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Per il Natael del 1977 volli dedicare al Molinetto della
Croda, nei suoi anni grigi, una mia poesia scritta in dialetto, come lui
me lo avava insegnato, pensando che meglio mi avrebbe capito.
Nel 1980 la nostalgia per il Molinetto mi attirò a fargli visita.
Vi andai da solo, lo trovai aperto, ed entrai con tanta devozione come
in una chiesa.
Appena varcai la soglia della porta del mulino, con i serramenti distrutti,
fui colto da indicibile tristezza. Il mio sguardo cadde ovunque, in particolare
sulla struttura, i solai e i soffitti di copertura che avevo fatto riparare
una decina d'anni prima. Le travi portanti erano deteriorate e pericolanti;
mancanti o rotti o tarlati i gradini della scala in legno,
l'unica per salire al piano superiore, costruita nella primavera del 1928
dal più volte citato falegname De Nardo Angelo.
La tristezza si fece più struggente via via che raggiunsi la cucina;
mancava la parete in legno che la divideva dal tinello e serviva come
puntellamento di rompitratta delle travi portanti il coperto più
grande della casa. Ora quelle vecchie travi, prive di sostegno, si erano
piegate sotto il peso della copertura. Io le conoscevo bene perché
fin da ragazzo ogni anno le accarezzavo con il pennello, ingrossando le
croste affumicate di calce viva. Ebbi a sapere in seguito che la parete
era stata levata per far posto alle telecamere del film "Moglieamante",
con Laura Antonelli e Marcello Mastroianni, del quale alcune riprese erano
state girate in quelle stanze.
Di buono era rimasto ben poco e non riuscivo a capacitarmi di come, in
così breve tempo, tutto fosse andato in rovina.
I ricordi di trent'anni della mia esistenza si accavallavano confusi nella
mia memoria, concitati come nel rapido susseguirsi delle scene di un film:
in quella camera ad otto anni avevo baciato per l'ultima volta mia madre
sul letto di morte, nell'altra avevo dormito coi miei fratelli, nell'altra
ancora io e la mia sposa avevamo concepito i nostri figli. Il focolare,
in particolare, stimolava i miei ricordi. Immaginavo la panca in cui sedevamo
davanti al fuoco mentre la zia o la nonna giravano la polenta nel paiolo;
la tavola imbandita alla quale noi bambini potevamo accostarci soio dopo
aver recitato le preghiere sotto lo sguardo severo del nonno....
Desiderai ardentemente ridiventare comproprietario per poter intervenire
a salvarlo in tempo e mi allontanai amareggiato come non mai. Ancora una
volta, era il Natale 1980, gli parlai col cuore facendogli gli auguri.

Il Molinetto aveva frattanto cambiato ancora proprietà. Dal 1973,
come si disse, la casa, disabitata, giacque in uno stato di grave deterioramento
e desolante abbandono tanto che il proprietario fu invogliato a disfarsi
dell'immobile vendendolo al Signor Giorno Lorenzo, titolare di un'industria
del mobile a Refrontolo. Dopo dieci anni, il 26 novembre 1979, il Molinetto
aveva trovato un nuovo padrone il quale avrebbe provveduto negli anni
successivi al suo completo restauro. Ora, divenuto definitivamente proprietà
comunale di Refrontolo, sorge spontaneo l'auspicio che il Molinetto della
Croda possa continuare a raccontare alle nuove generazioni i suoi tre
secoli di storia, che sono anche un pezzo di storia della collettività
refrontolese.
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