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ANTICHI PERCORSI TRA
NOGAROLO E
VITTORIO VENETO
Itinerario n°14
Percorso: Tarzo-Nogarolo-Serravalle-Ceneda
Lunghezza: Da Conegliano 45 Km. Con partenza e ritorno da Nogarolo 15 Km
Caratteristiche: Da Nogarolo quasi interamente in fuoristrada
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| Vittorio Veneto, nata nel 1886 dalla fusione
di Ceneda e Serravalle, forse grazie anche alle pendici scoscese dei colli che la
circondano, meglio ha conservato la propria identità culturale. Anche la memoria storica
degli antichi tracciati utilizzati un tempo dalle genti della Vallata e delle borgate
vicine non è stata del tutto cancellata dalla "civiltà dell'automobile".
Dell'originario reticolo di strade e sentieri che giungevano a Ceneda e Serravalle molto
ancora rimane, nonostante l'abbandono e i sempre più agguerriti tentativi di
privatizzazione. |
(1)- Nogarolo
Il toponimo deriva dal dialettale "nogher" (noce), a testimonianza della
diffusione della specie arborea nella zona.
(2)- Monte Baldo
Con i suoi 587 metri di quota è la cima più alta della lunga cordonatura collinare, di
origine miocenica, che si sviluppa da Serravalle a Vidor. E' coperto in particolare sul
lato nord, da boschi di castagno ceduo e da frutto.
(3)- Fortificazioni di Serravalle
Il sito viene nominato per la prima volta nel 1175 come "castrum de Seravallo",
intendendo non tanto un insediamento civile, ma l'area ristretta della primitiva
fortificazione individuabile quasi certamente nell'altura compresa tra via Roma e il
dirupo sul corso del fiume Meschio. Serravalle per le sue peculiari caratteristiche
naturali, quali la stretta valliva e le scoscese sommità collinari, e per il passaggio
sin da epoca preistorica di una pista commerciale verso la valle del Piave (minerali e
legname dal Zoldano, sale dall'Austria e ambra dal Baltico), è stata sempre considerata
sede di antichi insediamenti fortificati. Da presunto castelliere paleoveneto, su un
promontorio del monte Baldo, a castrum romano (equivocando sul vero significato medioevale
del termine) situato nella gola del Meschio in posizione strategicamente inutile nella
fase espansiva della romanizzazione verso le Alpi che aveva già nella "statio
militaris" di Ceneda una piazzaforte di retrovia con ampi spazi di manovra nella
pianura antistante.
E' invece con le invasioni barbariche dell'epoca tardo imperiale che il sito acquista
forse valore strategico per bloccare su un "limes" interno le incursioni
provenienti da nord.
Successivamente i Goti fortificano le alture con "oppida" e
"castella", come testimoniato sia dai resti del cosidetto "castrum
Theodorici" pressso Costa e sia dalla leggenda di Mandrucco o Matrucco, forse padre
di Totila duca di Treviso, che si sarebbe insediato sulla sommità del colle poi detto di
Santa Augusta, figlia cristiana martirizzata dal padre pagano.
Subito dopo, i Franchi Austrasiani nel sesto secolo, fanno di Ceneda e Serravalle base,
rifugio e al tempo stesso punta avanzata verso sud dell'occupazione delle Alpi. L'arrivo
dei Longobardi con un periodo di pace armata e la creazione del vasto ducato di Ceneda non
hanno lasciato testimonianze monumentali. Per tutto l'alto Medioevo Serravalle fa parte
del territorio cenedese; diventa feudo caminese dal 1177 con Guecellone e centro
principale del territorio dei Caminesi di Sopra dopo la divisione del casato nel 1233.
Le fortificazioni più recenti, riferibili al XIII sec., sono costituite oltre che dal
castello di Serravalle, dotato di mastio con ridotto fortificato con il palazzo della
corte Caminese e la chiesa di Santa Margherita nella cerchia più esterna, da tratti di
mura collegate al castello (con due porte, "de Yandre" e di "San
Giovanni") e dalla rocca di Bigonzo sul colle di Santa Augusta.
Dopo le alterne vicende che videro opposti i due rami Caminesi con i Trevisani e il
vescovo di Ceneda, quest'ultimo nel 1337 investì la Repubblica di Venezia del feudo di
Serravalle che fu quindi la prima città di terraferma soggetta alla Serenissima.
Buona parte delle fortificazioni della cosidetta "terza cerchia"
tradizionalmente attribuita all'iniziativa Caminese, è stata perlomeno ricostruita su
tracciato preesistente o costruita ex novo dai Veneziani: le mura che salgono verso il
colle di Sant'Antonio da porta San Giovanni; il bastione a ferro di cavallo del
"castrum"; le mura di Piai che salgono con una sfilata di torri verso il colle
di Sant'Antonio da porta San Lorenzo (oggi dell'Orologio); quelle che partendo dal Duomo
salgono verso Santa Augusta (recentemente restaurate) e la torre pentagonale detta
"turri nigra" o di Matruc, sulla sommità del colle di Santa Augusta.
(4)- Via Roma
L'antica contrada della Riva, suggestiva nella pavimentazione in acciottolato è una
sfilata di palazzi e semplici edifici porticati sul lato destro, mentre su quello di
sinistra emergono, sebbene rimaneggiati e ricostruiti in stile, i resti della monumentale
cerchia murata del "castrum" caminese.
