CAPITOLO QUINTO

LA PRESENZA IN FIERA: IL CASO VINITALY

"Or quando il direttore del banchetto
ebbe gustato l'acqua che era stata mutata in vino
senza sapere da dove venisse
benché lo sapessero quelli che servivano
e che avevano attinto l'acqua"
Giovanni 2:9

5.1. Introduzione

Le fiere in genere, soprattutto quelle del settore vitivinicolo nel nostro caso, sono uno strumento comunicazionale di fondamentale importanza, esse, infatti, creano i presupposti migliori per realizzare e finalizzare incontri e interscambi, in particolar modo quelli di tipo commerciale. I soggetti coinvolti in queste operazioni sono, oltre agli stessi espositori presenti, anche i visitatori; non sono infatti infrequenti, come vedremo nel prosieguo di questo capitolo, gli incontri tra espositori e operatori del settore che si concretizzano in legami commerciali. Gli operatori del settore sfruttano questo tipo di manifestazioni, come il Vinitaly, sia per provare nuovi prodotti di aziende di cui sono già clienti sia per conoscerne di nuove e ampliare così il proprio portafogli prodotti. Questa fiera permette infatti a tutti gli loro di poter effettuare virtualmente un giro del mondo enologico in soli cinque giorni.
Questo, ma anche altri aspetti appartenenti al mondo della comunicazione legati all'edizione 2001 del Vinitaly saranno l'oggetto della nostra analisi che ci accingiamo a descrivere in questo capitolo. I soggetti del nostro studio sono state le 36 aziende consociate al Consorzio di Tutela del Vino Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene D.O.C. che hanno partecipato al Vinitaly 2001. Prima di passare però alla trattazione degli obiettivi della nostra ricerca, riserveremo un paragrafo alla descrizione della 35° edizione del Vinitaly.
5.2. La fiera di Verona: il Vinitaly
L'evento fieristico chiamato "Vinitaly" si svolge ogni anno, generalmente il secondo fine settimana del mese di aprile, presso il quartiere fieristico della città di Verona. Tale quartiere è situato a ridosso del centro della città scaligera e più precisamente nella zona sud, è facilmente raggiungibile con qualsiasi mezzo di trasporto: in automobile vista la sua vicinanza con gli assi autostradali A-4 (Milano - Venezia) e A-22 (Modena - Valico del Brennero) e in treno vista la vicinanza con lo scalo ferroviario di Verona Porta Nuova. Presenta un'area espositiva totale di 57.493 metri quadrati.(Fig. 5.1) quasi totalmente coperta ed è dotato, oltre che di strutture espositive, anche di infrastrutture organizzative (per convegni e manifestazioni collaterali) e ricreative. I padiglioni, 16 in tutto, hanno ospitato, nella 35° edizione (quella del 2001) complessivamente 3.566 espositori (Tab.5.1) provenienti da 26 nazioni diverse, di tutti questi comunque la quasi totalità, il 96% (3.302) era italiana.

Fig. 5.1 - Mappa del quartiere fieristico di Verona

Tab. 5.1 - Numero di espositori presenti a Vinitaly 2001

I visitatori, nell'arco dei 5 giorni di svolgimento della fiera, sono stati complessivamente 141.279 (vedi Tab. 5.2), di cui 19.319 (il 13,5%) stranieri.

Tab. 5.2 - Numero visitatori avuti nei 5 giorni di manifestazione

Tab. 5.3 - Numero e tipologia di media presenti al Vinitaly

L'importanza mediatica riscossa dall'evento è elevatissima, vi si trovano infatti sia media nazionali che stranieri, provenienti dalle nazioni rappresentate a Verona dagli espositori. In dettaglio, come appare nella tabella 5.3, sono ben 1.779 i giornalisti accreditati e il 19% sono quelli esteri, cospicua risulta essere pure la partecipazione di operatori televisivi e di fotoreporter, ben 326 (18%).
Il Vinitaly comunque, non è solo esposizione di prodotti di altissima qualità, ma presenta diversi ed importanti momenti di promozione, concorsi internazionali, dibattiti, aggiornamenti tecnico professionali, tali da soddisfare tutte le esigenze e le curiosità dei visitatori che affollano gli stand nei cinque giorni di apertura. È anche l'occasione per il professionista del settore di documentarsi, partecipare a delle degustazioni guidate da esperti sommelier, seguire corsi di aggiornamento e seminari sui vini di tutto il mondo tenuti da esperti mondiali.
Considerando bene tutte queste notizie e i dati, fin qui riportati, riguardanti la manifestazione non possiamo che confermare l'opinione della maggior parte degli addetti al settore su questa fiera: il Vinitaly è la vetrina vitivinicola più importante d'Europa e tra le più importanti al mondo assieme al Prowein di Dusseldörf, al Vinitech di Bordeaux, al Vinexpo - Asia Pacific di Tokyo e al Vinexpo - Americas che invece si tiene a New York.

5.3. Gli obiettivi della ricerca

Lo studio condotto su alcune delle realtà aziendali presenti al Vinitaly, le aziende socie del Consorzio di Tutela del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, ha come scopo quello di comprendere le ragioni e le modalità di partecipazione al Vinitaly e come tale partecipazione si inquadri nell'attività di comunicazione aziendale.
In particolare, gli obiettivi di analisi perseguiti sono (Fig. 5.2):

Fig. 5.2 - Gli obiettivi della ricerca

1. Ricostruire un'immagine delle aziende oggetto di studio funzionale agli obiettivi di ricerca, raccogliendo oltre alle informazioni di carattere generale, anche i dati relativi alle produzioni;
2. Conoscere le attività di commercializzazione delle aziende raccogliendo informazioni circa i canali di vendita utilizzati, i mercati in cui vengono venduti i prodotti e soprattutto di quali forze vendita si avvalgono.
3. Comprendere il tipo e l'entità economica delle attività comunicazionali, sia non aziendali che commerciali, svolte per promuovere sia i propri prodotti sia l'immagine aziendale. Chiaramente non limiteremo questo studio alla sola presenza al Vinitaly, ma la estenderemo anche ad altre manifestazioni proprie del settore vitivinicolo;
4. Comprendere le ragioni che spingono un'azienda a partecipare alla fiera, capire quali sono le modalità di partecipazione e determinare l'eventuale impatto, in termini economici, causato dalla partecipazione a questa manifestazione.
Per poter soddisfare tutte queste richieste, alle aziende che hanno aderito alla ricerca, è stato somministrato, col metodo dell'intervista diretta, un questionario che viene descritto nel paragrafo successivo.

