Intervista a mia nonna

Ho chiesto a mia nonna cosa mangiava quando era bambina, negli anni quaranta.
Mia nonna apparteneva ad una famiglia di mezzadri e ha vissuto in diversi paesi nel bellunese e nel trevigiano.
Mi ha raccontato che il cibo principale era la polenta.
A colazione mangiavano la polenta appena fatta da sua madre accompagnata con il latte che era stato munto la mattina stessa. Il caffè era molto raro e, qualche volta, usavano dei chicchi di frumento e d’orzo tostato per farlo; i fondi venivano riutilizzati più volte e niente andava sprecato.
Il pranzo era costituito da polenta con fagioli o patate e una fetta di salame, quando c’era. La domenica si mangiava minestra di fagioli spesso seguita dal pollo.
Anche la sera si faceva la polenta che si mangiava con schiz (pezzetti di formaggio avanzati dalla lavorazione).
Tutte la famiglie coltivavano un orto dove tenevano verdure come: fagioli, patate, cipolle e alberi da frutto (peschi, ciliegi, meli, peri, noci).
Nel cortivo c’era un pozzo dal quale si attingeva l’acqua che serviva per tutte le attività domestiche.
Circa una volta al mese si faceva la pasta in casa.
Il pane non era l’alimento di tutti i giorni nelle famiglie di contadini ma veniva fatto ogni tanto nel forno della cucina economica. Era un cibo molto apprezzato dai bambini che, piuttosto di non averlo, andavano a rubarlo dalla dispensa. Il pane era riservato ai capo-famiglia e ai malati. Le poche volte che il pane avanzava veniva usato per fare la panada; essa era una zuppa ottenuta mettendo il pane vecchio nell’acqua fredda, facendo bollire a lungo il tutto e aggiungendo in fine un po’ d’olio.
Qualche domenica si mangiava uno degli animali che venivano allevati e scorazzavano liberamente nel cortivo quali polli, tacchini, conigli, oche e galline. Le galline inoltre fornivano uova.
In inverno spesso mangiavano i pestarei; cioè la polenta non del tutto cotta mescolata al latte.

Il mangiare di una volta
Una volta, il mangiare non era come oggi ma era poco e povero, il piatto più comune erano i fagioli con polenta e latte. Gli altri pasti in occasioni particolari le tagliatelle fatte in casa a mezzogiorno, e la sera quasi sempre minestra di fagioli e pestarei (polenta molle con latte) o un uovo con il radicchio condito con il lardo e aceto, a colazione si mangiavano pestarei, nel periodo di ottobre fino a marzo si mangiavano le castagne. I pasti durante l’anno variavano a seconda della stagione e di cosa offriva la terra; se uno soffriva di una malattia si uccideva una gallina per il brodo, e per il mal di denti si tagliava a metà una patata e si metteva nella guancia per togliere l’infiammazione.
Si beveva acqua di sorgente e un po’ di vino o grappa.I cibi si conservavano in un piccolo stanzino dentro un moscarol (mobile costituito in parte da rete), i dolci erano le
Frittelle, i scrocantoi, fatti con le noci e lo zucchero e miele fusi, i crostoli a carnevale, fritti con il lardo al posto dell’olio, i buzholà, le focacce a pasqua e il pane con la zucca cotta sotto la cenere calda, in montagna si mangiava latte, polenta, formaggio e patate. Le pietanze si cucinavano sul larin, un gran caminetto con grandi pentole appese dette caliere con una catena in mezzo al fuoco.

gli alunni della Scuola Media Statale "T. Vecellio" Tarzo:
Bez Cristina, Resera Riccardo, Ramus David