(5)- Loggia Serravallese
Il Palazzo della Comunità fu ricostruito tra il1462 e il 1476 per ospitare i pubblici
edifici della Serenissima, in stile gotico veneziano, con balcone centrale e trifore ai
lati su porticato, arricchito in facciata da affreschi e stemmi dei podestà, in
particolare sul "torresin" che ospitava la campana comunale.
Il palazzo è oggi sede del museo del Cenedese che ospita oltre ad opere pittoriche e
scultoree di artisti locali (tra l'altro una Madonna con Bambino, capolavoro di Francesco
da Milano), una raccolta di reperti archeologici paleoveneti, romani e tardo romani ed una
serie di epigrafi e frammenti scultorei ed architettonici.
(6)- Piazza Flaminio
Ricavata da una profonda ristrutturazione urbanistica cinquecentesca, è circondata su tre
lati da alti palazzi in parte porticati di impianto rinascimentale e con tracce di
affreschi, mentre sul quarto lato è limitata dal corso del fiume Meschio e aperta su
notevoli scorci paesaggistici verso il Duomo e la collina di Santa Augusta.
(7)- Piai
Antica e caratteristica contrada documentata nel XIV sec., è pavimentata in acciottolato
e chiusa da alti muri in pietra. E' delimitata a ovest dai resti della cinta muraria
urbana (visibili sul fianco della collina i resti di tre torri) sfondata dagli ungari nel
1411 e successivamente ricostruita.
(8)- Borgo Olarigo e Cal dei Romani
Il toponimo derivato dal prediale romano "olarigus" è confermato dalla
denominazione tradizionale dell'antica "cal" e dal ritrovamento di monete romane
nell'800.
(9)- San Michele Salsa
Prima del passaggio a livello sulla destra della piazza, si riconosce a sinistra l'antica
chiesa su alto terrapieno con campanile. Durante gli scavi per la ferrovia
Conegliano-Ponte nelle Alpi (primi del '900) è stata ritrovata una sepoltura sicuramente
di epoca longobarda per la presenza della caratteristica croce in lamina d'oro,
confermando l'antica intitolazione della chiesa. Recenti opere di restauro e sondaggi
archeologigici hanno inoltre portato alla luce uno splendido affresco quattrocentesco
raffigurante un'Ultima Cena con il ricorrente particolare dei gamberi e del vino rosso; la
struttura alto-medioevale con abside semicircolare sporgente e l'annesso e sovrapposto
cimitero.
Il toponimo Salsa si riferisce alla presenza di alcune sorgenti (oggi in parte interrate)
di acqua salso-bromoiodica, per il cui sfruttamento si sono fatti alcuni tentativi agli
inizi del '900.
(10)- Castello di San Martino
Segno inconfondibile ed emergente nel paesaggio della piana cenedese, proteso su un
promontorio del colle San Paolo, è una fortificazione di epoca medioevale, pervenutaci
nelle successive e numerose ricostruzioni e costruita secondo la tradizione locale su un
impianto di epoca gotica-longobarda. E' costituita da un primo nucleo rappresentato dalla
corte d'onore su cui si affaccia la grandiosa torre pentagonale, ricostruita dal vescovo
Correr nel 1423 (caratterizzata da eleganti bifore gotiche e latrine chiuse e sporgenti
sul retro), e una seconda torre più antica parzialmente crollata nel terremoto del 1936;
il cortile è chiuso infine dalla più tarda residenza vescovile con eleganti scalinate
laterali. La seconda area del castello che doveva già far parte della fortificazione,
circondata almeno da una rudimentale palizzata lignea, si estendeva ad abbracciare
l'intera superficie del territorio ed era dotata di torri scudate (cioè aperte verso
l'interno), di cui una è visibile nel giardino interno.
(11)- i Palasi
Il nome del rudere deriva da "palatium", forse l'antica residenza fortificata
dei Da Collo, signori feudali locali, e non come tradizione vorrebbe da
"Pallade" in ricordo di un tempio romano dedicato a tale dea (popolarmente viene
chiamato anche "caregon del diaol"). La fortificazione avrebbe ospitato
l'imperatore Federico Barbarossa, invitato a far visita al vescovo di Ceneda che però non
lo avrebbe ospitato nel castello vescovile di San Martino considerandolo infido.
Il complesso era costituito da un recinto murato difeso da mura e scarpate sui tre lati e
da una casa-torre centrale di cui resta una parete con una feritoia e tracce dell'arco di
ingresso.
(12)- Monte Altare
Il nome di questa caratteristica sommità collinare con salti di roccia e pendii scoscesi,
visibile da grande distanza, ha da sempre stimolato la fantasia popolare ed a ragione;
infatti recenti scavi, condotti dal Gruppo Archeologico del Cenedese con la supervisione e
direzione della Soprintendenza Archeologica del Veneto, hanno confermato le ipotesi già
avanzate grazie a precedenti ritrovamenti. Si tratta di un santuario con stipe votiva, in
uso dal VI sec. a.C. al III sec. d.C. , con notevoli materiali paleoveneti (tipici
bronzetti itifallici, lamine bronzee dette "a castello" per la rappresentazione
interpretata come fortificazioni su colline, ecc.) e romani (numerose monete) . Di
particolare interesse è inoltre il ritrovamento di una discreta quantità di monete
celtiche d'argento, unico in Italia e importantissimo per comprendere i rapporti culturali
tra i popoli autoctoni e i Celti. |
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