5.4. Il questionario

Il questionario è lo strumento di base che viene utilizzato per effettuare la maggior parte delle ricerche di mercato (Torelli, 1997). Le domande di cui è composto, mirano a raccogliere presso l'intervistato il maggior numero di informazioni utili per l'indagine, inoltre permette di ottenere una classificazione omogenea delle informazioni raccolte, in quanto il modello è uniforme per ogni intervista e consente a chi lo propina di porre sempre i medesimi quesiti e sempre con la stessa sequenza.

Il questionario in oggetto è stato creato seguendo la seguente metodologia:
1. Pianificazione degli obiettivi da raggiungere (cosa vogliamo sapere?);
2. Analisi della documentazione esistente in materia;
3. Stesura di una bozza;
4. Test della bozza del questionario (effettuato con la collaborazione delle aziende partecipanti all'Alimenta di Udine edizione 2001) e successiva introduzione delle modifiche per giungere alla stesura finale.

Il nostro questionario d'indagine è composto da dieci domande dirette che potevano però essere di due tipi:
- Chiuse: domande a cui l'intervistato doveva rispondere semplicemente esprimendo un parere positivo o negativo o riportando il dato richiestogli a seconda delle risposte scelte precedentemente da noi.
- Miste: l'intervistato oltre a scegliere tra le alternative, poteva esprimere un proprio parere mediante l'assegnazione di un punteggio che egli riteneva più opportuno.
Riportiamo qui di seguito ora il solo testo delle domande a cui hanno risposto le aziende intervistate (Allegato 4), successivamente spiegheremo come esse siano correlate direttamente agli obiettivi della nostra indagine e perché sia stato scelto questo preciso ordine di formulazione:

1. Per quale/i dei seguenti motivi la sua azienda ha scelto di partecipare al Vinitaly e che importanza da ai medesimi in una scala da 1 a 10?
2. Da quanti anni la sua azienda è presente al Vinitaly?
3. Quali dei seguenti mezzi pubblicitari Lei utilizza per pubblicizzare la sua azienda, che importanza assegna ad ognuno di loro in una scala da 1 a 10 e quali saranno le tendenze future?
4. Qual è il range di volume di spesa annuo che la sua azienda sostiene per le varie azioni di promozione?
5. Qual è all'incirca la percentuale dei contatti avuti al Vinitaly, relativi alla passata edizione, che sono poi divenuti vostri clienti?
6. Tra le seguenti tipologie di vini potrebbe indicarmi quali sono quelle da Lei prodotte nel 2000 e in che misura rispetto alla produzione totale?
7. In quali mercati è stata venduta la produzione del 1999 e in che percentuale tale produzione è stata assorbita da ciascuno di questi mercati rispetto al totale?
8. Quali dei seguenti canali di vendita usa la sua azienda e come si ripartisce, in termini percentuali, tra gli stessi l'ammontare di prodotto venduto?
9. Di quali forze vendita si avvale la sua azienda per commercializzare nei vari mercati i propri prodotti?
10. Potrebbe fornirci i seguenti dati relativi all'azienda?
a. Superficie vitata
b. Produzione totale
c. Produzione di vino sfuso
d. Produzione di vino in bottiglia
e. Presenza di agriturismo in azienda
f. Demoninazione dell'azienda
g. Indirizzo

