CAPITOLO
QUARTO
IL
CONSORZIO DI TUTELA DEL PROSECCO DI CONEGLIANO E VALDOBBIADENE D.O.C
"Poiché
Il Signore L'Iddio d'Israele
mi ha detto questo: Prendi dalla mia mano
questo calice del vino del furore
e lo devi far bere a tutte le nazioni
alle quali ti manderò"
Geremia 25:15
4.1. Introduzione
Lo scopo del capitolo precedente era chiaramente quello di tracciare
un quadro completo ed esauriente della situazione comunicazionale di
stampo collettivo che ruota attorno al Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene.
Sono infatti stati analizzati dapprima i soggetti promotori di tali
attività, successivamente invece ci siamo occupati degli strumenti
impiegati per promuovere il prodotto Prosecco. In questo capitolo invece
concentreremo l'attenzione su uno in particolare dei soggetti promotori
della comunicazione collettiva: il Consorzio di Tutela e Valorizzazione
del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene D.O.C., cercheremo di capire
bene quali sono le sue caratteristiche, i suoi ruoli e quali siano le
attività comunicazionali promosse nei riguardi del prodotto che
tutela.
4.2. Obiettivi
Gli obiettivi che perseguiremo in questo capitolo sono sostanzialmente
tre:
1. Ottenere una descrizione completa dei Consorzi vinicoli italiani.
Più precisamente analizzeremo il loro inquadramento giuridico,
il loro ruolo nei confronti della promozione di un marchio collettivo
e il rapporto che sussiste tra i produttori ed il marchio collettivo
in Italia ed infine descriveremo le caratteristiche dei Consorzi vinicoli
in Italia.
2. Conoscere da vicino il Consorzio di Tutela e le proprie attività.
Tracceremo a tal proposito un profilo storico riguardante la nascita
dell'ente, ci occuperemo successivamente della zona d'origine e del
prodotto oggetto della tutela analizzando sia aspetti colturali che
economici.
3. Analizzare le attività comunicazionali del Consorzio. Vedremo
dapprima quali sono gli strumenti comunicativi a cui il Consorzio fa
ricorso per promuovere il Prosecco e come essi vengano utilizzati. Successivamente
approfondiremo lo studio di uno di questi, la manifestazione denominata
"Vino in Villa" che ogni anno il Consorzio organizza presso
la propria sede a fine maggio.
I CONSORZI VINICOLI IN ITALIA
4.3. Legislazione dei Consorzi nell'ordinamento giuridico italiano
Nella legislazione italiana con il termine Consorzio si indicano tipologie
diverse di istituti; come esempio citiamo i Consorzi di bonifica e di
miglioramento fondiario in ambito di diritto privato, e i Consorzi comunali,
provinciali e portuali in ambito di diritto pubblico. Ogni ente presenta
delle differenze rispetto agli altri sia in termini di competenze specifiche
proprie che di disciplinari che regolamentano l'ente stesso e tutti
i suoi associati. Vi è però, tra tutte queste diversità,
anche un elemento comune a qualsiasi ente: lo scopo sociale. I Consorzi
infatti sono organismi creati per ottenere il soddisfacimento comune
di un bisogno proprio dei soggetti che si associano al Consorzio stesso.
Iniziamo il nostro viaggio all'interno del mondo dei Consorzi citando
la nozione civilistica di contratto di Consorzio in modo da poter capire
chi o cosa sono, con che finalità si propongono soprattutto a
chi sono rivolti. Nel codice civile, all'articolo 2602, 1° comma,
troviamo la seguente definizione: "più imprenditori istituiscono
un'organizzazione comune per la disciplina o per lo svolgimento di determinati
fasi delle rispettive imprese".
Queste forme di cooperazione sono utilizzate soprattutto dalle imprese
di piccole e medie dimensioni con il fine di recuperare, raggiungere,
accrescere e mantenere la propria competitività sui vari mercati
attraverso una sensibile riduzione delle spese generali d'esercizio
e l'ottenimento di economie di scala.
In altre parole i Consorzi agevolano l'attività di imprese già
operanti nel settore di riferimento comune e proprio ad ogni associato.
Trattando in questo lavoro di Consorzi volontari per la tutela dei vini
a denominazione d'origine, è utile ricordare che la normativa
di riferimento, per tali enti, è la legge n.164 del 10/02/1992
che ha sostituito la precedente legge n. 930 del 1963.
La nuova legge permette di valorizzare le realtà vitivinicole
delle zone di produzione, in quanto la denominazione costituisce un
presupposto giuridico su cui costruire un'azione di marketing basata
sulla correlazione dei seguenti fattori:
- produzione e mercato
- livello qualitativo
- tipologia e prezzo del prodotto
Il Capo VII della legge 164, agli articoli 19 e 21, prescrive che per
ciascuna denominazione d'origine, o indicazione geografica tipica, possano
essere costituiti Consorzi volontari aventi funzioni di:
- tutela;
- valorizzazione;
- cura generale degli interessi relativi alle I.G.T. - D.O.C. - D.O.C.G.
La legge specifica, inoltre, le ulteriori attività che possono
svolgere i Consorzi autorizzati, ossia quelli che rispettano le seguenti
prescrizioni:
i. devono rappresentare almeno il 40% dei produttori e della superficie
iscritta all'albo dei vigneti (nel caso di D.O.C. e D.O.C.G.) o all'elenco
delle vigne (nel caso di I.G.T.);
ii. devono essere retti da uno statuto che permetta l'ammissione senza
discriminazione di viticoltori singoli o associati, vinificatori, imbottigliatori
autorizzati e che garantisca la loro rappresentanza in consiglio di
amministrazione;
iii. devono disporre di strutture e risorse adeguate ai compiti;
iv. non devono gestire, direttamente o indirettamente, marchi collettivi
o attività di tipo commerciale o promozionale concernenti i soli
associati.
Nel caso in cui l'ente consortile rispetti queste prescrizioni, il Consorzio
può:
- collaborare alla vigilanza sull'applicazione della legge 164 stessa
nei confronti dei propri affiliati;
- organizzare le attività di produzione e commercializzazione
delle categorie interessate.
L'intento della legge 164 è quindi quella di regolamentare, tutelare
e controllare i vini D.O.C. e I.G.T. all'origine; tutto questo a garanzia
della lealtà dei produttori di uva e di vino ma soprattutto del
consumatore. Difatti acquistando o semplicemente consumando un vino
D.O.C. o I.G.T., si è certi di avere a che fare con un prodotto
ottenuto seguendo i dittami dei disciplinari di ogni singolo Consorzio.
I Consorzi, però, essendo volontari, potrebbero anche non organizzarsi
in ogni denominazione D.O.C. e I.G.T. In questo caso, la legge 164 prevede
il costituirsi obbligatorio di consigli interprofessionali facendone
carico alle Camere di Commercio, ciascuna per il proprio territorio.
Questa impostazione consente, quindi, la copertura totale all'origine
dell'organizzazione per l'espletamento dei compiti previsti dall'articolo
21 della legge 164.
Successivamente il Ministero per le politiche agricole, per sopperire
ad alcune lacune della legge 164, ha promulgato il Decreto Regolamento
dei Consorzi di tutela attraverso un Decreto Ministeriale, il 256, in
data 4 giugno 1997, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 181 in data
5 agosto 1997 ed entrato in vigore il 5 febbraio 1998. Questo regolamento
reca le norme sulle condizioni per consentire l'attività dei
Consorzi volontari di tutela e dei consigli interprofessionali delle
denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei
vini.
Si sono permesse, garantite e protette dunque in Italia la nascita e
lo sviluppo di "uno strumento istituzionale" volontario o
pubblico, che organizza l'interprofessionalità produttiva dei
vini D.O.C. e I.G.T. ai fini della loro tutela e valorizzazione.
Il Consorzio, essendo un'istituzione volontaria (come nel caso del Consorzio
per la Tutela del Vino Prosecco D.O.C. di Conegliano e Valdobbiadene),
garantisce assistenza tecnico-giuridica ai propri soci in tema di legislazione
vinicola, garantisce la tutela della denominazione da eventuali abusi
perpetrati da terzi e si fa garante di tutti gli aspetti legati alla
valorizzazione della denominazione stessa.
E' interessante notare come, grazie alla legge 164 del 1992, il Consorzio
che abbia la rappresentatività, prevista e richiesta, per svolgere
le pubbliche funzioni di cui all'articolo 21, non potrà più
esercitare la tutela e la valorizzazione solo per i propri soci, ma
dovrà agire, senza discriminazione alcuna, nei confronti di tutti
i soggetti appartenenti alla filiera di quel tal prodotto e fruitori
della denominazione. I compiti previsti nell'articolo 21 della legge
164 del 1992 sono indicati nell'articolo 6 del Decreto.
Il primo paragrafo recita: "L'espletamento di attività di
assistenza tecnica, di vigilanza, di proposta, di studio e di valorizzazione,
nonché ogni altra attività finalizzata alla tutela ed
alla valorizzazione della denominazione".
E ancora il quarto paragrafo afferma: "I Consorzi o i Consigli
interprofessionali espletano le funzioni previste dall'articolo 21 della
legge n.164 del 1992 in coordinamento con il Comitato Nazionale e sulla
base delle direttive generali indicate dal Comitato stesso, allo scopo
di assicurare uniformità e simultaneità operativa sul
territorio nazionale".
Gli organismi periferici previsti dalla legge sono:
- il Consorzio, autogestito o di nomina pubblica;
- il Consiglio interprofessionale.
Entrambi queste figure sono preposte alla cura, valorizzazione e controllo
dell'osservazione dei disciplinari di produzione dei vini a denominazione
di origine controllata, devono rispettare le direttive emanate dal Comitato
Nazionale Vini. Tutto questo per garantire l'uniformità e la
simultaneità operativa delle varie figure giuridiche sopraccitate.
Inoltre, rappresentano uno strumento istituzionale di riferimento per
Regioni e Camere di Commercio; possono essere oggetto infatti i Consorzi
o i Consigli di eventuali deleghe riguardanti compiti di competenza
regionale o camerale. L'organismo a cui sono affidate le mansioni di
vigilanza e controllo sulle attività dei Consorzi e dei Consigli
interprofessionali è l'Ispettorato Centrale Repressioni Frodi.
I Consorzi di Tutela e i Consigli interprofessionali sono, assieme a
Comitato Nazionale Vini e Regioni, i depositari dei dati riguardanti
le vendemmie desunti dall'albo dei vigneti e dall'elenco delle vigne,
questi ultimi sono locati presso i preposti uffici delle rispettive
Camere di Commercio. Questi dati, unitamente a quelli sulle rimanenze,
sono lo strumento necessario per poter attuare la programmazione e la
gestione delle diverse denominazioni.
Nel caso delle I.G.T. però non si ha la possibilità di
avere a disposizione dei dati in quanto, allo stato attuale delle cose,
nessuno ha rivendicato tale denominazione per costituire un Consorzio
per le I.G.T., sebbene queste denominazioni siano in vigore da tre anni.
In questi ultimi anni il settore vitivinicolo si è adoperato
molto per migliorare i disciplinari dei vari prodotti e per ottenere
il riconoscimento di nuove D.O.C. e D.O.C.G., in Veneto ad esempio sono
state istituite la D.O.C.G. Bardolino Superiore (D.M. 1/8/2001 - G.U.
n.190 del 17/8/2001) e la D.O.C.G. Soave Superiore (D.M. 29/10/2001
- G.U. n.265 del 14/11/2001).
I risultati sono sotto gli occhi di tutti:
- ottenimento di standard qualitativi di prodotto superiori a quelli
antecedenti alla comparsa dei Consorzi
- maggiori tutele e garanzie per i consumatori in quanto tutto il vino
prodotto nella zona a denominazione controllata viene certificato prima
di essere introdotto nei vari canali commerciali, in passato invece
si controllava solo il vino prodotto dalle aziende socie dei Consorzi.
Nonostante si sia e si stia facendo molto per migliorare nella sua globalità
il prodotto vino, solo il 20% circa della produzione nazionale è
la percentuale di vino italiano riconosciuto come V.Q.P.R.D. Questo
dato sicuramente non è confortante se paragonato a quello di
altri paesi europei produttori di vino; comunque è doveroso segnalare
come si siano raggiunti questi livelli solo negli ultimi dieci anni,
mentre prima, il vino italiano versava in un quasi totale stato di abbandono
da parte di tutti. Il rimanente 80% circa viene invece considerato vino
da tavola, anche se spesso, come capita per i vini ad Indicazione Geografica
Tipica (I.G.T.), il prodotto non è affatto inferiore ad altri
suoi concorrenti europei ed extra-europei riconosciuti V.Q.P.R.D.
4.4. Il Consorzio come mezzo di promozione del marchio collettivo
Il settore vinicolo italiano, non è mistero, è un settore
che presenta delle evidenti difficoltà, due tra le più
rilevanti sono l'elevato grado di frammentazione aziendale e produttiva.
Infatti tale comparto da sempre si distingue per la sua elevata "differenziazione
spontanea" attribuibile al basso livello di standardizzazione dei
processi produttivi nelle vigne e nelle cantine. Inoltre, tutti i vini
confezionati sono dotati di etichette che riportano il nome del produttore
o dell'imbottigliatore pregiudicando a priori la differenziazione del
prodotto perché non la si può ricollegare a specifiche
strategie delle imprese ed una frammentazione dell'offerta in una miriade
di marche e pseudomarche la cui numerosità costituisce una delle
principali cause della loro scarsa efficacia (Sillani, 1995).
