per le attività del cantiere edilizio, che ha potuto da subito e senza intoppi proseguire i lavori.

I reperti raccolti negli interventi del Gruppo Archeologico consistono in due lotti di materiali riferibili a sepolture ad incinerazione, risalenti a due diverse epoche di deposizione. Il primo lotto, raccolto fra il materiale di sbancamento, consisteva in zolle di terra nerastra, carboni e frammenti d'ossa calcinate con inglobati frammenti di vaso ossuario e resti del corredo funebre, frammisti a numerosi frammenti di embrici (per ipotesi il tutto riferibile ad un'unica sepoltura a cassetta?). Le zolle indagate nella sede del Gruppo hanno restituito i frammenti dell'ossuario solo in parte parzialmente ricostruibile, tre monete in bronzo: un sesterzio di Commodo (177-192 d.C.), un altro di Severo Alessandro (222-235 d.C.) e il terzo di Gordiano III (238-244 d.C.). Del corredo facevano parte due armille (bracciali) in bronzo: una

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Sirena funeraria del 1 sec. d.C. ( Museo del Cenedese)

Ciottolato in situ.


semplice con verga a sezione ellittica che si assottigliava alle estremità, e
l'altra nastriforme desinente a globetti, decorata da tre linee parallele a
tremolo.
Un' altra zolla restituiva cinque anelloni in bronzo di diametri e sezioni diverse, in connessione con due antoniniani (monete in bronzo con bagno d'argento), di Tacito (275-276 d.C.) e di Floriano (276 d.C.).
Disperse sul sito sono state recuperate anche una moneta bronzea molto corrosa (forse un sesterzio del I-Il sec.d.C.) ed altre due pure molto deteriorate, con al verso due vittorie affrontate che porgono corone: l'autorità non è determinabile, ma i coni del 383-387 d.C., sono riferibili agli imperatori Valentiniano Il, Teodosio, Arcadio.
Il secondo lotto riguarda materiale sempre di deposizione funebre, schiacciato, parzialmente sconvolto e molto frammentato, raccolto in un metro quadrato per uno spessore di circa 30 centimetri, a partire da una profondità di circa cinquanta centimetri dal piano di campagna. E' difficile stabilire se si trattava di una sepoltura singola, o di diverse deposizioni, sempre ad incinerazione, accostate in epoca antica. Fra la terra di rogo e le ceneri, dopo una prima ricomposizione dei frammenti fittili, risultano complessivamente tre fondi molto frammentati d'anfora (sul sito erano capovolti col puntale-bottone rivolto verso l'alto), presumibilmente usati come copertura della o delle sepolture; ci sono tre coperchi frammentari d'olla, e finora un'unica olla cineraria pure frammentaria in terracotta. I frammenti di vaso in vetro raccolti, è probabile che si riferiscano ad un secondo vaso cinerario. Numerose le monete, tutte dell sec.d.C., in rame o bronzo. Tra queste un asse dell'imperatore Tiberio (14-37 d.C.), un altro sempre di Tiberio per Augusto, un altro ancora di Tiberio per M.Agrippa; un asse di Claudio I (41-54); un asse di Vespasiano (69-79 d.C), tre assi di Domiziano (8 1-96 d.C.), infine uno di Traiano (98-117, ma coniato nel 98 d.C.).
Tra i reperti del corredo, frammisti alle ceneri ci sono ancora frammenti di boccali in ceramica giallastra. Relativi ai riti che accompagnavano la cerimonia, sono presenti cinque vasetti frammentari in ceramica grigia a pareti sottili (e sono stati parzialmente ricostruiti) con decorazioni a globetti e foglie d'acqua (di età flavia), a nastri verticali sinuosi o a sottili fasce oblique zigrinate; uno ancora di ceramica fine ma di colore rosato. Ci sono quindi frammenti di balsamari in vetro blu ed uno in ceramica sottile grigia.
Anche una zolla di questo lotto analizzata nella sede del Gruppo inglobava, sotto il fondo frammentario di un' anfora capovolta, ancora due assi non identificati (ma dell-Il sec.d.C.), assieme a oggetti di corredo femminile: una fibula con molla ad arco semplice, un vago di collana in pasta vitrea, ed uno (pure vago di collana ?) in osso lavorato, con una catenella metallica frammentaria.
Con grande sorpresa abbiamo anche recuperato un pendaglietto (?) in

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segue parte seconta


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