Le domande che compongono il nostro questionario sono nate come logica conseguenza dei quattro obiettivi, descritti nel paragrafo precedente, che ci eravamo posti perseguire intraprendendo questa ricerca sulla comunicazione collettiva legata all'evento Vinitaly. La disposizione all'interno del questionario dei vari quesiti invece segue delle regole ben precise, si basa infatti fondamentalmente su criteri di efficienza dell'intervista e di attendibilità delle risposte, e questo per rendere minimi gli errori dovuti principalmente alla fretta del intervistato. Per questo motivo, per rendere meno faticosa e problematica la compilazione, le domande più articolate e complesse, la n°1 e la n°3, sono state poste all'inizio, mentre quelle che abbisognano di poco tempo per la risposta, tutte le altre esclusa la n°10, sono state distribuite nel resto del questionario.
L'ultima domanda, la n°10 nel nostro caso, è quella dedicata alla raccolta di informazioni quali dati anagrafici, o dati aziendali in genere. Non è un caso che tale domanda venga posta proprio alla fine dell'intervista, anzi è, dove possibile, regola generale. L'intervistato capisce che il suo "calvario" sta volgendo al termine e perciò rilascia più piacevolmente i propri dati personali.
Va sottolineato però il fatto che, in ogni caso, è necessario limitare il numero di domande alle informazioni che realmente rientrano nell'obiettivo di indagine (Torelli, 1997).
Evidenzieremo ora il legame che giustifica la scelta dei quesiti in relazione con gli obiettivi dell'indagine, riportando, raggruppate a seconda delle loro rispettive finalità, le dieci domande del questionario.
Il nostro primo obiettivo, come riportato nel paragrafo precedente, era quello di raccogliere delle informazioni che ci permettessero di caratterizzare il campione. Trattandosi di aziende vitivinicole, i dati che meglio ci permettono di descriverle, oltre chiaramente ai dati anagrafici, sono quelli relativi alla superficie vitata, alla produzione totale aziendale, alla produzione disaggregata secondo le tipologie vino sfuso e imbottigliato. Inoltre abbiamo voluto sapere se qualche azienda svolgeva anche attività di tipo agrituristico. Tutte queste informazioni sono state raggruppate nell'ultima domanda, la numero 10. Per aumentare comunque maggiormente il grado di caratterizzazione del campione è stata aggiunta una domanda, la numero 6, nella quale si chiedeva agli intervistati di ripartire in percentuale secondo le tre tipologie produttive "V.Q.P.R.D.", "I.G.T." e "Vino da tavola", la produzione totale aziendale.
Per comprendere le ragioni che motivino la presenza al Vinitaly della varie aziende, le modalità di partecipazione e il successivo impatto sulle vendite, cioè il nostro secondo obiettivo, sono state inserite le seguenti domande: la numero 1, in cui vengono elencati 8 distinti motivi ( entrare in nuovi mercati, far conoscere meglio i prodotti aziendali, qualificare l'immagine della mia azienda, aumentare le vendite, contattare nuovi clienti, perché è una fiera prestigiosa, perché vedo che altre aziende fanno così, per mantenere i contatti con i miei clienti abituali ) per cui un'azienda dovrebbe partecipare al Vinitaly. L'intervistato doveva scegliere una o più di queste ragioni e assegnare ad ognuna di queste un punteggio, compreso tra 1 e 10, a seconda dell'importanza che egli stesso gli attribuiva. La domanda numero 2, in cui si chiedeva da quanti anni l'azienda partecipava al Vinitaly ed infine la domanda numero 5 nella quale doveva essere indicata la percentuale dei contatti avuti nella passata edizione della fiera che successivamente sono divenuti propri clienti.
Capire quali sono le attività di comunicazione collettiva a cui le diverse aziende ricorrono e quante risorse assorbono con che era il nostro terzo obiettivo, a questo proposito sono stati introdotti i quesiti 3 e 4. Quest'ultimo, molto semplicemente, chiedeva di indicare, barrando una delle 6 caselle della tabellina, il range di spesa, compreso tra zero e 25.000 €, che l'azienda investe ogni anno in attività di comunicazione e promozione. La domanda 3 invece è una lista di strumenti comunicazionali (partecipazione a eventi fieristici, Cantine Aperte, manifestazioni locali, eventi aziendali, presenza su guide del settore, ricevimento visitatori, invii postali, brochure, telefono, sito Internet, televendite, spot radiotelevisivi, spot al cinema, affissioni, utilizzo di stampa generica o specializzata e sponsorizzazioni in genere) tra i più utilizzati per le azioni di comunicazione aziendale, l'intervistato doveva indicare a quale o quali, la sua azienda ricorreva per le attività comunicative, assegnare loro un punteggio compreso tra 1 e 10 e riferire le strategie future aziendali in merito all'utilizzo dei medesimi o alla scelta di nuovi strumenti comunicazionali.
Quarto ed ultimo obiettivo, conoscere le attività di commercializzazione cioè analizzare i vari canali di vendita e i diversi tipi di forze vendita impiegati. Per ottenere un quadro sufficientemente completo delle suddette attività, ci siamo limitati a chiedere alle aziende: domanda n°7, quali sono i mercati in cui vendete i vostri prodotti e in che percentuale essi si ripartiscono tra questi; domanda n°8, in quali canali di vendita, tra grossisti, g.d.o., ORECA, cantine sociali, vendita diretta al consumatore finale e sito Internet, vengono distribuiti i prodotti aziendali e in che percentuale tali prodotti vengono assorbiti dai rispettivi canali, e infine con la domanda n°9, il tipo di forze vendita utilizzate.

5.5. Risultati

Riporteremo ora i risultati ottenuti dall'analisi dei questionari somministrati alle aziende, seguiremo come ordine la medesima sequenza riportata nel paragrafo 5.3, paragrafo dove avevamo elencato gli obiettivi di questa ricerca legata al Vinitaly di Verona.

5.5.1. Caratteristiche del campione

Le aziende vitivinicole socie del Consorzio di Tutela del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene D.O.C. e presenti al Vinitaly 2001 che hanno aderito alla ricerca prestando la loro collaborazione sono state 36 su un totale di 47, (76,6%), se teniamo conto di tutte le aziende socie del Consorzio (108) la percentuale scende al 33,3%, se invece le rapportiamo al totale degli espositori presenti a Verona, 3.566, la percentuale scende al 1%. Queste realtà produttive sono distribuite su 16 diversi comuni della provincia di Treviso (Tab. 5.4), alcuni dei quali (Oderzo, Crocetta del Montello e San Vendemiano per esempio), sono siti al di fuori dei confini che delimitano la zona di denominazione o vi sono compresi solo in parte, questa situazione comunque non pregiudica in alcun modo la produzione e la qualità del prodotto finito, perché , come riportato nel disciplinare di produzione (Allegato 1), le operazioni di vinificazione devono essere effettuate all'interno della zona di produzione delimitata nell'art. 3. Tuttavia, tenuto conto delle situazioni tradizionali di produzione, è consentito che tali operazioni siano effettuate nell'intero territorio dei comuni, anche se compresi soltanto in parte nella zona delimitata. Per quanto riguarda la sottozona "Superiore di Cartizze", le operazioni di vinificazione devono essere effettuate entro il territorio del Comune di Valdobbiadene. Le operazioni di preparazione del vino spumante e frizzante, devono essere effettuate nel territorio della provincia di Treviso. E' in facoltà del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali di consentire che le suddette operazioni di preparazione siano effettuate in stabilimenti situati nella provincia di Venezia, a condizione che in detti stabilimenti le ditte interessate producano - da almeno 10 anni prima dell'entrata in vigore del decreto del Presidente della Repubblica 12 luglio 1963, n.930 - i vini spumanti e frizzanti, utilizzando come vino base il "Conegliano - Valdobbiadene. Le produzioni totali (Prosecco D.O.C., vini I.G.T. e Vino da tavola) delle aziende intervistate sono comprese trai 400 e i 780.000 ettolitri, la media risulta essere quindi di 38.211,67 ettolitri; le 36 aziende intervistate rappresentano il 33,3% del totale delle aziende imbottigliatrici (108) socie del Consorzio.

Tab. 5.4 - Distribuzione delle aziende per comune e classi di dimensione produttiva

La realtà comunale più rappresentativa, come numero di aziende presenti sul territorio, è quella di Valdobbiadene, ben 11 aziende che hanno risposto al questionario, il 31% del totale del campione analizzato, al secondo posto in classifica, ma staccati di ben 8 unità, troviamo i comuni di Susegana, Vidor e Farra di Soligo. Analizzando invece la tabella secondo le classi produttive, rileviamo che il maggior numero di aziende,15 (il 42% del campione analizzato) rientrano nel range produttivo compreso tra i 1.001 e i 5.000 ettolitri, al secondo invece posto troviamo le 9 realtà produttive (25% del campione) che producono tra i 5.001 e i 20.000 ettolitri. La tabella 5.5 riporta invece la distribuzione per comuni delle aziende non per ettolitri di vino prodotti ma bensì per numero di bottiglie prodotte, questa distribuzione, oltre a confermare la leadership di Valdobbiadene come comune con più realtà produttive presenti sul territorio, pone in evidenza la classe produttiva più numerosa, quella compresa tra le 100.001 e le 500.000 bottiglie, vi si trovano infatti ben 12 aziende, cioè un terzo del campione oggetto di studio.

