CAPITOLO QUARTO

IL CONSORZIO DI TUTELA DEL PROSECCO DI CONEGLIANO E VALDOBBIADENE D.O.C

"Poiché Il Signore L'Iddio d'Israele
mi ha detto questo: Prendi dalla mia mano
questo calice del vino del furore
e lo devi far bere a tutte le nazioni
alle quali ti manderò"
Geremia 25:15


4.1. Introduzione

Lo scopo del capitolo precedente era chiaramente quello di tracciare un quadro completo ed esauriente della situazione comunicazionale di stampo collettivo che ruota attorno al Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene. Sono infatti stati analizzati dapprima i soggetti promotori di tali attività, successivamente invece ci siamo occupati degli strumenti impiegati per promuovere il prodotto Prosecco. In questo capitolo invece concentreremo l'attenzione su uno in particolare dei soggetti promotori della comunicazione collettiva: il Consorzio di Tutela e Valorizzazione del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene D.O.C., cercheremo di capire bene quali sono le sue caratteristiche, i suoi ruoli e quali siano le attività comunicazionali promosse nei riguardi del prodotto che tutela.

4.2. Obiettivi

Gli obiettivi che perseguiremo in questo capitolo sono sostanzialmente tre:
1. Ottenere una descrizione completa dei Consorzi vinicoli italiani. Più precisamente analizzeremo il loro inquadramento giuridico, il loro ruolo nei confronti della promozione di un marchio collettivo e il rapporto che sussiste tra i produttori ed il marchio collettivo in Italia ed infine descriveremo le caratteristiche dei Consorzi vinicoli in Italia.
2. Conoscere da vicino il Consorzio di Tutela e le proprie attività. Tracceremo a tal proposito un profilo storico riguardante la nascita dell'ente, ci occuperemo successivamente della zona d'origine e del prodotto oggetto della tutela analizzando sia aspetti colturali che economici.
3. Analizzare le attività comunicazionali del Consorzio. Vedremo dapprima quali sono gli strumenti comunicativi a cui il Consorzio fa ricorso per promuovere il Prosecco e come essi vengano utilizzati. Successivamente approfondiremo lo studio di uno di questi, la manifestazione denominata "Vino in Villa" che ogni anno il Consorzio organizza presso la propria sede a fine maggio.

I CONSORZI VINICOLI IN ITALIA

4.3. Legislazione dei Consorzi nell'ordinamento giuridico italiano

Nella legislazione italiana con il termine Consorzio si indicano tipologie diverse di istituti; come esempio citiamo i Consorzi di bonifica e di miglioramento fondiario in ambito di diritto privato, e i Consorzi comunali, provinciali e portuali in ambito di diritto pubblico. Ogni ente presenta delle differenze rispetto agli altri sia in termini di competenze specifiche proprie che di disciplinari che regolamentano l'ente stesso e tutti i suoi associati. Vi è però, tra tutte queste diversità, anche un elemento comune a qualsiasi ente: lo scopo sociale. I Consorzi infatti sono organismi creati per ottenere il soddisfacimento comune di un bisogno proprio dei soggetti che si associano al Consorzio stesso.
Iniziamo il nostro viaggio all'interno del mondo dei Consorzi citando la nozione civilistica di contratto di Consorzio in modo da poter capire chi o cosa sono, con che finalità si propongono soprattutto a chi sono rivolti. Nel codice civile, all'articolo 2602, 1° comma, troviamo la seguente definizione: "più imprenditori istituiscono un'organizzazione comune per la disciplina o per lo svolgimento di determinati fasi delle rispettive imprese".
Queste forme di cooperazione sono utilizzate soprattutto dalle imprese di piccole e medie dimensioni con il fine di recuperare, raggiungere, accrescere e mantenere la propria competitività sui vari mercati attraverso una sensibile riduzione delle spese generali d'esercizio e l'ottenimento di economie di scala.
In altre parole i Consorzi agevolano l'attività di imprese già operanti nel settore di riferimento comune e proprio ad ogni associato. Trattando in questo lavoro di Consorzi volontari per la tutela dei vini a denominazione d'origine, è utile ricordare che la normativa di riferimento, per tali enti, è la legge n.164 del 10/02/1992 che ha sostituito la precedente legge n. 930 del 1963.
La nuova legge permette di valorizzare le realtà vitivinicole delle zone di produzione, in quanto la denominazione costituisce un presupposto giuridico su cui costruire un'azione di marketing basata sulla correlazione dei seguenti fattori:
- produzione e mercato
- livello qualitativo
- tipologia e prezzo del prodotto
Il Capo VII della legge 164, agli articoli 19 e 21, prescrive che per ciascuna denominazione d'origine, o indicazione geografica tipica, possano essere costituiti Consorzi volontari aventi funzioni di:
- tutela;
- valorizzazione;
- cura generale degli interessi relativi alle I.G.T. - D.O.C. - D.O.C.G.
La legge specifica, inoltre, le ulteriori attività che possono svolgere i Consorzi autorizzati, ossia quelli che rispettano le seguenti prescrizioni:
i. devono rappresentare almeno il 40% dei produttori e della superficie iscritta all'albo dei vigneti (nel caso di D.O.C. e D.O.C.G.) o all'elenco delle vigne (nel caso di I.G.T.);
ii. devono essere retti da uno statuto che permetta l'ammissione senza discriminazione di viticoltori singoli o associati, vinificatori, imbottigliatori autorizzati e che garantisca la loro rappresentanza in consiglio di amministrazione;
iii. devono disporre di strutture e risorse adeguate ai compiti;
iv. non devono gestire, direttamente o indirettamente, marchi collettivi o attività di tipo commerciale o promozionale concernenti i soli associati.
Nel caso in cui l'ente consortile rispetti queste prescrizioni, il Consorzio può:
- collaborare alla vigilanza sull'applicazione della legge 164 stessa nei confronti dei propri affiliati;
- organizzare le attività di produzione e commercializzazione delle categorie interessate.
L'intento della legge 164 è quindi quella di regolamentare, tutelare e controllare i vini D.O.C. e I.G.T. all'origine; tutto questo a garanzia della lealtà dei produttori di uva e di vino ma soprattutto del consumatore. Difatti acquistando o semplicemente consumando un vino D.O.C. o I.G.T., si è certi di avere a che fare con un prodotto ottenuto seguendo i dittami dei disciplinari di ogni singolo Consorzio.
I Consorzi, però, essendo volontari, potrebbero anche non organizzarsi in ogni denominazione D.O.C. e I.G.T. In questo caso, la legge 164 prevede il costituirsi obbligatorio di consigli interprofessionali facendone carico alle Camere di Commercio, ciascuna per il proprio territorio. Questa impostazione consente, quindi, la copertura totale all'origine dell'organizzazione per l'espletamento dei compiti previsti dall'articolo 21 della legge 164.
Successivamente il Ministero per le politiche agricole, per sopperire ad alcune lacune della legge 164, ha promulgato il Decreto Regolamento dei Consorzi di tutela attraverso un Decreto Ministeriale, il 256, in data 4 giugno 1997, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 181 in data 5 agosto 1997 ed entrato in vigore il 5 febbraio 1998. Questo regolamento reca le norme sulle condizioni per consentire l'attività dei Consorzi volontari di tutela e dei consigli interprofessionali delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini.
Si sono permesse, garantite e protette dunque in Italia la nascita e lo sviluppo di "uno strumento istituzionale" volontario o pubblico, che organizza l'interprofessionalità produttiva dei vini D.O.C. e I.G.T. ai fini della loro tutela e valorizzazione.
Il Consorzio, essendo un'istituzione volontaria (come nel caso del Consorzio per la Tutela del Vino Prosecco D.O.C. di Conegliano e Valdobbiadene), garantisce assistenza tecnico-giuridica ai propri soci in tema di legislazione vinicola, garantisce la tutela della denominazione da eventuali abusi perpetrati da terzi e si fa garante di tutti gli aspetti legati alla valorizzazione della denominazione stessa.
E' interessante notare come, grazie alla legge 164 del 1992, il Consorzio che abbia la rappresentatività, prevista e richiesta, per svolgere le pubbliche funzioni di cui all'articolo 21, non potrà più esercitare la tutela e la valorizzazione solo per i propri soci, ma dovrà agire, senza discriminazione alcuna, nei confronti di tutti i soggetti appartenenti alla filiera di quel tal prodotto e fruitori della denominazione. I compiti previsti nell'articolo 21 della legge 164 del 1992 sono indicati nell'articolo 6 del Decreto.
Il primo paragrafo recita: "L'espletamento di attività di assistenza tecnica, di vigilanza, di proposta, di studio e di valorizzazione, nonché ogni altra attività finalizzata alla tutela ed alla valorizzazione della denominazione".
E ancora il quarto paragrafo afferma: "I Consorzi o i Consigli interprofessionali espletano le funzioni previste dall'articolo 21 della legge n.164 del 1992 in coordinamento con il Comitato Nazionale e sulla base delle direttive generali indicate dal Comitato stesso, allo scopo di assicurare uniformità e simultaneità operativa sul territorio nazionale".
Gli organismi periferici previsti dalla legge sono:
- il Consorzio, autogestito o di nomina pubblica;
- il Consiglio interprofessionale.
Entrambi queste figure sono preposte alla cura, valorizzazione e controllo dell'osservazione dei disciplinari di produzione dei vini a denominazione di origine controllata, devono rispettare le direttive emanate dal Comitato Nazionale Vini. Tutto questo per garantire l'uniformità e la simultaneità operativa delle varie figure giuridiche sopraccitate.
Inoltre, rappresentano uno strumento istituzionale di riferimento per Regioni e Camere di Commercio; possono essere oggetto infatti i Consorzi o i Consigli di eventuali deleghe riguardanti compiti di competenza regionale o camerale. L'organismo a cui sono affidate le mansioni di vigilanza e controllo sulle attività dei Consorzi e dei Consigli interprofessionali è l'Ispettorato Centrale Repressioni Frodi.
I Consorzi di Tutela e i Consigli interprofessionali sono, assieme a Comitato Nazionale Vini e Regioni, i depositari dei dati riguardanti le vendemmie desunti dall'albo dei vigneti e dall'elenco delle vigne, questi ultimi sono locati presso i preposti uffici delle rispettive Camere di Commercio. Questi dati, unitamente a quelli sulle rimanenze, sono lo strumento necessario per poter attuare la programmazione e la gestione delle diverse denominazioni.
Nel caso delle I.G.T. però non si ha la possibilità di avere a disposizione dei dati in quanto, allo stato attuale delle cose, nessuno ha rivendicato tale denominazione per costituire un Consorzio per le I.G.T., sebbene queste denominazioni siano in vigore da tre anni.
In questi ultimi anni il settore vitivinicolo si è adoperato molto per migliorare i disciplinari dei vari prodotti e per ottenere il riconoscimento di nuove D.O.C. e D.O.C.G., in Veneto ad esempio sono state istituite la D.O.C.G. Bardolino Superiore (D.M. 1/8/2001 - G.U. n.190 del 17/8/2001) e la D.O.C.G. Soave Superiore (D.M. 29/10/2001 - G.U. n.265 del 14/11/2001).

I risultati sono sotto gli occhi di tutti:
- ottenimento di standard qualitativi di prodotto superiori a quelli antecedenti alla comparsa dei Consorzi
- maggiori tutele e garanzie per i consumatori in quanto tutto il vino prodotto nella zona a denominazione controllata viene certificato prima di essere introdotto nei vari canali commerciali, in passato invece si controllava solo il vino prodotto dalle aziende socie dei Consorzi.
Nonostante si sia e si stia facendo molto per migliorare nella sua globalità il prodotto vino, solo il 20% circa della produzione nazionale è la percentuale di vino italiano riconosciuto come V.Q.P.R.D. Questo dato sicuramente non è confortante se paragonato a quello di altri paesi europei produttori di vino; comunque è doveroso segnalare come si siano raggiunti questi livelli solo negli ultimi dieci anni, mentre prima, il vino italiano versava in un quasi totale stato di abbandono da parte di tutti. Il rimanente 80% circa viene invece considerato vino da tavola, anche se spesso, come capita per i vini ad Indicazione Geografica Tipica (I.G.T.), il prodotto non è affatto inferiore ad altri suoi concorrenti europei ed extra-europei riconosciuti V.Q.P.R.D.

