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L'AMBIENTE
LA
STORIA
L’ANDAMENTO
DEMOGRAFICO
I
BALBI VALIER
LE
GUERRE DELL’800 E DEL 900
PIAZZA
VITTORIO EMANUELE II° : URBANISTICA E STORIA
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Il
Quartier del Piave è una zona dell'alto trevigiano delimitata
a sud dal fiume Piave e racchiusa in un arco territorialmente isolato
dal resto della Provincia, che oggi comprende i territori dei comuni
di: Pieve di Soligo, Refrontolo, Farra di Soligo, Sernaglia della
Battaglia, Vidor, Moriago della Battaglia.
Esso
è collegato alla Vallata, un'estesa depressione che immette
nel Vittoriese, attraverso la Valle del Soligo.
Analizzando
il territorio dal punto di vista fisico si possono individuare tre
diverse zone: la montuosa, la collinare, la pianeggiante.
La
zona montuosa, che comprende le Prealpi Bellunesi, si presenta, a
chi la osserva dalla pianura, come una grande muraglia le cui cime
più importanti sono quelle del Cesen e del col de Moi; questo
fronte montuoso può essere valicato attraverso i passi del
S. Boldo e del Praderadego.
Per
quanto riguarda le colline si possono individuare, quella di S.Gallo
a nord di Pieve che sovrasta il paese di Soligo e altre due di minore
importanza che dominano su Solighetto; a sud si trovano le colline
di Collalto e Colfosco.
Ai
piedi delle colline si estende la pianura del Quartier del Piave,
a forma di quadrilatero, delimitata a sud dal colle del Montello dal
quale è separata dal fiume Piave.
Il
fiume Soligo, da cui prende nome l'omonima valle, lascia i centri
di Soligo e Solighetto rispettivamente alla sua destra e alla sua
sinistra; proseguendo la sua corsa divide Pieve di Soligo, perla e
capoluogo tradizionale del Quartier del Piave, in due parti .
Tutta
la zona del Quartier del Piave è molto rinomata e conosciuta
a livello internazionale grazie a uno dei più prestigiosi vini
D.O.C. italiani il "Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene".
LA
STORIA
Le
origini di Pieve di Soligo, collocata al centro del Quartier del Piave
e storicamente suo luogo più importante, possono essere fatte
risalire all'epoca romana. Infatti si pensa che l'abitato pievigino
sorgesse nei pressi dell'antica strada romana Claudia Augusta Altinate,
collegamento tra la Valle del Soligo e la Valle del Bellunese, e che
fosse sede di una colonia agricolo - militare.
Tutta
la regione Veneto assunse una particolare importanza nel periodo di
dominazione longobarda in quanto sempre in guardia contro eventuali
attacchi da settentrione.
La
caduta del dominio longobardo segna per la Marca Trevigiana il passaggio
alla organizzazione feudale, infatti, la catena di fortezze romano
- longobarde si tramutò in una linea di castelli, dove si insediarono
famiglie divenute ben presto in grado di estendere i propri feudi.
Nel
XII secolo la zona comprendente le comunità di Pieve, Soligo
e Solighetto era sotto la giurisdizione di un unico feudo, la cui
"capitale" religiosa era la Pieve (da cui il nome Pieve
di Soligo) situata a sinistra del fiume e dipendente da Ceneda (l'attuale
Vittorio Veneto), mentre la "capitale" feudale era il castello
di Soligo situato sulla collina S.Gallo.
Di
fronte al castello, sulle colline sovrastanti Solighetto, sorgeva,
ed esiste tuttora, il Castelletto che controllava il passaggio lungo
la strada che segue la Valle del Soligo. Quest'ultimo castello formava
un unico complesso con quello di Soligo.