In merito alle politiche di marca, stando a quanto affermato sopra,
il comparto vitivinicolo si trova a dover far fronte a due tipi di problematiche:
i. le imprese devono trovare dei metodi efficaci per differenziare i
loro vini da quelli dei concorrenti e per riposizionare il vino rispetto
agli altri prodotti suoi succedanei;
ii. esiste un tale sovraffollamento di marche e pseudomarche che una
diminuzione del loro numero avrebbe effetti favorevoli sulla loro efficacia.
La leva pubblicitaria è praticabile solo da poche grandi imprese
presenti nel comparto, mentre per la maggior parte dei produttori, conduttori
di aziende di medie o piccole dimensioni con relativa quota di mercato
trascurabile, rispetto a quella delle grandi realtà, gli elevati
costi di attuazione di una politica di comunicazione su scala nazionale
pongono un pesante limite alla possibilità di emergere, farsi
conoscere e presentare il proprio prodotto al di fuori del ristretto
ambito locale.
La soluzione potrebbe giungere dalla collaborazione di tutti i piccoli
e medi produttori presenti sul mercato per attivare delle collaborazioni
volte a far raggiungere uno o più scopi comuni; tutto questo
va strutturato adeguatamente però onde evitare di disperdere
eccessivamente le risorse di cui dispongono i singoli e mantenendo i
vantaggi propri delle strutture produttive medio-piccole. Attraverso
forme consortili o similari si potrà infatti giungere alla composizione
di una massa critica idonea, alla razionalizzazione della filiera dei
costi, ad investire in know how, tecnologie e strategie di marketing;
queste direttive potranno permettere ai viticoltori piccoli e medio
piccoli di sopravvivere in un mercato fortemente competitivo e globale
(Bitetto, 1997). Essi devono assolutamente cogliere l'opportunità
data dall'integrazione sotto un unico marchio (Sillani, 1995). La comunicazione
e la promozione collettiva rappresentano, infatti, gli unici strumenti
economici commerciali che permettano alle imprese piccole o medio-grandi
di superare i vincoli imposti dalle limitate disponibilità finanziarie
(Spano, 1997).
L'integrazione tra i produttori vitivinicoli in Italia, pur avendo una
lunga tradizione, necessita di una rivisitazione che tenga conto dei
repentini mutamenti a cui sono soggetti i mercati nazionali ed internazionali,
come pure quelli che investono il mondo della cooperazione e della comunicazione
relativo alle denominazioni d'origine controllate.
Nel contesto attuale, in cui la globalizzazione dei mercati risulta
essere un fenomeno in continua espansione, l'aggregazione delle aziende
acquista un ruolo fondamentale se si vuole garantire la sopravvivenza
e la competitività delle stesse nei confronti dei nuovi concorrenti
che si affacciano sul panorama vinicolo mondiale.
Questi competitors sottostanno a regole ed imposizioni diverse da quelle
vigenti nel nostro paese; sovente tali misure di controllo risultano,
se confrontate con quelle che i produttori italiani devono rispettare,
meno vincolanti o limitanti. I viticoltori italiani e soprattutto quelli
veneti, visto che in questo contesto trattiamo un prodotto tipicamente
veneto, il Prosecco per l'appunto, devono essere messi nella condizione
di comprendere maggiormente quali potrebbero essere i benefici che potranno
trarre utilizzando una strategia promozionale di tipo collettivo per
il loro prodotto. Diffondere un'immagine di prodotto collettiva per
il Prosecco D.O.C. di Conegliano e Valdobbiadene, e gli altri vini veneti
D.O.C., D.O.C.G. e I.G.T., affermare una politica di marca come un modo
nuovo di comunicare il vino, queste sono le vie da percorrere, e celermente,
in futuro se vogliamo ridare impulso alle politiche di marketing vitivinicolo
e provare concretamente a contrastare il calo costante dei consumi che
si sta osservando negli ultimi anni.
Associazioni, Consorzi, enti pubblici (regioni, province e comuni) o
privati operano in termini di marketing collettivo, il più delle
volte, in maniera diversa gli uni dagli altri, anche se, analizzandole
distintamente, scopriamo che le diverse strategie utilizzate tengono
conto del processo evolutivo, tuttora in atto, presente nel settore
delle campagne comunicazionali.
Agire isolatamente per fare della comunicazione è diventato oramai
un onere troppo pesante da sopportare per le aziende di media o piccola
dimensione del settore vinicolo. L'unione e la collaborazione rappresentano,
nel contesto attuale, un notevole punto di forza cui attingere per attirare
dei consumatori e superare il limite della frammentazione produttiva:
se si vorranno produrre campagne di promozione significative ed incisive,
la comunicazione collettiva è, anche a parer nostro l'unica scelta
plausibile in grado di dare risultati che surclassino di gran lunga
gli eventuali risultati ottenuti con delle campagne condotte singolarmente.
4.5. Il rapporto tra i produttori ed il marchio collettivo in Italia
Le denominazioni di origine sono i marchi collettivi più diffusi
nel comparto vitivinicolo e sono gestiti dai Consorzi di Tutela, mentre
la commercializzazione è realizzata quasi sempre dalle singole
imprese.
Le imprese che potenzialmente possono aderire ad una medesima denominazione
di origine, ossia quelle di una stessa zona, competono sia tra di loro
che con quelle di altre denominazioni ed altre nazioni. Di conseguenza,
l'adozione o meno del marchio collettivo da parte di un'impresa dipende
anche dalle condizioni concorrenziali in cui essa opera.
Nei mercati in cui prevale la competizione tra le imprese di una medesima
zona nei confronti di quelle di altre zone o di altri Paesi, come accade
per esempio nei mercati internazionali, la denominazione di origine
attribuisce un vantaggio concorrenziale a tutte le imprese del gruppo
rispetto alle altre. In questo contesto, le imprese del gruppo sono
maggiormente concentrate a competere per aumentare la quota di mercato
collettiva contro le imprese esterne alla propria zona di origine invece
di competere sul mercato interno e contro le aziende della stessa zona.
Finché la competizione per la quota collettiva mantiene il sopravvento
sugli interessi privati, l'interazione risulta essere stabile, duratura
e fruttuosa. Questo fine è perseguibile attribuendo al Consorzio
una parte delle prerogative imprenditoriali ed in particolare le scelte
relative alle variabili che le imprese possono utilizzare nelle strategie
concorrenziali quali possono essere prezzo, qualità, marca, confezione,
mezzo comunicativo più idoneo etc...
Il rischio che la competizione tra le imprese aderenti allo stesso Consorzio
prenda il sopravvento sul perseguimento dell'obiettivo comune può
essere eliminato solamente in un modo: demandando ad un unico organismo,
come può essere il Consorzio di Tutela o qualche altro tipo di
associazione o ente, tutte le fasi della commercializzazione del prodotto.
Nei mercati in cui prevale la competizione tra le imprese della stessa
zona, ad esempio in quelli locali con eccesso di offerta di vini D.O.C.,
la denominazione di origine non conferisce alcun vantaggio competitivo.
In questo caso le imprese sono interessate principalmente a promuovere
la marca aziendale e non il marchio del prodotto e ad utilizzare la
denominazione di origine per certificare la qualità e la provenienza
del loro prodotto.
Qualsiasi azione di comunicazione collettiva promossa dal Consorzio
risulterebbe altamente limitata dall'esistenza di una forte concorrenza
tra le imprese produttrici all'interno di ogni denominazione. Si verifica,
infatti, una difformità tra i vantaggi di comunicazione di cui
possono avvalersi le singole imprese associate, difformità derivanti
dalla presenza di condizioni aziendali di offerta notevolmente differenziate.
Questo problema è aggravato in campo enologico da altri tre fenomeni:
1. la parcellizzazione degli acquisti;
2. la struttura del mercato;
3. la non completa rappresentatività del Consorzio rispetto al
totale dei produttori.
Il primo fenomeno è correlato al basso livello di consumo di
vini D.O.C. da parte del consumatore, questo si traduce in processi
di acquisto lontani nel tempo e caratterizzati dal numero esiguo di
bottiglie acquistate. E' molto elevata, quindi, la probabilità
che tali acquisti riguardino una sola marca di vino della singola denominazione
sulla quale si concentrano i vantaggi dell'attività comunicativa
svolta dal Consorzio.
Il secondo problema è inerente alla struttura del settore vitivinicolo,
caratterizzata dalla dimensione atomistica dei mercati che si traduce
in un esiguo possesso di potere di vendita. I vantaggi derivanti dall'attività
di comunicazione collettiva attuata dal Consorzio tendono così
stando le cose a disperdersi tra l'elevato numero di imprese esistenti,
risultando molto spesso modesti per ogni singolo produttore associato.
Infine, si verifica la non totale rappresentatività del Consorzio
nei casi in cui non si abbia un'adesione generale, o di una quota rilevante,
dei produttori del vino di una determinata denominazione al Consorzio
stesso. Una situazione siffatta crea i presupposti migliori per lo sviluppo
del cosiddetto "effetto alone": in altri termini, le imprese
che non hanno aderito al Consorzio ma che producono vini di qualità
nelle zone sottoposte al disciplinare di produzione D.O.C. promosso
dal Consorzio, beneficiano della ricaduta di parte dei vantaggi della
comunicazione collettiva pur non avendo contribuito al sostenimento
della stessa.
4.6. Le caratteristiche dei Consorzi vinicoli in Italia
Il Consorzio vinicolo è una associazione volontaria tra produttori
di una determinata zona geografica. Consorzi per la tutela dei vini
a denominazione d'origine, sono attivi in alcune regioni italiane e
hanno come fine la tutela e la valorizzazione delle produzioni D.O.C.
o D.O.C.G. In Italia esistono 120 denominazioni che hanno costituito
il rispettivo Consorzio, 24 ( 22 D.O.C. e 3 D.O.C.G.) sono quelle presenti
nella Regione Veneto (Fig. 1.19).
In provincia
di Treviso, ove si producono più del 95% di tutte le uve di Prosecco,
ci sono comunque, oltre alla denominazione di origine controllata di
Conegliano e Valdobbiadene, anche altre 4 denominazioni che riguardano
sempre il vino Prosecco, la D.O.C. del Montello e dei Colli Asolani,
e le tre I.G.T dei Colli Trevigiani, della marca Trevigiana e del Veneto
(Fig. 4.1).
Di seguito riportiamo una breve descrizione delle caratteristiche dei
vini che si trovano in commercio con il nome di Prosecco e che sono
prodotti nelle varie denominazioni sopra citate:

Prosecco D.O.C. di Conegliano-Valdobbiadene (Denominazione di Origine
Controllata)
La Denominazione di Origine Controllata garantisce l'origine del vino,
il sistema di produzione e le caratteristiche finali del prodotto che
devono rispettare le disposizioni del Disciplinare (Allegato 2). Origine:
area collinare compresa tra le città di Conegliano e Valdobbiadene.
Resa massima in vigneto: 120 quintali per ettaro. Controlli: iscrizione
dei vigneti all'albo; dichiarazione annuale della produzione delle uve
con rilascio dell'apposita ricevuta; analisi chimica ed organolettica
del vino, prima della commercializzazione, da parte delle commissioni
di enologi.
Prosecco V.S.A.Q. (Vino Spumante Aromatico di Qualità)
Così come per gli altri vitigni aromatici, è prevista
la possibilità di produrre uno spumante col nome di vitigno.
Origine delle uve: regioni Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto
Adige. Resa massima in vigneto: 250 quintali per ettaro. Controlli:
dichiarazione annuale delle uve che ne attesta la provenienza.
Prosecco I.G.T. (Indicazione Geografica Tipica)
Fanno parte di questo gruppo 3 tipi di vini, tra loro diversi quanto
a provenienza delle uve. La resa massima in vigneto per i tre vini è
di 250 quintali per ettaro. I controlli riguardano la dichiarazione
annuale delle uve che ne attesta la provenienza.
Prosecco I.G.T. del Veneto
Origine delle uve: regione del Veneto.
Prosecco I.G.T. della Marca Trevigiana
Origine delle uve: regione del Veneto, provincia di Treviso.
Prosecco I.G.T. dei Colli Trevigiani
Origine delle uve: regione del Veneto, area collinare della provincia
di Treviso.
Solitamente per ogni denominazione viene costituito un Consorzio; nei
casi in cui le singole denominazioni non raggiungano un livello partecipativo
ed economico tale da giustificare la costituzione di un Consorzio specifico,
allora un unico Consorzio tutelerà due o più denominazioni
appartenenti alla stessa area geografica.
La partecipazione a tali istituti è libera per qualsiasi impresa
che produca vino di una determinata denominazione ed altrettanto libera
è l'uscita, poiché la partecipazione ha di solito durata
annuale e va rinnovata ad ogni scadenza.
I Consorzi si autofinanziano attraverso il contributo dei singoli associati.
La quota di partecipazione è di due tipi:
a) fissa per ogni associato;
b) proporzionale al numero di bottiglie prodotte. In questo caso, la
quota viene pagata come prezzo dei contrassegni ricevuti dal Consorzio,
che saranno poi applicati sulle bottiglie.
Le quote associative sono poi raccolte in un apposito fondo comune che
serve a finanziare le azioni di comunicazione a favore del prodotto
tutelato e il mantenimento della struttura e del Consorzio.
Il Consorzio, riconosciuto dal Ministero delle Politiche Agricole e
Forestali e dalla locale Camera di Commercio, svolge la funzione istituzionale
di controllo qualitativo della produzione, di vigilanza sul rispetto
delle norme contenute nel disciplinare di produzione e di difesa dalle
contraffazioni.
Un'altra attività svolta dai Consorzi, che risulta sempre più
maggior interesse per le economie delle imprese vinificatrici, è
lo sviluppo della notorietà delle produzioni D.O.C. e D.O.C.G.
che tutelano, cioè la sua valorizzazione e promozione.