4.4. Il Consorzio come mezzo di promozione del marchio collettivo

Il settore vinicolo italiano, non è mistero, è un settore che presenta delle evidenti difficoltà, due tra le più rilevanti sono l'elevato grado di frammentazione aziendale e produttiva. Infatti tale comparto da sempre si distingue per la sua elevata "differenziazione spontanea" attribuibile al basso livello di standardizzazione dei processi produttivi nelle vigne e nelle cantine. Inoltre, tutti i vini confezionati sono dotati di etichette che riportano il nome del produttore o dell'imbottigliatore pregiudicando a priori la differenziazione del prodotto perché non la si può ricollegare a specifiche strategie delle imprese ed una frammentazione dell'offerta in una miriade di marche e pseudomarche la cui numerosità costituisce una delle principali cause della loro scarsa efficacia (Sillani, 1995).
In merito alle politiche di marca, stando a quanto affermato sopra, il comparto vitivinicolo si trova a dover far fronte a due tipi di problematiche:
i. le imprese devono trovare dei metodi efficaci per differenziare i loro vini da quelli dei concorrenti e per riposizionare il vino rispetto agli altri prodotti suoi succedanei;
ii. esiste un tale sovraffollamento di marche e pseudomarche che una diminuzione del loro numero avrebbe effetti favorevoli sulla loro efficacia.
La leva pubblicitaria è praticabile solo da poche grandi imprese presenti nel comparto, mentre per la maggior parte dei produttori, conduttori di aziende di medie o piccole dimensioni con relativa quota di mercato trascurabile, rispetto a quella delle grandi realtà, gli elevati costi di attuazione di una politica di comunicazione su scala nazionale pongono un pesante limite alla possibilità di emergere, farsi conoscere e presentare il proprio prodotto al di fuori del ristretto ambito locale.
La soluzione potrebbe giungere dalla collaborazione di tutti i piccoli e medi produttori presenti sul mercato per attivare delle collaborazioni volte a far raggiungere uno o più scopi comuni; tutto questo va strutturato adeguatamente però onde evitare di disperdere eccessivamente le risorse di cui dispongono i singoli e mantenendo i vantaggi propri delle strutture produttive medio-piccole. Attraverso forme consortili o similari si potrà infatti giungere alla composizione di una massa critica idonea, alla razionalizzazione della filiera dei costi, ad investire in know how, tecnologie e strategie di marketing; queste direttive potranno permettere ai viticoltori piccoli e medio piccoli di sopravvivere in un mercato fortemente competitivo e globale (Bitetto, 1997). Essi devono assolutamente cogliere l'opportunità data dall'integrazione sotto un unico marchio (Sillani, 1995). La comunicazione e la promozione collettiva rappresentano, infatti, gli unici strumenti economici commerciali che permettano alle imprese piccole o medio-grandi di superare i vincoli imposti dalle limitate disponibilità finanziarie (Spano, 1997).
L'integrazione tra i produttori vitivinicoli in Italia, pur avendo una lunga tradizione, necessita di una rivisitazione che tenga conto dei repentini mutamenti a cui sono soggetti i mercati nazionali ed internazionali, come pure quelli che investono il mondo della cooperazione e della comunicazione relativo alle denominazioni d'origine controllate.
Nel contesto attuale, in cui la globalizzazione dei mercati risulta essere un fenomeno in continua espansione, l'aggregazione delle aziende acquista un ruolo fondamentale se si vuole garantire la sopravvivenza e la competitività delle stesse nei confronti dei nuovi concorrenti che si affacciano sul panorama vinicolo mondiale.
Questi competitors sottostanno a regole ed imposizioni diverse da quelle vigenti nel nostro paese; sovente tali misure di controllo risultano, se confrontate con quelle che i produttori italiani devono rispettare, meno vincolanti o limitanti. I viticoltori italiani e soprattutto quelli veneti, visto che in questo contesto trattiamo un prodotto tipicamente veneto, il Prosecco per l'appunto, devono essere messi nella condizione di comprendere maggiormente quali potrebbero essere i benefici che potranno trarre utilizzando una strategia promozionale di tipo collettivo per il loro prodotto. Diffondere un'immagine di prodotto collettiva per il Prosecco D.O.C. di Conegliano e Valdobbiadene, e gli altri vini veneti D.O.C., D.O.C.G. e I.G.T., affermare una politica di marca come un modo nuovo di comunicare il vino, queste sono le vie da percorrere, e celermente, in futuro se vogliamo ridare impulso alle politiche di marketing vitivinicolo e provare concretamente a contrastare il calo costante dei consumi che si sta osservando negli ultimi anni.
Associazioni, Consorzi, enti pubblici (regioni, province e comuni) o privati operano in termini di marketing collettivo, il più delle volte, in maniera diversa gli uni dagli altri, anche se, analizzandole distintamente, scopriamo che le diverse strategie utilizzate tengono conto del processo evolutivo, tuttora in atto, presente nel settore delle campagne comunicazionali.
Agire isolatamente per fare della comunicazione è diventato oramai un onere troppo pesante da sopportare per le aziende di media o piccola dimensione del settore vinicolo. L'unione e la collaborazione rappresentano, nel contesto attuale, un notevole punto di forza cui attingere per attirare dei consumatori e superare il limite della frammentazione produttiva: se si vorranno produrre campagne di promozione significative ed incisive, la comunicazione collettiva è, anche a parer nostro l'unica scelta plausibile in grado di dare risultati che surclassino di gran lunga gli eventuali risultati ottenuti con delle campagne condotte singolarmente.

4.5. Il rapporto tra i produttori ed il marchio collettivo in Italia

Le denominazioni di origine sono i marchi collettivi più diffusi nel comparto vitivinicolo e sono gestiti dai Consorzi di Tutela, mentre la commercializzazione è realizzata quasi sempre dalle singole imprese.
Le imprese che potenzialmente possono aderire ad una medesima denominazione di origine, ossia quelle di una stessa zona, competono sia tra di loro che con quelle di altre denominazioni ed altre nazioni. Di conseguenza, l'adozione o meno del marchio collettivo da parte di un'impresa dipende anche dalle condizioni concorrenziali in cui essa opera.
Nei mercati in cui prevale la competizione tra le imprese di una medesima zona nei confronti di quelle di altre zone o di altri Paesi, come accade per esempio nei mercati internazionali, la denominazione di origine attribuisce un vantaggio concorrenziale a tutte le imprese del gruppo rispetto alle altre. In questo contesto, le imprese del gruppo sono maggiormente concentrate a competere per aumentare la quota di mercato collettiva contro le imprese esterne alla propria zona di origine invece di competere sul mercato interno e contro le aziende della stessa zona. Finché la competizione per la quota collettiva mantiene il sopravvento sugli interessi privati, l'interazione risulta essere stabile, duratura e fruttuosa. Questo fine è perseguibile attribuendo al Consorzio una parte delle prerogative imprenditoriali ed in particolare le scelte relative alle variabili che le imprese possono utilizzare nelle strategie concorrenziali quali possono essere prezzo, qualità, marca, confezione, mezzo comunicativo più idoneo etc...
Il rischio che la competizione tra le imprese aderenti allo stesso Consorzio prenda il sopravvento sul perseguimento dell'obiettivo comune può essere eliminato solamente in un modo: demandando ad un unico organismo, come può essere il Consorzio di Tutela o qualche altro tipo di associazione o ente, tutte le fasi della commercializzazione del prodotto.
Nei mercati in cui prevale la competizione tra le imprese della stessa zona, ad esempio in quelli locali con eccesso di offerta di vini D.O.C., la denominazione di origine non conferisce alcun vantaggio competitivo. In questo caso le imprese sono interessate principalmente a promuovere la marca aziendale e non il marchio del prodotto e ad utilizzare la denominazione di origine per certificare la qualità e la provenienza del loro prodotto.
Qualsiasi azione di comunicazione collettiva promossa dal Consorzio risulterebbe altamente limitata dall'esistenza di una forte concorrenza tra le imprese produttrici all'interno di ogni denominazione. Si verifica, infatti, una difformità tra i vantaggi di comunicazione di cui possono avvalersi le singole imprese associate, difformità derivanti dalla presenza di condizioni aziendali di offerta notevolmente differenziate.

Questo problema è aggravato in campo enologico da altri tre fenomeni:
1. la parcellizzazione degli acquisti;
2. la struttura del mercato;
3. la non completa rappresentatività del Consorzio rispetto al totale dei produttori.

Il primo fenomeno è correlato al basso livello di consumo di vini D.O.C. da parte del consumatore, questo si traduce in processi di acquisto lontani nel tempo e caratterizzati dal numero esiguo di bottiglie acquistate. E' molto elevata, quindi, la probabilità che tali acquisti riguardino una sola marca di vino della singola denominazione sulla quale si concentrano i vantaggi dell'attività comunicativa svolta dal Consorzio.
Il secondo problema è inerente alla struttura del settore vitivinicolo, caratterizzata dalla dimensione atomistica dei mercati che si traduce in un esiguo possesso di potere di vendita. I vantaggi derivanti dall'attività di comunicazione collettiva attuata dal Consorzio tendono così stando le cose a disperdersi tra l'elevato numero di imprese esistenti, risultando molto spesso modesti per ogni singolo produttore associato.
Infine, si verifica la non totale rappresentatività del Consorzio nei casi in cui non si abbia un'adesione generale, o di una quota rilevante, dei produttori del vino di una determinata denominazione al Consorzio stesso. Una situazione siffatta crea i presupposti migliori per lo sviluppo del cosiddetto "effetto alone": in altri termini, le imprese che non hanno aderito al Consorzio ma che producono vini di qualità nelle zone sottoposte al disciplinare di produzione D.O.C. promosso dal Consorzio, beneficiano della ricaduta di parte dei vantaggi della comunicazione collettiva pur non avendo contribuito al sostenimento della stessa.

4.6. Le caratteristiche dei Consorzi vinicoli in Italia

Il Consorzio vinicolo è una associazione volontaria tra produttori di una determinata zona geografica. Consorzi per la tutela dei vini a denominazione d'origine, sono attivi in alcune regioni italiane e hanno come fine la tutela e la valorizzazione delle produzioni D.O.C. o D.O.C.G. In Italia esistono 120 denominazioni che hanno costituito il rispettivo Consorzio, 24 ( 22 D.O.C. e 3 D.O.C.G.) sono quelle presenti nella Regione Veneto (Fig. 1.19).

In provincia di Treviso, ove si producono più del 95% di tutte le uve di Prosecco, ci sono comunque, oltre alla denominazione di origine controllata di Conegliano e Valdobbiadene, anche altre 4 denominazioni che riguardano sempre il vino Prosecco, la D.O.C. del Montello e dei Colli Asolani, e le tre I.G.T dei Colli Trevigiani, della marca Trevigiana e del Veneto (Fig. 4.1).
Di seguito riportiamo una breve descrizione delle caratteristiche dei vini che si trovano in commercio con il nome di Prosecco e che sono prodotti nelle varie denominazioni sopra citate:




Prosecco D.O.C. di Conegliano-Valdobbiadene (Denominazione di Origine Controllata)

La Denominazione di Origine Controllata garantisce l'origine del vino, il sistema di produzione e le caratteristiche finali del prodotto che devono rispettare le disposizioni del Disciplinare (Allegato 2). Origine: area collinare compresa tra le città di Conegliano e Valdobbiadene. Resa massima in vigneto: 120 quintali per ettaro. Controlli: iscrizione dei vigneti all'albo; dichiarazione annuale della produzione delle uve con rilascio dell'apposita ricevuta; analisi chimica ed organolettica del vino, prima della commercializzazione, da parte delle commissioni di enologi.
Prosecco V.S.A.Q. (Vino Spumante Aromatico di Qualità)
Così come per gli altri vitigni aromatici, è prevista la possibilità di produrre uno spumante col nome di vitigno. Origine delle uve: regioni Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige. Resa massima in vigneto: 250 quintali per ettaro. Controlli: dichiarazione annuale delle uve che ne attesta la provenienza.
Prosecco I.G.T. (Indicazione Geografica Tipica)
Fanno parte di questo gruppo 3 tipi di vini, tra loro diversi quanto a provenienza delle uve. La resa massima in vigneto per i tre vini è di 250 quintali per ettaro. I controlli riguardano la dichiarazione annuale delle uve che ne attesta la provenienza.
Prosecco I.G.T. del Veneto
Origine delle uve: regione del Veneto.
Prosecco I.G.T. della Marca Trevigiana
Origine delle uve: regione del Veneto, provincia di Treviso.
Prosecco I.G.T. dei Colli Trevigiani
Origine delle uve: regione del Veneto, area collinare della provincia di Treviso.
Solitamente per ogni denominazione viene costituito un Consorzio; nei casi in cui le singole denominazioni non raggiungano un livello partecipativo ed economico tale da giustificare la costituzione di un Consorzio specifico, allora un unico Consorzio tutelerà due o più denominazioni appartenenti alla stessa area geografica.
La partecipazione a tali istituti è libera per qualsiasi impresa che produca vino di una determinata denominazione ed altrettanto libera è l'uscita, poiché la partecipazione ha di solito durata annuale e va rinnovata ad ogni scadenza.
I Consorzi si autofinanziano attraverso il contributo dei singoli associati. La quota di partecipazione è di due tipi:
a) fissa per ogni associato;
b) proporzionale al numero di bottiglie prodotte. In questo caso, la quota viene pagata come prezzo dei contrassegni ricevuti dal Consorzio, che saranno poi applicati sulle bottiglie.
Le quote associative sono poi raccolte in un apposito fondo comune che serve a finanziare le azioni di comunicazione a favore del prodotto tutelato e il mantenimento della struttura e del Consorzio.
Il Consorzio, riconosciuto dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali e dalla locale Camera di Commercio, svolge la funzione istituzionale di controllo qualitativo della produzione, di vigilanza sul rispetto delle norme contenute nel disciplinare di produzione e di difesa dalle contraffazioni.
Un'altra attività svolta dai Consorzi, che risulta sempre più maggior interesse per le economie delle imprese vinificatrici, è lo sviluppo della notorietà delle produzioni D.O.C. e D.O.C.G. che tutelano, cioè la sua valorizzazione e promozione.
Tale compito è realizzato attraverso l'istituzione di un apposito marchio collettivo, applicato sulle bottiglie a mezzo contrassegni, che identifichi univocamente il prodotto e ne faciliti la riconoscibilità.
L'attività di valorizzazione si estrinseca nello svolgimento di azioni di comunicazione consortili quali campagne pubblicitarie, iniziative promozionali, forme di propaganda, partecipazione a fiere specializzate.
Le azioni di comunicazione consortili perseguono quindi obiettivi conoscitivi e divulgativi rispetto a target commerciali come l'espansione della domanda del prodotto vino. Pertanto queste operazioni devono essere ripetute per periodi abbastanza lunghi. Inoltre, i contenuti delle varie azioni comunicative non possono essere troppo specifici visto che all'interno della stessa denominazione vi possono essere caratteristiche e livelli qualitativi diversi sia tra prodotti che tra imprese. Il Consorzio ha quindi il compito di evidenziare generiche qualificazioni distintive della denominazione di origine che promuove spesso anteponendo la provenienza geografica del vino a elementi merceologici differenziali.

