Il formaggio

Nella Foto il sig. Tomio Domenico di Revine,  detto "Oto",  alle prese con la cagliataIl formaggio è stato da sempre uno dei principali alimenti dell’uomo,  un prodotto di composizione complessa ottenuto dalla lavorazione e trasformazione del latte, molto importante per il suo alto valore energetico, in quanto ricco di grassi, proteine e sali minerali. Ogni famiglia allevava  una o più mucche e qualche pecora per garantirsi una razione quotidiana di questo pregiato e indispensabile alimento; ne sono una inconfutabile testimonianza le numerose stalle, oggi in disuso, presenti nelle vecchie case del centro storico e in quelle sparse nelle colline e in montagna. (in un censimento del 1861, su 1126 abitanti censiti, c’erano nel comune di Revine Lago 220 bovini e 400 tra ovini e caprini).

Come veniva prodotto il formaggio?

Durante il periodo estivo, quando tutta la famiglia e gli animali erano nella casera in montagna,  ogni allevatore trasformava direttamente parte del latte munto in formai, butiro e puina  che conservava al fresco del caserin . (indicativi sono i termini casera e caserin che sembra derivino dal latino “caseina”  che  significa latte  e non dal sostantivo  “casa”)

arnesi per il formaggioNel resto dell’anno gli allevatori portavano di norma il latte nelle latterie sociali turnarie del luogo, tutt’oggi esistenti ed operanti.

Ricavato dalle mucche di casa, il latte compiva questo percorso fino ad arrivare a formaggio fresco e nutriente:

  1. il latte veniva munto a mano, due volte al giorno e posto in bacinelle a bocca larga per favorire la formazione dello strato di panna superficiale, ricca di grassi animali detto cao del lat.
  2. una volta fatto el cao, il latte veniva accuratamente scremato; la panna, la parte più ricca di grassi,  veniva utilizzata per fare il burro mentre  il  resto veniva versato nella cagliera e si intiepidiva con l’aggiungeva la giusta dose di “conaio” (caglio), si mescolava e si lasciava riposare per 20 min. circa; il tempo necessario perchè la cagliata si  compattasse per poi essere messa nello “scatol” (la forma in legno rotonda) e  compressa per far fuoriuscire lo “scolo” che veniva riutilizzato per la ricotta.; , (per ottenere un formaggio particolarmente duro la cagliata veniva cotto a circa 50/60°C);
  3. Fatto il formaggio, allo scolo rimasto si aggiungeva del latte e del sale specifico, (sal canal), si riscaldava a circa 80°, fino a quando da questo composto affiorava la ricotta, che veniva scremata e poi messa in una scodella detta “carota”. La ricotta a questo punto veniva mangiata fresca oppure affumicata.
  4. L’ultima cosa da fare era il burro che si faceva con la panna tolta in precedenza dal latte, il composto veniva messo nella zangola (bucio),  si sbatteva a lungo finchè la panna si solidificava per dare origine al pane di burro.
  5. Nel  liquido che rimaneva, quasi completamente privo di ogni sostanza venivano lavate le impreste adoperate e quindi veniva dato da bere  ai maiali..
 gli alunni della Scuola Media Statale "T. Vecellio" Tarzo:
Francesco & Steven Riccardo Resera – Ramus David Giulia Carpenè