Tab. 5.5 - Distribuzione delle aziende per numero di bottiglie prodotte

Un'altra tabella a nostro avviso interessante, la 5.6, essa ci permette di comprendere come sia ripartita la produzione di bottiglie per classi rispetto a quella totale sempre per classi. Va tenuto presente poi che sebbene del vino prodotto totalmente dal campione, solo il 40% venga venduto come imbottigliato, risultano essere 20 le aziende (il 55%) del campione che utilizzano solo questa modalità di commercializzazione. questo fenomeno è spiegato dalla presenza, nelle altre 16 aziende che attuano la commercializzazione di tipo "misto" (sfuso più bottiglie), di tre delle quattro cantine sociali socie del Consorzio che annoverano soci che oltre al Prosecco D.O.C. producono anche altri tipi di vini caratteristici della Marca Trevigiana.

Tab. 5.6 - Distribuzione delle aziende per ettolitri di vino e bottiglie prodotti

Si può notare come ben 12 delle 36 aziende intervistate (il 33% del campione) producano tra le 100.001 e le 500.000 bottiglie. 8 invece (il 22%) sono le aziende che riescono a produrre fino a 100.000 bottiglie di vino. E' interessante rilevare come le 12 realtà aziendali sopraccitate fanno tutte parte della medesima classe produttiva, quella compresa tra i 1.001 e i 5.000 ettolitri; di queste aziende ben 7 sono quelle che imbottigliano tutta la loro produzione, le restanti 5 invece commercializzano anche vino sfuso. Bisogna comunque anche rilevare che ci sono ben 9 aziende (il 25% del campione) che commercializzano più di 1.000.000 di bottiglie di vino, 5 arrivano alla soglia dei 4.000.000 di bottiglie e 4 la superano: la realtà più grande arriva a commercializzare ben 15.000.000 di bottiglie.
5.5.2. Le attività di commercializzazione
Passeremo ora ad analizzare le attività di commercializzazione del campione che stiamo studiando, per fare ciò sono stati utilizzati i dati che abbiamo raccolto con le risposte alla domanda n°7 sui mercati, alla domanda n°8 sui canali di vendita e alla domanda n°9 sulle forze vendita e che poi abbiamo incrociato con i dati relativi alle produzioni.

Tab. 5.7 - Modalità di vendita aziendali

Iniziamo l'esposizione dei risultati dello studio descrivendo la situazione delle forze vendita a cui fanno ricorso le aziende del campione. Come si può vedere dalla tabella 5.7, le risorse a cui la maggior parte delle realtà fa riferimento sono gli agenti di commercio e i distributori che hanno ottenuto 28 risposte positive entrambi (77,7% del campione intervistato); le aziende dunque nella maggior parte dei casi prediligono fare riferimento a venditori dipendenti piuttosto che a liberi professionisti come i rappresentanti, 13 preferenze (36% sul campione) i quali generalmente sono plurimandatari cioè possiedono rapporti commerciali con più di una azienda vitivinicola e sovente non vendono solo vino ma anche generi alimentari per l'alta gastronomia.
Per quanto riguarda invece i distributori abbiamo rilevato che i rapporti commerciali con i distributori nazionali sono pressoché inesistenti; l'azione degli agenti di commercio e dei rappresentanti risulta essere sufficientemente capillare ed efficace per assicurare la totale copertura del territorio nazionale in fatto di vendite. Passando però al mercato estero le cose si invertono, avere dei rappresentanti in mercati extra nazionali risulta essere difficile per gestire sia i contatti sia i pagamenti; la difficoltà nei contatti è legata soprattutto alla scarsa conoscenza di una lingua straniera, problema che invece i distributori non hanno vista la presenza in sede o direttamente sul territorio di personale qualificato per le lingue straniere. Particolare importanza poi rivestono le diversità nelle modalità di pagamento, con i distributori avviene generalmente tramite bonifico bancario prima della partenza della merce, mentre in alcuni casi con gli agenti di commercio o i rappresentanti i pagamenti possono essere posticipati dopo la spedizione della merce anche di diverso mesi. Tipologie di vendita quali telefono, posta e televendita, richiedono una preparazione adeguata e specifica del personale e poi il consumatore di vino di qualità ritiene deleterio e poco consono al prodotto stesso l'utilizzo di tali sistemi di vendita per qualsiasi realtà vitivinicola che produce vini di qualità chiaramente non destinati, per mancanza di prodotto, ai mercati dei convenience goods.
Proseguiamo riportando i risultati riguardanti i mercati dove viene venduto il prodotto e i canali di vendita utilizzati dalle aziende. Il campione intervistato, stando alle risposte rilevate sui questionari, possiede complessivamente un potenziale commerciale di 1.375.620 ettolitri di vino (Tab. 5.8), il 37% circa di questo viene venduto in bottiglia, che corrisponde a circa 70 milioni di bottiglie (Tab. 5.9). Tra tutte queste bottiglie prodotte, quelle di Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene D.O.C., sono all'incirca 12.600.000. Sapendo che la produzione totale di bottiglie nella vendemmia 2000 è stata di 35.994.000, riusciamo a determinare la quota di mercato che le 36 aziende intervistate detengono: tale quota risulta essere pari al 35%.