La funzione informativa svolta dai Consorzi per la tutela dei vini a D.O.C. incontra tre generi di problemi, i quali costituiscono dei limiti considerevoli all'efficacia di ogni forma di comunicazione collettiva orizzontale:
1. il comportamento di free ridership, conseguenza diretta del libero accesso al Consorzio stesso per tutte le imprese;
2. la concorrenza esistente all'interno di ogni denominazione tra le diverse imprese produttrici;
3. limitata disponibilità di fondi da destinare all'attività istituzionale.

IL CONSORZIO DI TUTELA DEL PROSECCO DI CONEGLIANO E VALDOBBIADENE

4.7. Introduzione

Il 7 luglio 1962, dalla passione per il proprio lavoro e la propria terra, 11 produttori, esattamente un anno prima che il parlamento italiano legiferasse in merito di disciplina della denominazioni di origine, fondano il Consorzio di Tutela del Prosecco dei Colli di Conegliano-Valdobbiadene.

Da sempre la sede del Consorzio si trova all'inter-no della settecentesca Villa Brandolini di Solighetto (foto a fianco), piccola frazione di Pieve di Soligo, comune sito nel cuore della zona di produzione del vino Prosecco D.O.C. che dista 15 chilometri da Conegliano Veneto e 20 dalla città storica di Vittorio Veneto.
Il precorrere dei tempi è il sintomo chiaro della volontà dei produttori di regolamentare la produzione e la presentazione del Prosecco per garantire una qualità certa ai consumatori; tutto questo potrà avvenire solo grazie ad intense attività di tipo istituzionali di vigilanza e tutela sull'utilizzo della D.O.C. e di formazione, informazione, assistenza tecnica e promozione per le aziende che si vorranno associare. La volontà dei produttori di veder attuate tutte queste proposizioni si concretizza il 2 aprile 1969, data in cui viene riconosciuta come unica area atta a produrre il Prosecco D.O.C. e il Superiore di Cartizze la zona di Conegliano-Valdobbiadene.

4.8. Cenni storici

Fra le province venete, quella di Treviso è sempre stata ritenuta fra le più importanti per la viticoltura e l'enologia. Ciò si deve soprattutto alla fama di cui godono i vini bianchi prodotti nella sua zona collinare, in special modo quelle di Conegliano e Valdobbiadene. A differenza però di altre, la provincia di Treviso non può vantare sicure tradizioni enologiche dell'epoca romana ed alto medievale. Documenti di una remota produzione vinicola sono i resti cospicui di vasi vinari rinvenuti nei centri di vita più importanti dell'epoca romana e pre-romana, come Asolo, Ceneda e Oderzo, ma nessun vino di speciale rinomanza è ricordato dagli autori latini. Per l'età tardo-romana, relativamente alla zona di Valdobbiadene, Dino Fabris, autore della monografia "Valdobbiadene ieri. ..oggi", ricorda la testimonianza del suo celebre conterraneo il poeta S. Venanzio Onorio Clemenziano Fortunato (535-603). Il vescovo di Poitiers nei suoi versi ritorna talvolta con la memoria alla terra "Duplavilensis" nella quale "eternamente fiorisce la vite, sotto la montagna dalla nuda sommità, ove il verde ombroso protegge e ristora" e più volte, elogiando a Poitiers i manicaretti che le suore di S. Radegonda gli imbandivano ed il buon vino che li accompagnava, ricorda l'amabilità dei vini della sua terra lontana. Quel che è certo è che il periodo anteriore al '400 costituisce l'epoca di formazione della viticoltura e della enologia locale e che anche i più antichi storici della Marca, parlando della zona di Conegliano, sempre ne esaltano gli ottimi vini. Il Bonifaccio, nella sua monumentale "Storia di Trevigi", così parla della Conegliano del sec. XII: "Nascono in questi colli ottimi frutti, olio perfetto, vini preziosi che sono fatti degni delle mense dei maggiori Principi di Germania". E aggiunge riferendosi al primo 500 "...che i terreni piani di Conegliano, Ceneda, Tarzo, Cordignano, Valmarino e Collalto producono ottimo grano e vino buonissimo; ed il migliore è quello della riviera del Montello, de' colli di Montebelluna e della Valdobbiadene; e quasi la metà basta al paese; l'altro è condotto per lo più a Vinegia," Il periodo che comprende i secoli XV e XVI e la prima metà del XVII è quello di massimo splendore. Dai molti documenti risulta chiaro quanto fosse importante ed apprezzata la produzione enologica dei colli di Conegliano e come essa alimentasse un sicuro e redditizio commercio d'esportazione, soprattutto nei paesi tedeschi. Il monopolio del commercio era tenuto da mercanti tedeschi, che godevano nei dazi un trattamento di favore rispetto agli altri stranieri.
Fra tutti i documenti valgano questi che traiamo dall'interessante indagine retrospettiva su alcuni fra i più notevoli prodotti dell'enologia trevigiana, condotta da G. Dalmasso nel 1936 e intitolata "Note storiche sui vini di Conegliano". Il sei di novembre 1431, in una ducale di Francesco Foscari al podestà di Conegliano Stefano Erizzo, il Doge della Serenissima prega il podestà di mandargli il "solito carico di vino buono ed ottimo di Feletto". Il primo di novembre 1491 il Doge Agostino Barbarigo concede al podestà Vettor Pisani particolari facilitazioni per la vendita del vino delle colline di Conegliano e il venti gennaio 1544 una deliberazione del Magnifico Consiglio di Conegliano ricorda "di quanta importanza e momento sia il vender li vini di monte di questo territorio quali per la maggior parte sono allevati e comprati da tedeschi con utile universale di questa terra". Così si legge tra l'altro in una relazione del 1606 del podestà di Conegliano Zaccaria Contarini al Senato Veneto : "Nel detto territorio di Conegliano vi sono ville numero ventiotto, parte in piano e parte in monte o meglio in collina; ma così amena e fruttifera la parte dei monti, come quella dei piani, cavandosi dalli monti, oltre molte biade, quantità di vini e di altra sorta eccellentissimi, dei quali ne vanno in gran parte in Allemagna, e fino alla corte di Polonia, venendo gli stessi tedeschi molto lontani con i loro propri carri a levarli, pagandoli fino ducati quaranta e cinquanta la botte". E nella relazione del podestà Marco Magno del primo di agosto 1609 si aggiunge: "Rende questo territorio….vino, negli anni fertili, intorno a botte cinque milla ...". Naturalmente, aggiunge il celebre studioso di storia coneglianese don Nilo Faldon nella pregevole pubblicazione "Rua di Feletto" parlando dei vini della zona, un vino così buono piaceva non solo al Doge, ai re e ai mercanti stranieri, ma anche agli stessi abitanti del luogo; del resto, già nel '500, le osterie del territorio di Conegliano risultano numerose ed assai frequentate e di esse parlano espressamente gli Statuti. E ricorda come, nel luglio 1574, la Comunità di Conegliano, accogliendo Enrico III re di Francia, non trovò di meglio, per onorare il sovrano ed esprimere il giubilo del popolo, che far zampillare, dalla pubblica fontana del Borgo, vino generoso per tutti. E le cronache aggiungono che ciò avvenne all'arrivo e alla partenza del re. Un'altra singolare attestazione della fama enologica di Conegliano nel '600 ci viene dall'opera "Le delitie et i frutti dell'Agricoltura e della Villa" del bellunese mons. Gio Batta Barpo, apparsa a Venezia nel 1634. Parlando di Conegliano, dice: "...ove in alcuni monticelli allignano così bene le viti...che producono in vini dolcissimi e delicatissimi...". Interessanti sono poi le notizie contenute nel libro "Cento e dieci ricordi che formano il buon Fattor di Villa" di Giacomo Agostinetti di Cimadolmo edito nel 1679, vi si trovano per la prima volta nominati alcuni vitigni allevati nella Marca Trevigiana: uve bianche quali Schiava, Bianchetta gentile, Marzemina e Pignola. I primi decenni del sec. XVIII segnano un periodo di decadenza enologica culminante nella eccezionale gelata del 1709, che causa il deperimento di quasi tutte le viti. In seguito a tale evento gli agricoltori, costretti a ripiantare gran parte delle viti, si orientano verso vitigni più rustici e di minor pregio. La scarsa qualità però del vino ottenuto di fatto fa precipitare i consumi locali e bloccare le esportazioni; si giunge addirittura, nel coneglianese, a vendere vino proveniente da altre zone, come testimoniato dalle parti della Magnifica Comunità. I membri del Consiglio non tollerano "che gli osti di questa città e territorio vogliano provvedere le loro osterie di vino foresto", a scapito dei produttori locali, e introducono misure protezionistiche. L'ultimo scorcio del '700 è un periodo di ripresa per l'enologia dei Colli di Conegliano. Il Governo Veneto in quel periodo crea numerose Accademie d'Agricoltura come quella di Conegliano, sorta nel 1769 dall'antica Accademia degli Aspiranti del 1603, e quella di Treviso costituitasi nel 1768.
Nelle Accademie si trattavano i più importanti problemi di tecnica ed economia agraria locale e grazie agli atti pubblicati si può delineare un quadro abbastanza completo della situazione vinicola coneglianese. Francesco Maria Malvolti (1725-1807), accademico in Conegliano, in più lavori descrive i tipi di vini che si producevano a quei tempi nel coneglianese; nomina in particolare il Picolit, i Marzemini, i Bianchetti, i Prosecchi, i Moscatelli, le Malvasie, i Grossari ed altri. Sottolineava pure il fatto che se i vini riuscivano scadenti, la colpa è della negligenza e imperizia di chi li prepara e coltiva le vigne. Dello stesso parere erano molti altri accademici, quali il protomedico dottor Giuseppe Ortica e il Nob. Rev. D. Antonio Del Giudice, che parlavano quanto meno di "imperfetta lavorazione."
Il primo a dare l'esempio della sua coltura nei colli di Conegliano deve essere stato il Nob. Ottaviano Cristofoli, che nel 1774 ne piantò un vigneto con viti procurate in Friuli.
Nel 1797 si assiste alla caduta della Repubblica di San Marco, questo fatto storico porta con se inevitabili conseguenze; è l'inizio del declino delle molte iniziative delle Accademie a favore dell'agricoltura veneta. Esse stesse anzi si avviano tristemente alla fine. Intorno alla metà del secolo scorso qualche notizia sulla situazione viticola nella zona viene fornita da G .B. Alvise Semenzi nella sua opera "Treviso e la sua provincia". Segnaliamo quelle relative ai territori di Conegliano e Valdobbiadene:

DISTRETTO DI CONEGLIANO

"Nelle colline le uve che producono i squisitissimi vini bianchi sono la verdise, la prosecca e la bianchetta. Questi vini si smerciano specialmente nella Carintia e nella Germania. Le uve rabose hanno vanto di squi- site, specialmente nelle ville di Conegliano, Vazzola e Maren, le quali danno il pregiabile e generoso vino di Conegliano, particolarmente ricercato in Venezia."

