Contesto storico
Gli avvenimenti storici del secolo scorso

Ricostruire in prospettiva storica il nostro recente passato ed in particolare quello del XX° secolo, significa rileggere una pagina tra le più dolorose che l'Italia abbia mai conosciuto. Prima e seconda guerra mondiale infatti, guerre coloniali di Libia e d'Etiopia, fascismo per ricordare soltanto i maggiori avvenimenti,  hanno prodotto devastanti  sconquassi ed aperto gravi ferite nel tessuto socio-economico del nostro Paese.
Il territorio dei Comuni di Tarzo e di Revine Lago, e più in generale quello della Vallata, oltre ad avere sofferto i pesanti disagi causati dai fenomeni storici che in questo  periodo hanno coinvolto il Paese sia all'interno che all'esterno dei propri confini, ha poi pagato ad altissimo prezzo la "modernizzazione".   
L'alba del XX° secolo gettava lunghe ombre sul futuro dell'area locale: la situazione economica in particolare era precaria a causa principalmente del  grande sviluppo demografico che si era avuto  dopo l'unificazione italiana (1866) ed aveva provocato un elevato livello di disoccupazione, alla  quale era conseguita una forte ondata migratoria verso i paesi del Sud America. (La popolazione dal 1822 al 1862 di Lago era passato da 577 a 857 abitanti e a Revine da 845 a 1203).
Alla ripresa, che gran parte d'Italia manifestò nell'età giolittiana (1896-1914), non fecero riscontro segnali altrettanto positivi nel quadro economico della zona, dove l'industrializzazione  non assunse l'accelerazione che fu registrata in altre aree dei settentrione. A sua volta l'agricoltura,  che manteneva la posizione di settore trainante, rimase praticamente esclusa dal processo innovativo che le nuove tecniche produttive impressero soprattutto alla cerealicoltura ed alla zootecnia,  per la mancanza di mezzi e di adeguati investimenti.   
Alla vigilia della prima guerra mondiale, la situazione locale era quindi ancora improntata  ad una generale arretratezza, nella quale la piaga della disoccupazione e dell'emigrazione non trovavano una soluzione concreta; nei primi anni dei secolo anzi, si registrava una nuova emorragia  di manodopera diretta verso la Germania, la Svizzera, la Francia.
A peggiorare ulteriormente il quadro in essere, intervenne la guerra coloniale di Libia (1911-1912), che impegnò severamente l'Italia nel teatro africano e nel mar Egeo.  Poco dopo scoppiò la prima guerra mondiale del 1915/1918.
I fatti di quei giorni hanno toccato molto da vicino i nostri paesi che, in seguito alla disfatta di Caporetto, furono invasi dalle truppe austro-tedesche. che occuparono la zona fino all'autunno successivo quando, le forze italiane trincerate sul monte Grappa e sulla riva destra del Piave, vinsero la resistenza degli avversari e, dopo aver sfondato le linee nemiche, respinsero definitivamente, proprio qui da noi,  gli invasori oltre confine (4.11.1918).
Il ricordo dei drammatici avvenimenti dell'anno dell'occupazione, spesso denominato con l’appellativo “l’an de la fan”  rimarrà indelebilmente stampato nella memoria degli abitanti dei luogo, come uno dei peggiori in assoluto a memoria d’uomo.   
Le attività produttive, che nei precedenti anni di guerra erano state frenate dall'esodo di manodopera conseguente all'arruolamento di forze lavorative nelle file dell'esercito, subirono la paralisi completa. Gli abitanti rimasti, per lo più vecchi, donne, bambini, si videro poi requisire dagli invasori tutti i loro beni: bestiame, grano, fieno, masserizie. i paesi furono inoltre gravemente danneggiati dai bombardamenti incrociati che si susseguirono a ritmo incessante fino al .termine della contesa.   
A metà del 1918, mentre gli occupanti spendevano le ultime energie nel vano tentativo di forzare le linee italiane, la situazione aveva raggiunto la soglia del collasso. Tra la popolazione, che mancava ormai del necessario per sopravvivere, si ebbero numerose vittime per fame; molti morti furono provocati anche dalla "spagnola", un'epidemia virale che imperversò fino all'anno seguente.   
L'entusiasmo con il quale. venne salutata la vittoria ottenuta nella battaglia di Vittorio Veneto, non poté eliminare i profondi dissesti che  la guerra aveva lasciato dietro di sé. L'esito del conflitto, benché apparentemente favorevole, era in realtà disastroso. Due intere generazioni d'italiani erano state falcidiate; accanto alle perdite umane poi, vi era stata la perdita di rilevanti quantità di beni materiali. 
Nei primi anni del governo fascista il prodotto nazionale subbi un aumento che, dopo una pausa, continuò a manifestarsi fino al 1929.    I riflessi della ripresa economica dei paese si avvertirono però solo in misura attenuata nell'ambito locale dove, alla fase di ricostruzione avviata all'indomani del conf1itto mondiale, subentrarono difficoltà tali da costringere nuovamente molti residenti all'emigrazione, soprattutto in Francia. Mussolini, l’allora capo del governo,  era fermamente convinto di poter risolvere i problemi economici della nazione con la costituzione di un impero coloniale.
Fu questa una delle ragioni che causò la guerra d'Etiopia e prologo al  secondo conflitto mondiale
La macchina militare italiana si mise in moto il 10.6.1940, spinta dalla follia bellicista su una strada che avrebbe portato il paese alla rovina.
Guerra "totale" è stata definita questa catastrofe mondiale. Essa ha mobilitato risorse umane e materiali in quantità superiore ad ogni conflitto precedente. Il bilancio di vite umane è stato terrificante: la guerra ha coinvolto infatti direttamente la popolazione civile, colpita soprattutto dalle azioni aeree. Alla lotta militare è seguita la lotta ideologica e partigiana.
E stato questo uno dei momenti più drammatici che i nostri paesi  della Vallata hanno vissuto. Scontri continui fra gli opposti schieramenti, rastrellamenti e rappresaglie da parte di tedeschi e repubblichini, arrecarono paurose perdite umane e materiali .
Con la liberazione (25.4.1945) si chiudeva  definitivamente un oscuro capitolo della nostra storia recente e, grazie alla innata ed acuta capacità imprenditoriale e volontà di lasciarsi alle spalle un periodo particolarmente gramo,  iniziava un lento ma continuo rifiorire di attività agricole-artigianali che hanno portato un progressivo sviluppo delle nostre zone , recuperando  tutto lo svantaggio iniziale, sfociando nella prospera ed invidiata situazione attuale, da tutti ora definita come il miracolo economico del ricco Nord-est.

Tratto dal testo "La Vallata, mezzo secolo d'immagini - G.R.F. La Vallata"