Il
XIV fu un secolo molto travagliato per le pacifiche popolazioni della
valle del Soligo. Fatali furono le incursioni di un feroce esercito
straniero(ungheresi), fra il 1370 e il 1380, che prese alla sprovvista
gli abitanti, compiendo razzie ed incendi e distruggendo Solighetto
ed il suo castello. In questo periodo, nonostante gli scontri, i tre
centri mantennero una certa unità, rotta dall'espansione dei
liberi comuni di Treviso e Cison nella seconda metà del Trecento.
La
conseguenza di questa rottura fu la divisione del territorio di Pieve
di Soligo in due contrade: la Pieve del Trevisan e la Pieve del Contà;
tuttora questa divisione viene ricordata con l'ormai tradizionale
tiro alla fune che si svolge durante la sagra paesana "dei osei".
La
Pieve del Trevisan fu così definita perché il centro
di Soligo e il territorio di Pieve a destra del fiume Soligo vennero
a dipendere direttamente dalla città di Treviso (da questo
la denominazione di Trevisan). La parte a sinistra del fiume Soligo,
includendo anche Solighetto, venne chiamata Pieve del Contà
perché compresa nella contea dei Brandolini della Valmareno.
I conti di Collalto esercitavano il proprio dominio sulla parte a
sud della Pieve del Contà ; tuttora sono visibili a Collalto
i ruderi del loro castello. A confine tra le proprietà dei
conti di Collalto e la Pieve del Contà sorgeva una stazione
doganale per la riscossione dei dazi e dei pedaggi (Fig.6). Si intersecavano
quindi nella stessa cittadina tre giurisdizioni, ciascuna con propri
statuti e sistemi politici.
Dopo
circa un secolo, cioè nel XV secolo, il comune di Treviso inizia
la sua decadenza e viene inglobato dalla Serenissima Repubblica di
Venezia che, attraverso Treviso, controlla la Pieve del Trevisan permettendo
che continui l'esistenza dei due feudi il cui controllo sarà
però indiretto.
Anche
se politicamente divisa, la cittadina di Pieve rimase materialmente
unita grazie al ponte sul fiume Soligo.
Questa
costruzione, di cui si ha notizia a partire dal 1557, divenne più
volte teatro di contese e di lotte, tanto che per quattro secoli passò
alla storia come il "ponte contenzioso".
Sempre
in questo periodo si ha una crescita economica della cittadina, dovuta
anche allo stabilirsi del mercato che, dopo esser stato spostato nei
vari luoghi del Quartier del Piave, trovò sede a Pieve di Soligo.
L’ANDAMENTO
DEMOGRAFICO
E’
del 1600 la grave depressione delle nascite dovuta alla crisi alimentare
degli anni Venti, la carestia del 1629, cui seguì l’anno dopo
la più grande epidemia di peste dell’età moderna, dalla
quale la popolazione in seguito si riprese, salvo un calo di minore
entità della natalità nel 1650.Ma è a partire
dal 1670 che inizia il fenomeno più intenso : fino al
1750 circa le nascite sono ferme pressoché allo stesso livello,
mentre la mortalità appare in forte crescita e numerosi anni
vengono segnati da gravi crisi alimentari, molto più ravvicinate
di quanto generalmente accadesse. Solo a partire dal 1817 (dopo un’epidemia
di tifo )le nascite riprendono a crescere vistosamente e le mortalità
a calare, salvo una brusca oscillazione in corrispondenza dell’epidemia
di colera del 1855.
La
popolazione, agli inizi del novecento, cresce intensamente a causa
delle trasformazioni di una società meno rigidamente legata
alla vita agricola. L’ultima grave crisi demografica è quella
del 1918, dovuta agli stenti della popolazione sottoposta all’invasione
austriaca (e contemporaneamente ad una natalità bassissima
per l’assenza degli uomini validi impegnati in guerra). Questa crisi
venne recuperata con decisione nei due anni successivi.