DISTRETTO DI VALDOBBIADENE


"Il suolo nella parte settentrionale è montuoso, con pascoli e con boschi di castagno e faggio. Le sottostanti colline son disposte a vigneti, e la pianura fino all'alveo del Piave è aratorio-vitata con filari di gelsi, e coltivasi ogni genere di cereali. La vigna fu meno che altro- ve infestata dall'oidio, onde notabilmente migliorò la coridizione economica di questi abitanti, specialmente nei comuni di Segusino e di S. Vito. Le uve bianche come la prosecca, la bianchetta e la verdise hanno la preferenza e forniscono squisitissimi vini."
Un fatto importante nella storia dei vini della zona è costituito nel 1868 dalla fondazione a Conegliano della "Società Enologica Trevisana", sorta grazie al contributo del Consiglio provinciale e all'opera del dott. Antonio Carpenè e del presidente del Comizio Agrario di Conegliano, l'abate Felice Benedetti. Secondo lo Statuto, la Società si prefiggeva non solo di confezionare buoni vini da pasto comuni, come il Verdiso e il Raboso, e vini fini, primo fra tutti un Prosecco bianco, ma doveva anche provvedere all'istruzione dei propri soci, e accogliere nel proprio stabilimento giovani volonterosi di far pratica.
Sui risultati presto raggiunti dalla Società enologica così si esprimeva nel 1874 Antonio Caccianiga nel suo "Ricordo della provincia di Treviso": "Prima che fosse fondata questa Società enologica, i vini della provincia erano ignoti fuori del territorio, adesso cominciano ad essere apprezzati in varie parti d'Italia, in Prussia, in Austria e in Russia. La Società riceve ripetute domande da Trieste, Vienna, Monaco, Berlino, Magonza, in assai maggiore quantità di quello che ne possa fabbricare...". Altra iniziativa a favore della vitivinicoltura locale, quasi contemporanea all'istituzione della Società Enologica, fu lo studio ampelografico dei vitigni della provincia di Treviso, studio che Luigi Luzzatti, allora Ministro dell'Agricoltura, affidò nel 1869 ad una Commissione Ampelografica, presieduta dal già citato abate Benedetti, insigne figura di sacerdote e agricoltore. La Commissione pubblicò in un volume manoscritto corredato da 60 grandi tavole fotografiche i risultati del suo lavoro.
Si fece pure un'indagine per valutare gli ettari coltivati e le produzioni effettive della vitivinicoltura trevigiana. Risultò che tra i bianchi dominavano il Verdiso (in 50 comuni con 23.445 ettolitri), il Bianchetto (39 comuni e 14.466 ettolitri), il Pignolo (37 comuni e 4000 ettolitri), il Boschero (2 comuni e 3.867 ettolitri), mentre il pregiatissimo Prosecco figurava solo in 4 comuni con 3700 ettolitri. La sensibile riduzione della coltura del Prosecco trova spiegazione nelle sopraggiunte avversità. Così si legge nella monografia sul Prosecco, pubblicata nel 1887 dalla Ampelografia Italiana: "Nel Coneglianese (dove il Prosecco era tempo addietro il principale vitigno) perde ogni dì terreno scomparendo sotto il flagello dell'oidium, della peronospera e delle inclemenze climateriche, persistendo quasi solo nel distretto di Valdobbiadene e nei comuni di Pieve di Soligo, Soligo, Solighetto, Farra, Follina, Colsanmartino". Un'affermazione contrastante viene dal Conte Marco Giulio Balbi Valier, in una sua relazione alla Giunta per l'Inchiesta Agraria del 1880, secondo la quale era la Prosecco la vite meglio rispondente ai terreni della zona. Il Conte Balbi Valier fu uno dei più tenaci sostenitori del Prosecco, di cui diffuse soprattutto la sottovarietà detta Prosecco tondo che poi si chiamò, dal suo nome, Prosecco Balbi. La peronospera della vite faceva la sua triste apparizione nei vigneti della Provincia intorno al 1880. In molte parti gli agricoltori, scoraggiati, finirono per abbandonare quasi del tutto le viti nostrane per gettarsi disperatamente sulle viti con sangue di Labrusca. Per fortuna, appena pochi anni prima, nel 1876, era sorta a Conegliano la prima Regia Scuola di Viticoltura ed Enologia d'ltalia, che diveniva ben presto come afferma ancora il Dalmasso un faro luminoso non solo per la nostra Marca, ma per la Nazione tutta. A questa Scuola si deve eterno ringraziamento visto che, grazie al suo continuo e instancabile operato, permise al nome dei vini di Conegliano di riacquistare tutta l'importanza che il tempo e le sventure accorse avevano a poco a poco affievolito. Accanto ai rinomati vini bianchi di Conegliano venivano valorizzati e conosciuti gli eccellenti vini di Valdobbiadene, la cui nomea era rimasta per lungo tempo inferiore ai loro meriti. Purtroppo però il flagello della fillossera nel 1900 e i due conflitti mondiale misero ancora una volta a dura prova gli agricoltori locali. Difatti solo nei periodi successivi questi tristi eventi, grazie a numerose iniziative, la viticoltura ritornò a godere dell'antico splendore, tanto che oggi il vino, in particolare il Prosecco, rappresenta per molte aziende agricole l'attività più gratificante e remunerativa.

4.9. La coltivazione del Prosecco: cenni storici

Le notizie bibliografiche sulla coltivazione del vitigno "Prosecco" nella provincia di Treviso sono piuttosto recenti e risalgono appena agli inizi del secolo scorso. Qualche indizio tenderebbe, tuttavia a dargli origini ben più nobili e antiche facendolo addirittura risalire ad epoca romana ed esattamente al vino Pucinum. Plinio descrive il Pucino come uno dei grandi vini che imbandivano le tavole dei dignitari romani e che aveva il dono di allungare la vita dei suoi consumatori. L'imperatrice Livia si faceva inviare il Pucino nelle anfore di terracotta, via mare, dal porto di Aquileia. Questo Pucino doveva essere coltivato in prossimità delle fonti del Timavo, presso Trieste, e se ne producevano solo piccole quantità. Poiché ancor oggi nella zona triestina del paese di Prosecco e in altre zone limitrofe si coltiva un vitigno denominato Glera, apparso identico al Prosecco tondo del Trevigiano, molti studiosi hanno identificato il Prosecco trevigiano con il Pucinium. Una precisa identificazione tuttavia non è possibile, date le notizie vaghe e contrastanti che su questo argomento caratterizzano gli scrittori romani. Alcuni ritennero addirittura che il Pucino fosse un vino "nero come la pece" derivato dal vitigno Terrano del Carso Triestino. Per contro vi è la tesi del Dalmasso che considera il Pucino un vino bianco, prodotto con le uve maturate sui declivi eocenici che da occidente di Trieste si spingono verso il Timavo, toccando il paesino di Prosecco. Il Prosecco trevigiano è stato poi avvicinato ad un altro vitigno ad uva bianca che si coltiva sui Colli Euganei, il Serprina, con caratteristiche analoghe al vitigno friulano e al Prosecco trevigiano.

Fra gli studiosi della questione sono quindi venute accreditandosi due ipotesi principali:
1. dai colli Euganei, dove la coltura della vite risale al primo millennio avanti Cristo, il vitigno del Prosecco sarebbe stato portato tra le colline della Venezia Giulia, col nome di Glera, passando da Conegliano dove avrebbe assunto successivamente la denominazione attuale di Prosecco;
2. il vitigno avrebbe seguito l'itinerario inverso e cioè dalla zona di origine, con epicentro Prosecco in provincia di Trieste, il vitigno omonimo si sarebbe spinto verso occidente fino ai colli Euganei.
Nel Trevigiano si sono distinti vari tipi di Prosecco. Il Prosecco bianco, com'è descritto nell'Ampelografia Italiana, corrisponde al Prosecco Balbi, dal nome del conte Balbi Valier che lo diffuse nelle sue proprietà di Pieve di Soligo, e al Prosecco tondo, così chiamato per via della forma sferica del suo acino. Si preferisce tuttavia denominarlo semplicemente Prosecco essendo il più diffuso e, in qualche zona, l'unico usato. Esiste poi il Prosecco lungo, così chiamato per via della forma allungata del suo acino; originario delle colline di Col San Martino, oggi è quasi totalmente scomparso, sembra per la scarsa produttività dovuta alla difettosa conformazione fiorale. Un terzo vitigno, da non confondersi con i Prosecchi, è quello un tempo erroneamente denominato Prosecco nostrano, poi risultato essere la Malvasia toscana o Malvasia del Chianti. Tale vitigno è ancora sporadicamente coltivato con il Prosecco sotto il nome di Malvasia trevigiana.
Il Prosecco è un vitigno rustico, facilmente adattabile al nuovo ambiente. Produce meglio in collina, ma non disdegna la pianura. Nelle zone di maggior coltivazione è allevato a filare o pergola, anche in pendii scoscesi e terreni umidi. Quanto all'accostamento gastronomico, se nei vini è possibile parlare di jolly, il Prosecco lo è per eccellenza: è verde e nervoso nei climi più freddi, si rivela armonico e suadente nelle esposizioni più assolate; può dare un vino amabile o secco, frizzante o tranquillo.

4.10. La zona di produzione


La zona D.O.C. ha un'estensione di circa 18.000 ettari di superficie agricola ed è compresa nel territorio dei 15 comuni (Fig. 4.2) qui di seguito riportati: Conegliano, San Vendemiano, Colle Umberto, Vittorio Veneto, Tarzo, Cison di Valmarino, Follina, Miane, Valdobbiadene, Vidor, Farra di Soligo, Pieve di Soligo, San Pietro di Feletto, Refrontolo, Susegana. La vite viene però coltivata solo nella parte più soleggiata dei colli, il versante sud, ad un altitudine compresa tra i 50 e i 500 metri sul livello del mare, mentre il versante nord è spesso ricoperto da boschi.
Gli ettari iscritti all'albo vigneti della denominazione Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene sono 3.932, all'anno 2000 (Tab. 4.1), di questi 105 appartengono alla sottozona "Superiore di Cartizze". L'area della sottozona è una piccola collina molto scoscesa (Fig. 4.3) sita in comune di Valdobbiadene e comprende le frazioni di San Pietro di Barbozza, Santo Stefano e Saccol; in questa sottozona nasce, dalla perfetta combinazione, fra un microclima dolce e un terreno antichissimo, originatosi dal sollevamento di fondali marini, un vero e proprio cru. Sopra la roccia madre si trova uno strato di terreno assai vario, con morene, arenarie ed argille che permettono all'acqua in eccesso di drenare facilmente e velocemente, mentre il terreno trattiene quella quantità di liquido ideale per uno sviluppo armoniso e equilibrato delle viti e dell'uva. Il nome della località, riportato pure nelle mappe del catasto, secondo alcuni studi viene fatto risalire ad un cavaliere di ventura spagnolo che nel medio evo, trovatosi in zona per combattere, decise di fermarsi in queste zone. Mentre, più probabilmente, secondo altri deriva dal vocabolo dialettale "gardiz o gardizze", vocabolo che indica i graticci usati dai contadini del luogo per stendere ad appassire le uve raccolte. Nella sottozona Cartizze infatti le uve vengono vendemmiate molto tardi, gli acini presentano già i primi segni di appassimento naturale. Questa caratteristica tecnica enologica conferisce al vino una concentrazione di sapori e aromi unici e di intensità inusuale. Già alla stesura del primo disciplinare si tenne conto di queste peculiarità e si decise di perpetrarle e valorizzarle creando una sottozona dedicata.

Nelle tabelle 4.1, 4.2 e 4,3 riportiamo i dati, forniti dalla C.C.I.A.A. di Treviso, circa:
1. l'andamento della superficie della denominazione e della produzione della stessa dal 1990 al 2000;
2. la produzione totale di prodotto imbottigliato e i dati relativi all'esportazione del medesimo dal 1994 al 2000.

Purtroppo al momento della stesura della tesi, non erano ancora disponibili le nuove serie di dati riguardanti il 2001.
Nella D.O.C. di Conegliano e Valdobbiadene (Tab. 4.1), risultano esserci, all'anno 2000, 3.269 aziende produttrici di Prosecco D.O.C., a queste però vanno aggiunte anche altre 143 aziende che producono il Prosecco "Superiore di Cartizze". Il potenziale produttivo, sempre all'anno 2000, risulta essere notevole, sono infatti quasi 283.000 gli ettolitri di Prosecco D.O.C. prodotti, a cui dobbiamo aggiungere altri 8.500 ettolitri di Prosecco D.O.C. "Superiore di Cartizze".

Tab. 4.1 - Andamento della denominazione e delle produzioni

Negli ultimi dieci anni, la superficie dei vigneti ammessi alla denominazione è sempre aumentata anno dopo anno, l'incremento totale tra il 1990 e il 2000 è stato del 32%, il 5% quasi tra il 1999 e il 2000; segno evidente questo di un interessamento sempre più marcato nei confronti del prodotto Prosecco e di una conseguente evoluzione costante in atto nel settore. Gli imprenditori agricoli stanno finalmente iniziando a sfruttare la chance economica e sociale offerta loro da questo prodotto. Parallelamente alla superficie è cresciuta anche la produzione potenziale di quintali di uva. Quella reale, chiaramente soggetta alle rese ottenute ogni anno, registra un aumento del 50% dei quintali di uva prodotta, e di conseguenza degli ettolitri di vino ottenuti, se facciamo riferimento alla produzione reale del 1990 (resa del 74%) e a quella del 2000 (resa del 85%). Il 1990 è stata l'annata che ha fatto segnare la resa minore del decennio, il 74%, mentre la migliore risulta essere stata quella del 1998 quando si ottenne una resa dell'86%.
La produzione reale di bottiglie nei 7 anni che vanno dal 1994 al 2000 (Tab. 4.2) ha subito una crescita continua e significativa, quasi il 44%, ma ancor più sorprendente è la crescita, sempre nello stesso periodo e sempre continua, del numero delle bottiglie di spumante prodotte, più del 48%. Si sta dunque affermando, all'interno della denominazione, un'identità spumantistica dei produttori sempre più forte. Considerate le bottiglie totali annue, la percentuale delle bottiglie di spumante sul totale passa dal 72,4% del 1994 al 74,71% del 2000 segno evidente questo che i gusti dei consumatori stanno attraversando una fase di cambiamento significativo. L'incremento maggiore di consumo di Prosecco D.O.C. spumante si è avuto nel 1999 (+19%), questo dato va correlato comunque all'effetto fine millennio che ha portato aumenti di consumi in tutti quei prodotti (alimentari,bevande) tradizionalmente usati per festeggiare la notte di San Silvestro.

