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Intervista a mio nonno Alessandro
Uno degli argomenti
affrontati quest'anno a scuola è stato quello studiare il nostro ambiente
e il suo passato prendendo spunto dalle osservazioni delle molte testimonianze
tuttora presenti nel territorio e dai racconti diretti dei nostri nonni.
Il mio, in particolare, è stato fonte di una incredibile quantità di
informazioni che ho ritenuto interessante riportare in questa ricerca.
Nato a Revine nel 1922, secondo di tre figli, con la madre inferma a causa
di una grave forma di artrite, all'età di 11 anni ha cominciato a lavorare
nelle cave di argilla presso le fornaci di Revine, per contribuire al
mantenimento della famiglia. La paga era veramente minima, ma tale lavoro
gli consentiva di accudire la mamma e di dare una mano al papà nei campi.
Morta la mamma, con alcuni compaesani partì nel 1941 in cerca di lavoro
che trovo in provincia di Novara, dove lavorò per due anni alle dipendenze
di una ditta edile; si lavorava per 10/12 ore al giorno ma alla sera,
dopo il lavoro, o alla domenica, si arrotondava il magro salario aiutando
nei campi i contadini del posto in cambio di qualcosa da mangiare. 
Continuò con questa vita, girovagando per i cantieri, fino a quando raggiunse
l’età della pensione; era il 1983, dopo quasi 45 anni di cantiere, stanco
ma orgoglioso di aver offerto il suo contributo e la sua esperienza alla
costruzione di opere molto importanti tra cui tre dighe, due centrali,
due ponti ad arco estremamente arditi, viadotti, autostrade, strade e
gallerie, chiese ecc..
Ritornato a casa, si è dedicato con passione alla coltivazione dei campi,
all’allevamento di polli, conigli, costruendo da solo quasi tutti gli
strumenti di lavoro, restrelli, scale, musse, zherle, scope, ecc,
che adopera nel lavoro.
La cosa che però mi ha più stupito è la costanza con cui ogni sera, prima
di andare a dormire, egli trascrive su una piccola agendina i lavori che
ha svolto durante la giornata, annotando tutto ciò che ritiene importante,
come la quantità di patate seminate, le cassette di uva raccolte, i trattamenti
alle viti, gli attrezzi costruiti, ecc.
Nel comò, in camera sua ne ha uno scatolone pieno che custodisce
gelosamente. Non è stato facile convincerlo a farmele vedere, più difficile
ancora convincerlo a lasciarmi fotocopiare alcune pagine. Alla fine però
l’ho convinto, sicuro così di aver dato un grande contributo a questa
ricerca e alla conoscenza di lavori, usi, tradizioni che stanno lentamente
ma inesorabilmente scomparendo.
Riporto qui di seguito le fotocopie di alcune pagine
delle agendine relative agli anni 1995 e 1996 e la loro integrale trascrizione.
Gli alunni della
Scuola Media Statale "T. Vecellio" Tarzo: Bernardi Agostino
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