Tab. 5.8 - Destinazione geografica del vino commercializzato (dati in ettolitri)

Analizzando la commercializzazione complessiva del prodotto vino, sfuso più bottiglie, per destinazione geografica (Tab. 5.8) rileviamo che il mercato più importante in assoluto dei tre identificati è quello estero con 525.486,90 di ettolitri, il 38,2% del prodotto totale, seguito da quello nazionale con 493.847,55 di ettolitri (35,9%) e da quello regionale con 356.285,55 di ettolitri (25.9%). Nel complesso le realtà considerate si posizionano in un mercato molto ampio con ottime prospettive di sviluppo in quanto il mercato estero risulta essere sufficientemente consistente per garantire e permettere un confronto con altre realtà produttive europee ed extra europee. Il mercato nazionale risulta essere tenuto in considerazione come veicolo necessario per avere uno sviluppo continuo delle realtà intervistate e fungere da vetrina per gli interlocutori esteri che vengono a visitare il nostro paese. Il mercato regionale risulta poco stimolante per lo sviluppo aziendale in quanto trattasi di un mercato prettamente locale che difficilmente permette di ottenere l'affermazione di prodotti di qualità. Per quanto concerne il vino imbottigliato, dalla tabella 5.9 vediamo che le 69.185.000 bottiglie vengono prodotte per meno del 1% da aziende con un range produttivo fino a 1000 ettolitri, per il 7,1% da quelle comprese tra 1.001 e 5.000 hl, per il 13% dalle realtà con produzione comprese trai 5.001 e i 20.000 hl, per il 38,7% da aziende tra 20.001 e i 100.000 hl ed il rimanente 40,5% da quelle che producono più di 100.000 ettolitri di vino.
Un'ultima considerazione scaturisce dal raffronto del numero delle bottiglie, ben 47.500.000, prodotte dalle 5 aziende che rientrano nella classe produttiva "più di 4.000.000 di bottiglie", notiamo infatti che queste 5 realtà da sole detengono il 68,65% della produzione totale di vino in bottiglia.

Tab. 5.10 - Destinazione geografica del vino commercializzato in bottiglia

La tabella 5.10 riporta i dati relativi alle destinazioni commerciali (mercato regionale, nazionale o estero) delle bottiglie prodotte. Secondo i dati forniti dagli intervistati, il 45,3% delle bottiglie viene destinato al mercato estero, il 39,7% al mercato nazionale ed il rimanente il 15% a quello regionale.

Tab. 5.9 - Vino commercializzato per classi di vino imbottigliato e di vino prodotto

5.5.3. L'attività di comunicazione aziendale

Tab. 5.11 - Aziende per ettolitri di vino prodotto e classi di spesa annui

Il terzo obiettivo prevede l'analisi delle attività comunicative che le varie aziende attuano nei confronti dei loro prodotti attraverso l'analisi degli investimenti effettuati e dei mezzi utilizzati; per quanto riguarda gli investimenti sostenuti, sono stati incrociati i dati ottenuti dalle risposte alla domanda n°4 ove appunto si chiedeva di indicare il range di spesa annuo che l'azienda sostiene per le varie azioni di promozione e i dati riguardanti la produzione totale di vino; abbiamo così ottenuto alla fine una tabella riassuntiva (Tab.5.11) molto interessante. Possiamo infatti vedere come quasi il 50% del campione (15 aziende) investa annualmente più di 25.000 € nella promozione e come in questo range vi si trovino: più dell'80% delle grandi realtà produttive, come è logico aspettarsi e il 14 % circa (3 su 21) di quelle medio - piccole. Segno inconfutabile questo della sempre maggiore importanza data alla comunicazione come vettore dello sviluppo aziendale. Ad avallare questa tesi poi concorrono pure i seguenti risultati: solo 2 aziende su 21 (il 5% circa), delle realtà medio - piccole, spendono meno di 2.500 € all'anno in promozione, mentre il 76% (16 su 21) spende tra i 5.000 e i 15.000 €; il range di spesa comunque che annovera la maggior frequenza, 7 aziende su 21 (il 33%), per questo tipo di realtà produttiva, è risultato essere quello compreso tra i 5.000 e i 7.500 € di investimento annuo. Emerge una sola incongruenza dall'analisi dei dati che sono stati raccolti, c'è infatti un'azienda che produce dai 20.000 ai 100.000 ettolitri di vino, ma investe solo tra i 5.000 e i 7.500 € all'anno in promozione.
Per sapere quali strumenti comunicazionali le aziende utilizzino e quali tra questi reputino più efficaci abbiamo ordinato in modo decrescente le risposte fornite alla domanda n°3 (Tab.5.12) e, tenendo conto del numero di preferenze positive si sono costruite tre classi d'importanza in merito all'uso di suddetti mezzi, inoltre abbiamo riportato affianco le percentuali che indicano il grado di efficacia che gli intervistati hanno assegnato a ciascun strumento presente nell'elenco.
La prima classe d'importanza ha un punteggio di preferenze superiore a 30, la seconda un valore di importanza compreso tra 15 e 30, mentre la terza classe ha un valore di importanza inferiore a 15.
Nella prima classe rientrano le seguenti: presenza su guide del settore e ricevimento visitatori con 32 preferenze. Nella seconda troviamo: sito Internet con 30 preferenze, brochure con 29 preferenze, manifestazioni locali con 27 preferenze, stampa specializzata con 26 preferenze, cantine aperte con 25 preferenze, organizzazione di eventi aziendali e partecipazione a eventi fieristici con 21 preferenze, sponsorizzazioni con 19 preferenze. Nella terze ed ultima fascia si collocano: invii postali con 14 preferenze, stampa generica con 13 preferenze, telefono con 12 preferenze, spot televisivi e affissioni con 8 preferenze, spot radiofonici con 7 preferenze e infine spot al cinema e televendita con 5 preferenze.