Tab. 4.2 - Numero di bottiglie da 0,75 l. prodotte

L'esportazione di Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene nel periodo 1994-2000 ha fatto registrare continui aumenti (Tab. 4.3), il più significativo si è avuto nel 1999, quando rispetto al 1998 si sono esportate quasi due milioni di bottiglie in più (+ 22%), di cui un milione di Prosecco e l'altro milione di Spumante. Complessivamente nei 7 anni l'esportazione di Prosecco è aumentata dell'87%, ma lo Spumante, che rappresentava il 56% del totale esportato nel 1994, è sceso al 50% sul totale esportato nel 2000. Il mercato estero perciò predilige il Prosecco Frizzante allo Spumante. E' palese comunque il fatto che una quota pari al 30% del totale imbottigliato è stabilmente destinata all'esportazione. Il mercato tedesco rimane il più importante, assorbe da solo il 70% dell'esportazione totale. Il fenomeno più interessante che sarà probabilmente maggiormente presente nel futuro prossimo è l'apertura a nuovi mercati come gli Stati Uniti, ove già alcune aziende vendono più del 10% della loro produzione, il centro e nord Europa e il Giappone. In questi paesi infatti si sta concentrato il lavoro di promozione consortile e privata e dai primi segnali di ritorno, le prospettive economiche di apertura e sviluppo in nuovi mercati appaiono di notevole interesse.

Tab. 4.3 - Esportazione di Prosecco (in bottiglie)

4.11. Caratteristiche geologiche del territorio

Il territorio dove ora è coltivato il Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene è stato modellato dal ghiacciaio del Piave e dai suoi rami laterali e, successivamente, da innumerevoli corsi d'acqua a regime torrentizio, capaci di incidere anche profondamente i versanti delle colline. Sono presenti quindi, in gran numero, colline di origine morenica, che spesso costituiscono anfiteatri, terrazzi alluvionali e conoidi di deiezione. La morfologia di queste colline ha fortemente condizionato la presenza dell'uomo nell'ambiente, localizzando i centri rurali principalmente in aree non di fondovalle, soggette a ristagni ed esondazioni, favorendo la diffusione dei ciglionamenti dei versanti meglio esposti e la tipica sistemazione a girapoggio dei vigneti. I terreni che storicamente ospitano la coltivazione dei vigneti di Prosecco, fornendone il supporto fisico, gli dementi nutritivi e l'acqua, sono il risultato di un'ampia varietà geologica. E' possibile scoprire, in questo territorio, tutta la serie geologica dell'Eocene situata al margine orientale del cosiddetto "bacino bellunese", che dal Cretaceo inferiore si trovava in mare aperto e si è mantenuto tale fino ad oltre la fine del periodo. Con l'inizio del Terziario, in seguito ai movimenti orogenetici, il mare ha subito, in fasi successive, una lenta e graduale regressione, culminata nei depositi conglomeratici del Miocene superiore. Questo fenomeno è testimoniato dalla successione di rocce diverse che costituiscono le colline: si passa dal Flysch, tipico del mare profondo, ad argille, a marne e ad arenarie di ambiente neritico-litorale, per arrivare ai conglomerati propri dell'ambiente deltizio lagunare. I colli che si estendono tra la Rocca di Castel Vecchio di Conegliano, il castello di San Salvatore a Susegana ed il castello di San Martino sulla valle del Meschio, sono caratterizzati da forme suadenti e dolcemente ondulate dovute ad argille del Miocene, che originano suoli argillosi ad elevato contenuto di carbonato di calcio. L'imponente anfiteatro morenico di Colle Umberto-Ogliano, modellato da un ramo laterale del ghiacciaio del Piave che, staccatosi dal principale a Ponte nelle Alpi, scendeva fino alla pianura sotto Serravalle, ha originato terreni calcarei e ciottolosi, molto permeabili. L'area del Feletto, dove lo sguardo spazia liberamente dai dossi panoramici attorno alla millenaria Pieve di San Pietro, presenta ampie superfici subpianeggianti, che hanno subito scarsi fenomeni erosivi ed un forte dilavamento del calcare originando i ferreti dalle caratteristiche "terre rosse". Sulle colline che si affacciano sul Quartier del Piave, ad oriente della valle del Soligo, le rocce conglomeratiche hanno originato paesaggi con forme regolari e terreni scarsamente calcarei, mentre ad occidente le alture attorno alle torri caminesi di Credazzo risultano essere più frastagliate, con suoli poco profondi e ciottolosi. Il rilievo che si estende dalla stretta di Serravalle a San Pietro di Barbozza, vegliato dal castello Brandolini di Cison e dalla romanica abbazia di Follina, pur se caratterizzato da versanti ripidi ed altimetrie maggiori, presenta terreni con buona profondità e pertanto una discreta capacità di fornire acqua e nutrienti alla vite, con presenza di argille, arenarie marnose e molasse del Miocene molto permeabili e pertanto poco erodibili. Nelle zone più elevate, dove sono presenti rocce calcaree del Cretaceo e del Giurese, i terreni sono invece poco profondi e più ripidi. Tra Valdobbiadene e Vidor, sulle rive di quel Piave che assiste ai tristi eventi della Grande Guerra, si estende infine un'area estremamente variabile nelle forme del paesaggio, con alternarsi di depositi morenici molto antichi, terrazzi alluvionali e conoidi di deiezione. Anche i suoli risultano perciò molto variabili, riflettendo l'eterogeneità del substrato. Le diverse peculiarità chimico-fisiche, le esposizioni, le pendenze, le altimetrie, la lunghezza dei versanti e le temperature emerse da questo quadro determinano sensibili eterogeneità nei vini, che riescono tuttavia a mantenere sempre un proprio equilibrio armonioso.

4.12. Il clima

Il clima e le caratteristiche geopedologiche del comprensorio collinare di Conegliano e Valdobbiadene rendono questa zona particolarmente adatta alla viticoltura. Il Clima si può considerare abbastanza omogeneo su tutta l'area, si presenta mite e temperato con inverni non particolarmente freddi ed estati non afose, ma anzi ventilate da dolci brezze che, già in passato, erano un richiamo pressoché irresistibile per i nobili veneziani. Essi amavano trascorrere tra queste colline le loro estati, in modo tale da fuggire l'afa della città lagunare.
La temperatura media annuale è di 12,3°C, con un'escursione annua media di 20-21°C e radiazione solare nel periodo aprile-ottobre di 92.745 cal/cm2.
La piovosità media è di 1250 mm, con frequenza annuale media di giorni piovosi pari al 34%; la concentrazione massima di giornate piovose si ha nei due periodi distinti di giugno e novembre, mentre quella minima invece nei due periodi di gennaio ed agosto. Considerando l'andamento delle precipitazioni e i valori di E.T. in funzione della C.C dei terreni ove viene allevata la vite, notiamo che nel periodo comprendente i mesi di giugno e luglio il terreno risulta essere sottoposto a deficit idrico, mentre già in agosto le precipitazioni assumono valori superiori a quelli dei consumi idrici e la situazione ritorna alla normalità.
La media annuale delle precipitazioni nevose è di 5 giorni, la frequenza massima si ha nel mese di gennaio.
Le precipitazioni a carattere temporalesco si hanno prevalentemente nel periodo che va da maggio a settembre; tali eventi sono accompagnati sporadicamente e con frequenze assai variabili da un anno all'altro da grandinate; in certi casi la grandine arriva a danneggiare pesantemente le coltivazioni, si sono avuti infatti casi di perdite di prodotto superiori all'80%.
La brina è un fenomeno normale nei mesi invernali, ha una frequenza media annuale paria 44 giorni e sovente è associata alla galaverna che presenta una frequenza media annuale di 54 giorni.
L'umidità relativa è pressoché stabile nel suo andamento pluriennale e i suoi valori si avvicinano di parecchio a quelli che vengono registrati nell'Italia centrale tanto da poter considerare come asciutto il clima di queste zone.
Seguendo i dittami della climatologia moderna possiamo definire come mesotermico umido di transizione il clima che si riscontra in questa porzione di Veneto. Le transizioni riguardano gli andamenti termici che tendono a farlo assomigliare ad un clima mediterraneo e gli andamenti pluviometrici che invece lo avvicinano di più al modello di clima continentale.

4.13. Il Vino Prosecco

Il Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene D.O.C. è un vino che si ottiene dalla trasformazione di uve Prosecco tondo (almeno l'85%) e di Verdiso, Perera, Bianchetta e Prosecco lungo (massimo 15%). Il Prosecco è il vitigno che garantisce la struttura base del vino, il Verdiso viene impiegato nella vinificazione del Prosecco per aumentare l'acidità e la sapidità o per equilibrare la componente acida nelle annate calde, la Perera viene utilizzata per aumentare profumo e aroma e la Bianchetta, siccome matura precocemente, nelle annate fredde viene impiegata per "ingentilire" il Prosecco.
Da queste uve si ottengono diversi vini, lo spumante metodo "Charmat", il Superiore di Cartizze, ed infine il Prosecco nelle versioni Frizzante e Tranquillo.
Tracciamo ora una breve panoramica di tutte queste tipologie produttive e commerciali, che si distinguono tra loro, oltre che per il nome, soprattutto per le diverse tecnologie enologiche di produzione che conferiscono ai vari tipi di vino Prosecco delle caratteristiche intrinseche proprie ben marcate. Queste rendono ogni diverso tipo di vino Prosecco adatto a delle ben precise situazioni di consumo e hanno permesso, agli enogastronomi, di creare gli abbinamenti più indicati con i vari cibi.

1. Prosecco D.O.C. di Conegliano e Valdobbiadene Spumante

Prosecco e Spumante sono, quando si parla del vino di Conegliano e Valdobbiadene, la stessa cosa e non a caso sono più di cento anni che il Prosecco D.O.C, si fa e si conosce così; in questi ultimi anni poi è diventato il primo Spumante D.O.C. d'Italia e di riflesso ha portato alla zona di produzione il titolo di capitale italiana dello spumante metodo "Charmat". La sua struttura moderata inonda il palato di una morbidezza vellutata e lo solletica con una sapidità maliziosa. La bassa alcolicità è un invito al bere, alla festa, è un godere delle piccole gioie della vita. Il Prosecco Spumante esprimere pienamente il suo carattere agile ed al tempo stesso energico. Le uve provengono dalla collina medio alta, dove la maturazione è più lunga, l'aromaticità più piena e l'acidità, soprattutto quella malica, si conserva meglio. Lo Spumante si ottiene per rifermentazione naturale dopo un attento processo fermentativo in bianco del mosto base. Il Prosecco Spumante è prodotto in due versioni, l'Extra Dry ed il Brut.
L'Extra Dry è il Prosecco definito come "classico", combina l'aromaticità varietale con la sapidità esaltata dalle bollicine. Presenta un colore paglierino brillante ravvivato dal fine e persistente perlage. L'aromaticità è fresca e ricca di profumi propri della mela, della mela, della pera, con un sentore di agrumi che sfumano nel floreale. In bocca il vino si presenta morbido e a tempo stesso asciutto grazie ad una acidità ben presente. Ottimo come aperitivo.
Il Brut è il Prosecco più moderno e sta riscuotendo un enorme successo internazionale. E' caratterizzato da profumi con sentori di agrumi più marcati rispetto all'extra dry e dalla presenza di note vegetali unite alla piacevole nota di crosta di pane. Il perlage fine assicura la persistenza dei sapori e la pulizia del palato e lo rendono a tavola lo spumante per eccellenza anche da tutto pasto.

2. Prosecco D.O.C. di Conegliano e Valdobbiadene Spumante Superiore di Cartizze

Lo Spumante Superiore di Cartizze è un prodotto unico nel suo genere, presenta una complessità di profumi invitanti ed ampi che vanno dalla mela alla pera, dall'albicocca agli agrumi, alla rosa, e una gradevole nota di mandorla glassata nel retrogusto. Viene prodotto quasi esclusivamente nella versione Dry. Questo spumante può sinceramente assurgere al ruolo di inimitabile suggello ai momenti felici della vita.

3. Prosecco D.O.C. di Conegliano e Valdobbiadene Frizzante

E' il tipo di Prosecco più facile ed immediato difatti è nato con l'intento di avvicinare i giovani e i consumatori meno esperti al mondo del Prosecco. Nella versione a rifermentazione in bottiglia (Sur lie) è l'autentico ambasciatore della tradizione del vignaiolo; si presenta come vino asciutto, essenziale e leggero. Nella fermentazione in autoclave invece il Prosecco Frizzante armonizza la fragranza dei profumi varietali propri dell'uva e con il gradevole pizzichio dato dall'anidride carbonica trasmette sensazioni di grande freschezza e purezza. Il colore caratteristico è il paglierino e l'aroma è ricco di essenze floreali e fruttate, prevalgono la mela acerba e il limone.

4. Prosecco D.O.C. di Conegliano e Valdobbiadene Tranquillo

E' la versione meno conosciuta al di fuori della zona di produzione, si ottiene da vigneti con sesti di impianti fitti, perciò poco produttivi, e da uve ben mature. La vinificazione prevede una breve macerazione a freddo sulle bucce dell'uva in modo da conferire al vino aromi e profumi di mela, pera mandorla e miele mille fiori, una struttura soave e persistente e un colore paglierino molto delicato. Non è un vino adatto all'invecchiamento, si deve infatti consumare entro il secondo anno di vita. E' il classico vino da consumare con i bocconcini marinati della tradizione veneta.

