(1)- Cal de Livera Si tratta di una delle numerose
"calli" che individuano ancor oggi la maglia della centuriazione romana nel
Cenedese, risalente ad una riorganizzazione agraria del primo secolo d.C. sulla
preesistente centuriazione di Oderzo. A circa metà della via, con uno splendido colpo
d'occhio verso nord, si abbraccia la pianura fino alle colline di Ceneda.
(2)- San Giacomo di Veglia
Toponimo antico che richiama la presenza di un sistema di "vigiliae", posti
di vedetta di impianto romano. Notevoli dal punto di vista architettonico gli edifici del
monastero cistercense.
(3)- Meschio
Alimentato da polle sorgive di natura carsica, che sgorgano ai piedi del massiccio
calcareo del Col Visentin (suggestiva quella principale del "tragol de rova"
presso Savassa), Il Meschio è caratteristico per la ricchezza d'acqua (anche se la
portata potenziale è limitata da sbarramenti dell'Enel) e in particolare per la
temperatura di 11° C costante in ogni stagione.
Queste peculiarità hanno fatto del Meschio l'elemento basilare per l'economia
vittoriese, dal Medioevo fino agli inizi del '900, attraverso lo sfruttamento dell'energia
idraulica in tutte le sue applicazioni manifatturiere (molitura, segherie, fucine,
cementifici e filature) ed elettriche.
In particolare oltre ad essere sede originaria di notevoli industrie tessili, Vittorio
Veneto, e più precisamente Serravalle, è stata rinomata nei sec. XIV-XVI per la
pruduzione di spade e armi bianche in genere, favorita dalla vicinanza alle zone di
approvvigionamento di metallo e legname (zoldano e agordino).
Dal punto di vista ambientale solo nel tratto iniziale il fiume conserva interesse
naturalistico e storico-agrario (le sorgenti e le marcite di Savassa), mentre il resto del
corso, esclusi gli ultimi chilometri prima dell'immissione nel Livenza, è arginato
artificialmente. (4)- Vie dei Molini, delle Filande, della Seta
Dell'operoso centro produttivo in fregio al Meschio restano notevoli testimonianze di
architettura industriale quasi completamente inutilizzate (un mulino, l'ex cartiera e in
particolare le filande).
(5)- Cal Alta
Viene indicata quale probabile tracciato del "cardo massimo", asse principale
della centuriazione, in genere orientato a Nord con inclinazioni variabili a seconda della
direzione di scolo dei terreni.
(6)- Mattarella
La chiesetta "longobarda" detta della Mattarella, datata tradizionalmente al
IX sec. , con notevoli rimaneggiamenti, è intitolata alla SS. Trinità e conserva
affreschi di gusto popolare dei pittori Antonio Gner e Antonio Zago, databili tra la fine
del '400 e l'inizio del '500.
(7)- Borgo Palù
Si tratta di un toponimo molto comune nell'area Piave-Livenza localizzato sopratutto in
prossimità della fascia delle risorgive dove permangono, o si ricordano (dopo la
bonifica), vaste zone paludose.
(8)- Villa Belvedere
Eretta nel XVI sec. dalla famiglia patrizia veneziana dei Mocenigo, è un complesso
molto articolato e rimaneggiato, con struttura formale austera; infatti alcuni corpi di
fabbrica ricordano le torri medioevali e probabilmente sono proprio costruiti sulla base
di un'antica fortificazione. Di particolare interesse botanico è il grande parco che
circonda la villa, racchiuso da un caratteristico muro di cinta in pietra, con notevoli
esemplari di specie anche esotiche, secondo il gusto paesaggistico del tardo ottocento.
(9)- Castello di Cordignano
Viene chiamato in loco "castelat", forse in tono dispregiativo per i balzelli
un tempo imposti sui contadini o meglio per l'aspetto di rudere causato da quasi 500 anni
di abbandono. La fortificazione, eretta su un promontorio avanzato alle falde della
costiera prealpina, è stata probabilmente fondata dal vescovo di Belluno verso gli inizi
del XI sec. per la parte limitata all'area racchiusa nella seconda cinta muraria,
riconoscibile per il cammino di ronda pensile su archetti. Il castello è stato
successivamente ampliato dai Caminesi nel XIII sec. con la costruzione della terza cinta,
che racchiude le fondamenta di alcune abitazioni ed è dotata di porta con accesso
tangenziale, di almeno due torri quadrate sporgenti e di cammino di ronda probabilmente in
legno.
L'ultimo intervento di ristrutturazione, realizzato dai Veneziani verso la fine del XIV
sec., ha comportato la costruzione di una torre-bastione a ferro di cavallo, con feritoie
colubriniere e archibugiere dal tipico profilo a chiave rovescia, e di una torre
semiesagonale, su base scarpata quadrangolare, costruita alla maniera scaligera con
angolate in mattoni ammorsate a dente di sega. Nella prima cinta relativa al ridotto
fortificato svetta ancora tra le macerie un angolo del mastio.
(10)- Ponte della Muda
Il toponimo indica il luogo dove nel medioevo veniva riscossa la tassa
("muda") sul passaggio delle merci dal territorio Cenedese a quello del
patriarcato di Aquileia. Il sito è ancora oggi riconoscibile per la presenza, a pochi
metri dall'attuale ponte in cemento, di un singolare edificio con arcate rinascimentali.
(11)-Via Fagher
Fitotoponimo che indica la presenza di boschi di faggio, tipici delle antiche foreste
planiziali oggi quasi interamente scomparse.
(12)- Torrente Gravon
Deriva da "grava", tipica conformazione steppico arbustiva delle divagazioni
fluviali, col significato in questo caso di torrente dal fondo secco e ghiaioso.
(13)- Via Pramui
Deriva da "pramoi"(prati molli), ovvero prati stabili (marcite) irrigati
dalle numerose risorgive presenti in questa zona.