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IL LIVENZA TRA PORTOBUFFOLE' E IL PRA' DEI GAI

Itinerario n° 15
Percorso: Vazzola-Visnà-Lutrano-Pra' dei Gai-Portobuffolè
Lunghezza: Da Conegliano 64 Km , da Lutrano 28 Km
Caratteristiche: Interamente pianeggiante con lunghi tratti non asfaltati
 E' il più piccolo tra i comuni della provincia di Treviso e si distingue per l'unicità della sua struttura urbanistico-architettonica: Portobuffolè, immerso nella quiete della pianura del Veneto Orientale si adagia tra i meandri del fiume Livenza. Accanto a questa autentica perla non mancano luoghi di notevole interesse ambientale: il bosco di Basalghelle è un relitto delle grandi foreste che un tempo ricoprivano la pianura ed emerge con la sua sagoma compatta nella monotonia dei campi coltivati; le ampie praterie golenali di Pra' dei Gai richiamano alla mente le immagini di grandi spazi aperti, dominio incontrastato di uccelli e animali diversi, sempre più rari nel nostro paese.

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(1)- Bosco di Basalghelle

Relitto di bosco planiziale autoctono, composto da querceto ceduo con presenza di Farnia, Olmo, Carpino, Pioppo Nero, Pruno Spinoso e denso sottobosco erbaceo.

(2)- Vizze

Significativo toponimo (dal longobardo "wizza"), bosco bandito, che indica la permanenza di una vasta zona boscosa, sopravissuta alla trasformazione agraria della colonizzazione romana.

(3)- Tremacque

Denominazione ricorrente per indicare la confluenza di due o più corsi d'acqua.

(4)- Pra' dei Gai

Vasta e suggestiva zona di prateria stabile, periodicamente sommersa dalle piene del Livenza, quindi con funzione di cassa di espansione naturale; significativa l'origine longobarda del nome, da "gahagi", che indica un terreno comune riservato al pascolo.

(5)- Livenza

L'antico "Liquentia", dall'apparente carattere di tranquillo corso d'acqua di risorgiva, è invece in termini idrogeologici un sistema fluvio-torrentizio per l'apporto del Meduna-Cellina e del Monticano, con piene improvvise e spesso disastrose di notevole pericolosità idraulica nel medio corso inferiore dove il fiume attraversa su un alveo pensile la pianura.

Di particolare interesse naturale e suggestione sono le due principali sorgenti del Gorgazzo e della Santissima (presso Polcenigo), che sgorgano alla base del massiccio carsico dell'altopiano del Cansiglio, enorme serbatoio sotterraneo con apporti e capacità non ancora del tutto esplorati. Alle sorgenti si aggiungono i numerosi fontanili che affiorano distribuiti allo sbocco delle valli collinari di Polcenigo lungo la fascia delle risorgive.

Proprio su queste aree paludose, oggi in buona parte bonificate, si sono rinvenute le testimonianze di insediamenti palafitticoli preistorici, come nel Palù di Livenza e nel vicino Palù di Cordignano.

Sin dall'antichità le sponde del Livenza sono state quindi area privilegiata di insediamento, di scambi, di incontro fra culture diverse, innervate da un vettore fluviale di notevole importanza commerciale. Ricordiamo infatti che attraverso il Monticano il Livenza collegava come via d'acqua navigabile la romana Oderzo (Opitergium) con Caorle (Caprulae) e il suo probabile scalo a mare, il "Portus Reatinum", mentre a Portobuffolè esisteva il "Portus de Septimum", terminal commerciale veneziano per i "burci" carichi di mercanzie.

Il fiume attraversa diversi ambienti sia naturali che trasformati dall'intervento antropico: dal tipico paesaggio agrario fatto di piantate, fossi, siepi o filari di salici alternati a prati o seminativi, al fitto bosco di ripa dei numerosi meandri, fino ai piatti orizzonti delle bonifiche idrauliche del corso inferiore.

(6)- Portobuffolè

E' l'antico "Portus Buvoledum" dal veneto "bovolo", gorgo, oppure secondo la tradizione più semplicemente porto dei fufali, quelli stessi che trainavano dalle rive del Livenza i "burci" veneziani carichi di sale e di mercanzie.

Il porto fluviale (Portus de Septimum) era un importante terminal interno, ceduto nel 997 in locazione dai vescovi di Ceneda (che a loro volta lo avevano ricevuto nel 908 dall'imperatore Berengario) al doge Pietro Orseolo II, ed era difeso da una fortificazione strategicamente eretta su un'ansa del fiume a controllo del guado. In seguito a numerosi capovolgimenti di fronte, Portobuffolè venne assoggettata prima da Treviso poi dal vescovo di Ceneda, dal 1307 divenne feudo di Tolberto Da Camino e infine entrò a far parte dei territori della Serenissima, dal 1339 fino alla caduta della Repubblica.

La denominazione originaria di "Septimum de Liquentia" testimonia l'interesse dei romani per il porto e il guado sul Livenza, presso il quale passava la strada che da Oderzo portava al Norico (Austria) ed esisteva una "statio" posta esattamente al settimo miglio di distanza da Oderzo.

Il Livenza, fonte di ricchezza commerciale ma anche di disastrose inondazioni, venne purtroppo deviato nel 1931, abbandonando la parte del suo corso che lambiva il perimetro murato verso la Porta Friuli. Entrando infatti dalla strada che proviene da Prata, percorriamo il ponte a due arcate in parte interrate che traversando l'antico alveo conduce alla Porta Friuli, detta del "torresin", rimaneggiata in epoca veneziana, che assieme ai tratti di mura posti ai suoi lati e alla maestosa torre di guardia (28 metri di altezza), costituisce la testimonianza superstite della fortificazione. L'interno del piccolo centro storico è un gioiello urbanistico e architettonico: sull'impianto ortogonale trecentesco si sono costruiti nei secoli XV e XVI semplici edifici di impronta rinascimentale, arricchiti da affreschi ancora in parte visibili; in particolare è da ricordare la cosidetta "casa di Gaia Da Camino" (attribuzione popolare storicamente impossibile dato che l'attuale costruzione è sicuramente più tarda rispetto alla morte di Gaia avvenuta nel 1311), con eleganti bifore trilobate su portico ad arcate gotiche e con all'interno un affresco che ritrae l'antica città.

Restano inoltre gli edifici sedi dei pubblici uffici della Serenissima quali il Monte di Pietà e la Loggia Comunale (attuale municipio), ricavata dalla ristrutturazione dell'antico "fontego", magazzino dei grani e dei sali.

Uscendo di nuovo da Porta Friuli, si oltrepassa a sinistra l'antico ospedale con l'oratorio di San Rocco del XV sec. e si raggiunge infine villa Giustiniani (eretta nel 1695), circondata da un giardino punteggiato di statue, con corpo centrale, barchessa e annesso oratorio di Santa Teresa.

 

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