Tale compito è realizzato attraverso l'istituzione di un apposito
marchio collettivo, applicato sulle bottiglie a mezzo contrassegni,
che identifichi univocamente il prodotto e ne faciliti la riconoscibilità.
L'attività di valorizzazione si estrinseca nello svolgimento
di azioni di comunicazione consortili quali campagne pubblicitarie,
iniziative promozionali, forme di propaganda, partecipazione a fiere
specializzate.
Le azioni di comunicazione consortili perseguono quindi obiettivi conoscitivi
e divulgativi rispetto a target commerciali come l'espansione della
domanda del prodotto vino. Pertanto queste operazioni devono essere
ripetute per periodi abbastanza lunghi. Inoltre, i contenuti delle varie
azioni comunicative non possono essere troppo specifici visto che all'interno
della stessa denominazione vi possono essere caratteristiche e livelli
qualitativi diversi sia tra prodotti che tra imprese. Il Consorzio ha
quindi il compito di evidenziare generiche qualificazioni distintive
della denominazione di origine che promuove spesso anteponendo la provenienza
geografica del vino a elementi merceologici differenziali.
La funzione informativa svolta dai Consorzi per la tutela dei vini a
D.O.C. incontra tre generi di problemi, i quali costituiscono dei limiti
considerevoli all'efficacia di ogni forma di comunicazione collettiva
orizzontale:
1. il comportamento di free ridership, conseguenza diretta del libero
accesso al Consorzio stesso per tutte le imprese;
2. la concorrenza esistente all'interno di ogni denominazione tra le
diverse imprese produttrici;
3. limitata disponibilità di fondi da destinare all'attività
istituzionale.
IL
CONSORZIO DI TUTELA DEL PROSECCO DI CONEGLIANO E VALDOBBIADENE
4.7. Introduzione
Il 7 luglio 1962, dalla passione per il proprio lavoro e la propria
terra, 11 produttori, esattamente un anno prima che il parlamento italiano
legiferasse in merito di disciplina della denominazioni di origine,
fondano il Consorzio di Tutela del Prosecco dei Colli di Conegliano-Valdobbiadene.
Da
sempre la sede del Consorzio si trova all'inter-no della settecentesca
Villa Brandolini di Solighetto (foto a fianco), piccola frazione di
Pieve di Soligo, comune sito nel cuore della zona di produzione del
vino Prosecco D.O.C. che dista 15 chilometri da Conegliano Veneto e
20 dalla città storica di Vittorio Veneto.
Il precorrere dei tempi è il sintomo chiaro della volontà
dei produttori di regolamentare la produzione e la presentazione del
Prosecco per garantire una qualità certa ai consumatori; tutto
questo potrà avvenire solo grazie ad intense attività
di tipo istituzionali di vigilanza e tutela sull'utilizzo della D.O.C.
e di formazione, informazione, assistenza tecnica e promozione per le
aziende che si vorranno associare. La volontà dei produttori
di veder attuate tutte queste proposizioni si concretizza il 2 aprile
1969, data in cui viene riconosciuta come unica area atta a produrre
il Prosecco D.O.C. e il Superiore di Cartizze la zona di Conegliano-Valdobbiadene.
4.8. Cenni storici
Fra le province venete, quella di Treviso è sempre stata ritenuta
fra le più importanti per la viticoltura e l'enologia. Ciò
si deve soprattutto alla fama di cui godono i vini bianchi prodotti
nella sua zona collinare, in special modo quelle di Conegliano e Valdobbiadene.
A differenza però di altre, la provincia di Treviso non può
vantare sicure tradizioni enologiche dell'epoca romana ed alto medievale.
Documenti di una remota produzione vinicola sono i resti cospicui di
vasi vinari rinvenuti nei centri di vita più importanti dell'epoca
romana e pre-romana, come Asolo, Ceneda e Oderzo, ma nessun vino di
speciale rinomanza è ricordato dagli autori latini. Per l'età
tardo-romana, relativamente alla zona di Valdobbiadene, Dino Fabris,
autore della monografia "Valdobbiadene ieri. ..oggi", ricorda
la testimonianza del suo celebre conterraneo il poeta S. Venanzio Onorio
Clemenziano Fortunato (535-603). Il vescovo di Poitiers nei suoi versi
ritorna talvolta con la memoria alla terra "Duplavilensis"
nella quale "eternamente fiorisce la vite, sotto la montagna dalla
nuda sommità, ove il verde ombroso protegge e ristora" e
più volte, elogiando a Poitiers i manicaretti che le suore di
S. Radegonda gli imbandivano ed il buon vino che li accompagnava, ricorda
l'amabilità dei vini della sua terra lontana. Quel che è
certo è che il periodo anteriore al '400 costituisce l'epoca
di formazione della viticoltura e della enologia locale e che anche
i più antichi storici della Marca, parlando della zona di Conegliano,
sempre ne esaltano gli ottimi vini. Il Bonifaccio, nella sua monumentale
"Storia di Trevigi", così parla della Conegliano del
sec. XII: "Nascono in questi colli ottimi frutti, olio perfetto,
vini preziosi che sono fatti degni delle mense dei maggiori Principi
di Germania". E aggiunge riferendosi al primo 500 "...che
i terreni piani di Conegliano, Ceneda, Tarzo, Cordignano, Valmarino
e Collalto producono ottimo grano e vino buonissimo; ed il migliore
è quello della riviera del Montello, de' colli di Montebelluna
e della Valdobbiadene; e quasi la metà basta al paese; l'altro
è condotto per lo più a Vinegia," Il periodo che
comprende i secoli XV e XVI e la prima metà del XVII è
quello di massimo splendore. Dai molti documenti risulta chiaro quanto
fosse importante ed apprezzata la produzione enologica dei colli di
Conegliano e come essa alimentasse un sicuro e redditizio commercio
d'esportazione, soprattutto nei paesi tedeschi. Il monopolio del commercio
era tenuto da mercanti tedeschi, che godevano nei dazi un trattamento
di favore rispetto agli altri stranieri.
Fra tutti i documenti valgano questi che traiamo dall'interessante indagine
retrospettiva su alcuni fra i più notevoli prodotti dell'enologia
trevigiana, condotta da G. Dalmasso nel 1936 e intitolata "Note
storiche sui vini di Conegliano". Il sei di novembre 1431, in una
ducale di Francesco Foscari al podestà di Conegliano Stefano
Erizzo, il Doge della Serenissima prega il podestà di mandargli
il "solito carico di vino buono ed ottimo di Feletto". Il
primo di novembre 1491 il Doge Agostino Barbarigo concede al podestà
Vettor Pisani particolari facilitazioni per la vendita del vino delle
colline di Conegliano e il venti gennaio 1544 una deliberazione del
Magnifico Consiglio di Conegliano ricorda "di quanta importanza
e momento sia il vender li vini di monte di questo territorio quali
per la maggior parte sono allevati e comprati da tedeschi con utile
universale di questa terra". Così si legge tra l'altro in
una relazione del 1606 del podestà di Conegliano Zaccaria Contarini
al Senato Veneto : "Nel detto territorio di Conegliano vi sono
ville numero ventiotto, parte in piano e parte in monte o meglio in
collina; ma così amena e fruttifera la parte dei monti, come
quella dei piani, cavandosi dalli monti, oltre molte biade, quantità
di vini e di altra sorta eccellentissimi, dei quali ne vanno in gran
parte in Allemagna, e fino alla corte di Polonia, venendo gli stessi
tedeschi molto lontani con i loro propri carri a levarli, pagandoli
fino ducati quaranta e cinquanta la botte". E nella relazione del
podestà Marco Magno del primo di agosto 1609 si aggiunge: "Rende
questo territorio
.vino, negli anni fertili, intorno a botte cinque
milla ...". Naturalmente, aggiunge il celebre studioso di storia
coneglianese don Nilo Faldon nella pregevole pubblicazione "Rua
di Feletto" parlando dei vini della zona, un vino così buono
piaceva non solo al Doge, ai re e ai mercanti stranieri, ma anche agli
stessi abitanti del luogo; del resto, già nel '500, le osterie
del territorio di Conegliano risultano numerose ed assai frequentate
e di esse parlano espressamente gli Statuti. E ricorda come, nel luglio
1574, la Comunità di Conegliano, accogliendo Enrico III re di
Francia, non trovò di meglio, per onorare il sovrano ed esprimere
il giubilo del popolo, che far zampillare, dalla pubblica fontana del
Borgo, vino generoso per tutti. E le cronache aggiungono che ciò
avvenne all'arrivo e alla partenza del re. Un'altra singolare attestazione
della fama enologica di Conegliano nel '600 ci viene dall'opera "Le
delitie et i frutti dell'Agricoltura e della Villa" del bellunese
mons. Gio Batta Barpo, apparsa a Venezia nel 1634. Parlando di Conegliano,
dice: "...ove in alcuni monticelli allignano così bene le
viti...che producono in vini dolcissimi e delicatissimi...". Interessanti
sono poi le notizie contenute nel libro "Cento e dieci ricordi
che formano il buon Fattor di Villa" di Giacomo Agostinetti di
Cimadolmo edito nel 1679, vi si trovano per la prima volta nominati
alcuni vitigni allevati nella Marca Trevigiana: uve bianche quali Schiava,
Bianchetta gentile, Marzemina e Pignola. I primi decenni del sec. XVIII
segnano un periodo di decadenza enologica culminante nella eccezionale
gelata del 1709, che causa il deperimento di quasi tutte le viti. In
seguito a tale evento gli agricoltori, costretti a ripiantare gran parte
delle viti, si orientano verso vitigni più rustici e di minor
pregio. La scarsa qualità però del vino ottenuto di fatto
fa precipitare i consumi locali e bloccare le esportazioni; si giunge
addirittura, nel coneglianese, a vendere vino proveniente da altre zone,
come testimoniato dalle parti della Magnifica Comunità. I membri
del Consiglio non tollerano "che gli osti di questa città
e territorio vogliano provvedere le loro osterie di vino foresto",
a scapito dei produttori locali, e introducono misure protezionistiche.
L'ultimo scorcio del '700 è un periodo di ripresa per l'enologia
dei Colli di Conegliano. Il Governo Veneto in quel periodo crea numerose
Accademie d'Agricoltura come quella di Conegliano, sorta nel 1769 dall'antica
Accademia degli Aspiranti del 1603, e quella di Treviso costituitasi
nel 1768.
Nelle Accademie si trattavano i più importanti problemi di tecnica
ed economia agraria locale e grazie agli atti pubblicati si può
delineare un quadro abbastanza completo della situazione vinicola coneglianese.
Francesco Maria Malvolti (1725-1807), accademico in Conegliano, in più
lavori descrive i tipi di vini che si producevano a quei tempi nel coneglianese;
nomina in particolare il Picolit, i Marzemini, i Bianchetti, i Prosecchi,
i Moscatelli, le Malvasie, i Grossari ed altri. Sottolineava pure il
fatto che se i vini riuscivano scadenti, la colpa è della negligenza
e imperizia di chi li prepara e coltiva le vigne. Dello stesso parere
erano molti altri accademici, quali il protomedico dottor Giuseppe Ortica
e il Nob. Rev. D. Antonio Del Giudice, che parlavano quanto meno di
"imperfetta lavorazione."
Il primo a dare l'esempio della sua coltura nei colli di Conegliano
deve essere stato il Nob. Ottaviano Cristofoli, che nel 1774 ne piantò
un vigneto con viti procurate in Friuli.
Nel 1797 si assiste alla caduta della Repubblica di San Marco, questo
fatto storico porta con se inevitabili conseguenze; è l'inizio
del declino delle molte iniziative delle Accademie a favore dell'agricoltura
veneta. Esse stesse anzi si avviano tristemente alla fine. Intorno alla
metà del secolo scorso qualche notizia sulla situazione viticola
nella zona viene fornita da G .B. Alvise Semenzi nella sua opera "Treviso
e la sua provincia". Segnaliamo quelle relative ai territori di
Conegliano e Valdobbiadene:
DISTRETTO DI CONEGLIANO
"Nelle colline le uve che producono i squisitissimi vini bianchi
sono la verdise, la prosecca e la bianchetta. Questi vini si smerciano
specialmente nella Carintia e nella Germania. Le uve rabose hanno vanto
di squi- site, specialmente nelle ville di Conegliano, Vazzola e Maren,
le quali danno il pregiabile e generoso vino di Conegliano, particolarmente
ricercato in Venezia."
DISTRETTO DI VALDOBBIADENE
"Il suolo nella parte settentrionale è montuoso, con pascoli
e con boschi di castagno e faggio. Le sottostanti colline son disposte
a vigneti, e la pianura fino all'alveo del Piave è aratorio-vitata
con filari di gelsi, e coltivasi ogni genere di cereali. La vigna fu
meno che altro- ve infestata dall'oidio, onde notabilmente migliorò
la coridizione economica di questi abitanti, specialmente nei comuni
di Segusino e di S. Vito. Le uve bianche come la prosecca, la bianchetta
e la verdise hanno la preferenza e forniscono squisitissimi vini."
Un fatto importante nella storia dei vini della zona è costituito
nel 1868 dalla fondazione a Conegliano della "Società Enologica
Trevisana", sorta grazie al contributo del Consiglio provinciale
e all'opera del dott. Antonio Carpenè e del presidente del Comizio
Agrario di Conegliano, l'abate Felice Benedetti. Secondo lo Statuto,
la Società si prefiggeva non solo di confezionare buoni vini
da pasto comuni, come il Verdiso e il Raboso, e vini fini, primo fra
tutti un Prosecco bianco, ma doveva anche provvedere all'istruzione
dei propri soci, e accogliere nel proprio stabilimento giovani volonterosi
di far pratica.
