Il Molinetto della Croda
racconta...
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Le fondamenta sulla nuda roccia Durante la drammatica alluvione del 1941, che provocò al Molinetto i danni più gravi della sua storia, io ebbi occasione di osservare a nudo le sue fondazioni, pulite e ben lavate, così come le videro i costruttori di tre secoli addietro. Di certo essi non usarono né dinamite né piccone per scavare un centimetro di roccia di quelle fondamenta, ma si limitarono ad appoggiarvi i primi sassi squadrati seguendo la pendenza della roccia stessa. Per la continuazione del muro di kndazione, dalla parte dell'acqua, usarono grosse pietre di varie misure, sempre "lavorate", fino all'altezza della ruota esterna, dove la forza motrice dell'acqua creava una continua erosione. Non si capisce se sia stata usata la malta cementizia per la parte di muro che per secoli è rimasta immersa nell'acqua. Chissà, forse fu asportata dalle piene. Io i massi di quelle fondazioni li conoscevo molto bene; da ragazzo, insieme ai miei amici, fra quelle fessure tanto larghe entravo comodamente con le mani per catturare i pesci che vi si nascondevano. Della malta, dunque, non c'era traccia. Né si capisce se quel muro tanto importante sia stato costruito storto di proposito o abbia "ceduto" per l'erosione dell'acqua. Io l'ho sempre visto così. Quelle fondazioni, nude e sempre immerse, rimasero tali per secoli. Vennero riboccate con del calcestruzzo per creare un rinforzo di zoccolo protettivo soio nel 1969 quando l'impresa Fratelli Pradal ricostruì il grande muro del cortile portato via dall'alluvione del '41. La primitiva costruzione I quattro muri della primitiva costruzione sono diversi l'uno dall'altro. Quello a nord, Lino al primo piano, é di roccia naturale quasi in verticale;per quello ad est, la naturale parete di roccia nella parte inferiore fu completata in muratura in quella superiore. I muri a sud-ovest furono innalzati con sassi legati a calce su fondamenta costituite da grossi massi non lavorati. Il fabbricato fu dunque addossato alla montagna sfruttando per un terzo dei suoi muri la roccia naturale; non ci potè quindi essere nome più appropriato di quello di Molinetto della "Croda". La primitiva costruzione constava di due piani. Al piano terra venne installato il mulino; al primo piano, separate da una parete di tavole, furono ricavate la cucina e la camera da letto. La scala in legno, che portava al piano superiore, fu sempre, a memoria d'uomo, all'interno della stanza del mulino. Le travi usate per la prima costruzione del solaio e del soffitto di copertura erano di quercia e di castagno, abbastanza robuste ma anche storte e squadrate con la scure. Di castagno fu tutto il legname usato all'interno di quella rustica costruzione, mulino compreso. All'esterno, invece, per il supporto della grande ruota motrice, andarono nel bosco ad abbattere tre querce; con pochi colpi di scure le squadrarono e con delle nicchie scavate in roccia al piede della cascata le misero in opera; oggi nelle stesse nicchie poggiano due travi più dritte e squadrate ma con la stessa funzione. Ricordo ancora il pavimento della cucina, costituito da massicci tavoloni di castagno, usurati dalle "brocche" degli zoccoli che avevano scavato dei solchi tanto profondi da rendere perfino precario l'equilibrio delle suppellettili !
