Il Molinetto della Croda
racconta...


I nobili Battaglia

I più antichi proprietari del Molinetto, nei registri della Conservatoria Immobiliare di Treviso, risultano i nobili Battaglia. Lo storico Dott. Giuseppe Perin, nel suo libro "Famiglie e cognomi di Refrontolo", riporta una dettagliata biografia di quella famiglia che nel 1624 appare nei registri parrocchiali di Refrontolo con il cognome di Marzer, e appunto messere Marzer Bortolamio é il primo esponente citato dall'allora parroco Hippolito Moscardino, il quale cominciò a registrare nascite, battesimi, matrimoni e decessi dei parrocchiani refrontolesi.
Quella famiglia arricchì rapidamente e mutò in breve tempo il cognome avendo ottenuto il titolo nobiliare di conti Battaglia. Per due secoli allargò i suoi possedimenti non soio a Refrontolo, ma anche a Pieve di Soligo e Moriago, paese quest'ultimo che scelse come seconda residenza.
E' probabile che il Molinetto sia nato nel '600 durante la rapida ascesa economica dei Marzer e se non fu questa famiglia a porre, per così dire, la prima pietra del mulino, certo ne decise i successivi ampliamenti.
I fittavoli che lo gestirono furono senz'altro numerosi, anche se i primi di cui si ha notizia e che vi lavorarono per oltre quarant'anni, risalgono solo alla fine del Settecento. Si tratta della famiglia di Zannoni Pietro-Antonio, proveniente da Moriago, di cui si conoscono anche i nomi dei figli:
Vincenzo, Cirillo e Bortolo. Lasciò il Molinetto verso il 1840 e si trasferì in un altro mulino più grande lungo il fiume Soligo in località Colombara, presso l'attuale "Triangolo" di Falzé di Piave.
La Famiglia di Zannoni Pietro-Antonio è poi ritornata a Moriago al mulino dietro alla chiesa. Successivamente Vincenzo e Cirillo andarono ad Onigo sempre ad un mulino
al di sotto della chiesa.
Non sono noti i fittavoli che sostituirono lo Zannoni, ci sono stati invece tramandati i dati anagrafici dei fittavoli dal 1872 in poi, in particolare i Corbanese e i Morgan.

La famiglia Corbanese "Nascinben"

Il fittavolo Nascinben Simone e la sua famiglia abitavano al Molinetto da tre anni quando i nobili Battaglia, già in decadenza, cominciarono a vendere parte delle loro proprietà. Il Molinetto, unito ad altri immobili, fu venduto allo stesso Nascinben. Dall'atto, di cui si riporta copia, risulta infatti che l'8 giugno 1875 Battaglia nob. Bortolo fu Andrea vende a Nascinben Simone fu Francesco molti beni compreso il mulino da grano nel comune di Refrontolo. Corbanese 'Nascinben" Simone, fu Francesco e fu Biscaro Maria, nacque a Moriago nel 1835 e sposò il 26 novembre 1862 la compaesana Colomberotto Anna, fu Paolo e fu Meneguzzi Margherita, nata a Moriago nel 1842. La coppia si trasferì al Molinetto nel 1872 coi due figli Ernesto, nato nel 1868, ed Antonia, nata nel 1871. Al Molinetto nacquero nel 1875 Onorato, che morì pochi giorni dopo, e Carolina nel 1876.
Il 25 giugno 1878 scomparve prematuramente, a soli 43 anni, il capofamiglia Simone e la moglie Anna, rimasta vedova coi figli in tenera età, dovette assumere servitori per continuare il lavoro al mulino. Il figlio Ernesto, che alla morte del padre aveva solo dieci anni, crebbe in quell'ambiente con tante speranze per la sua famiglia. Era un uomo distinto e in paese, a Refrontolo, godeva di molta popolarità tanto da occupare anche cariche nel Consiglio Comunale. Sposò la refrontolese Zaccaron Angela di Fioravante. Fu un matrimonio infelice: non nacquero figli e il disaccordo di
coppia portò Ernesto a scappare in Francia per allontanarsi dalla moglie.
Il mulino rimase nelle mani della madre, della moglie e dei servitori. Ernesto ritornò gravemente ammalato e morì il 22 novembre 1909 a soli 41 anni. Nel frattempo le sorelle Antonia e Carolina avevano sposato i fratelli Dal Toé, rispettivamente Angelo e Sante, e si erano allontanate dalla famiglia. In seguito anche la vedova Zaccaron Angela si risposò con Lorenzon Giovanni, vedovo con tre figli, e da quel secondo matrimonio nacque Beatrice nel 1915.
Della famiglia Corbanese "Nascinben" rimase al mulino la sola Colomberotto Anna, conosciuta da tutti come la "vecia munera", che morì a settant'anni il 20 novembre 1912.