Sui risultati presto raggiunti dalla Società enologica così
si esprimeva nel 1874 Antonio Caccianiga nel suo "Ricordo della
provincia di Treviso": "Prima che fosse fondata questa Società
enologica, i vini della provincia erano ignoti fuori del territorio,
adesso cominciano ad essere apprezzati in varie parti d'Italia, in Prussia,
in Austria e in Russia. La Società riceve ripetute domande da
Trieste, Vienna, Monaco, Berlino, Magonza, in assai maggiore quantità
di quello che ne possa fabbricare...". Altra iniziativa a favore
della vitivinicoltura locale, quasi contemporanea all'istituzione della
Società Enologica, fu lo studio ampelografico dei vitigni della
provincia di Treviso, studio che Luigi Luzzatti, allora Ministro dell'Agricoltura,
affidò nel 1869 ad una Commissione Ampelografica, presieduta
dal già citato abate Benedetti, insigne figura di sacerdote e
agricoltore. La Commissione pubblicò in un volume manoscritto
corredato da 60 grandi tavole fotografiche i risultati del suo lavoro.
Si fece pure un'indagine per valutare gli ettari coltivati e le produzioni
effettive della vitivinicoltura trevigiana. Risultò che tra i
bianchi dominavano il Verdiso (in 50 comuni con 23.445 ettolitri), il
Bianchetto (39 comuni e 14.466 ettolitri), il Pignolo (37 comuni e 4000
ettolitri), il Boschero (2 comuni e 3.867 ettolitri), mentre il pregiatissimo
Prosecco figurava solo in 4 comuni con 3700 ettolitri. La sensibile
riduzione della coltura del Prosecco trova spiegazione nelle sopraggiunte
avversità. Così si legge nella monografia sul Prosecco,
pubblicata nel 1887 dalla Ampelografia Italiana: "Nel Coneglianese
(dove il Prosecco era tempo addietro il principale vitigno) perde ogni
dì terreno scomparendo sotto il flagello dell'oidium, della peronospera
e delle inclemenze climateriche, persistendo quasi solo nel distretto
di Valdobbiadene e nei comuni di Pieve di Soligo, Soligo, Solighetto,
Farra, Follina, Colsanmartino". Un'affermazione contrastante viene
dal Conte Marco Giulio Balbi Valier, in una sua relazione alla Giunta
per l'Inchiesta Agraria del 1880, secondo la quale era la Prosecco la
vite meglio rispondente ai terreni della zona. Il Conte Balbi Valier
fu uno dei più tenaci sostenitori del Prosecco, di cui diffuse
soprattutto la sottovarietà detta Prosecco tondo che poi si chiamò,
dal suo nome, Prosecco Balbi. La peronospera della vite faceva la sua
triste apparizione nei vigneti della Provincia intorno al 1880. In molte
parti gli agricoltori, scoraggiati, finirono per abbandonare quasi del
tutto le viti nostrane per gettarsi disperatamente sulle viti con sangue
di Labrusca. Per fortuna, appena pochi anni prima, nel 1876, era sorta
a Conegliano la prima Regia Scuola di Viticoltura ed Enologia d'ltalia,
che diveniva ben presto come afferma ancora il Dalmasso un faro luminoso
non solo per la nostra Marca, ma per la Nazione tutta. A questa Scuola
si deve eterno ringraziamento visto che, grazie al suo continuo e instancabile
operato, permise al nome dei vini di Conegliano di riacquistare tutta
l'importanza che il tempo e le sventure accorse avevano a poco a poco
affievolito. Accanto ai rinomati vini bianchi di Conegliano venivano
valorizzati e conosciuti gli eccellenti vini di Valdobbiadene, la cui
nomea era rimasta per lungo tempo inferiore ai loro meriti. Purtroppo
però il flagello della fillossera nel 1900 e i due conflitti
mondiale misero ancora una volta a dura prova gli agricoltori locali.
Difatti solo nei periodi successivi questi tristi eventi, grazie a numerose
iniziative, la viticoltura ritornò a godere dell'antico splendore,
tanto che oggi il vino, in particolare il Prosecco, rappresenta per
molte aziende agricole l'attività più gratificante e remunerativa.
4.9. La coltivazione del Prosecco: cenni storici
Le notizie bibliografiche sulla coltivazione del vitigno "Prosecco"
nella provincia di Treviso sono piuttosto recenti e risalgono appena
agli inizi del secolo scorso. Qualche indizio tenderebbe, tuttavia a
dargli origini ben più nobili e antiche facendolo addirittura
risalire ad epoca romana ed esattamente al vino Pucinum. Plinio descrive
il Pucino come uno dei grandi vini che imbandivano le tavole dei dignitari
romani e che aveva il dono di allungare la vita dei suoi consumatori.
L'imperatrice Livia si faceva inviare il Pucino nelle anfore di terracotta,
via mare, dal porto di Aquileia. Questo Pucino doveva essere coltivato
in prossimità delle fonti del Timavo, presso Trieste, e se ne
producevano solo piccole quantità. Poiché ancor oggi nella
zona triestina del paese di Prosecco e in altre zone limitrofe si coltiva
un vitigno denominato Glera, apparso identico al Prosecco tondo del
Trevigiano, molti studiosi hanno identificato il Prosecco trevigiano
con il Pucinium. Una precisa identificazione tuttavia non è possibile,
date le notizie vaghe e contrastanti che su questo argomento caratterizzano
gli scrittori romani. Alcuni ritennero addirittura che il Pucino fosse
un vino "nero come la pece" derivato dal vitigno Terrano del
Carso Triestino. Per contro vi è la tesi del Dalmasso che considera
il Pucino un vino bianco, prodotto con le uve maturate sui declivi eocenici
che da occidente di Trieste si spingono verso il Timavo, toccando il
paesino di Prosecco. Il Prosecco trevigiano è stato poi avvicinato
ad un altro vitigno ad uva bianca che si coltiva sui Colli Euganei,
il Serprina, con caratteristiche analoghe al vitigno friulano e al Prosecco
trevigiano.
Fra gli studiosi della questione sono quindi venute accreditandosi due
ipotesi principali:
1. dai colli Euganei, dove la coltura della vite risale al primo millennio
avanti Cristo, il vitigno del Prosecco sarebbe stato portato tra le
colline della Venezia Giulia, col nome di Glera, passando da Conegliano
dove avrebbe assunto successivamente la denominazione attuale di Prosecco;
2. il vitigno avrebbe seguito l'itinerario inverso e cioè dalla
zona di origine, con epicentro Prosecco in provincia di Trieste, il
vitigno omonimo si sarebbe spinto verso occidente fino ai colli Euganei.
Nel Trevigiano si sono distinti vari tipi di Prosecco. Il Prosecco bianco,
com'è descritto nell'Ampelografia Italiana, corrisponde al Prosecco
Balbi, dal nome del conte Balbi Valier che lo diffuse nelle sue proprietà
di Pieve di Soligo, e al Prosecco tondo, così chiamato per via
della forma sferica del suo acino. Si preferisce tuttavia denominarlo
semplicemente Prosecco essendo il più diffuso e, in qualche zona,
l'unico usato. Esiste poi il Prosecco lungo, così chiamato per
via della forma allungata del suo acino; originario delle colline di
Col San Martino, oggi è quasi totalmente scomparso, sembra per
la scarsa produttività dovuta alla difettosa conformazione fiorale.
Un terzo vitigno, da non confondersi con i Prosecchi, è quello
un tempo erroneamente denominato Prosecco nostrano, poi risultato essere
la Malvasia toscana o Malvasia del Chianti. Tale vitigno è ancora
sporadicamente coltivato con il Prosecco sotto il nome di Malvasia trevigiana.
Il Prosecco è un vitigno rustico, facilmente adattabile al nuovo
ambiente. Produce meglio in collina, ma non disdegna la pianura. Nelle
zone di maggior coltivazione è allevato a filare o pergola, anche
in pendii scoscesi e terreni umidi. Quanto all'accostamento gastronomico,
se nei vini è possibile parlare di jolly, il Prosecco lo è
per eccellenza: è verde e nervoso nei climi più freddi,
si rivela armonico e suadente nelle esposizioni più assolate;
può dare un vino amabile o secco, frizzante o tranquillo.
4.10. La zona di produzione
La zona D.O.C. ha un'estensione di circa 18.000 ettari di superficie
agricola ed è compresa nel territorio dei 15 comuni (Fig. 4.2)
qui di seguito riportati: Conegliano, San Vendemiano, Colle Umberto,
Vittorio Veneto, Tarzo, Cison di Valmarino, Follina, Miane, Valdobbiadene,
Vidor, Farra di Soligo, Pieve di Soligo, San Pietro di Feletto, Refrontolo,
Susegana. La vite viene però coltivata solo nella parte più
soleggiata dei colli, il versante sud, ad un altitudine compresa tra
i 50 e i 500 metri sul livello del mare, mentre il versante nord è
spesso ricoperto da boschi.
Gli ettari iscritti all'albo vigneti della denominazione Prosecco di
Conegliano-Valdobbiadene sono 3.932, all'anno 2000 (Tab. 4.1), di questi
105 appartengono alla sottozona "Superiore di Cartizze". L'area
della sottozona è una piccola collina molto scoscesa (Fig. 4.3)
sita in comune di Valdobbiadene e comprende le frazioni di San Pietro
di Barbozza, Santo Stefano e Saccol; in questa sottozona nasce, dalla
perfetta combinazione, fra un microclima dolce e un terreno antichissimo,
originatosi dal sollevamento di fondali marini, un vero e proprio cru.
Sopra la roccia madre si trova uno strato di terreno assai vario, con
morene, arenarie ed argille che permettono all'acqua in eccesso di drenare
facilmente e velocemente, mentre il terreno trattiene quella quantità
di liquido ideale per uno sviluppo armoniso e equilibrato delle viti
e dell'uva. Il nome della località, riportato pure nelle mappe
del catasto, secondo alcuni studi viene fatto risalire ad un cavaliere
di ventura spagnolo che nel medio evo, trovatosi in zona per combattere,
decise di fermarsi in queste zone. Mentre, più probabilmente,
secondo altri deriva dal vocabolo dialettale "gardiz o gardizze",
vocabolo che indica i graticci usati dai contadini del luogo per stendere
ad appassire le uve raccolte. Nella sottozona Cartizze infatti le uve
vengono vendemmiate molto tardi, gli acini presentano già i primi
segni di appassimento naturale. Questa caratteristica tecnica enologica
conferisce al vino una concentrazione di sapori e aromi unici e di intensità
inusuale. Già alla stesura del primo disciplinare si tenne conto
di queste peculiarità e si decise di perpetrarle e valorizzarle
creando una sottozona dedicata.
Nelle tabelle 4.1, 4.2 e 4,3 riportiamo i dati, forniti dalla C.C.I.A.A.
di Treviso, circa:
1. l'andamento della superficie della denominazione e della produzione
della stessa dal 1990 al 2000;
2. la produzione totale di prodotto imbottigliato e i dati relativi
all'esportazione del medesimo dal 1994 al 2000.
Purtroppo al momento della stesura della tesi, non erano ancora disponibili
le nuove serie di dati riguardanti il 2001.
Nella D.O.C. di Conegliano e Valdobbiadene (Tab. 4.1), risultano esserci,
all'anno 2000, 3.269 aziende produttrici di Prosecco D.O.C., a queste
però vanno aggiunte anche altre 143 aziende che producono il
Prosecco "Superiore di Cartizze". Il potenziale produttivo,
sempre all'anno 2000, risulta essere notevole, sono infatti quasi 283.000
gli ettolitri di Prosecco D.O.C. prodotti, a cui dobbiamo aggiungere
altri 8.500 ettolitri di Prosecco D.O.C. "Superiore di Cartizze".
Tab.
4.1 - Andamento della
denominazione e delle produzioni
Negli
ultimi dieci anni, la superficie dei vigneti ammessi alla denominazione
è sempre aumentata anno dopo anno, l'incremento totale tra il
1990 e il 2000 è stato del 32%, il 5% quasi tra il 1999 e il
2000; segno evidente questo di un interessamento sempre più marcato
nei confronti del prodotto Prosecco e di una conseguente evoluzione
costante in atto nel settore. Gli imprenditori agricoli stanno finalmente
iniziando a sfruttare la chance economica e sociale offerta loro da
questo prodotto. Parallelamente alla superficie è cresciuta anche
la produzione potenziale di quintali di uva. Quella reale, chiaramente
soggetta alle rese ottenute ogni anno, registra un aumento del 50% dei
quintali di uva prodotta, e di conseguenza degli ettolitri di vino ottenuti,
se facciamo riferimento alla produzione reale del 1990 (resa del 74%)
e a quella del 2000 (resa del 85%). Il 1990 è stata l'annata
che ha fatto segnare la resa minore del decennio, il 74%, mentre la
migliore risulta essere stata quella del 1998 quando si ottenne una
resa dell'86%.
La produzione reale di bottiglie nei 7 anni che vanno dal 1994 al 2000
(Tab. 4.2) ha subito una crescita continua e significativa, quasi il
44%, ma ancor più sorprendente è la crescita, sempre nello
stesso periodo e sempre continua, del numero delle bottiglie di spumante
prodotte, più del 48%. Si sta dunque affermando, all'interno
della denominazione, un'identità spumantistica dei produttori
sempre più forte. Considerate le bottiglie totali annue, la percentuale
delle bottiglie di spumante sul totale passa dal 72,4% del 1994 al 74,71%
del 2000 segno evidente questo che i gusti dei consumatori stanno attraversando
una fase di cambiamento significativo. L'incremento maggiore di consumo
di Prosecco D.O.C. spumante si è avuto nel 1999 (+19%), questo
dato va correlato comunque all'effetto fine millennio che ha portato
aumenti di consumi in tutti quei prodotti (alimentari,bevande) tradizionalmente
usati per festeggiare la notte di San Silvestro.
