INTRODUZIONE


La scelta dell' area

La pianura padana, in generale, e quella veneta, in particolare, sono certamente tra le aree del continente europeo più profondamente trasformate dall' attività antropica: soprattutto negli ultimi decenni l' impatto della presenza di milioni di abitanti e delle loro attività economiche è stato enorme e poco, o meglio quasi nulla, è rimasto degli originari ambienti naturali. Ben poco rimane oggi delle antiche foreste alluvionali già presenti lungo le sponde dei nostri fiumi. La maggior parte di questi soprassuoli, trascurando l' importante azione regimante e antierosiva svolta dai boschi golenali, sono stati, uno dopo l' altro, dissodati e messi a coltura. Il passo successivo è stato la rettifica, l' arginatura e la canalizzazione dei tratti più impetuosi dei corsi d' acqua, operazioni subito seguite dall' eliminazione di meandri, golene e isolotti che di norma componevano il sistema fluviale planiziale. In presenza di un assetto ambientale così maturato, si è finiti per dimenticare che solo la persistenza della vegetazione forestale lungo le sponde dei corsi d' acqua garantisce il mantenimento di equilibri idrogeologici funzionali dei bacini montani e di riserve biogenetiche che rendono stabile l' ambiente. Tuttavia le vicende legate agli habitats rivieraschi non sono sempre così negative: vi sono zone, come quelle lungo il medio corso del Piave, dove ancora oggi esistono notevoli boschi ripariali, che risultano preziosi sia per i peculiari elementi animali e vegetali sia per preziosi aspetti ambientali più generali.

Il Piave, assieme agli altri principali fiumi che "tagliano" la pianura veneta (Po, Adige, Brenta), costituisce ancora uno dei pochi ambienti "naturali" del nostro territorio pressoché totalmente antropizzato. Questi ambienti relitti, su cui grava un' elevata pressione da parte del territorio circostante, vanno assolutamente ed improcrastinabilmente sottoposti ad un' oculata politica gestionale, in quanto costituenti risorsa non rinnovabile. Questi sistemi ambientali fungono da "corridoi" capaci di interrelare gli ecosistemi montani delle Prealpi venete con l' ecosistema marino dell' Adriatico, oltreché costituire una forte valenza ecologica, dal punto di vista della biodiversità, per l' intero ecosistema planiziale veneto.

Proprio per questo si è scelto di studiare il Medio Corso del Piave (dalla stretta di Fener alla strozzatura di Ponte di Piave), ed il relativo bacino idrografico, poiché sicuramente è il tratto di fiume maggiormente interessante dal punto di vista ambientale. Certamente il tratto superiore presenta aspetti ambientali notevoli, ma si trova inserito in un territorio, quello montano, connotato già da un' elevata naturalità. Anche il tratto inferiore offre caratteristiche ambientali pregevoli, seppur alti argini imbrigliano l' alveo fluviale, riducendo le aree golenali ad irrisorie strisce di terra. E' invece nel suo medio corso che il Piave mostra tutta la sua valenza: qui il fiume, circondato da un territorio pressochè omogeneo e regolato dall' uomo, risulta caratterizzato da un andamento irregolare e divagante, capace di creare habitats notevoli e fra loro diversissimi: boschi golenali, zone umide, prati xerici, ... E' qui dove il fiume viene maggiormente sfruttato per la sua risorsa idrica (le captazioni a scopo idroelettrico ed irriguo) e litologica (le escavazioni in alveo). E' qui dove risulta maggiore la conflittualità tra fiume ed uomo: le innumerevoli piene, succedutesi nella storia, ne sono testimonianza. E' qui dove il fiume subisce le pressioni maggiori dal territorio circostante: l' inquinamento delle acque causato, da una parte dagli scarichi industriali e civili, e dall' altra dall' uso indiscriminato di pesticidi e fitofarmaci in agricoltura.