Tab. 5.12 - Importanza dei mezzi comunicazionali utilizzati dalle aziende

Da questi risultati appare evidente come le aziende intervistate prediligano adottare strategie promozionali e comunicative che mirino a far ottenere il contatto diretto con il consumatore finale per permettere loro di aumentare il grado di conoscenza aziendale e per fidelizzare maggiormente con i prodotti dell'azienda ma anche con altri aspetti, quali il territorio, legati direttamente al prodotto. In secondo piano invece vengono posti tutti quei mezzi che sono propri della comunicazione attuabile nei confronti degli addetti ai lavori; molte volte eventi fieristici, manifestazioni locali o altre iniziative del genere, risultano essere prese in considerazione nei programmi di comunicazione e promozione o perché sono organizzati o sovvenzionati dagli enti pubblici che attuano o sono preposti alla promozione verso quel determinato prodotto.
I mezzi promozionali considerati "di terza classe" cioè quelli che hanno avuto meno di 15 preferenze, sono quelli utilizzati o da poche aziende o generalmente in maniera saltuaria. Le realtà interessate vi partecipano o si adoperano in tali mezzi solo perché c'è la condizione di potersi associare in maniera passiva a promozioni o pubblicità di prodotti similari come tipologia. Gli spot al cinema, radiofonici, e televisivi oltre che risultare ai più troppo onerosi visti i budget richiesti per una campagna promozionale, vengono considerati poco efficaci per permettere all'utente finale di discriminare tra l'immagine ed il prestigio di un'azienda vitivinicola di qualità e la medesima di una realtà produttiva in scala industriale.
Gli intervistati inoltre, come si vede dai numeri riportati nelle ultime quattro righe, reputano la maggior parte di questi strumenti comunicazionali abbastanza importanti ai fini di successo di iniziative comunicative, gli unici due mezzi che invece risultano essere reputati molto importanti sono il ricevimento dei visitatori in azienda e gli spot televisivi. L'efficacia di questi ultimi è oramai assodata, difatti chi può sostenere investimenti di un certo rilievo per promuovere un prodotto ricorre al mezzo mediatico televisivo, diversa invece è la situazione per quanto riguarda i ricevimenti dei visitatori, mentre fino a poco tempo fa erano visti quasi come elemento di disturbo alle attività produttive aziendali, oggi invece la maggior parte dei produttori sta maturando e riesce a capire meglio le vere potenzialità di questo strumento della comunicazione. Tenendo conto infatti che i mercati come pure i gusti dei consumatori sono sempre in continua evoluzione, si capisce perché risulti molto difficile, attualmente, riuscire a vendere un prodotto che non sia di qualità, ma soprattutto come sia difficile vendere un prodotto di cui non si riescano a far giungere ai consumatori gli stimoli e gli strumenti perché possano percepire tutti gli aspetti della qualità legata al prodotto. Per questo le visite guidate in azienda da parte dei consumatori acquistano un'importanza strategica, infatti risultano lo strumento ideale, specialmente nel nostro contesto di studio, il vino, per permettere alle aziende di comunicare loro tutte le caratteristiche dei propri prodotti e soprattutto di renderli capaci di distinguere un prodotto che presenta un preciso standard qualitativo da uno qualsiasi.
Dopo aver appurato quali siano i vari mezzi di comunicazione usati e il grado di fiducia che le aziende ripongono nei riguardi dell'efficacia dei medesimi, individueremo le strategie aziendali future riguardanti tali strumenti. A questo scopo, sempre usufruendo delle risposte alla domanda 3, si è creata la tabella 5.13 in cui, affianco alle preferenze avute, sono state introdotte le percentuali relative alle risposte aumentare, ridurre, lasciare invariato, o introdurre, riguardanti l'utilizzo futuro dei mezzi comunicativi presenti nell'elenco. Questi valori ci permettono di capire per l'appunto quali saranno le tendenze future e di conseguenza le strategie che le diverse aziende attueranno in termini di comunicazione, di riflesso chiaramente si potrà anche prevedere come varieranno gli investimenti destinati alle azioni comunicative.
Analizziamo dunque la situazione degli strumenti presenti nella tabella partendo dalla colonna "aumentare", notiamo che la percentuale maggiore la ottiene la voce sito Internet, 63,3%, seguito da stampa specializzata, partecipazione a eventi fieristici e presenza su guide del settore con percentuali superiori al 50% e da organizzazione di eventi aziendali, stampa generica, sponsorizzazioni, brochure e telefono con percentuali comprese tra il 30 e il 50%. Le altre voci fanno segnare percentuali inferiori o addirittura pari a zero (spot radiofonici, televendita e spot al cinema).
Appare chiaro come le risposte indichino le strategie che la maggior parte delle aziende intervistate, per quanto riguarda il potenziamento dei budget da destinare alla comunicazione, intenderanno seguire. Le aziende sperano per il futuro sui benefici che si potrà trarre dall'evoluzione delle tecnologie legate alla rete Web e di conseguenza dei propri siti virtuali di presentazione per raggiungere chiunque in ogni angolo del mondo e per facilitare gran parte delle operazioni di ordini e pagamenti; sono altresì coscienti del fatto che questi investimenti vanno però pensati in un'ottica di medio lungo - periodo e perciò ritengono, per il breve periodo, che una più massiccia ed efficace partecipazione a eventi fieristici di rilievo internazionale, come il Vinitaly, e la presenza sulle guide del settore, possa dare degli ottimi risultati e permettere lo stesso di raggiungere un discreto numero di potenziali clienti. Non credono quindi assolutamente, come viene detto da più parti, che l'eccessivo numero di operatori presenti crei enormi difficoltà portando la vetrina del vino italiano nel mondo ad essere la Babele del prodotto vino, in cui nello stesso tempo si possono stipulare o lasciarsi scappare i migliori affari. Godono di ottima fiducia però anche scelte "meno tecnologiche" che anzi privilegiano l'uomo alla macchina come il ricevimento dei visitatori in azienda che permette all'azienda stessa di gestire l'immagine della propria impresa vitivinicola senza l'ausilio di intermediari, come ad esempio bisognerebbe avere per allestire un sito Internet efficace o uno stand fieristico valido, potendo così curare in ogni particolare la valorizzazione del proprio prodotto.

Tab. 5.13 - Strategie future riguardanti i mezzi pubblicitari utilizzati dalle aziende