Primo ampliamento: un alloggio per la famiglia. Il primo ampliamento della casa del Molinetto per ricavare
un alloggio adatto ad ospitare una famiglia dovette essere costruito molto
tempo dopo il fabbricato del mulino, ma con le stesse difficoltà
a causa del poco spazio disponibile a ridosso della montagna. Non era
certamente possibile scavare le fondazioni allo stesso livello, con i
mezzi di allora; così, per mantenersi in linea con l'edificio precedente,
si appoggiarono le fondazioni circa due metri più in alto, dove
la roccia lo consentiva, senza curarsi se l'acqua degli scoli pio-vani
sarebbe infiltrata all' interno della casa. Vennero poi costruiti i muri
perimetrali e fatta la copertura a due venti. All'interno di quella scatola
in muratura si ricavarono due piani con tre camere da letto ed un ampio
corridoio. Il primo piano aveva accesso dalla cucina del vecchio fabbricato
tramite due gradini che davano su un corridoio. A destra c'era una camera
da letto e alla Fine del corridoio una scala consentiva di salire alle
due camere superiori. Il piano terra, per non dire piano "roccia",
venne adibito a cantina. In questo locale solo per due terzi si poté
costruire il pavimento in "piano"; la parte rimanente era costituita
da un gradone di roccia adatto per collocarvi le botti di vino che in
quella stanza umida e buia poteva mantenersi sano e fresco. Secondo ampliamento: un tenero ricordo Se il primo ampliamento aveva consentito di costruire un alloggio per la famiglia, un terzo edificio si rese necessario per ricavare una stalla per gli animali. La nuova costruzione, a sud, fu "appoggiata" alla precedente privandola però in tal modo di due comode finestrelle. Lo spazio disponibile era molto limitato e di conseguenza la stalla fu appena sufficiente ad ospitare due asini e un mulo, indispensabili per il lavoro di mugnaio. Sopra la stalla, invece del fienile, venne costruita una piccola camera da letto con soffitto di mattonelle in cotto. Divenne l'unica camera del Molinetto con "riscaldamento", prodotto dal calore degli animali che filtrava attraverso i buchi del pavimento in legno. Quanto al clima, era invece la stanza peggiore col muro posteriore seminterrato sempre umido o addirittura bagnato. L'accesso alla camera venne ricavato da quella che era l'unica finestra che dava luce ad un corridoio reso anch'esso malsano dal muro sempre luccicante per le infiltrazioni dall'esterno. Quel corridoio, buio e cupo, non serviva solo da accesso
alla camera, ma anche da stanza da letto per i bambini. Io e mio fratello
Giuseppe vi dormimmo fino all'età rispettiva- La cameretta sopra la stalla venne usata dapprima dai nonni e poi da noi ragazzi, ma per me ha un significato particolare perché è stata la mia prima camera matrimoniale. E' in quella stanzetta ammobiliata con un modestissimo arredo che il 15 maggio 1944, nella cruda austerità della guerra, portai la mia sposa. E' in quella camera malsana che videro la luce e vennero svezzati i miei figli Cesare e Romeo. Successivamente la stalla sottostante non servì più da ricovero per asini, muli e cavalli, trasferiti in una nuova costruzione di fronte al mulino; divenne però dimora di pecore, capre e conigli. Solo nel 1946 riuscii a sfrattare il bestiame e a costruirvi la mia prima cucina. Finalmente io, la mia famigliola e i miei fratelli Giuseppe e Girolamo potemmo sederci attorno ad un tavolo tutto nostro! Ultimo ampliamento La casa del Molinetto crebbe molto lentamente, in rapporto
alla crescita della famiglia. Nella passata civiltà contadina,
una coppia di coniugi sani non rinunciava certo alla gioia dei figli solo
perché non aveva il posto dove metterli a dormire. Ricordo molti
anziani esclamare, fiduciosi nella Provvidenza: "Dio vede e Dio provvede!";
e ancora: "I figli non portano carestia!". Il Molinetto era
una delle tante case da ingrandire per l'aumento della famiglia e quando
non c'era spazio disponibile per allargarsi ci si doveva per forza alzare.
Il granaio fu dunque il terzo ampliamento e venne costruito sopra le due
camere da letto già esistenti, probabil mente nella prima metà
dell'Ottocento. Anticamente, per raggiungere la località Molinetto,
la strada comunale proveniente da Refrontolo seguiva da vicino il corso
del Lierza fino all'ansa del torrente ad ovest del ponte attuale. Qui
la strada segnava quasi un bivio. A destra iniziava la stradina privata
che portava al Molinetto; a sinistra la comunale proseguiva a guado sui
torrente come "strada vicinale di Crodetta" raggiungendo S.
Duanet, Rolle e Arfanta. Il primo tratto della vicinale, in salita, fu
sempre molto difficoltoso per il fango causato dalle slavine e dallo straripamento
del ruio proveniente da una valletta del Col Franchin. I carri agricoli,
quando erano carichi, sprofonda La strada del Molinetto La stradina che dalla comunale portava al Molinetto é
rimasta particolarmente impressa nella mia memoria. Io la vidi sempre
brutta, presentando essa in ogni tempo problemi notevoli di manutenzione
e riparazione. Eppure le sono molto affezionato: su quella strada ho mosso
i miei primi Pianta della vecchia strada
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