Tab.
4.2 - Numero di bottiglie
da 0,75 l. prodotte
L'esportazione
di Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene nel periodo 1994-2000 ha fatto
registrare continui aumenti (Tab. 4.3), il più significativo
si è avuto nel 1999, quando rispetto al 1998 si sono esportate
quasi due milioni di bottiglie in più (+ 22%), di cui un milione
di Prosecco e l'altro milione di Spumante. Complessivamente nei 7 anni
l'esportazione di Prosecco è aumentata dell'87%, ma lo Spumante,
che rappresentava il 56% del totale esportato nel 1994, è sceso
al 50% sul totale esportato nel 2000. Il mercato estero perciò
predilige il Prosecco Frizzante allo Spumante. E' palese comunque il
fatto che una quota pari al 30% del totale imbottigliato è stabilmente
destinata all'esportazione. Il mercato tedesco rimane il più
importante, assorbe da solo il 70% dell'esportazione totale. Il fenomeno
più interessante che sarà probabilmente maggiormente presente
nel futuro prossimo è l'apertura a nuovi mercati come gli Stati
Uniti, ove già alcune aziende vendono più del 10% della
loro produzione, il centro e nord Europa e il Giappone. In questi paesi
infatti si sta concentrato il lavoro di promozione consortile e privata
e dai primi segnali di ritorno, le prospettive economiche di apertura
e sviluppo in nuovi mercati appaiono di notevole interesse.
Tab. 4.3 - Esportazione
di Prosecco (in bottiglie)
4.11. Caratteristiche geologiche del territorio
Il territorio dove ora è coltivato il Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene
è stato modellato dal ghiacciaio del Piave e dai suoi rami laterali
e, successivamente, da innumerevoli corsi d'acqua a regime torrentizio,
capaci di incidere anche profondamente i versanti delle colline. Sono
presenti quindi, in gran numero, colline di origine morenica, che spesso
costituiscono anfiteatri, terrazzi alluvionali e conoidi di deiezione.
La morfologia di queste colline ha fortemente condizionato la presenza
dell'uomo nell'ambiente, localizzando i centri rurali principalmente
in aree non di fondovalle, soggette a ristagni ed esondazioni, favorendo
la diffusione dei ciglionamenti dei versanti meglio esposti e la tipica
sistemazione a girapoggio dei vigneti. I terreni che storicamente ospitano
la coltivazione dei vigneti di Prosecco, fornendone il supporto fisico,
gli dementi nutritivi e l'acqua, sono il risultato di un'ampia varietà
geologica. E' possibile scoprire, in questo territorio, tutta la serie
geologica dell'Eocene situata al margine orientale del cosiddetto "bacino
bellunese", che dal Cretaceo inferiore si trovava in mare aperto
e si è mantenuto tale fino ad oltre la fine del periodo. Con
l'inizio del Terziario, in seguito ai movimenti orogenetici, il mare
ha subito, in fasi successive, una lenta e graduale regressione, culminata
nei depositi conglomeratici del Miocene superiore. Questo fenomeno è
testimoniato dalla successione di rocce diverse che costituiscono le
colline: si passa dal Flysch, tipico del mare profondo, ad argille,
a marne e ad arenarie di ambiente neritico-litorale, per arrivare ai
conglomerati propri dell'ambiente deltizio lagunare. I colli che si
estendono tra la Rocca di Castel Vecchio di Conegliano, il castello
di San Salvatore a Susegana ed il castello di San Martino sulla valle
del Meschio, sono caratterizzati da forme suadenti e dolcemente ondulate
dovute ad argille del Miocene, che originano suoli argillosi ad elevato
contenuto di carbonato di calcio. L'imponente anfiteatro morenico di
Colle Umberto-Ogliano, modellato da un ramo laterale del ghiacciaio
del Piave che, staccatosi dal principale a Ponte nelle Alpi, scendeva
fino alla pianura sotto Serravalle, ha originato terreni calcarei e
ciottolosi, molto permeabili. L'area del Feletto, dove lo sguardo spazia
liberamente dai dossi panoramici attorno alla millenaria Pieve di San
Pietro, presenta ampie superfici subpianeggianti, che hanno subito scarsi
fenomeni erosivi ed un forte dilavamento del calcare originando i ferreti
dalle caratteristiche "terre rosse". Sulle colline che si
affacciano sul Quartier del Piave, ad oriente della valle del Soligo,
le rocce conglomeratiche hanno originato paesaggi con forme regolari
e terreni scarsamente calcarei, mentre ad occidente le alture attorno
alle torri caminesi di Credazzo risultano essere più frastagliate,
con suoli poco profondi e ciottolosi. Il rilievo che si estende dalla
stretta di Serravalle a San Pietro di Barbozza, vegliato dal castello
Brandolini di Cison e dalla romanica abbazia di Follina, pur se caratterizzato
da versanti ripidi ed altimetrie maggiori, presenta terreni con buona
profondità e pertanto una discreta capacità di fornire
acqua e nutrienti alla vite, con presenza di argille, arenarie marnose
e molasse del Miocene molto permeabili e pertanto poco erodibili. Nelle
zone più elevate, dove sono presenti rocce calcaree del Cretaceo
e del Giurese, i terreni sono invece poco profondi e più ripidi.
Tra Valdobbiadene e Vidor, sulle rive di quel Piave che assiste ai tristi
eventi della Grande Guerra, si estende infine un'area estremamente variabile
nelle forme del paesaggio, con alternarsi di depositi morenici molto
antichi, terrazzi alluvionali e conoidi di deiezione. Anche i suoli
risultano perciò molto variabili, riflettendo l'eterogeneità
del substrato. Le diverse peculiarità chimico-fisiche, le esposizioni,
le pendenze, le altimetrie, la lunghezza dei versanti e le temperature
emerse da questo quadro determinano sensibili eterogeneità nei
vini, che riescono tuttavia a mantenere sempre un proprio equilibrio
armonioso.
4.12. Il clima
Il clima e le caratteristiche geopedologiche del comprensorio collinare
di Conegliano e Valdobbiadene rendono questa zona particolarmente adatta
alla viticoltura. Il Clima si può considerare abbastanza omogeneo
su tutta l'area, si presenta mite e temperato con inverni non particolarmente
freddi ed estati non afose, ma anzi ventilate da dolci brezze che, già
in passato, erano un richiamo pressoché irresistibile per i nobili
veneziani. Essi amavano trascorrere tra queste colline le loro estati,
in modo tale da fuggire l'afa della città lagunare.
La temperatura media annuale è di 12,3°C, con un'escursione
annua media di 20-21°C e radiazione solare nel periodo aprile-ottobre
di 92.745 cal/cm2.
La piovosità media è di 1250 mm, con frequenza annuale
media di giorni piovosi pari al 34%; la concentrazione massima di giornate
piovose si ha nei due periodi distinti di giugno e novembre, mentre
quella minima invece nei due periodi di gennaio ed agosto. Considerando
l'andamento delle precipitazioni e i valori di E.T. in funzione della
C.C dei terreni ove viene allevata la vite, notiamo che nel periodo
comprendente i mesi di giugno e luglio il terreno risulta essere sottoposto
a deficit idrico, mentre già in agosto le precipitazioni assumono
valori superiori a quelli dei consumi idrici e la situazione ritorna
alla normalità.
La media annuale delle precipitazioni nevose è di 5 giorni, la
frequenza massima si ha nel mese di gennaio.
Le precipitazioni a carattere temporalesco si hanno prevalentemente
nel periodo che va da maggio a settembre; tali eventi sono accompagnati
sporadicamente e con frequenze assai variabili da un anno all'altro
da grandinate; in certi casi la grandine arriva a danneggiare pesantemente
le coltivazioni, si sono avuti infatti casi di perdite di prodotto superiori
all'80%.
La brina è un fenomeno normale nei mesi invernali, ha una frequenza
media annuale paria 44 giorni e sovente è associata alla galaverna
che presenta una frequenza media annuale di 54 giorni.
L'umidità relativa è pressoché stabile nel suo
andamento pluriennale e i suoi valori si avvicinano di parecchio a quelli
che vengono registrati nell'Italia centrale tanto da poter considerare
come asciutto il clima di queste zone.
Seguendo i dittami della climatologia moderna possiamo definire come
mesotermico umido di transizione il clima che si riscontra in questa
porzione di Veneto. Le transizioni riguardano gli andamenti termici
che tendono a farlo assomigliare ad un clima mediterraneo e gli andamenti
pluviometrici che invece lo avvicinano di più al modello di clima
continentale.
4.13. Il Vino Prosecco
Il Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene D.O.C. è un vino che
si ottiene dalla trasformazione di uve Prosecco tondo (almeno l'85%)
e di Verdiso, Perera, Bianchetta e Prosecco lungo (massimo 15%). Il
Prosecco è il vitigno che garantisce la struttura base del vino,
il Verdiso viene impiegato nella vinificazione del Prosecco per aumentare
l'acidità e la sapidità o per equilibrare la componente
acida nelle annate calde, la Perera viene utilizzata per aumentare profumo
e aroma e la Bianchetta, siccome matura precocemente, nelle annate fredde
viene impiegata per "ingentilire" il Prosecco.
Da queste uve si ottengono diversi vini, lo spumante metodo "Charmat",
il Superiore di Cartizze, ed infine il Prosecco nelle versioni Frizzante
e Tranquillo.
Tracciamo ora una breve panoramica di tutte queste tipologie produttive
e commerciali, che si distinguono tra loro, oltre che per il nome, soprattutto
per le diverse tecnologie enologiche di produzione che conferiscono
ai vari tipi di vino Prosecco delle caratteristiche intrinseche proprie
ben marcate. Queste rendono ogni diverso tipo di vino Prosecco adatto
a delle ben precise situazioni di consumo e hanno permesso, agli enogastronomi,
di creare gli abbinamenti più indicati con i vari cibi.
1.
Prosecco D.O.C. di Conegliano e Valdobbiadene Spumante
Prosecco e Spumante sono, quando si parla del vino di Conegliano e Valdobbiadene,
la stessa cosa e non a caso sono più di cento anni che il Prosecco
D.O.C, si fa e si conosce così; in questi ultimi anni poi è
diventato il primo Spumante D.O.C. d'Italia e di riflesso ha portato
alla zona di produzione il titolo di capitale italiana dello spumante
metodo "Charmat". La sua struttura moderata inonda il palato
di una morbidezza vellutata e lo solletica con una sapidità maliziosa.
La bassa alcolicità è un invito al bere, alla festa, è
un godere delle piccole gioie della vita. Il Prosecco Spumante esprimere
pienamente il suo carattere agile ed al tempo stesso energico. Le uve
provengono dalla collina medio alta, dove la maturazione è più
lunga, l'aromaticità più piena e l'acidità, soprattutto
quella malica, si conserva meglio. Lo Spumante si ottiene per rifermentazione
naturale dopo un attento processo fermentativo in bianco del mosto base.
Il Prosecco Spumante è prodotto in due versioni, l'Extra Dry
ed il Brut.
L'Extra Dry è il Prosecco definito come "classico",
combina l'aromaticità varietale con la sapidità esaltata
dalle bollicine. Presenta un colore paglierino brillante ravvivato dal
fine e persistente perlage. L'aromaticità è fresca e ricca
di profumi propri della mela, della mela, della pera, con un sentore
di agrumi che sfumano nel floreale. In bocca il vino si presenta morbido
e a tempo stesso asciutto grazie ad una acidità ben presente.
Ottimo come aperitivo.
Il Brut è il Prosecco più moderno e sta riscuotendo un
enorme successo internazionale. E' caratterizzato da profumi con sentori
di agrumi più marcati rispetto all'extra dry e dalla presenza
di note vegetali unite alla piacevole nota di crosta di pane. Il perlage
fine assicura la persistenza dei sapori e la pulizia del palato e lo
rendono a tavola lo spumante per eccellenza anche da tutto pasto.
2.
Prosecco D.O.C. di Conegliano e Valdobbiadene Spumante Superiore di
Cartizze
Lo Spumante Superiore di Cartizze è un prodotto unico nel suo
genere, presenta una complessità di profumi invitanti ed ampi
che vanno dalla mela alla pera, dall'albicocca agli agrumi, alla rosa,
e una gradevole nota di mandorla glassata nel retrogusto. Viene prodotto
quasi esclusivamente nella versione Dry. Questo spumante può
sinceramente assurgere al ruolo di inimitabile suggello ai momenti felici
della vita.
3.
Prosecco D.O.C. di Conegliano e Valdobbiadene Frizzante
E' il tipo di Prosecco più facile ed immediato difatti è
nato con l'intento di avvicinare i giovani e i consumatori meno esperti
al mondo del Prosecco. Nella versione a rifermentazione in bottiglia
(Sur lie) è l'autentico ambasciatore della tradizione del vignaiolo;
si presenta come vino asciutto, essenziale e leggero. Nella fermentazione
in autoclave invece il Prosecco Frizzante armonizza la fragranza dei
profumi varietali propri dell'uva e con il gradevole pizzichio dato
dall'anidride carbonica trasmette sensazioni di grande freschezza e
purezza. Il colore caratteristico è il paglierino e l'aroma è
ricco di essenze floreali e fruttate, prevalgono la mela acerba e il
limone.
4.
Prosecco D.O.C. di Conegliano e Valdobbiadene Tranquillo
E' la versione meno conosciuta al di fuori della zona di produzione,
si ottiene da vigneti con sesti di impianti fitti, perciò poco
produttivi, e da uve ben mature. La vinificazione prevede una breve
macerazione a freddo sulle bucce dell'uva in modo da conferire al vino
aromi e profumi di mela, pera mandorla e miele mille fiori, una struttura
soave e persistente e un colore paglierino molto delicato. Non è
un vino adatto all'invecchiamento, si deve infatti consumare entro il
secondo anno di vita. E' il classico vino da consumare con i bocconcini
marinati della tradizione veneta.