4.14. Caratteristiche ed attività del Consorzio di Tutela del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene D.O.C.

Le aziende socie del Consorzio attualmente sono 183, 108 sono cantine spumantistiche mentre le restanti 75 sono aziende produttrici di uva. In tutta la zona D.O.C. ci sono circa 3.300 aziende, quelle aderenti al Consorzio risultano quindi essere poco più del 3% del totale, bisogna però sottolineare due aspetti importanti:
1. Le cantine di spumantizzazione autorizzate, cioè quelle aziende che possono lavorare il vino base per ottenere lo spumante e il frizzante sono 130 in tutta la D.O.C., essendo 108 quelle affiliate al Consorzio la percentuale di adesione risulta essere maggiore dell'80%;
2. Al Consorzio sono affiliate 15 grandi case spumantistiche e 4 aziende cooperative.
Queste due osservazioni ci obbligano a ricercare un altro parametro per avere un giudizio esatto e sincero circa la vera importanza che il Consorzio riveste presso i produttori. Considerando solo il numero delle aziende associate, rispetto alle totali, infatti si sarebbe portati a pensare che la stragrande maggioranza dei produttori di Prosecco non creda ne all'utilità ne quanto meno ai benefici prodotti dall'essere soci del Consorzio. Mentre se teniamo conto della potenzialità produttiva delle cantine socie, il 70% circa di tutta la produzione ( più di 25.000.000 di bottiglie ) , ci si accorge di come invece il Consorzio di tutela del Prosecco sia un soggetto a cui far riferimento per poter raggiungere obbiettivi di una certa rilevanza.
Chi decide di Consorziarsi, indipendentemente dalla propria dimensione aziendale e dalla propria capacità produttiva, dimostra di comprendere maggiormente, rispetto chiaramente a chi non decide di associarsi al Consorzio, la forza insita nella tutela e valorizzazione di un marchio collettivo, che permetta di rappresentare l'intera zona di produzione del vino Prosecco D.O.C. mediante le diverse attività promozionali che vengono attuate nell'arco di un anno.
I settori di attività del Consorzio più importanti sono il controllo della qualità, la ricerca e sviluppo, la divulgazione e valorizzazione del marchio, la promozione, l'informazione e l'assistenza tecnica, viticola e legale. La ricerca e sviluppo è rilevante per quasi tutti i Consorzi e si attua tramite collaborazioni con altri enti regionali, o con altri Consorzi vinicoli. Non mancano gli sviluppi di studi riguardanti le campagne viticole, la lotta guidata e di tutto ciò che permette di migliorare l'allevamento della vite e la qualità del prodotto finale. Oltre all'assistenza di natura tecnica e legislativa, il Consorzio di Tutela del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene D.O.C. ha svolto delle attività di ricerca di mercato; queste indagini sono state eseguite con l'intento di studiare il comportamento dei vari mercati ma anche dei singoli consumatori. Questo tipo di lavoro chiaramente permette al Consorzio e ai suoi associati di poter pianificare le strategie produttive e quelle di marketing comunicazionale future nel modo più preciso ed efficace possibile.

4.15. La gestione del Consorzio di Tutela del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene D.O.C.

Gestire in modo funzionale un Consorzio di Tutela e Valorizzazione non è cosa sicuramente semplice, si incontrano infatti notevoli difficoltà; il più delle volte sono intoppi dovuti a fattori di origine esterna al Consorzio e che chiaramente però si ripercuotono sull'operatività del Consorzio stesso limitandone dunque le possibilità d'azione.
Uno di questi fattori di rischio è rappresentato dalla lentezza burocratica. Mentre all'interno del Consorzio questo problema risulta pressoché inesistente in quanto il numero esiguo di addetti permette di gestire in maniera diretta le diverse attività consortili, la lentezza burocratica si nota sovente quando il Consorzio collabora con altri istituti presenti sul territorio, specialmente se di natura pubblicistica. Gli enti con cui maggiormente il Consorzio si trova ad operare sono la Regione Veneto, la Provincia di Treviso e la Camera di Commercio. Il nocciolo della questione è l'erogazione e la consistenza quantitativa dei fondi che, essendo lenta la prima ed esigua la seconda molte volte condizionano le attività stesse del Consorzio, causando nella maggior parte dei casi notevoli ritardi operativi che si ripercuotono poi sugli associati.
Un altro problema che il Consorzio si trova ad affrontare è quello della mancanza di coordinamento fra i Consorzi stessi e gli enti preposti alla promozione. A causa di tale mancata interazione molte volte il Consorzio non può, o lo fa in modo parziale organizzare una propria attività promozionale in stretta correlazione con gli altri enti. Il "punto di forza" del Consorzio invece (come per la maggior parte dei consorzi), è quello di essere un elemento unificante per molte aziende, poiché è un supporto tecnico indispensabile ed in grado di ottenere e sviluppare attività comuni. Grazie all'aiuto tecnico, legislativo, promozionale che il Consorzio ha offerto, e sta continuando ad offrire, ai produttori consociati, è stato raggiunto nell'arco dei quarant'anni di presenza l'importante obiettivo di produrre vini di qualità sempre maggiore e di promuoverli adeguatamente per poter puntare a mercati ed ad un pubblico più ampi.
Le basi gettate quaranta anni fa dai primi 11 soci fondatori vanno sfruttate tutt'oggi, ma bisogna anche comunque continuamente pensare al loro rinnovamento per tenere il passo imposto dalla continua evoluzione dei mercati e del progresso tecnologico nel settore vitivinicolo.
Per i viticultori della zona il Consorzio è un forte punto di riferimento, sinonimo di serietà e di efficienza in tutti i campi in cui opera, dalla tutela alla valorizzazione e promozione del prodotto e del territorio. Il Consorzio punta molto sulla valorizzazione dell'origine del prodotto, poiché le caratteristiche di una certa zona non sono ripetibili in altri contesti geografici e come tali rendono unico il prodotto locale, perciò nell'attività promozionale non ci si deve limitare a promuove solo un prodotto, il vino, ma va promosso soprattutto il concetto di territorio d'origine di quel particolare vino.
La D.O.C. di Conegliano e Valdobbiadene è quindi un patrimonio storico, culturale e paesaggistico, che potrebbe veder aumentare la propria popolarità presso il pubblico se si attuassero attività promozionali mirate, volte a valorizzare ad esempio la presenza turistica, soprattutto quello enogastronomica. Si verrebbe a creare così un indotto economico di notevole interesse per tutte le realtà produttive presenti in essa, non solo per quelle del settore vinicolo.
Il primo "punto di debolezza" del Consorzio, va ricondotto alla scarsa collaborazione che una parte delle aziende consociate presta alla causa comune: ognuna di queste tende a lavorare per conto proprio, senza cercare forme di coordinamento con le altre, si spera, per il futuro che tale forma di egoismo venga superata grazie al ricambio generazionale dei vertici delle aziendali.
La seconda nota dolente è rappresentata dai contenuti della legge 164 del 1992. Essa infatti stabilisce che ogni Consorzio di tutela non possa esercitare le funzioni di tutela e valorizzazione solo per i propri soci, ma debba operare indistintamente per tutti i soggetti della filiera usufruitori della denominazione. In altre parole, i produttori V.Q.P.R.D. non sono obbligati ad associarsi ad un Consorzio di tutela, ma godono ugualmente dei benefici derivanti dall'utilizzo del nome del Consorzio di tutela e, di riflesso, del consenso che il Consorzio riceve dalla comunità e dagli operatori in seguito alle iniziative organizzate. Rendendo obbligatoria l'adesione ad un Consorzio un maggiore numero di quote associative confluirebbero nelle casse del Consorzio stesso, che quindi potrebbe disporre di budget maggiori da investire nelle varie iniziative già programmate per renderle ancor più efficaci. Oltretutto questo permetterebbe al Consorzio di intraprendere nuove e ancor più incisive azioni volte a tutelare e valorizzare il Prosecco, ma anche di attuare una programmazione razionale e anticipata delle iniziative da intraprendere e infine consentirebbe di ampliare l'organico a disposizione in modo da creare una struttura sempre più efficiente e pronta a far fronte alle nuove sfide che si prospetteranno nel futuro prossimo del mondo del vino.

4.16. L'attività comunicazionale del Consorzio

4.16.1. Introduzione

Per comprendere quali siano le altre attività comunicazionali intraprese, dopo quelle già analizzate nel capitolo precedente, dal Consorzio di Tutela e Valorizzazione del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, e come esse si evolvano, faremo riferimento alle risposte riportate nella scheda informativa, già descritta nel capitolo 3, (Allegato 1) che abbiamo somministrato agli addetti del Consorzio.
Essendo poi il Consorzio il caso di studio di questo lavoro di tesi, focalizzeremo maggiormente la nostra attenzione (come già anticipato nel paragrafo 2 di questo capitolo) sulla manifestazione organizzata dal Consorzio, presso la propria sede l'ultimo week-end di maggio in concomitanza con la manifestazione nazionale "Cantine Aperte", e denominata "Vino in Villa".

4.16.2. Analisi delle attività promozionali relative all'ultimo triennio di esercizio

Il Consorzio del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene è un ente preposto alla tutela e alla valorizzazione del vino Prosecco. Il suo bilancio all'anno 2000 è stato di quasi 440.000 euro (circa 850.000.000 di "vecchie" Lire). Le manifestazioni a cui ha partecipato nel triennio 1999-2001, con i relativi investimenti, sono riportate nella tabella 4.4. Tra tutte quelle riportate esso attua un'attività organizzativa diretta solo nelle seguenti manifestazioni: "Vino in Villa", "La Primavera del Prosecco" e "La Mostra nazionale degli Spumanti". Gestisce direttamente, inoltre, la realizzazione della news letter interna, riservata a tutti i soci, denominata "Consorzio Informa" e la cartellonistica promozionale riguardante il Prosecco e il suo territorio d'origine. Per tutte le altre attività comunicazionali, il Consorzio invece si limita a parteciparvi o come ente autonomo o, con il supporto degli associati che vogliono aderire all'iniziativa, allestendo uno spazio espositivo comune.

Tab. 4.4 - Attività promozionali sostenute nel triennio di studio

Analizzando più in dettaglio le informazioni, la prima cosa che si nota è l'aumento, passando dal 1999 al 2001, del numero delle manifestazioni a cui il Consorzio partecipa, da 8 a 13 (+62,5%) e come di conseguenza siano aumentati gli investimenti riservati a tali attività. Si è passati infatti dai 118.800 euro del 1999 ai 129.200 euro del 2001 (+8,75%) con la punta massima, fatta registrare nel 2000, di 129.950 euro (+9,4% rispetto al 1999).

Tab. 4.5 - Descrizione delle attività promozionali

Le iniziative attuate possono essere riportate in tre gruppi (Tab. 4.5): fiere, attività d'immagine e di tipo formativo (di solito riservate ad operatori e media del settore). Alla categoria fiere appartengono le seguenti manifestazioni: il Prowein di Düsseldorf, il Vinitaly di Verona, l'A.N.U.G.A. di Colonia, il Wine festival di Merano, il Prosit di Arezzo, il Salone del gusto e il Salone del vino sempre di Torino . Nella categoria attività d'immagine, intendendo con questo termine le manifestazioni in cui avvengono solo iniziative promozionali volte a far conoscere il prodotto e attività promozionali di stampo pubblicitario, troviamo la manifestazione Vino in Villa che si tiene a Pieve di Soligo (TV), i Festival del cinema di Venezia e Cannes, Città del vino, Mondo grappa e Conegliano con gusto che si tengono tutte e tre a Conegliano (TV) ed infine la cartellonistica pubblicitaria sia stradale che di altro genere.
All'ultimo gruppo appartengono i Workshop internazionali che si svolgono ogni anno in paesi diversi organizzati in collaborazione con l'Unione Consorzi Vini Veneti (U.VI.VE.), i Seminari organizzati in Germania in collaborazione con l'Istituto del Commercio Estero (I.C.E.) e la news "Consorzio Informa".
In tabella 4.6 sono appunto riportate le aree geografiche in cui l'eco della manifestazione si ripercuote, soprattutto in chiave di attrazione verso il pubblico. A tale proposito notiamo subito che le fiere godono di una importanza geografica altamente strategica, riescono a farsi conoscere ed apprezzare in Paesi esterni a quello dove si svolge il Vinitaly, il Prowein, l'A.N.U.G.A. e il Wine festival, mentre le due manifestazioni di Torino e il Prosit di Arezzo, essendo manifestazioni relativamente giovani necessitano ancora di tempo per potersi espandersi ed affermare anche all'estero. Anche i workshop organizzati con la collaborazione dell'U.VI.VE. e i seminari avviati in Germania con l'I.C.E. rivestono un'importanza rilevante: sono infatti lo strumento comunicativo più diretto ed efficace per raggiungere gli addetti al settore, sia operatori che media di altri Paesi, e poter quindi aspirare a conquistare nuovi clienti e quindi nuovi mercati.