La famiglia Morgan

Morgan Pietro, fu Giovanni e di Pila Maria, nato a Moriago nel 1867, a 17 anni venne al Molinetto a lavorare come servitore della famiglia Corbanese.
A 26 anni sposò la pievigina Dal Vecchio Luigia e la portò a vivere con lui al Molinetto dove rimase per trenta-nove anni. La coppia non ebbe figli e fu al servizio dei Corbanese fino alla morte della padrona Colomberotto Anna. Quell'anno, come si è detto il 1912, lo zio Pietro da servo diventò fittavolo delle sorelle Antonietta e Carolina Corbanese, eredi del mulino. Per ingaggiare manodopera non ebbe difficoltà; a Moriago, oltre alla madre, c'era il fratello Girolamo, sposato a Busetti Maria da Soligo, che aveva otto figli: Leone, il primogenito, di 17 anni, Giovanni, di 15, e sei sorelle: Luigia, Teodora, Angelina, Adele, Vittoria,
Clelia. Nella primavera del 1913 tutti e tredici i componenti della famiglia Morgan si trovarono riuniti nella casa del Molin etto.
Scoppiò la guerra del 19 15-18 e Leone e Giovanni, come i loro coetanei, dovettero arruolarsi. Benché feriti, fecero entrambi ritorno. Nel 1920 Leone sposò la refrontolese Maria Bastianel fu Luigi, nata nel 1900; da quel matrimonio nacquero il sottoscritto (1921), Giuseppe (1922) e Girolamo (1926). Nello stesso periodo andò sposa al vicino di casa Bottega Antonio la zia Luigia, coetanea di mia madre. La bisnonna Pila Maria morì il 27 gennaio 1922 all'età di 86 anni.
Nel 1923 la famiglia Morgan ricevette la disdetta del contratto e a novembre dovette lasciare libera la casa del Molinetto. La famiglia di mio nonno Girolamo si trasferì a Mareno di Piave in un altro mulino, mentre lo zio Pietro, con la moglie Luigia, ritornò alla vecchia casa di Moriago a lavorare la terra. Dopo 39 anni di assidua attività "Piero Muner", come lo chiamavano a Refrontolo, dovette dunque lasciare il Molinetto della Croda.

I Dal Toé e i Favero

Nel 1923 apparvero i nuovi padroni: la famiglia Dal Toé Sante, la cui moglie, Corbanese "Nascinben" Carolina aveva "liquidato" la sorella Antonia ed era rimasta unica proprietaria del Molinetto. I Dal Toè costituivano una famiglia di contadini ricca di manodopera, ma non esperta nel mestiere di mugnaio. I due coniugi, Sante e Carolina, avevano sei figli: Abele di vent'anni, seguito da Ernesto, Alfonso, Gildo, Augusto e Maria; una scala perfetta, distanziata di un paio
di anni per gradino. La loro permanenza al Molinetto fu molto breve, due anni circa. Il mulino non diede la rendita sperata e i Dal Toé tornarono a lavorare la terra.
A sostituire quella famiglia delusa ne arrivò un'altra, sempre numerosa ma altrettanto inesperta. Occuparono il Molinetto Favero Giacomo e la seconda moglie Zanchetta Emma con una famiglia di dieci figli, sette nati dal primo e tre dal secondo matrimonio. Il maggiore aveva solo diciotto anni. La manodopera, anche se giovane, abbondava dunque, ma il mulino, che per la cattiva gestione degli ultimi due anni aveva perso molti dei suoi clienti migliori, non diede una rendita soddisfacente.