4.14. Caratteristiche ed attività del Consorzio di Tutela
del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene D.O.C.
Le aziende socie del Consorzio attualmente sono 183, 108 sono cantine
spumantistiche mentre le restanti 75 sono aziende produttrici di uva.
In tutta la zona D.O.C. ci sono circa 3.300 aziende, quelle aderenti
al Consorzio risultano quindi essere poco più del 3% del totale,
bisogna però sottolineare due aspetti importanti:
1. Le cantine di spumantizzazione autorizzate, cioè quelle aziende
che possono lavorare il vino base per ottenere lo spumante e il frizzante
sono 130 in tutta la D.O.C., essendo 108 quelle affiliate al Consorzio
la percentuale di adesione risulta essere maggiore dell'80%;
2. Al Consorzio sono affiliate 15 grandi case spumantistiche e 4 aziende
cooperative.
Queste due osservazioni ci obbligano a ricercare un altro parametro
per avere un giudizio esatto e sincero circa la vera importanza che
il Consorzio riveste presso i produttori. Considerando solo il numero
delle aziende associate, rispetto alle totali, infatti si sarebbe portati
a pensare che la stragrande maggioranza dei produttori di Prosecco non
creda ne all'utilità ne quanto meno ai benefici prodotti dall'essere
soci del Consorzio. Mentre se teniamo conto della potenzialità
produttiva delle cantine socie, il 70% circa di tutta la produzione
( più di 25.000.000 di bottiglie ) , ci si accorge di come invece
il Consorzio di tutela del Prosecco sia un soggetto a cui far riferimento
per poter raggiungere obbiettivi di una certa rilevanza.
Chi decide di Consorziarsi, indipendentemente dalla propria dimensione
aziendale e dalla propria capacità produttiva, dimostra di comprendere
maggiormente, rispetto chiaramente a chi non decide di associarsi al
Consorzio, la forza insita nella tutela e valorizzazione di un marchio
collettivo, che permetta di rappresentare l'intera zona di produzione
del vino Prosecco D.O.C. mediante le diverse attività promozionali
che vengono attuate nell'arco di un anno.
I settori di attività del Consorzio più importanti sono
il controllo della qualità, la ricerca e sviluppo, la divulgazione
e valorizzazione del marchio, la promozione, l'informazione e l'assistenza
tecnica, viticola e legale. La ricerca e sviluppo è rilevante
per quasi tutti i Consorzi e si attua tramite collaborazioni con altri
enti regionali, o con altri Consorzi vinicoli. Non mancano gli sviluppi
di studi riguardanti le campagne viticole, la lotta guidata e di tutto
ciò che permette di migliorare l'allevamento della vite e la
qualità del prodotto finale. Oltre all'assistenza di natura tecnica
e legislativa, il Consorzio di Tutela del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene
D.O.C. ha svolto delle attività di ricerca di mercato; queste
indagini sono state eseguite con l'intento di studiare il comportamento
dei vari mercati ma anche dei singoli consumatori. Questo tipo di lavoro
chiaramente permette al Consorzio e ai suoi associati di poter pianificare
le strategie produttive e quelle di marketing comunicazionale future
nel modo più preciso ed efficace possibile.
4.15. La gestione del Consorzio di Tutela del Prosecco di Conegliano
e Valdobbiadene D.O.C.
Gestire in modo funzionale un Consorzio di Tutela e Valorizzazione non
è cosa sicuramente semplice, si incontrano infatti notevoli difficoltà;
il più delle volte sono intoppi dovuti a fattori di origine esterna
al Consorzio e che chiaramente però si ripercuotono sull'operatività
del Consorzio stesso limitandone dunque le possibilità d'azione.
Uno di questi fattori di rischio è rappresentato dalla lentezza
burocratica. Mentre all'interno del Consorzio questo problema risulta
pressoché inesistente in quanto il numero esiguo di addetti permette
di gestire in maniera diretta le diverse attività consortili,
la lentezza burocratica si nota sovente quando il Consorzio collabora
con altri istituti presenti sul territorio, specialmente se di natura
pubblicistica. Gli enti con cui maggiormente il Consorzio si trova ad
operare sono la Regione Veneto, la Provincia di Treviso e la Camera
di Commercio. Il nocciolo della questione è l'erogazione e la
consistenza quantitativa dei fondi che, essendo lenta la prima ed esigua
la seconda molte volte condizionano le attività stesse del Consorzio,
causando nella maggior parte dei casi notevoli ritardi operativi che
si ripercuotono poi sugli associati.
Un altro problema che il Consorzio si trova ad affrontare è quello
della mancanza di coordinamento fra i Consorzi stessi e gli enti preposti
alla promozione. A causa di tale mancata interazione molte volte il
Consorzio non può, o lo fa in modo parziale organizzare una propria
attività promozionale in stretta correlazione con gli altri enti.
Il "punto di forza" del Consorzio invece (come per la maggior
parte dei consorzi), è quello di essere un elemento unificante
per molte aziende, poiché è un supporto tecnico indispensabile
ed in grado di ottenere e sviluppare attività comuni. Grazie
all'aiuto tecnico, legislativo, promozionale che il Consorzio ha offerto,
e sta continuando ad offrire, ai produttori consociati, è stato
raggiunto nell'arco dei quarant'anni di presenza l'importante obiettivo
di produrre vini di qualità sempre maggiore e di promuoverli
adeguatamente per poter puntare a mercati ed ad un pubblico più
ampi.
Le basi gettate quaranta anni fa dai primi 11 soci fondatori vanno sfruttate
tutt'oggi, ma bisogna anche comunque continuamente pensare al loro rinnovamento
per tenere il passo imposto dalla continua evoluzione dei mercati e
del progresso tecnologico nel settore vitivinicolo.
Per i viticultori della zona il Consorzio è un forte punto di
riferimento, sinonimo di serietà e di efficienza in tutti i campi
in cui opera, dalla tutela alla valorizzazione e promozione del prodotto
e del territorio. Il Consorzio punta molto sulla valorizzazione dell'origine
del prodotto, poiché le caratteristiche di una certa zona non
sono ripetibili in altri contesti geografici e come tali rendono unico
il prodotto locale, perciò nell'attività promozionale
non ci si deve limitare a promuove solo un prodotto, il vino, ma va
promosso soprattutto il concetto di territorio d'origine di quel particolare
vino.
La D.O.C. di Conegliano e Valdobbiadene è quindi un patrimonio
storico, culturale e paesaggistico, che potrebbe veder aumentare la
propria popolarità presso il pubblico se si attuassero attività
promozionali mirate, volte a valorizzare ad esempio la presenza turistica,
soprattutto quello enogastronomica. Si verrebbe a creare così
un indotto economico di notevole interesse per tutte le realtà
produttive presenti in essa, non solo per quelle del settore vinicolo.
Il primo "punto di debolezza" del Consorzio, va ricondotto
alla scarsa collaborazione che una parte delle aziende consociate presta
alla causa comune: ognuna di queste tende a lavorare per conto proprio,
senza cercare forme di coordinamento con le altre, si spera, per il
futuro che tale forma di egoismo venga superata grazie al ricambio generazionale
dei vertici delle aziendali.
La seconda nota dolente è rappresentata dai contenuti della legge
164 del 1992. Essa infatti stabilisce che ogni Consorzio di tutela non
possa esercitare le funzioni di tutela e valorizzazione solo per i propri
soci, ma debba operare indistintamente per tutti i soggetti della filiera
usufruitori della denominazione. In altre parole, i produttori V.Q.P.R.D.
non sono obbligati ad associarsi ad un Consorzio di tutela, ma godono
ugualmente dei benefici derivanti dall'utilizzo del nome del Consorzio
di tutela e, di riflesso, del consenso che il Consorzio riceve dalla
comunità e dagli operatori in seguito alle iniziative organizzate.
Rendendo obbligatoria l'adesione ad un Consorzio un maggiore numero
di quote associative confluirebbero nelle casse del Consorzio stesso,
che quindi potrebbe disporre di budget maggiori da investire nelle varie
iniziative già programmate per renderle ancor più efficaci.
Oltretutto questo permetterebbe al Consorzio di intraprendere nuove
e ancor più incisive azioni volte a tutelare e valorizzare il
Prosecco, ma anche di attuare una programmazione razionale e anticipata
delle iniziative da intraprendere e infine consentirebbe di ampliare
l'organico a disposizione in modo da creare una struttura sempre più
efficiente e pronta a far fronte alle nuove sfide che si prospetteranno
nel futuro prossimo del mondo del vino.
4.16. L'attività comunicazionale del Consorzio
4.16.1. Introduzione
Per comprendere quali siano le altre attività comunicazionali
intraprese, dopo quelle già analizzate nel capitolo precedente,
dal Consorzio di Tutela e Valorizzazione del Prosecco di Conegliano
e Valdobbiadene, e come esse si evolvano, faremo riferimento alle risposte
riportate nella scheda informativa, già descritta nel capitolo
3, (Allegato 1) che abbiamo somministrato agli addetti del Consorzio.
Essendo poi il Consorzio il caso di studio di questo lavoro di tesi,
focalizzeremo maggiormente la nostra attenzione (come già anticipato
nel paragrafo 2 di questo capitolo) sulla manifestazione organizzata
dal Consorzio, presso la propria sede l'ultimo week-end di maggio in
concomitanza con la manifestazione nazionale "Cantine Aperte",
e denominata "Vino in Villa".
4.16.2. Analisi delle attività promozionali relative all'ultimo
triennio di esercizio
Il Consorzio del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene è un
ente preposto alla tutela e alla valorizzazione del vino Prosecco. Il
suo bilancio all'anno 2000 è stato di quasi 440.000 euro (circa
850.000.000 di "vecchie" Lire). Le manifestazioni a cui ha
partecipato nel triennio 1999-2001, con i relativi investimenti, sono
riportate nella tabella 4.4. Tra tutte quelle riportate esso attua un'attività
organizzativa diretta solo nelle seguenti manifestazioni: "Vino
in Villa", "La Primavera del Prosecco" e "La Mostra
nazionale degli Spumanti". Gestisce direttamente, inoltre, la realizzazione
della news letter interna, riservata a tutti i soci, denominata "Consorzio
Informa" e la cartellonistica promozionale riguardante il Prosecco
e il suo territorio d'origine. Per tutte le altre attività comunicazionali,
il Consorzio invece si limita a parteciparvi o come ente autonomo o,
con il supporto degli associati che vogliono aderire all'iniziativa,
allestendo uno spazio espositivo comune.
Tab. 4.4 - Attività
promozionali sostenute nel triennio di studio
Analizzando
più in dettaglio le informazioni, la prima cosa che si nota è
l'aumento, passando dal 1999 al 2001, del numero delle manifestazioni
a cui il Consorzio partecipa, da 8 a 13 (+62,5%) e come di conseguenza
siano aumentati gli investimenti riservati a tali attività. Si
è passati infatti dai 118.800 euro del 1999 ai 129.200 euro del
2001 (+8,75%) con la punta massima, fatta registrare nel 2000, di 129.950
euro (+9,4% rispetto al 1999).
Tab.
4.5 - Descrizione delle
attività promozionali
Le
iniziative attuate possono essere riportate in tre gruppi (Tab. 4.5):
fiere, attività d'immagine e di tipo formativo (di solito riservate
ad operatori e media del settore). Alla categoria fiere appartengono
le seguenti manifestazioni: il Prowein di Düsseldorf, il Vinitaly
di Verona, l'A.N.U.G.A. di Colonia, il Wine festival di Merano, il Prosit
di Arezzo, il Salone del gusto e il Salone del vino sempre di Torino
. Nella categoria attività d'immagine, intendendo con questo
termine le manifestazioni in cui avvengono solo iniziative promozionali
volte a far conoscere il prodotto e attività promozionali di
stampo pubblicitario, troviamo la manifestazione Vino in Villa che si
tiene a Pieve di Soligo (TV), i Festival del cinema di Venezia e Cannes,
Città del vino, Mondo grappa e Conegliano con gusto che si tengono
tutte e tre a Conegliano (TV) ed infine la cartellonistica pubblicitaria
sia stradale che di altro genere.
All'ultimo gruppo appartengono i Workshop internazionali che si svolgono
ogni anno in paesi diversi organizzati in collaborazione con l'Unione
Consorzi Vini Veneti (U.VI.VE.), i Seminari organizzati in Germania
in collaborazione con l'Istituto del Commercio Estero (I.C.E.) e la
news "Consorzio Informa".
In tabella 4.6 sono appunto riportate le aree geografiche in cui l'eco
della manifestazione si ripercuote, soprattutto in chiave di attrazione
verso il pubblico. A tale proposito notiamo subito che le fiere godono
di una importanza geografica altamente strategica, riescono a farsi
conoscere ed apprezzare in Paesi esterni a quello dove si svolge il
Vinitaly, il Prowein, l'A.N.U.G.A. e il Wine festival, mentre le due
manifestazioni di Torino e il Prosit di Arezzo, essendo manifestazioni
relativamente giovani necessitano ancora di tempo per potersi espandersi
ed affermare anche all'estero. Anche i workshop organizzati con la collaborazione
dell'U.VI.VE. e i seminari avviati in Germania con l'I.C.E. rivestono
un'importanza rilevante: sono infatti lo strumento comunicativo più
diretto ed efficace per raggiungere gli addetti al settore, sia operatori
che media di altri Paesi, e poter quindi aspirare a conquistare nuovi
clienti e quindi nuovi mercati.