I
BALBI VALIER
Con
La caduta della Serenissima molti nobili veneziani si trasferirono
nella terraferma veneta, come accadde ai Balbi Valier insediatisi
a Pieve di Soligo. Questi accumularono proprietà fondiarie
e affari già molto cospicui all’inizio del 1800, diventando
una delle famiglie nobiliari del luogo. Nella prima metà del
secolo la guida del comune rimase ai Balbi Valier per poi passare
ad Antonio Schiratti, altra personalità eminente del paese
e padre di quel Gaetano che fu figura di rilievo nel panorama economico
e politico del Trevigiano a fine ‘800.Tra i Balbi Valier e gli Schiratti
non si instaurò solo un rapporto di collaborazione economica
, ma anche un’affettuosa amicizia, evidentemente cementata dalla consonanza
delle idee.
La
famiglia Balbi Valier appare molto interessante soprattutto perché
non si risolve nel clichè del grande proprietario paternalista
e dell’amministratore locale, ma veste i panni dell’agricoltore innovatore,
artefice di un progetto di modernizzazione produttiva e tecnica che
sperimenta e adotta nei poderi pievigini le soluzioni agronomiche
più progredite. Essi inoltre proposero alcune riforme rivolte
ad accrescere i diritti della proprietà che sortiranno indirettamente
l’effetto di consolidare il sistema mezzadrile, quali : un nuovo
codice agrario, il ritorno all’agile normativa sulle disdette di fine
locazione del 1837, lo snellimento dei procedimenti civili, promosse
il trasferimento di parte degli oneri dal primario agli altri settori
dell’economia.
Ai
contadini, Balbi Valier, offriva la soppressione dei tributi sulle
colonie e le affittanze verbali e la riduzione del dazio consumo e
del caro sale.
E’
sicuro che i Balbi Valier aiutavano i loro contadini con sovvenzioni
e prestiti gratuiti che formavano una massa di debito che molto spesso
il colono non riusciva a estinguere e che la pazienza e l’animo scorrevole
del proprietario finivano, di fatto, in un dono, il cui reciproco
era un sentimento di devozione dei coltivatori, che dava i suoi frutti
anche in occasione delle elezioni amministrative comunali e provinciali.
Inoltre
il gesto generoso dei Balbi Valier assunse connotati davvero grandiosi
con le opere stabili d’assistenza e beneficenza.
LE
GUERRE DELL’800 E DEL 900
Il
XX secolo è stato un periodo di grandi avvenimenti e mutamenti :
dal punto di vista storico vanno ricordate soprattutto le due guerre
mondiali. La prima (1915-18) graverà in modo tragico sulle
popolazioni della Sinistra Piave, soprattutto a partire dalla rotta
di Caporetto. Dopo due anni infatti il fronte si sposto in questa
zona, gli austro - ungarici occuparono la Sinistra Piave mentre l’esercito
italiano si apposto sul Montello. Da qui cominciarono a colpire gli
edifici principali e le varie contrade del paese. Il Pive venne così
a ritrovarsi nelle immediate retrovie del fronte e registrò
i primi morti di stenti e di denutrizione durante il rigido inverno
del 1917-18 che continuarono fino alla primavera. A giugno il conflitto
finalmente ebbe termine con la ritirata degli austriaci. Era finita
la guerra per tutti, ma per gli abitanti di Pieve era cessata una
quotidiana minaccia di morte. La gioia della pace fu ben presto turbata
dalle lotte dei partiti che assunsero forme violente ed esasperate
da cui Pieve non fu immune. Del resto l’intera Europa attraversava
un periodo difficile, sia economicamente, che politicamente, ciò
porterà allo scoppio, venti anni più tardi, di una nuova
guerra mondiale.
Durante
il secondo conflitto mondiale il periodo che va dall’8 settembre 1943
al 30 aprile 1945 è per il Quartier del Piave il più
burrascoso della guerra. Con l’armistizio molti giovani iniziano una
lotta contro i nazifascisti nelle fila dei partigiani che vanno ovunque
organizzandosi anche nel Quartier del Piave. I partigiani assunsero
il comando del territorio comunale per difenderlo da nuove violenze
fino alla fine della guerra.
