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La concia |
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Punteruoli in osso per forare la pelle
fase di itelaiatura a terra
si procede alla raschiatura del grasso
Intelaiatura su supporto ligneo |
Oltre a costituire la principale fonte di alimentazione e a fornire materie prime atte alla trasformazione per la produzione di strumenti o elementi da utilizzare su armi da getto, le prede cacciate fornivano anche le pelli, elemento fondamentale per la sussistenza dei popoli cacciatori e raccoglitori. Per essere utilizzate, esse dovevano essere sottoposte a lunghi trattamenti che arrestassero la putrefazione e che le rendessero sufficientemente morbide per realizzare coperture per le capanne, elementi di vestiario, sacche, contenitori e vari oggetti di uso quotidiano. La ricostruzione dei trattamenti di concia della pelle in età preistorica è possibile grazie all’osservazione dei processi adoperati dai gruppi umani con economia pre-industriale in contesti etnografici o storici: tali evidenze hanno messo in luce una significativa complessità nell’articolarsi delle attività di trasformazione della pelle, rivelando una variabilità che si esercita ora in relazione a fattori culturali, ora in relazione alle proprietà ricercate nel tipo di cuoio che si voleva ottenere. Si possono individuare tre principali catene operative finalizzate al trattamento della pelle: trattamenti elementari: costituiti per lo più da interventi di tipo meccanico, sono finalizzati all’asportazione del grasso sottocutaneo senza ulteriori processi volti alla conservazione; pseudo-concia: le pelli subiscono delle operazioni complementari per conferire loro una maggior morbidezza, e dei trattamenti chimici (ad es. bagni d’urina, ingrassatura, affumicatura) volti alla conservazione, ammorbidimento e impermeabilizzazione; questi trattamenti, tuttavia, sono reversibili; concia elaborata: prevede tecniche più complesse, con trattamenti chimici più lunghi ed efficaci che conferiscono al cuoio delle proprietà irreversibili. Gli scopi delle diverse operazioni e le varie tecniche adoperate, sono state ampiamente spiegate alle persone che hanno assistito all’attività, fornendo gli opportuni riferimenti ai siti dell’Altipiano e a quelli noti in letteratura. Il primo esperimento ha riguardato la concia di una pelle di un giovane-adulto di Bue (♀), scuoiata con metodi industriali, presentava il pelo e nella porzione interna porzioni di grasso, soprattutto in corrispondenza delle mammelle e porzioni di muscolo nell'area centrale. Dopo averla lavata è stata perforata lungo il bordo mediante punteruoli in selce e punteruoli d'osso, e fissata con delle corde vegetali su di un telaio in legno. Dopo aver asportato le porzioni di grasso e di muscolo con lame di selce, si è iniziata la pratica di raschiatura mediante appositi grattatoi frontali e raschiatoi. Questa attività di pulitura è proseguita giornalmente per una settimana, utilizzando diverse tecniche in diverse aree della pelle. Ad esempio per la raschiatura si è provato sia con strumenti in selce, con strumenti in osso e con gusci di bivalvi marini. Come additivi sono stati impiegati il cervello dell'animale, per ammorbidire la pelle durante la concia e l'ocra come abrasivo.
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