Tab. 4.6 - Area geografica
di copertura delle attività promozionali
Diversa
invece risulta l'analisi delle manifestazioni rappresentative legate
al Prosecco, qui a seconda della vetrina scelta per permettere alla
gente di conoscere ed apprezzare il vino veneto si riscontrano scostanti
pareri, si passa infatti dalla risonanza mondiale legata ad eventi come
i Festival del cinema di Venezia e Cannes, a risonanze locali tipiche
di manifestazioni giovani e per lo più frutto di quello spirito
imprenditoriale, spesso disorganizzato, che contraddistingue il settore
vitivinicolo veneto e in particolare quello del Prosecco di Conegliano
e Valdobbiadene. un ruolo particolare è rivestito da Vino in
Villa, la manifestazione ideata e organizzata direttamente dal Consorzio
di tutela del Prosecco.
Passiamo ora a considerare le modalità organizzative delle diverse
manifestazioni, considerando, in particolare, le collaborazioni messe
in atto per attuarle .
Le manifestazioni per cui si sono avute delle collaborazioni esterne
(F.=finanziarie, N.F.=di altro tipo) nel triennio considerato, sono
state le seguenti:

Tutte
le altre manifestazioni invece vengono gestite dal Consorzio utilizzando
fondi propri derivanti soprattutto dalle quote associative che ogni
produttore iscritto versa, da fondi regionali e contributi comunitari
erogati ai Consorzi per la loro gestione annuale e risorse umane presenti
in organico; nei casi di mostre o fiere ogni azienda partecipante socia
del Consorzio, versa la propria quota di adesione direttamente alle
varie organizzazioni. Le collaborazioni finanziarie hanno contribuito
a coprire in parte le spese organizzative relative alle cinque manifestazioni.
Le percentuali per ogni singolo evento coperte dai cofinanziatori sono
state le seguenti: Prowein e Vinitaly 35%, Salone del vino di Torino
40% e Workshop internazionali con l'U.VI.VE. 50%.
Tab. 4.7 - Strumenti
comunicazionali utilizzati nelle varie manifestazioni
I supporti
comunicativi sono delle prerogative essenziali per poter far arrivare,
al maggior numero di persone possibili, informazioni riguardanti una
manifestazione che si voglia organizzare o alla quale si voglia partecipare.
Per questo motivo ora passeremo ad analizzare, per ogni manifestazione,
i mezzi attraverso i quali il Consorzio divulga la propria attività
e le informazioni relative al Prosecco. I dati della tabella 4.7 evidenziano
come il Consorzio utilizzi prettamente il mezzo cartaceo per reclamizzare
le proprie iniziative o la propria attività di tutela e valorizzazione,
più precisamente nel caso del "Prowein" di Düsseldorf
ha speso nel triennio 99-01 2.600 € all'anno per realizzare del
materiale informativo cartaceo da portare alla fiera e 600 € all'anno
per produrre materiale informativo destinato alla stampa. Sempre per
il materiale informativo cartaceo sono stati spesi: in occasione del
Vinitaly di Verona 1.100 € all'anno, per il "Wine Festival"
di Merano1.100 € nel 99, per il Salone del Gusto di Torino 1.100
€ nel 2000 e per quello del Vino 2.600 € nel 2001 (prima edizione
della manifestazione). Per la "Mostra Nazionale degli Spumanti"
gli investimenti sono stati di 1.100 € nel 99, 2.200 € nel
2000 e di 600 € nel 2001. Di norma la realizzazione del materiale
informativo è affidata dal Consorzio a diverse aziende specializzate
(agenzie pubblicitarie), mentre le fasi di ideazione e progettazzione
vengono condotte esclusivamente dagli addetti del Consorzio stesso.
Tab. 4.8 - Importanza
degli obiettivi perseguiti
LEGENDA
DEGLI OBIETTIVI
A) Aumentare il grado di conoscenza del prodotto presso i consumatori
B) Migliorare l'immagine del prodotto stesso nella sua globalità
C) Riuscire a promuovere aspetti quali il territorio, la propria storia
e cultura
D) Presentare nuovi prodotti ai consumatori
E) Accedere a nuove aree di mercato
F) Suggerire nuove modalità d'impiego e uso del prodotto
G) Poter aver un contatto diretto con il singolo consumatore
Appurata
la natura, l'utilizzo e le modalità di realizzazione, non ci
resta che capire quali siano gli obiettivi, e la loro relativa importanza,
che, con tali mezzi di comunicazione, il Consorzio persegue nei confronti
del prodotto Prosecco. La comprensione degli obiettivi è resa
possibile, come già fatto nel capitolo precedente per le due
manifestazioni "Primavera del Prosecco" e "Mostra nazionale
degli Spumanti" e tutte le altre organizzate autonomamente dai
vari soggetti che attuano comunicazione nei confronti del Prosecco,
dalle risposte che l'intervistato ha dato sottoforma di punteggio, in
una scala d'importanza compresa tra 1 (per niente importante) e 5 (molto
importante), alla lista di obiettivi propostagli e ripetuta per ogni
manifestazione. Nel caso delle attività del Consorzio, le risposte
sono quelle riportate in tabella 4.8.
Dai risultati ottenuti appare chiara la volontà del Consorzio
di privilegiare aspetti quali il grado di conoscenza del prodotto presso
i consumatori, l'immagine del prodotto nella sua globalità, la
ricerca di nuove aree di mercato e infine il territorio di produzione
conglobando tradizioni, usi e costumi. Poco interesse invece destano
obiettivi come presentare nuovi prodotti, il suggerimento di nuove modalità
d'impiego del prodotto e il poter avere un contatto diretto con il singolo
consumatore. Il risultato di quest'ultimo sembrerebbe quantomeno strano
se non addirittura paradossale, paragonato al risultato ottenuto dall'obiettivo
A, in pratica si vorrebbe aumentare il grado di conoscenza del prodotto
presso i consumatori ma non si cercherebbe il contatto con gli stessi.
Il dilemma può però essere subito chiarito, basta infatti
ricordare che stiamo parlando di un Consorzio di Tutela e che il suo
scopo è si quello di promuovere il prodotto che tutela, in questo
caso il Prosecco, ma non deve affatto creare situazioni di squilibrio
che potrebbero favorire commercialmente un'azienda invece di un'altra.
Perciò il Consorzio giustamente privilegia l'obiettivo A piuttosto
di quello G, lasciando l'onere di raggiungere nuovi consumatori e quindi
clienti alle singole aziende.
4.17. La manifestazione Vino in Villa
4.17.1. Caratteristiche della manifestazione
Ogni anno l'ultimo week-end di maggio si svolge presso la sede del Consorzio
di Tutela del Prosecco in località Solighetto di Pieve di Soligo
(TV), in concomitanza con la manifestazione nazionale "Cantine
Aperte" la manifestazione voluta dal Consorzio stesso e organizzata
in collaborazione con la Camera di Commercio di Treviso denominata "Vino
in Villa". Una tre giorni interamente dedicata al vino Prosecco
e al suo territorio. La manifestazione si apre il venerdì sera
con la tradizionale cena di gala ove la manifestazione viene presentata
alla stampa e alle autorità, si prosegue poi il sabato con la
serata dedicata alle degustazioni di "etichette" di Prosecco
che durante l'anno si sono contraddistinte ricevendo riconoscimenti.
La domenica invece è la giornata dedicata al pubblico, le aziende
espositrici, 67 quest'anno, sia socie che non del Consorzio infatti
permettono a tutti di poter degustare i loro "Prosecchi" sperando
così di riuscire a conquistare nuovi potenziali clienti oltre
che consensi.
Abbiamo già accennato al fatto che la manifestazione è
svolta in collaborazione con la C.C.I.A.A. di Treviso, ma ci sono anche
altri collaboratori, i loro nomi e le loro caratteristiche sono descritti
nella tabella 4.9. Le collaborazioni finanziarie erogate dai soggetti
presenti nella tabella 4.9 permettono al Consorzio di coprire il 55%
delle spese che sostiene organizzando questa "vetrina sul Prosecco".
Vale la pena ricordare che l'investimento sostenuto dal Consorzio, nel
triennio di studio (1999-2001), è stato di 176.000 € mentre
i contributi finanziari avuti dalla Camera di Commercio sono stati rispettivamente
di 10.400 € nel 99, 20.700 € nel 2000 e di 31.000 € nel
2001, ciò vuol dire che da solo l'ente camerale assicura una
copertura spese pari al 35%.
Tab 4.9 - Collaboratori
alla manifestazione e loro natura
La
manifestazione possiede un forte eco presso il pubblico (Tab. 4.6),
richiama infatti da tutta Italia, soprattutto dal Veneto, nei tre giorni
di svolgimento circa 5.000 persone, di cui 3.000 nella sola giornata
di domenica. Sono poi moltissimi i media accreditati, sia nazionali
che esteri, soprattutto di nazionalità alemanna, terra in cui
il Prosecco trova numerosi estimatori tra la popolazione.
Tab. 4.10 - Mezzi comunicazionali
utilizzati per Vino in Villa
I
mezzi comunicativi con cui il Consorzio promuove la kermesse sono numerosi,
rispetto a quelli utilizzati per le altre attività e descritti
precedentemente, e ad essi vengono destinati notevoli investimenti (Tab.
4.10).
Dal 99 al 2001 gli investimenti in strumenti comunicazionali sono passati
da 21.650 € a 27.910 € segnando dunque un trend positivo pari
a +29%, nello stesso periodo invece, l'aumento medio degli investimenti
totali è stato solo del 9%. Teniamo poi pure conto del fatto
che le spese sostenute nei tre anni in mezzi comunicativi (72.610 €)
rappresentano il 41% dell'investimento totale (che è stato di
176.000 €), tutto ciò fa emergere chiaramente l'importanza
che rivestono, nell'ambito della realizzazione di una manifestazione
promozionale, gli strumenti della comunicazione. Per concludere l'analisi
sugli strumenti, dobbiamo solo aggiungere che il Consorzio destina le
somme maggiori per produrre materiale informativo cartaceo e materiale
informativo destinato alla stampa, organizzare conferenze, seminari
e convegni che si tengono nei tre giorni della manifestazione.
4.17.2. La partecipazione a "Vino in Villa"
Terminata la descrizione degli aspetti generali, organizzativi e finanziari
della manifestazione concentreremo ora l'attenzione sul lavoro svolto
nell'edizione 2002 di "Vino in Villa". In collaborazione con
il Consorzio abbiamo compilato un questionario che è stato distribuito
poi al pubblico nella giornata della domenica, gli obiettivi dell'indagine
sono quelli di:
1. Ottenere un profilo conoscitivo del pubblico presente;
2. Sapere quale sia il grado di conoscenza del consumatore nei confronti
del vino Prosecco;
3. Comprendere quali sono le modalità di consumo e di acquisto
dello stesso;
4. Valutare l'impatto di un'eventuale presenza sul mercato di Prosecco
ottenuto da coltivazione biologica;
5. Raccogliere le impressioni sulla manifestazione.
Il questionario (Allegato 3) è composto da 8 domande tutte di
tipo chiuso, la 1,2,3,4 e 6 sono a risposta multipla, mentre le altre
sono a risposta singola; nelle informazioni generali, indispensabili
per descrivere il campione, sono stati richiesti oltre all'età
e al sesso, il settore d'impiego e il tipo di professione.
Le domande alle quali i soggetti hanno dovuto rispondere erano le seguenti:
1) In quali delle seguenti zone è possibile produrre il Prosecco
D.O.C.?
2) Con che frequenza Lei consuma del prosecco D.O.C. nelle seguenti
occasioni?
3) Dove acquista di solito il Prosecco D.O.C.?
4) Che cosa le ricorda la parola Prosecco?
5) Sarebbe interessato/a al Prosecco biologico?
6) Come ha saputo di Vino in Villa?
7) Le piace come è organizzata la manifestazione Vino in Villa?
8) Informazioni generali
Quando si pianifica un lavoro d'indagine a mezzo questionario, la prima
cosa da fare è stabilire tutta una serie di parametri che ci
permettano di stabilire se, una volta raccolti i questionari distribuiti,
possiamo procedere alla loro elaborazione oppure dobbiamo considerare
nullo tutto il lavoro.
Una volta stabilito di valutare l'intervallo di confidenza di un parametro
fissati il tipo di campione (casuale nel nostro caso), l'entità
dell'errore che si è disposti a tollerare e quindi il grado di
fiducia (fissato al 10%, percentuale usata di solito in questo tipo
di ricerche perché permette di ottenere risultati ritenuti accettabili),
la dimensione n del campione che rende significativa la nostra indagine
si determina automaticamente (Brasini 1999) con la formula:

dove
N è la numerosità della popolazione, nel nostro caso i
questionari che sono stati distribuiti, P è la frequenza relativa
della popolazione che viene fissata di solito al 50% e V(p) è
la varianza della frequenza relativa campionaria. Considerando i parametri
fissati da noi, 10% per l'errore, 50% per P, e che 1.000 sono state
le persone che hanno accettato di compilare il questionario, dalle tavole
statistiche deduciamo che per rendere significativa la nostra indagine
dobbiamo raccogliere almeno 88 questionari dei 1.000 distribuiti (Q.D.).
Avendo raccolto 204 schede (Q.R.), possiamo tranquillamente considerare
attendibile il nostro lavoro di ricerca che dunque presenta:
1. Tasso di risposta o Redemption Rate uguale al 20,4%

2.
Tasso di Incidenza Relativa del campione uguale all'8,5%

Dove
I rappresenta l'universo del campione, dato nel nostro caso dal numero
totale delle persone che hanno visitato la manifestazione nella giornata
di domenica.