Tab. 4.6 - Area geografica di copertura delle attività promozionali

Diversa invece risulta l'analisi delle manifestazioni rappresentative legate al Prosecco, qui a seconda della vetrina scelta per permettere alla gente di conoscere ed apprezzare il vino veneto si riscontrano scostanti pareri, si passa infatti dalla risonanza mondiale legata ad eventi come i Festival del cinema di Venezia e Cannes, a risonanze locali tipiche di manifestazioni giovani e per lo più frutto di quello spirito imprenditoriale, spesso disorganizzato, che contraddistingue il settore vitivinicolo veneto e in particolare quello del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene. un ruolo particolare è rivestito da Vino in Villa, la manifestazione ideata e organizzata direttamente dal Consorzio di tutela del Prosecco.
Passiamo ora a considerare le modalità organizzative delle diverse manifestazioni, considerando, in particolare, le collaborazioni messe in atto per attuarle .
Le manifestazioni per cui si sono avute delle collaborazioni esterne (F.=finanziarie, N.F.=di altro tipo) nel triennio considerato, sono state le seguenti:

Tutte le altre manifestazioni invece vengono gestite dal Consorzio utilizzando fondi propri derivanti soprattutto dalle quote associative che ogni produttore iscritto versa, da fondi regionali e contributi comunitari erogati ai Consorzi per la loro gestione annuale e risorse umane presenti in organico; nei casi di mostre o fiere ogni azienda partecipante socia del Consorzio, versa la propria quota di adesione direttamente alle varie organizzazioni. Le collaborazioni finanziarie hanno contribuito a coprire in parte le spese organizzative relative alle cinque manifestazioni. Le percentuali per ogni singolo evento coperte dai cofinanziatori sono state le seguenti: Prowein e Vinitaly 35%, Salone del vino di Torino 40% e Workshop internazionali con l'U.VI.VE. 50%.

Tab. 4.7 - Strumenti comunicazionali utilizzati nelle varie manifestazioni

I supporti comunicativi sono delle prerogative essenziali per poter far arrivare, al maggior numero di persone possibili, informazioni riguardanti una manifestazione che si voglia organizzare o alla quale si voglia partecipare. Per questo motivo ora passeremo ad analizzare, per ogni manifestazione, i mezzi attraverso i quali il Consorzio divulga la propria attività e le informazioni relative al Prosecco. I dati della tabella 4.7 evidenziano come il Consorzio utilizzi prettamente il mezzo cartaceo per reclamizzare le proprie iniziative o la propria attività di tutela e valorizzazione, più precisamente nel caso del "Prowein" di Düsseldorf ha speso nel triennio 99-01 2.600 € all'anno per realizzare del materiale informativo cartaceo da portare alla fiera e 600 € all'anno per produrre materiale informativo destinato alla stampa. Sempre per il materiale informativo cartaceo sono stati spesi: in occasione del Vinitaly di Verona 1.100 € all'anno, per il "Wine Festival" di Merano1.100 € nel 99, per il Salone del Gusto di Torino 1.100 € nel 2000 e per quello del Vino 2.600 € nel 2001 (prima edizione della manifestazione). Per la "Mostra Nazionale degli Spumanti" gli investimenti sono stati di 1.100 € nel 99, 2.200 € nel 2000 e di 600 € nel 2001. Di norma la realizzazione del materiale informativo è affidata dal Consorzio a diverse aziende specializzate (agenzie pubblicitarie), mentre le fasi di ideazione e progettazzione vengono condotte esclusivamente dagli addetti del Consorzio stesso.

Tab. 4.8 - Importanza degli obiettivi perseguiti

LEGENDA DEGLI OBIETTIVI
A) Aumentare il grado di conoscenza del prodotto presso i consumatori
B) Migliorare l'immagine del prodotto stesso nella sua globalità
C) Riuscire a promuovere aspetti quali il territorio, la propria storia e cultura
D) Presentare nuovi prodotti ai consumatori
E) Accedere a nuove aree di mercato
F) Suggerire nuove modalità d'impiego e uso del prodotto
G) Poter aver un contatto diretto con il singolo consumatore

Appurata la natura, l'utilizzo e le modalità di realizzazione, non ci resta che capire quali siano gli obiettivi, e la loro relativa importanza, che, con tali mezzi di comunicazione, il Consorzio persegue nei confronti del prodotto Prosecco. La comprensione degli obiettivi è resa possibile, come già fatto nel capitolo precedente per le due manifestazioni "Primavera del Prosecco" e "Mostra nazionale degli Spumanti" e tutte le altre organizzate autonomamente dai vari soggetti che attuano comunicazione nei confronti del Prosecco, dalle risposte che l'intervistato ha dato sottoforma di punteggio, in una scala d'importanza compresa tra 1 (per niente importante) e 5 (molto importante), alla lista di obiettivi propostagli e ripetuta per ogni manifestazione. Nel caso delle attività del Consorzio, le risposte sono quelle riportate in tabella 4.8.
Dai risultati ottenuti appare chiara la volontà del Consorzio di privilegiare aspetti quali il grado di conoscenza del prodotto presso i consumatori, l'immagine del prodotto nella sua globalità, la ricerca di nuove aree di mercato e infine il territorio di produzione conglobando tradizioni, usi e costumi. Poco interesse invece destano obiettivi come presentare nuovi prodotti, il suggerimento di nuove modalità d'impiego del prodotto e il poter avere un contatto diretto con il singolo consumatore. Il risultato di quest'ultimo sembrerebbe quantomeno strano se non addirittura paradossale, paragonato al risultato ottenuto dall'obiettivo A, in pratica si vorrebbe aumentare il grado di conoscenza del prodotto presso i consumatori ma non si cercherebbe il contatto con gli stessi. Il dilemma può però essere subito chiarito, basta infatti ricordare che stiamo parlando di un Consorzio di Tutela e che il suo scopo è si quello di promuovere il prodotto che tutela, in questo caso il Prosecco, ma non deve affatto creare situazioni di squilibrio che potrebbero favorire commercialmente un'azienda invece di un'altra. Perciò il Consorzio giustamente privilegia l'obiettivo A piuttosto di quello G, lasciando l'onere di raggiungere nuovi consumatori e quindi clienti alle singole aziende.

4.17. La manifestazione Vino in Villa

4.17.1. Caratteristiche della manifestazione

Ogni anno l'ultimo week-end di maggio si svolge presso la sede del Consorzio di Tutela del Prosecco in località Solighetto di Pieve di Soligo (TV), in concomitanza con la manifestazione nazionale "Cantine Aperte" la manifestazione voluta dal Consorzio stesso e organizzata in collaborazione con la Camera di Commercio di Treviso denominata "Vino in Villa". Una tre giorni interamente dedicata al vino Prosecco e al suo territorio. La manifestazione si apre il venerdì sera con la tradizionale cena di gala ove la manifestazione viene presentata alla stampa e alle autorità, si prosegue poi il sabato con la serata dedicata alle degustazioni di "etichette" di Prosecco che durante l'anno si sono contraddistinte ricevendo riconoscimenti. La domenica invece è la giornata dedicata al pubblico, le aziende espositrici, 67 quest'anno, sia socie che non del Consorzio infatti permettono a tutti di poter degustare i loro "Prosecchi" sperando così di riuscire a conquistare nuovi potenziali clienti oltre che consensi.
Abbiamo già accennato al fatto che la manifestazione è svolta in collaborazione con la C.C.I.A.A. di Treviso, ma ci sono anche altri collaboratori, i loro nomi e le loro caratteristiche sono descritti nella tabella 4.9. Le collaborazioni finanziarie erogate dai soggetti presenti nella tabella 4.9 permettono al Consorzio di coprire il 55% delle spese che sostiene organizzando questa "vetrina sul Prosecco". Vale la pena ricordare che l'investimento sostenuto dal Consorzio, nel triennio di studio (1999-2001), è stato di 176.000 € mentre i contributi finanziari avuti dalla Camera di Commercio sono stati rispettivamente di 10.400 € nel 99, 20.700 € nel 2000 e di 31.000 € nel 2001, ciò vuol dire che da solo l'ente camerale assicura una copertura spese pari al 35%.

Tab 4.9 - Collaboratori alla manifestazione e loro natura

La manifestazione possiede un forte eco presso il pubblico (Tab. 4.6), richiama infatti da tutta Italia, soprattutto dal Veneto, nei tre giorni di svolgimento circa 5.000 persone, di cui 3.000 nella sola giornata di domenica. Sono poi moltissimi i media accreditati, sia nazionali che esteri, soprattutto di nazionalità alemanna, terra in cui il Prosecco trova numerosi estimatori tra la popolazione.

Tab. 4.10 - Mezzi comunicazionali utilizzati per Vino in Villa

I mezzi comunicativi con cui il Consorzio promuove la kermesse sono numerosi, rispetto a quelli utilizzati per le altre attività e descritti precedentemente, e ad essi vengono destinati notevoli investimenti (Tab. 4.10).
Dal 99 al 2001 gli investimenti in strumenti comunicazionali sono passati da 21.650 € a 27.910 € segnando dunque un trend positivo pari a +29%, nello stesso periodo invece, l'aumento medio degli investimenti totali è stato solo del 9%. Teniamo poi pure conto del fatto che le spese sostenute nei tre anni in mezzi comunicativi (72.610 €) rappresentano il 41% dell'investimento totale (che è stato di 176.000 €), tutto ciò fa emergere chiaramente l'importanza che rivestono, nell'ambito della realizzazione di una manifestazione promozionale, gli strumenti della comunicazione. Per concludere l'analisi sugli strumenti, dobbiamo solo aggiungere che il Consorzio destina le somme maggiori per produrre materiale informativo cartaceo e materiale informativo destinato alla stampa, organizzare conferenze, seminari e convegni che si tengono nei tre giorni della manifestazione.

4.17.2. La partecipazione a "Vino in Villa"

Terminata la descrizione degli aspetti generali, organizzativi e finanziari della manifestazione concentreremo ora l'attenzione sul lavoro svolto nell'edizione 2002 di "Vino in Villa". In collaborazione con il Consorzio abbiamo compilato un questionario che è stato distribuito poi al pubblico nella giornata della domenica, gli obiettivi dell'indagine sono quelli di:
1. Ottenere un profilo conoscitivo del pubblico presente;
2. Sapere quale sia il grado di conoscenza del consumatore nei confronti del vino Prosecco;
3. Comprendere quali sono le modalità di consumo e di acquisto dello stesso;
4. Valutare l'impatto di un'eventuale presenza sul mercato di Prosecco ottenuto da coltivazione biologica;
5. Raccogliere le impressioni sulla manifestazione.
Il questionario (Allegato 3) è composto da 8 domande tutte di tipo chiuso, la 1,2,3,4 e 6 sono a risposta multipla, mentre le altre sono a risposta singola; nelle informazioni generali, indispensabili per descrivere il campione, sono stati richiesti oltre all'età e al sesso, il settore d'impiego e il tipo di professione.

Le domande alle quali i soggetti hanno dovuto rispondere erano le seguenti:
1) In quali delle seguenti zone è possibile produrre il Prosecco D.O.C.?
2) Con che frequenza Lei consuma del prosecco D.O.C. nelle seguenti occasioni?
3) Dove acquista di solito il Prosecco D.O.C.?
4) Che cosa le ricorda la parola Prosecco?
5) Sarebbe interessato/a al Prosecco biologico?
6) Come ha saputo di Vino in Villa?
7) Le piace come è organizzata la manifestazione Vino in Villa?
8) Informazioni generali

Quando si pianifica un lavoro d'indagine a mezzo questionario, la prima cosa da fare è stabilire tutta una serie di parametri che ci permettano di stabilire se, una volta raccolti i questionari distribuiti, possiamo procedere alla loro elaborazione oppure dobbiamo considerare nullo tutto il lavoro.
Una volta stabilito di valutare l'intervallo di confidenza di un parametro fissati il tipo di campione (casuale nel nostro caso), l'entità dell'errore che si è disposti a tollerare e quindi il grado di fiducia (fissato al 10%, percentuale usata di solito in questo tipo di ricerche perché permette di ottenere risultati ritenuti accettabili), la dimensione n del campione che rende significativa la nostra indagine si determina automaticamente (Brasini 1999) con la formula:

dove N è la numerosità della popolazione, nel nostro caso i questionari che sono stati distribuiti, P è la frequenza relativa della popolazione che viene fissata di solito al 50% e V(p) è la varianza della frequenza relativa campionaria. Considerando i parametri fissati da noi, 10% per l'errore, 50% per P, e che 1.000 sono state le persone che hanno accettato di compilare il questionario, dalle tavole statistiche deduciamo che per rendere significativa la nostra indagine dobbiamo raccogliere almeno 88 questionari dei 1.000 distribuiti (Q.D.). Avendo raccolto 204 schede (Q.R.), possiamo tranquillamente considerare attendibile il nostro lavoro di ricerca che dunque presenta:

1. Tasso di risposta o Redemption Rate uguale al 20,4%

2. Tasso di Incidenza Relativa del campione uguale all'8,5%

Dove I rappresenta l'universo del campione, dato nel nostro caso dal numero totale delle persone che hanno visitato la manifestazione nella giornata di domenica.
Iniziamo la descrizione dei risultati analizzando le caratteristiche del campione che ha aderito alla nostra iniziativa di ricerca. Tale gruppo è formato per il 61,7% da individui di sesso maschile (Tab. 4.11) e il rimanente 38,3% da individui di sesso femminile. Per quanto riguarda la distribuzione in base alle fasce d'età, notiamo che il 17,1% del campione non ha riportato l'età nella scheda, il 36,7% presenta un'età compresa tra i 31 e i 45 anni (la categoria più presente), il 26% tra i 46 e i 60 anni, il 15,6% tra i 20 e i 30 anni, mentre solo il 2% ha meno di vent'anni e poco più del 2% ha più di 60 anni.