Per tutte queste ragioni, ed altre ancora che più avanti avremo modo di spiegare, la nostra attenzione non poteva non concentrarsi su questa area estremamente vulnerabile e sensibile.

 

La scelta dell' area come bacino idrografico

Il bacino idrografico, in particolare quello di piccole dimensioni, può efficacemente rappresentare il modello geografico su cui condurre indagini su molti dei processi ecologici che sono in relazione con le diverse attività dell' uomo. Infatti è a questa scala che moltissimi processi fisici, chimici e biologici si manifestano e sono tra loro interrelati. A questa scala può essere testato l' influsso dei diversi uso del suolo sui cicli dei nutrienti, può essere studiato efficacemente l' inquinamento atmosferico e le piogge acide derivanti, ed anche quantificare altri tipi di depositi da inquinanti. Inoltre l' uso del bacino idrografico come confine di un ecosistema assicura che gli effetti osservabili siano inseriti in un landscape quantificabile.

Tuttavia, per le sue caratteristiche, il bacino idrografico assicura risposte quantificabili solo a scale temporali medio-lunghe, ed alcuni parametri necessitano di decenni per rilevarne la variabilità. Per un bacino idrografico intervalli di 30/50 anni consentono di rilevare importanti trends e variazioni dei flussi.

 

La metodologia

Il nostro metodo d' indagine si è basato sostanzialmente sui pricipi della Landscape Ecology (Ecologia dei Sistemi Ambientali), una disciplina nuova per il panorama scientifico italiano dell' analisi territoriale, anche se ben conosciuta ed applicata da alcuni decenni in paesi all' avanguardia nel settore della gestione territoriale come Germania ed Olanda.

Si è scelto questa metodologia in quanto il sistema ambientale, le cui caratteristiche primarie sono l' eterogeneità e la frammentarietà, viene considerato in continuo equilibrio dinamico, dove il disturbo gioca un ruolo importante, a differenza dei metodi di analisi e pianificazione territoriale tradizionali (approccio di landscape) secondo cui le patches componenti lo spazio naturale vengono trattate come entità statiche e ben delimitate.

L' approccio ecosistemico intende invece l' ecosistema non come un' entità discreta, fisicamente individuata con propri confini, ma come quella superficie minimale entro la quale gli organismi studiati vivono e possono trovare condizioni omogenee. La Landscape Ecology pone attenzione soprattutto al continuo divenire del mosaico ambientale ed alle interrelazioni endogene ed esogene che si instaurano tra le componenti stesse, oltrechè all' influenza delle aree limitrofe sui sistemi studiati ed all' importanza delle aree-margine (ecotoni), cioè le zone di contatto tra due ambienti differenti. L' ambiente cioè è visto come un sistema eterogeneo composto da elementi discreti tra di loro in varia misura interagenti. La Landscape Ecology, per le sue capacità di lettura e d' interpretazione in chiave scientifica, ci permette di rilevare i dinamismi del sistema ambientale, siano essi di matrice naturale o umana: il sistema ambientale appare cioè in uno stato conservativo (steady state) che comunque in certe condizioni può spezzarsi ed evolversi o involversi in stadi diversi.

Ciò vale a maggior ragione per gli ecosistemi fluviali, caratterizzati da perenni mutazioni del loro equilibrio idrologico-morfologico che si riverberano su quello ecologico più in generale, tenendo in considerazione anche le notevoli modificazioni indotte dall' uso antropico del territorio (disturbo).

L' importanza pratica della Landscape Ecology si manifesta appieno in seno al processo pianificativo, laddove l' ecologia classica può fornire solo apporti di limitata incidenza, ma nel quale la Landscape Ecology sta invece assumendo un ruolo centrale di riferimento e di integrazione fra i presupposti di sviluppo economico-sociale e le istanze della conservazione ambientale.


Landscape Ecology del Medio Piave - Tesi di Laurea di A.Fregolent e R.Grespan