Iniziamo la descrizione dei risultati analizzando le caratteristiche
del campione che ha aderito alla nostra iniziativa di ricerca. Tale
gruppo è formato per il 61,7% da individui di sesso maschile
(Tab. 4.11) e il rimanente 38,3% da individui di sesso femminile. Per
quanto riguarda la distribuzione in base alle fasce d'età, notiamo
che il 17,1% del campione non ha riportato l'età nella scheda,
il 36,7% presenta un'età compresa tra i 31 e i 45 anni (la categoria
più presente), il 26% tra i 46 e i 60 anni, il 15,6% tra i 20
e i 30 anni, mentre solo il 2% ha meno di vent'anni e poco più
del 2% ha più di 60 anni.
Tab. 4.11 - Distribuzione
del campione per età e sesso
Tab.
4.12 - Caratterizzazione
del campione a seconda del settore d'impiego e del tipo di professione
Vediamo
ora quali sono i settori di impiego e il tipo di professione (Tab. 4.12)
che caratterizzano queste persone. Il settore d'impiego più rappresentato
(45% del totale) è risultato essere quello dei servizi, seguito
dall'industria (il 24%) e dall'agricoltura (il 12,2% con solo il 2,45%
di questi che sono risultati essere operatori del settore).
Per quanto riguarda invece il tipo di professione, il 38,2% sono lavoratori
dipendenti, il 29,4% liberi professionisti e solo il 7,9% risultano
essere gli operatori dei vari settori. La nota curiosa è rappresentata
dall'elevata presenza di studenti e pensionati (cioè quelli che
hanno risposto alla voce settore d'impiego nessuno e alla voce tipo
di professione altro) sono infatti ben il 14,7% del campione.
Tab. 4.13 - Tipi di
risposte avute e loro distribuzione per sesso e settore
LEGENDA:
1. Chi ha barrato solo la casella "In tutto il Veneto";
2. Chi ha barrato le caselle "Nella marca Trevigiana" e "A Conegliano
e Valdobbiadene";
3. Chi ha barrato solo la casella "Nella marca Trevigiana";
4. Chi ha barrato le caselle "Nel Montello e nei colli Asolani" e "A
Conegliano e Valdobbiadene";
5. Chi ha barrato solo la casella "Nel Montello e nei colli Asolani";
6. Chi ha barrato solo la casella "A Conegliano e Valdobbiadene".
Per comprendere invece il grado di conoscenza del prodotto, utilizzeremo
le risposte date alla prima domanda del questionario: "In quali
delle deguenti zone è possibile produrre il Prosecco D.O.C.?".
Hanno risposto esattamente barrando la casella "Nel Montello e
nei Colli Asolani" e "Conegliano e Valdobbiadene" 21
persone, cioè solo il 10,3% del campione (Tab. 4.13), mentre
157 persone (il 76,9%) conoscono solo la zona di Conegliano e Valdobbiadene
come zona D.O.C. Solamente 7, cioè il 3,4%, invece sono le persone
che hanno barrato la casella "In tutto il Veneto", mentre
quelle che pensano si possa produrre il Prosecco D.O.C. in tutta la
Marca Trevigiana sono state 14 (il 6,8%). Abbiamo poi incrociato le
risposte della domanda uno con i parametri relativi al settore d'impiego
e al sesso, per quanto riguarda il settore d'impiego, è emerso
che solo 5 delle risposte esatte sono state date da impiegati in agricoltura
e 8 da impiegati nei servizi, mentre, considerando la variabile sesso,
14 delle 21 risposte esatte provengono da maschi e le rimanenti 7 da
donne.
Tab. 4.14 - Modalità
di consumo del Prosecco
Per
comprendere invece le modalità di consumo del vino Prosecco,
analizzeremo le risposte avute alla domanda 2: "Con che frequenza
Lei consuma del Prosecco D.O.C. nelle seguenti occasioni?", e in
particolar modo ci soffermeremo sulla descrizione della frequenza di
consumo e delle modalità che hanno avuto il maggior numero di
risposte. 146 sono le persone (Tab. 4.14) che hanno risposto "In
tutte queste occasioni", di questi, 109, il 74,7%, dice di consumare
il Prosecco frequentemente, 29 (19,8%) occasionalmente e solo 8 (5,5%)
raramente.
Le altre 58 persone hanno fornito risposte che hanno generato diverse
combinazioni, tra tutte, quelle che hanno avuto un maggior numero di
preferenze sono state le seguenti 3:
1. Consumano il Prosecco "Come aperitivo" frequentemente 14
persone;
2. Consumano il Prosecco "Come aperitivo" frequentemente,
"Come vino da pasto" occasionalmente e "Come vino da
fuori pasto" frequentemente 8 persone;
3. Consumano il Prosecco "Come aperitivo" frequentemente,
"Come vino da pasto" occasionalmente e "Come vino da
fuori pasto" raramente 8 persone.
Tutte le altre combinazioni hanno avuto un massimo di 7 preferenze.
In sintesi, quindi il Prosecco appare come un vino estremamente versatile
che si adatta bene alle più diverse occasioni.
Analizzando i dati raccolti dalle risposte avute alla domanda 3 del
questionario, quella inerente ai luoghi d'acquisto del Prosecco, abbiamo
ricavato 11 diverse combinazioni di tipologie d'acquisto (Tab. 4.15),
quella che ha avuto i consensi maggiori, 114, il 55,9% del campione,
è la combinazione numero 4 (acquisto solo dal produttore), al
secondo posto ma staccata di molto (27 preferenze, il 13,2%) troviamo
la combinazione numero 9 (acquisto in enoteca) e al terzo posto con
21 preferenze, il 10,3%, la combinazione numero 10 (acquisto altrove).
Tab. 4.15 - Canali
d'acquisto del Prosecco
In
merito alle percezioni trasmesse ad ognuna delle persone che ha compilato
il nostro questionario, la domanda 4 ha evidenziato (Tab. 4.16) i seguenti
risultati: 87 persone (il 42,6%) asseriscono di associare la parola
Prosecco ad un vitigno, 48 individui (il 23,5%) l'associano con un territorio,
32 (il 15,6%) con un metodo di spumantizzazione e 19 (il 9,3%) tendono
ad associare la parola Prosecco con altro.
Tab 4.16 - Idee associate
alla parola "Prosecco"
Tab.
4.17 - Interesse verso
il vino Prosecco D.O.C. biologico
L'interesse
per un'eventuale immissione sul mercato di Prosecco di Conegliano e
Valdobbiadene D.O.C. da coltivazione biologica, ha si rispettato il
trend che da alcuni anni sta circondando tutti i prodotti derivanti
da questo tipo di pratica agronomica (regolamentata dal Regolamento
CE n.2092 del 24 giugno 1991), ma non ha fornito un risultato tale da
poter essere significativo per i produttori, infatti (Tab. 4.17) possiamo
vedere come solo 111 delle persone che hanno compilato il questionario
siano favorevoli al Prosecco d'origine biologica e invece le restanti
93 siano risultate essere contrarie. Sicuramente uno dei motivi che
ha, per così dire, frenato la corsa al plebiscito verso il prodotto
biologico è la paura di un aumento consistente dei prezzi del
prodotto finito.
Tab. 4.18 - Modalità
con cui il pubblico è venuto a conoscenza della manifestazione
La
tabella 4.18 riporta invece le 12 combinazioni di risposte che abbiamo
ottenuto dall'analisi dei dati raccolti alla domanda numero 6, quesito
relativo alle modalità con le quali il soggetto è venuto
a conoscenza dello svolgimento della manifestazione. I risultati evidenziano
come il 33,8% (69 individui) degli intervistati sia venuto a conoscenza
dello svolgimento di "Vino in Villa" attraverso esclusivamente
il passaparola, il 18,1% (37 persone) invece attraverso la sola consultazione
di riviste e giornali e l'11,8% (24 persone) ha saputo della manifestazione
grazie solamente alle locandine sparse sul territorio. Risulta comunque
che 41 tra i 204 intervistati (il 20%) abbia saputo di "Vino in
Villa" esclusivamente in un altro modo e che 13 (il 6,4%) sono
le persone che invece hanno trovato notizie della manifestazione solamente
navigando in Internet. Sempre a riguardo di Internet, se consideriamo
tutte le combinazioni di risposte che includono l'utilizzo della rete
Web, il numero di coloro i quali hanno appreso della manifestazione
appunto attraveeso questo mezzo mediatico sale a 22, se ripetiamo lo
stesso ragionamento anche per quelle persone che invece hanno usufruito
del passaparola, il loro numero sale da 69 a 82 (il 40,2%).
All'organizzazione farà certamente piacere sapere che tra le
204 persone che hanno aderito al nostro sondaggio, ben 115 (il 56,4%)
sono rimasti molto soddisfatti di come sia stata organizzata la manifestazione,
79 (il 38,7%) sono risultati quelli abbastanza soddisfatti, 9 quelli
poco soddisfatti e uno soltanto ritiene che la manifestazione sia per
niente ben organizzata. Certamente queste notizie oltre che a gratificare
tutti coloro che concorrono alla perfetta realizzazione di "Vino
in Villa", sarà spunto per un futuro e continuo impegno
per migliorare ancora.
4.18. Riassunto e considerazioni conclusive
Tab. 4.19 - Attività promozionali
sostenute nel triennio di studioe loro peso percentuale sul totale
Analizzando
le attività comunicazionali nelle quali il Consorzio di Tutela
del Prosecco investe, notiamo quanto esse siano numerose, ben 19, e
come altrettanto numerosi siano stati i fondi a loro destinati nel triennio
99-01, 377.950 euro. Di questi, il 77,7 (circa 293.700 €) vengono
spesi per realizzare "Vino in Villa", la news del Consorzio
"Il Consorzio informa" e per la cartellonistica pubblicitaria.
Facendo riferimento alla classificazione delle attività riportata
in tabella 4.5, e considerando gli investimenti del triennio sostenuti
per ogni singola azione comunicazionale (esclusi quelli riservati alla
"Primavera del Prosecco" e alla "Mostra Nazionale degli
Spumanti") vediamo che dei 355.650 € totali, il 61,6% viene
investito in attività d'immagine, il 24,5% in attività
formative e il restante 13,9 in attività fieristiche (Tab. 4.20).
Tab. 4.20 - Descrizione
delle attività promozionali e loro relativi investimenti
Questi
dati evidenziano come al Consorzio, prema valorizzare l'immagine del
prodotto Prosecco, le informazioni legate alla sua storia, alla sua
natura e alle modalità di consumo, invece di "limitarsi
ad esporlo" nelle varie vetrine fieristiche.
Per quanto concerne gli strumenti della comunicazione utilizzati nelle
varie attività (Tab.4.7), notiamo come dei 49.500 € investiti,
considerando anche i fondi destinati a "Vino in Villa" (Tab.
4.10), il 55,6%, cioè 27.550 €, venga speso per realizzare
materiale informativo cartaceo, il 19,3%, cioè 9.550 € venga
riservato al materiale informativo per la stampa e il restante 25,1%
sia diviso tra gli altri strumenti utilizzati.
Il Consorzio, attuando tutte le attività elencate, come si può
notare dalla tabelle 4.8, persegue principalmente due dei sette obiettivi
riportati in tabella.
Ha avuto il punteggio medio più alto, 4,14, l'obiettivo "aumentare
il grado di conoscenza del prodotto presso i consumatori", al secondo
posto, con un punteggio medio pari a 4,07, si posiziona l'obiettivo
"migliorare l'immagine del prodotto stesso nella sua globalità".
Tab. 4.21 - Significati
assegnati alla parola Prosecco
Per
quanto riguarda la manifestazione "Vino in Villa", aggiungiamo
solamente una considerazione all'enorme mole di dati già riportati
nel paragrafo 4.17.2. Analizzando i dati ottenuti incrociando le risposte
avute alla domanda 1 "In quale delle seguenti zone è possibile
produrre il Prosecco D.O.C." e alla domanda 4 "Che cosa Le
ricorda la parola Prosecco", abbiamo ottenuto delle informazioni
alquanto interessanti (Tab. 4.21). Considerando solo le risposte che
avessero avuto almeno tre preferenze, vediamo che: il 44,5% delle 157
persone (Tab. 4.13) che avevano risposto alla domanda 1 barrando solo
la casella "A Conegliano e Valdobbiadene" tendono ad associare
la parola Prosecco ad un vitigno coltivato a Conegliano e Valdobbiadene,
il 21% la associa al territorio di Conegliano e Valdobbiadene, il 16,5%
ad un metodo di spumantizzazione utilizzato per il vino di Conegliano
e Valdobbiadene e il 10,2% associa la parola prosecco ad altre caratteristiche.
Ripetendo lo stesso procedimento anche per le risposte avute dalle 21
persone che hanno barrato alla domanda 1 le caselle "Nel Montello
e Colli Asolani" e "A Conegliano e Valdobbiadene", vediamo
che (Tab. 4.22) il 33,3 % di questo campione associa la parola Prosecco
ad un vitigno coltivato a Conegliano e Valdobbiadene, il 23,8% al territorio
e il 14,3% ad un metodo di spumantizzazione ed ad un vitigno e territorio
in contemporanea.
Tab. 4.22 - Significati
assegnati alla parola Prosecco
Concludiamo
questo capitolo affermando che a parer nostro l'operato del Consorzio,
in termini di attività di comunicazione collettiva attuate nei
confronti del prodotto che tutela, è molto valido e i risultati
a cui siamo pervenuti in questo lavoro, lo dimostrano ampiamente. Riteniamo
però che una maggiore collaborazione tra tutti i soggetti che
attuano delle attività comunicazionali collettive nei confronti
del Prosecco, e che coinvolga comunque anche i singoli produttori, possa
portare in un futuro, secondo noi non lontanissimo, ad ottenere dei
risultati ancora più incoraggianti di quelli ottenuti nel triennio
di studio che abbiamo considerato in questo lavoro.