Tab. 4.11 - Distribuzione del campione per età e sesso

Tab. 4.12 - Caratterizzazione del campione a seconda del settore d'impiego e del tipo di professione

Vediamo ora quali sono i settori di impiego e il tipo di professione (Tab. 4.12) che caratterizzano queste persone. Il settore d'impiego più rappresentato (45% del totale) è risultato essere quello dei servizi, seguito dall'industria (il 24%) e dall'agricoltura (il 12,2% con solo il 2,45% di questi che sono risultati essere operatori del settore).
Per quanto riguarda invece il tipo di professione, il 38,2% sono lavoratori dipendenti, il 29,4% liberi professionisti e solo il 7,9% risultano essere gli operatori dei vari settori. La nota curiosa è rappresentata dall'elevata presenza di studenti e pensionati (cioè quelli che hanno risposto alla voce settore d'impiego nessuno e alla voce tipo di professione altro) sono infatti ben il 14,7% del campione.

Tab. 4.13 - Tipi di risposte avute e loro distribuzione per sesso e settore

LEGENDA:
1. Chi ha barrato solo la casella "In tutto il Veneto";
2. Chi ha barrato le caselle "Nella marca Trevigiana" e "A Conegliano e Valdobbiadene";
3. Chi ha barrato solo la casella "Nella marca Trevigiana";
4. Chi ha barrato le caselle "Nel Montello e nei colli Asolani" e "A Conegliano e Valdobbiadene";
5. Chi ha barrato solo la casella "Nel Montello e nei colli Asolani";
6. Chi ha barrato solo la casella "A Conegliano e Valdobbiadene".

Per comprendere invece il grado di conoscenza del prodotto, utilizzeremo le risposte date alla prima domanda del questionario: "In quali delle deguenti zone è possibile produrre il Prosecco D.O.C.?". Hanno risposto esattamente barrando la casella "Nel Montello e nei Colli Asolani" e "Conegliano e Valdobbiadene" 21 persone, cioè solo il 10,3% del campione (Tab. 4.13), mentre 157 persone (il 76,9%) conoscono solo la zona di Conegliano e Valdobbiadene come zona D.O.C. Solamente 7, cioè il 3,4%, invece sono le persone che hanno barrato la casella "In tutto il Veneto", mentre quelle che pensano si possa produrre il Prosecco D.O.C. in tutta la Marca Trevigiana sono state 14 (il 6,8%). Abbiamo poi incrociato le risposte della domanda uno con i parametri relativi al settore d'impiego e al sesso, per quanto riguarda il settore d'impiego, è emerso che solo 5 delle risposte esatte sono state date da impiegati in agricoltura e 8 da impiegati nei servizi, mentre, considerando la variabile sesso, 14 delle 21 risposte esatte provengono da maschi e le rimanenti 7 da donne.

Tab. 4.14 - Modalità di consumo del Prosecco

Per comprendere invece le modalità di consumo del vino Prosecco, analizzeremo le risposte avute alla domanda 2: "Con che frequenza Lei consuma del Prosecco D.O.C. nelle seguenti occasioni?", e in particolar modo ci soffermeremo sulla descrizione della frequenza di consumo e delle modalità che hanno avuto il maggior numero di risposte. 146 sono le persone (Tab. 4.14) che hanno risposto "In tutte queste occasioni", di questi, 109, il 74,7%, dice di consumare il Prosecco frequentemente, 29 (19,8%) occasionalmente e solo 8 (5,5%) raramente.

Le altre 58 persone hanno fornito risposte che hanno generato diverse combinazioni, tra tutte, quelle che hanno avuto un maggior numero di preferenze sono state le seguenti 3:
1. Consumano il Prosecco "Come aperitivo" frequentemente 14 persone;
2. Consumano il Prosecco "Come aperitivo" frequentemente, "Come vino da pasto" occasionalmente e "Come vino da fuori pasto" frequentemente 8 persone;
3. Consumano il Prosecco "Come aperitivo" frequentemente, "Come vino da pasto" occasionalmente e "Come vino da fuori pasto" raramente 8 persone.

Tutte le altre combinazioni hanno avuto un massimo di 7 preferenze. In sintesi, quindi il Prosecco appare come un vino estremamente versatile che si adatta bene alle più diverse occasioni.
Analizzando i dati raccolti dalle risposte avute alla domanda 3 del questionario, quella inerente ai luoghi d'acquisto del Prosecco, abbiamo ricavato 11 diverse combinazioni di tipologie d'acquisto (Tab. 4.15), quella che ha avuto i consensi maggiori, 114, il 55,9% del campione, è la combinazione numero 4 (acquisto solo dal produttore), al secondo posto ma staccata di molto (27 preferenze, il 13,2%) troviamo la combinazione numero 9 (acquisto in enoteca) e al terzo posto con 21 preferenze, il 10,3%, la combinazione numero 10 (acquisto altrove).

Tab. 4.15 - Canali d'acquisto del Prosecco

In merito alle percezioni trasmesse ad ognuna delle persone che ha compilato il nostro questionario, la domanda 4 ha evidenziato (Tab. 4.16) i seguenti risultati: 87 persone (il 42,6%) asseriscono di associare la parola Prosecco ad un vitigno, 48 individui (il 23,5%) l'associano con un territorio, 32 (il 15,6%) con un metodo di spumantizzazione e 19 (il 9,3%) tendono ad associare la parola Prosecco con altro.

Tab 4.16 - Idee associate alla parola "Prosecco"

Tab. 4.17 - Interesse verso il vino Prosecco D.O.C. biologico

L'interesse per un'eventuale immissione sul mercato di Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene D.O.C. da coltivazione biologica, ha si rispettato il trend che da alcuni anni sta circondando tutti i prodotti derivanti da questo tipo di pratica agronomica (regolamentata dal Regolamento CE n.2092 del 24 giugno 1991), ma non ha fornito un risultato tale da poter essere significativo per i produttori, infatti (Tab. 4.17) possiamo vedere come solo 111 delle persone che hanno compilato il questionario siano favorevoli al Prosecco d'origine biologica e invece le restanti 93 siano risultate essere contrarie. Sicuramente uno dei motivi che ha, per così dire, frenato la corsa al plebiscito verso il prodotto biologico è la paura di un aumento consistente dei prezzi del prodotto finito.

Tab. 4.18 - Modalità con cui il pubblico è venuto a conoscenza della manifestazione

La tabella 4.18 riporta invece le 12 combinazioni di risposte che abbiamo ottenuto dall'analisi dei dati raccolti alla domanda numero 6, quesito relativo alle modalità con le quali il soggetto è venuto a conoscenza dello svolgimento della manifestazione. I risultati evidenziano come il 33,8% (69 individui) degli intervistati sia venuto a conoscenza dello svolgimento di "Vino in Villa" attraverso esclusivamente il passaparola, il 18,1% (37 persone) invece attraverso la sola consultazione di riviste e giornali e l'11,8% (24 persone) ha saputo della manifestazione grazie solamente alle locandine sparse sul territorio. Risulta comunque che 41 tra i 204 intervistati (il 20%) abbia saputo di "Vino in Villa" esclusivamente in un altro modo e che 13 (il 6,4%) sono le persone che invece hanno trovato notizie della manifestazione solamente navigando in Internet. Sempre a riguardo di Internet, se consideriamo tutte le combinazioni di risposte che includono l'utilizzo della rete Web, il numero di coloro i quali hanno appreso della manifestazione appunto attraveeso questo mezzo mediatico sale a 22, se ripetiamo lo stesso ragionamento anche per quelle persone che invece hanno usufruito del passaparola, il loro numero sale da 69 a 82 (il 40,2%).
All'organizzazione farà certamente piacere sapere che tra le 204 persone che hanno aderito al nostro sondaggio, ben 115 (il 56,4%) sono rimasti molto soddisfatti di come sia stata organizzata la manifestazione, 79 (il 38,7%) sono risultati quelli abbastanza soddisfatti, 9 quelli poco soddisfatti e uno soltanto ritiene che la manifestazione sia per niente ben organizzata. Certamente queste notizie oltre che a gratificare tutti coloro che concorrono alla perfetta realizzazione di "Vino in Villa", sarà spunto per un futuro e continuo impegno per migliorare ancora.

4.18. Riassunto e considerazioni conclusive

Tab. 4.19 - Attività promozionali sostenute nel triennio di studioe loro peso percentuale sul totale

Analizzando le attività comunicazionali nelle quali il Consorzio di Tutela del Prosecco investe, notiamo quanto esse siano numerose, ben 19, e come altrettanto numerosi siano stati i fondi a loro destinati nel triennio 99-01, 377.950 euro. Di questi, il 77,7 (circa 293.700 €) vengono spesi per realizzare "Vino in Villa", la news del Consorzio "Il Consorzio informa" e per la cartellonistica pubblicitaria. Facendo riferimento alla classificazione delle attività riportata in tabella 4.5, e considerando gli investimenti del triennio sostenuti per ogni singola azione comunicazionale (esclusi quelli riservati alla "Primavera del Prosecco" e alla "Mostra Nazionale degli Spumanti") vediamo che dei 355.650 € totali, il 61,6% viene investito in attività d'immagine, il 24,5% in attività formative e il restante 13,9 in attività fieristiche (Tab. 4.20).

Tab. 4.20 - Descrizione delle attività promozionali e loro relativi investimenti

Questi dati evidenziano come al Consorzio, prema valorizzare l'immagine del prodotto Prosecco, le informazioni legate alla sua storia, alla sua natura e alle modalità di consumo, invece di "limitarsi ad esporlo" nelle varie vetrine fieristiche.
Per quanto concerne gli strumenti della comunicazione utilizzati nelle varie attività (Tab.4.7), notiamo come dei 49.500 € investiti, considerando anche i fondi destinati a "Vino in Villa" (Tab. 4.10), il 55,6%, cioè 27.550 €, venga speso per realizzare materiale informativo cartaceo, il 19,3%, cioè 9.550 € venga riservato al materiale informativo per la stampa e il restante 25,1% sia diviso tra gli altri strumenti utilizzati.
Il Consorzio, attuando tutte le attività elencate, come si può notare dalla tabelle 4.8, persegue principalmente due dei sette obiettivi riportati in tabella.
Ha avuto il punteggio medio più alto, 4,14, l'obiettivo "aumentare il grado di conoscenza del prodotto presso i consumatori", al secondo posto, con un punteggio medio pari a 4,07, si posiziona l'obiettivo "migliorare l'immagine del prodotto stesso nella sua globalità".

Tab. 4.21 - Significati assegnati alla parola Prosecco

Per quanto riguarda la manifestazione "Vino in Villa", aggiungiamo solamente una considerazione all'enorme mole di dati già riportati nel paragrafo 4.17.2. Analizzando i dati ottenuti incrociando le risposte avute alla domanda 1 "In quale delle seguenti zone è possibile produrre il Prosecco D.O.C." e alla domanda 4 "Che cosa Le ricorda la parola Prosecco", abbiamo ottenuto delle informazioni alquanto interessanti (Tab. 4.21). Considerando solo le risposte che avessero avuto almeno tre preferenze, vediamo che: il 44,5% delle 157 persone (Tab. 4.13) che avevano risposto alla domanda 1 barrando solo la casella "A Conegliano e Valdobbiadene" tendono ad associare la parola Prosecco ad un vitigno coltivato a Conegliano e Valdobbiadene, il 21% la associa al territorio di Conegliano e Valdobbiadene, il 16,5% ad un metodo di spumantizzazione utilizzato per il vino di Conegliano e Valdobbiadene e il 10,2% associa la parola prosecco ad altre caratteristiche. Ripetendo lo stesso procedimento anche per le risposte avute dalle 21 persone che hanno barrato alla domanda 1 le caselle "Nel Montello e Colli Asolani" e "A Conegliano e Valdobbiadene", vediamo che (Tab. 4.22) il 33,3 % di questo campione associa la parola Prosecco ad un vitigno coltivato a Conegliano e Valdobbiadene, il 23,8% al territorio e il 14,3% ad un metodo di spumantizzazione ed ad un vitigno e territorio in contemporanea.

Tab. 4.22 - Significati assegnati alla parola Prosecco

Concludiamo questo capitolo affermando che a parer nostro l'operato del Consorzio, in termini di attività di comunicazione collettiva attuate nei confronti del prodotto che tutela, è molto valido e i risultati a cui siamo pervenuti in questo lavoro, lo dimostrano ampiamente. Riteniamo però che una maggiore collaborazione tra tutti i soggetti che attuano delle attività comunicazionali collettive nei confronti del Prosecco, e che coinvolga comunque anche i singoli produttori, possa portare in un futuro, secondo noi non lontanissimo, ad ottenere dei risultati ancora più incoraggianti di quelli ottenuti nel triennio di studio che abbiamo considerato in questo lavoro.


Tesi di Laure di: Zanchetta Luca - e-mail lucazanchetta@yahoo.com
Laurea in Scienze e Tecnologie Agrarie, indirizzo gestionale, presso l'Università degli Studi di Udine
110/110 e lode

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