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Le castagne
Nel dizionario del dialetto di Revine
di Giovanni Tomasi, alla voce kastegner troviamo la seguente
descrizione: (kastegnera) m. (:f) bot. Castagno (castagnea
sativa Mill.); frutto kastegna; varietà coltivate sono
le kastegne mazhapanade o panade, Marzapanate, dolcissime, de
la vena aventi sulla buccia una sottile striatura chiara, de
la roseta le più piccole fra le non selvatiche, de Polo le
più grandi esclusi i marroni, morete piccole e dalla buccia molto
scura, brosarole che maturano tardi (ai primi freddi), de
Sanmatio;
proverbio: la castegna le bela de fora e dentro l’a la magagna
(la castagna è bella di fuori ma dentro è marcia). La coltura del castagno
è stata per secoli (1285: .et castagneris de Ruinis)la base delle
attività agricole locali, fino all’inizio di questo secolo; il frutto
costituiva parte importantissima nella dieta giornaliera (kastegne
fresche, roste, boiste, strakaganase) anche dopo lavorazione (castegnacio)
ed era venduto fin nella zona di Oderzo e nel Friuli scambiandolo
alla pari con granoturco; na olta i ndea sempro a sunar i kastegner,
des no i li bada gnanca pi (un tempo bacchiavano sempre i castagni,
ora non li badano neppure); l’incremento dei castagni era preoccupazione
costante della Regola di Revine( sec. XVII-XVIII; fu preso parte
di piantar polonelli di castagnaro e fagaro); dell’albero di castagno
ogni parte è utilizzata, con la corteccia bollitasi producevano tinture
per le vesti, i rami tagliati d’estate sono utilizzati per costruire
manici per la frullana, per zhest e manteghe de musa , la stessa
corteccia tagliata in primavera in lunghe strisce è utilizzata per ottenere
condotte d’acqua (candole) della lunghezza di un metro, munite
di un traversal per tenerle aperte, il legno è utilizzato per
le botti e per i tini (brent); pure di castagno sono la maggior
parti delle travi di legno delle case, dei piol (piane)
la più lunga delle quali , di oltre 12 metri fu ricavata negli anni
’30 nei Vanal, le foglie sono utilizzate dopo ammorbidimento
(daspo ke le fioris) come lettieraper il bestiame (stran
par starnir le vache) e i ricci vengono bruciati. Indovinello: so
pare grant grant, so mare ruspegosa, la fia liseta liseta (suo padre
molto grande, sua madre pungente, sua figlia liscia liscia).
La vita dell’uomo, specialmente quella del montanaro dell’arco prealpino
ed appenninico, è, da sempre, strettamente legata alla presenza del
castagno nel paesaggio agrario. Durante il Medio Evo e nell’Epoca Moderna,
i montanari fondavano un nuovo villaggio solo laddove il castagno poteva
crescere e dare frutti indispensabili per le esigenze quotidiane. Il
castagno, vero e proprio ‘albero della vita’, ha, così, sfamato per
secoli milioni di persone, in particolare poveri e bisognosi nei lunghi
inverni montani e durante le ricorrenti carestie, raggiungendo, con
i marroni, i suoi frutti più prelibati, anche i banchetti di re e principi,
in tutti i Paesi europei.
Nei
periodi più aurei della sua storia, il castagno ha sviluppato una vera
e propria ‘Civiltà del castagno’, ricca di usi, costumi, tradizioni,
norme giuridiche, statuti comunali, tecniche agronomiche, controllo
dei boschi e del territorio, lavorazione dei prodotti, artigianato,
ecc.
Durante la prima metà del XX secolo, il castagno ha attraversato una
lunga fase di stasi e di riduzione generalizzata della coltivazione.
Nel trentennio successivo, dal 1951 al 1980, contemporaneamente allo
sviluppo economico ed all’evoluzione del modello di vita e dei consumi
alimentari, la castanicoltura ha subito una prolungata decadenza ed
un grave regresso della specie, il ‘lungo inverno’, che ha fatto persino
temere per la sopravvivenza stessa della Castanea sativa.
Dagli anni ’80 in poi, il castagno ha manifestato segni di ripresa produttiva
e di un rinnovato interesse culturale ed agroalimentare.La rivalutazione
della storia, cultura, tradizioni, gastronomia ed usi legati al castagno,
nonché il suo ruolo nella conservazione del paesaggio agroforestale
e nella difesa idrogeologica del suolo, consentono di guardare con più
serenità al maestoso ‘albero del pane’, che si appresta ad entrare,
con ritrovata agilità e nuovo vigore, nel Terzo Millennio. Spetta a
noi migliorare le condizioni di vita del castagno e coltivarlo con cura
perché il ‘grande albero’ possa accompagnare, ancora per lungo tempo,
i nostri discendenti e contribuire ad un generale miglioramento della
qualità della vita e dell’ambiente.
Destinazione ed utilizzazione della produzione frutticola
Nel corso del tempo, sia l'utilizzazione, che la destinazione finale
di castagne e marroni si sono modificate. Durante il Medio Evo e nell’Epoca
Moderna, le montagne erano costellate di metati o seccatoi, in cui le
castagne venivano essiccate mediante un lento processo di affumicazione,
che durava da 20 a 40 giorni, a seconda dell’andamento stagionale; nelle
vallate, lungo fiumi e torrenti, sorgevano numerosi mulini con apposite
mole di pietra per sfarinare le castagne secche già sbucciate e spellate.
Castagne e marroni sono frutti generalmente genuini e naturali, ottenuti
per produzione spontanea dei castagni, innestati o selvatici che siano,
oppure mediante l’ausilio di una tecnica agronomica estremamente semplificata.
Per l’ambiente in cui prospera (principalmente aree collinari e montane,
fra i 400-1.000 metri di altezza) e per l’evoluzione culturale e colturale
che ha attraversato, il castagno, quasi mai, viene coltivato con l’impiego
di concimi chimici o di prodotti antiparassitari di sintesi. Si realizza
per ‘l’albero del pane’, più per esigenza che per scelta, una situazione
di non lavorazione del terreno o di minima coltivazione della pianta.
Normalmente, nei castagneti non entra quasi mai un trattore, raramente
si rimuove la terra e la raccolta viene eseguita generalmente a mano.
Il massimo dell’intervento colturale consiste spesso nella sola potatura
pluriennale e nella ripulitura annuale del sottobosco; Consorzi e cooperative
locali hanno valorizzato la produzione delle nostre colline, tra le
quali spiccano le castagne di Combai e di Colmaggiore (Tarzo).
La Castanea sativa, grazie all’azione antropica, occupa un ruolo importante
nella configurazione odierna del paesaggio agrario. Le castagne rappresentano
un alimento di grande valore energetico e nutritivo e rientrano a pieno
titolo nella dieta mediterranea.
I marroni, che costituiscono un gruppo particolare di varietà, sono
sempre molto richiesti ed apprezzati in Italia e all’estero sia dai
consumatori che dall’industria agro-alimentare; pertanto, spuntano quotazioni
molto più elevate rispetto alle altre castagne e sono una buona fonte
di reddito.Il conferimento dell’Indicazione Geografica Protetta, il
riconoscimento di Prodotto Biologico e quello di Produzione Integrata
aprono nuovi sbocchi commerciali, specialmente alle migliori varietà
da frutto per il consumo fresco.
Gli alunni della Scuola Media Statale "T.
Vecellio" Tarzo:
Marco Bassani, Andrea Franceschi, Giovanni Pavan
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