Per di più questo tipo di comunicazione, come pure quello legato alla stampa specializzata che è sempre in maggior espansione e che permette di trasmettere un'immagine aziendale legata ad una zona tipica di qualità, non abbisognano di un eccessivo esborso di denaro come quello richiesto per la partecipazione ad una fiera o l'iscrizione ad un portale con relativa realizzazione di un sito dedicato e aggiornamento delle tecnologie aziendali.
L'organizzazione di eventi aziendali è pure molto sentita perché permette alle singole aziende di emergere dalla massa e dotare così i proprio clienti di precisi criteri distintivi per riconoscere i prodotti a cui sono più affezionati tra tutti gli altri, tutto questo poi può essere attuato senza un eccessivo investimento in termini di risorse economiche e aziendali.
Contraddittorie secondo noi invece appaiono le poche preferenze avute dalla voce cantine aperte, evento organizzato a livello nazionale dal movimento turismo del vino che porta sicuramente ad avere un elevato numero di visitatori in azienda nella giornata in cui viene organizzata, e che è molto simile per concezione ad una giornata in cui l'azienda stessa autonomamente riceve dei visitatori. Una delle possibili spiegazioni della sfiducia verso tale manifestazione potrebbe essere la seguente: la manifestazione si svolge a livello nazionale quindi coinvolge un elevato numero di persone. Queste si recano presso le aziende aderenti alla manifestazione e li passano gran parte della giornata tra assaggi di prodotti tipici e visite alle tenute e oltretutto godono di prezzi di favore relativamente a quella giornata sui prodotti acquistati. Questa situazione però non è bene accetta da altre realtà legate economicamente all'indotto prodotto dall'enoturismo, come ad esempio i ristoratori, e che partecipano solo marginalmente al business creato dalla manifestazione. Per tale motivo e al fine di evitare contrasti stridenti con le realtà della ristorazione locale e non, che oltretutto sono già, o potrebbero diventare, loro clienti, molte aziende in un futuro prossimo probabilmente non aderiranno più alla manifestazione, o se lo faranno sicuramente troveranno delle alternative, ad esempio la stipula di convenzioni, tali da coinvolgere anche le altre realtà dell'indotto enoturistico locale.
Per quanto riguarda il futuro utilizzo di mezzi promozionali quali la presenza su stampa "generica" locale e non e le sponsorizzazioni si nota chiaramente la poca fiducia espressa dalle aziende intervistate verso tali mezzi, rei di non produrre benefici proporzionali agli investimenti sostenuti. Fiducia che invece svanisce completamente considerando il futuro impiego dei mezzi di promozione finiti nell'ultima parte della tabella 5.12 e cioè la partecipazione a manifestazioni locali, gli invii postali, il telefono, gli spot televisivi, radiofonici e al cinema, le affissioni e in ultimo le televendite. Questi canali promozionali risultano esclusi o quasi dalle programmazioni future perché presentano efficacia promozionale molto scarsa in quanto, oltre ad avere costi troppo elevati per la maggior parte delle aziende oggetto dello studio, come nel caso degli spot in genere o delle televendite, non riescono ancora a trasmettere completamente e chiaramente, nel caso del prodotto vino, il messaggio legato al concetto di qualità; concetto fondamentale a cui fanno oramai riferimento tutte le aziende e che si rivela indispensabile per pensare di entrare in nuovi mercati. Segnaliamo comunque che nel per quanto riguarda gli spot televisivi e al cinema, sono stati gli unici due mezzi presenti nella lista ad ottenere una percentuale significativa alla voce introdurre, questo significa che, se da un lato chi già utilizza questi vettori comunicazionali pensa in futuro di limitarne l'uso, dall'altro chi non li ha ancora sperimentati, in un futuro prossimo vi farà ricorso.
Le ultime considerazione vanno rivolte alla colonna "ridurre", è interessante notare come le voci che presentano percentuali che indichino un loro sostanziale ridimensionamento sono solo 6: manifestazioni locali, Cantine aperte, sponsorizzazioni, stampa generica, affissioni e televendita, mentre tutte le altre voci presentano o percentuali inferiori al 6% o addirittura pari a zero (ricevimento visitatori, sito Internet, brochure, partecipazione a eventi fieristici, invii postali, stampa generica, telefono, affissioni, spot televisivi, spot radiofonici, televendite e spot al cinema). Questo indica che la maggior parte delle aziende intervistate sta comprendendo in maniera sempre più concreta, l'importanza rivestita dalle strategie comunicative in materia di promozione aziendale. La figura 5.3 riassume tutto quanto descritto fin qui in modo dettagliato e permette di avere una visione d'insieme dell'importanza, dell'interesse e delle tendenze future che riguardano i mezzi comunicazionali utilizzati dalle aziende intervistate.

5.5.4. La partecipazione a Vinitaly

Cercheremo ora di comprendere le motivazioni che spingono le aziende ad investire risorse umane ed economiche su questa fiera e in che modo queste vengano utilizzate. Le 36 aziende che hanno scelto Vinitaly 2001 come vettore comunicativo, promozionale e di valorizzazione per i propri prodotti erano collocate nel padiglione numero 8 del quartiere fieristico veronese, 28 di queste esponevano i loro vini in uno stand proprio, le restanti 8 invece o erano presentate da altre aziende negli stand delle medesime oppure esponevano nello stand messo a disposizione dalla C.C.I.A.A. di Treviso che ogni anno riserva un'area espositiva per delle realtà aziendali che vogliono partecipare a questa fiera ma che, o non possono sostenere le spese o che vi partecipano per la prima volta. La scelta tra le due soluzioni espositive comunque non è dettata solo dalle dimensioni produttive aziendali, infatti in tabella 5.14 notiamo che ci sono 5 aziende con produzioni totali massime di 5.000 ettolitri di vino che scelgono la via più economica per partecipare al Vinitaly.

Tab. 5.14 - Tipologia di stand scelta in rapporto alle produzioni totali aziendali

Dalla tabella appare altresì chiaro come la dimensione produttiva aziendale non sia l'unico, ma il più frequente, dei motivi discriminanti la scelta della tipologia standistica da seguire. Sono infatti le aziende più piccole ad essere maggiormente presenti con lo stand associato, mentre le più grandi optano la scelta di tipo individualista.
Passiamo ora a considerare un altro fattore fondamentale che permette di comprendere maggiormente il comportamento delle aziende nei riguardi di un evento comunicativo come il Vinitaly: gli anni di presenza alla manifestazione. Tutti gli intervistati sostengono che tale parametro sia altamente distintivo specialmente agli occhi degli addetti ai lavori; gli anni di presenza permettono sovente di discriminare le realtà produttive di recente fondazione o di recente sviluppo da quelle definite storiche che sicuramente in un certo senso gli acquirenti considerano più affidabili in termini di qualità e costanza del prodotto.
L'analisi dell'affettività del campione analizzato verso questa fiera viene rilevata dalla lettura della tabella 5.15, in essa si sono incrociati gli anni di presenza alla manifestazione delle singole aziende con le rispettive produzioni totali di vino in ettolitri.

