Intervista al sig. Marcello Zardini di Corbanese

La differenza principale tra il mangiare di una volta e il mangiare di adesso è che una volta c’era la possibilità di mangiare solo quattro o cinque tipi di cibo, oggi invece si può mangiare quello che si vuole.
Al mattino si mangiava  una scudela de caffè col lat co le  croste de polenta, qualche castegna rosta o pan vecio e, qualche volta  uno sbatudin de ovi co na presa de zucchero.
Dal lunedì al giovedì si mangiavano minestre de verdura, ovi, pasta e fasoi, formai, puina.  Il venerdì non si mangiava carne, si mangiava baccalà, che a quei tempi costava poco o pes del Cervano,  o pesci pescati nei laghi di Revine.
La domenica si mangiava cunicio, pollo, patate e la polenta  non mancava mai sulla tavola.
Anche durante la quaresima, non si mangiava mai carne e nel resto dell’anno solamente la domenica.  Il cibo veniva quasi tutto  prodotto in casa, solo la carne da brodo veniva comprata. La maggior parte delle pietanze  venivano confezionate soprattutto co ovi de pita, latte e farina da polenta. Molti alimenti prodotti (anche il vino), venivano venduti o barattati in altri paesi. Il denaro ricavato dalla vendita, serviva per pagare le tasse e per uso personale. Gli alimenti che venivano maggiormente conservati erano formaggio, salami, sopresse, muset, figadei, toc de panzeta, ecc… e altri tipi di carne.
Questi alimenti venivano conservati soprattutto in ambienti freddi come la caneva in un contenitore di legno rivestito con una rete fina per non far entrare  le mosche chiamato appunto moscariol. Gli animali più importanti per il lavoro nei campi erano le vacche, usate per trainare l’aratro e anche per  produrre latte fresco buono da bere soprattutto d’inverno.
Ogni casa possedeva 2 o 3 mucche da cui si potevano ricavare altri latticini come ricotta e formaggio.
Le vacche, i buoi e  cunici,  mangiavano fieno ed erba, quest’ ultima soprattutto in estate, mentre le pite e i gai venivano nutriti soprattutto co biava.
Per procurarsi l’ acqua bisognava andare alla vena o in piazza, a seconda di dove si abitava, muniti di 1 o 2 secchi appesi ad un bastone a forma di arco chiamato bigol o zhempedon.
Infine, in qualche ricorrenza particolare, si mangiavano dei dolci particolari, come la pinza durante il Panevin, i crostoi a carneval, la fugazha a Pasqua, i scrocantoi,  le mentine e i buzholà  alla festa del patrono.

gli alunni della Scuola Media Statale "T. Vecellio" Tarzo:  Alberto e Marco P.