La nostalgia dei Morgan

Nel 1927 la famiglia Girolamo Morgan abitava a Mareno di Piave già da quattro anni in una casa con mulino elettrico di sua proprietà. Sentiva però la nostalgia per Refrontolo e il suo vecchio mulino ad acqua. Sentendolo in vendita, ebbe l'infelice idea di acquistarlo e farvi ritorno da padrone.
Nei quattro anni di permanenza a Mareno la famiglia Morgan aveva registrato dei cambiamenti: le zie Angelina e Adele si erano sposate ed anche lo zio Giovanni aveva preso moglie. Egli portò la giovane sposa in viaggio di nozze al Molinetto, dove sarebbe rimasto per 46 anni. Io e Giuseppe ritornammo con un fratellino in più, Girolamo, nato nel 1926.
Le condizioni del mulino erano precarie sia all'interno che all'esterno: la ruota perdeva i pezzi ed aveva bisogno di un rapido intervento. Recuperare gli avventori perduti fu apparentemente facile: bastò allargare un pò la mano con il credito fornendo loro la farina ed attendendo il raccolto per il pagamento. Questo penò fu l'errore più grave dei miei vecchi, perchè la grandinata finiva sempre per colpire il mugnaio che aveva fatto credito.
Furono anni di crisi. Il 1929 penso sia stato il peggiore che l'Italia abbia conosciuto e salvarsi dal fallimento fu difficile. Mio padre, rimasto vedovo, emigrò in Francia. Le zie Vittoria e Clelia, ancora giovani, presero la valigia e andarono a lavorare a servizio presso famiglie del Meridione. Al Molinetto della famiglia Morgan rimasero dunque il nonno Girolamo, la nonna Maria, lo zio Giovanni e la zia Enrica e noi tre "orfanelli" che in qualche modo ci rendevamo utili.

Il mulino rimesso a nuovo

Nella primavera del 1928 il mulino fu rimesso a nuovo. Le due macine furono sostituite con altrettante in granito francese, più pesanti e di diametro maggiorato. La ruota esterna fu rifatta completamente, anch'essa maggiorata di qualche centimetro per ricavare più spazio sulle cassette per il carico dell'acqua. Aumentando il peso dell'acqua, aumentava la potenza della ruota ed era ciò che le mole maggiorate richiedevano.
La ruota fu costruita da un artigiano specializzato di Vittorio Veneto. Ricordo quella bellisssima ruota come fosse ieri, era in lance stagionato di colore rossastro e girava silenziosa senza spreco d'acqua. Ricordo anche la vecchia ruota che, fatta cadere in acqua tagliata in due pezzi, calò sul fondo appesantita dal troppo calcare. Ci vollero un paio di buoi per tirarla in secca. Altre migliorie vennero portate all'interno e fu in quell'occasione che entrò per la prima voita il cemento nella casa del Molinetto. Con il calcestruzzo impastato a mano furono costruiti i pilastrini ancora esistenti che sostengono il tavolato di appoggio per le mole.
Non si cambiò il fuso, stimato ancora sano e robusto, ma dopo sette anni i suoi perni si muovevano ed "uscivano" a tal punto che nel 1935 si dovette procedere alla sostituzione. Non era facile avere una quercia stagionata di quel diametro a portata di mano. Si dovette cercarla nei boschi, convincere il proprietario a venderla e andarla a tagliare. Anch'io mi resi utile, con il segone a mano. Ritornò dalla segheria bella e affusolata. Il falegname, Angelo De Nardo di Refrontolo, fece gli incastri per inserire i lunghi perni in ferro e, dopo aver inferrato il fuso con dei cerchi a caldo, la mise in opera.