Tab. 5.15 - Tipologia standistica scelta in rapporto alle produzioni totali aziendali

Notiamo subito che il 72,2% (26 aziende) del campione preso in esame partecipa al Vinitaly da più di 6 anni e indipendentemente dalle dimensioni produttive; mentre le restanti 10, che vi partecipano da meno di 6 anni, sono nella quasi totalità dei casi, aziende che producono meno di 20.000 ettolitri di vino. Da un'analisi più completa di questa ultima categoria abbiamo potuto constatare che si tratta o di aziende vitivinicole di recente fondazione o di aziende che da poco tempo imbottigliano, in parte o tutto, il loro prodotto, mentre prima esso veniva commerciato solo come sfuso.
I dati legati agli anni di presenza dimostrano chiaramente come sia elevato il grado di soddisfazione e di fiducia delle aziende aderenti al consorzio che scelgono ogni anno l'evento Vinitaly come mezzo di promozione diretto sia per il prodotto Prosecco D.O.C. di Conegliano e Valdobbiadene sia per gli altri loro prodotti.
Per quantificare l'elevato grado di apprezzamento rilevato, e quindi riuscire a ottenere una valutazione dell'impatto generato dalla partecipazione alla fiera sulle vendite delle singole aziende, abbiamo costruito la tabella 5.16; in essa sono state incrociate le risposte relative alla domanda n°5 sulle percentuali dei contatti che diventano poi clienti, e le produzioni totali ripartite in classi.

Tab. 5.16 - Aziende per ettolitri di vino prodotto e percentuale dei contatti avuti

I risultati ottenuti mettono in evidenza come il parametro considerato, la percentuale di contatti, non sia quello preponderante, ma faccia parte assieme ad altri, ad esempio la qualità del prodotto proposto, di un paniere che concorre a costruire quel rapporto di soddisfazione e fiducia, sopracitato, che anno dopo anno stimola le aziende a ritornare ad esporre i propri prodotti migliori al Vinitaly. 16 aziende, il 44% del campione, infatti hanno risposto che la percentuale dei contatti divenuti clienti è stata inferiore al 5%, mentre 12 (il 33%) sono invece le aziende in cui i contatti hanno avuto un esito positivo per una percentuale compresa tra il 5 e il 10 % e 8 (il 22%) quelle che hanno avuto contatti positivi maggiori del 10%. Tra le 28 realtà aventi una percentuale di contatti positivi inferiori al 10% rileviamo che il 60% di esse (17 aziende) sono delle piccole - medie aziende, cioè hanno produzioni inferiori ai 5.000 ettolitri di vino, mentre tra le 4 aziende che hanno avuto la miglior soddisfazione dalla partecipazione a Vinitaly 2000, cioè in cui i contatti concretizzati sono stati più del 20%, 2 sono piccole - medie imprese e 2 appartengono alla categoria delle grandi realtà produttive (produzioni superiori ai 5.000 ettolitri).
5.6. Considerazioni conclusive
Le 36 aziende socie del Consorzio di Tutela del Vino Prosecco D.O.C. di Conegliano e Valdobbiadene ritengono utile partecipare all'evento Vinitaly perché oltre a godere dell'elevato prestigio in quanto vetrina più importante a livello europeo e tra le prime al mondo per la viticoltura italiana, permette alle realtà intervistate di affacciarsi su nuovi mercati, giungere a nuovi consumatori finali e quindi intrattenere nuove opportunità commerciali che saranno fonte del futuro sviluppo aziendale.
Il Vinitaly quindi, nelle sue 5 giornate di apertura, proietta tutti i partecipanti in un mercato unico sia per opportunità che per estensione, "in così poco spazio" ci si trova al centro del mondo vitivinicolo.
Per questo motivo la promozione delle aziende consociate al Consorzio di Tutela del Vino Prosecco D.O.C. di Conegliano e Valdobbiadene, come si deduce da questo lavoro, non sarà solo, come successo nelle ultime rassegne, ridotta a depliants a corredo dei vini esposti, o poco più. Si sta capendo che servono nuove strategie sempre più precise alle esigenze di un prodotto così particolare come il vino se si vorrà trasmettere, a tutte le figure della filiera, il concetto di qualità del prodotto stesso. E' chiaro altresì che questi passaggi obbligati richiederanno tempo e notevoli investimenti; l'unica difficoltà che si incontra in questo processo di radicale rivisitazione del modo di fare promozione, è far capire alle realtà produttive più piccole, che i vantaggi legati a tutto ciò saranno appannaggio di tutti e non solo delle realtà produttive più "forti".
Il primo passo è rappresentato, per il prosecco D.O.C. di Conegliano e Valdobbiadene, dalla rivalorizzazione del marchio di prodotto comune in modo da permettere ai consumatori di riconoscere e poter distinguere il prodotto prosecco D.O.C. da altri prodotti simili ma qualitativamente più scadenti notando la presenza dello stemma del consorzio sulle bottiglie e indipendentemente dalla marca riportata in etichetta.
L'indagine mette in luce in modo chiaro che gli obiettivi futuri comuni delle aziende intervistate, in tema di promozione, saranno:
- confermare la qualità dei prodotti;
- aumentare progressivamente il grado di credibilità, di serietà e di professionalità aziendale;
- difendere i concetti di tipicità, di origine e di vocazione vitivinicola del territorio; trasmettere la passione e l'impegno del proprio lavoro;
- far conoscere la storia e la tradizione legate al territorio e al prodotto;
In questo disegno appare fondamentale il ruolo che dovrà svolgere in futuro il Consorzio di Tutela del Vino Prosecco D.O.C. di Conegliano e Valdobbiadene, che non dovrà più avere solo il ruolo di garante della qualità del prodotto commercializzato con l'effige del proprio marchio, ma dovrà diventare un vero e proprio motore istituzionale in campo promozionale. Questo permetterà alle aziende socie, specialmente quelle di ridotte dimensioni produttive, di selezionare le strategie promozionali più consone ai propri fini e di ottimizzare i budget da destinare loro.


Tesi di Laure di: Zanchetta Luca - e-mail lucazanchetta@yahoo.com
Laurea in Scienze e Tecnologie Agrarie, indirizzo gestionale, presso l'Università degli Studi di Udine
110/110 e lode

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