Dopo
un periodo di relativa tranquillità, nella notte fra il 9 e
il 10 agosto del 1944, si ebbe un nuovo attacco dei nemici e una vera
battaglia si svolse a Solighetto, dove i partigiani avevano il loro
quartier generale : il popolo visse giorni d’angoscia indescrivibile.
Il tardo autunno e l’inizio dell’inverno trascorsero in relativa calma.
La fine del conflitto, nel maggio 1945, fu accolta con esultanza da
tutti.
PIAZZA
VITTORIO EMANUELE II° : URBANISTICA E STORIA
Il
1866 fu un anno cruciale per tutto il Veneto, che entrò, con
qualche anno di ritardo rispetto ad altre regioni, nel nuovo Regno
d'Italia. Quella data fu importante anche per pieve di Soligo e per
la sua struttura urbana che ricevette uno scossone notevole.
Infatti,
in seguito all'annessione, il nuovo Stato doveva prendere possesso
dei nuovi territori, doveva mettere in evidenza la mutata situazione,
collocare a Pieve, come nel resto della regione, dei segni, dei simboli
che testimoniassero, in primo luogo ai cittadini, l'avvenuto mutamento
e la forza del nuovo ordine politico.
Inoltre,
con l'estensione immediata anche al Veneto della legislazione italiana
- in parte addirittura derivata da quella piemontese - si applicò
subito alla nostra regione la legge Casati (1859) sull'istruzione
elementare pubblica che, se non garantiva grossi finanziamenti, pur
tuttavia spingeva gli enti locali a dotarsi di adeguate strutture
scolastiche. D'altro canto, si stava anche maturando quella sensibilità
per l'istruzione che porterà nel giro di qualche anno all'obbligo
dei primi due anni elementari (legge Coppino 1877) e ad un più
diretto e deciso impegno dello stato in questa direzione.
A
questi due fattori di carattere nazionale se ne aggiunse uno di carattere
locale, vale a dire la nascita (1867) di una scuola per artisti (artigiani),
di disegno e arti applicate, connessa ad un bisogno d’istruzione non
solo professionale. Si trattò di un'istituzione che ebbe una
vita secolare e che dette un contributo importante alla formazione
di quel ceto d’artigiani e poi d’imprenditori che nel secondo dopoguerra
riuscirono ad avviare una nuova fase di sviluppo economico.
Questa
scuola, negli anni successivi all'annessione, era ospitata in locali
di fortuna e forti erano le pressioni per darle una più degna
collocazione.
Il
risultato di queste tre diverse e interagenti spinte fu la nascita
della piazza Vittorio Emanuele 110 e del grande edificio che doveva
ospitare municipio e scuole.
La
piazza sorse in un'area prima marginale del paese, là dove
a, era il " foro boario", il mercato del bestiame, una zona
semi rurale confinante con la campagna aperta, delimitata da un prospetto
di basse case contadine e di stalle. Fino a questo momento il centro
di gravitazione del paese era l'asse compreso tra il palazzo Balbi
Valier (il potere signorile della proprietà terriera) e la
chiesa (il potere religioso). La nuova piazza, molto più grande
degli slarghi su cui si affacciavano il palazzo e la chiesa, doveva
costituire il nuovo centro del paese.
L'intervento
urbanistico - simbolico è poi reso più convincente dalla
disposizione e dalla configurazione che vennero date al nuovo edificio
(il progetto è del Chisini e l'opera è completata nel
1876) per il municipio e le scuole, simbolo del nuovo stato e della
sua alasse dirigente illuminata e laica.
La
disposizione è frontale rispetto alla piazza, costituendo una
specie di quinta, di scenario teatrale che ne chiude, in tutta la
sua lunghezza, il lato est. Il resto del perimetro è delimitato
dalla strada (se così allora si poteva chiamare) che disegna
una specie di semicerchio il cui raggio è incardinato appunto
nella porta centrale del nuovo edificio, a sottolinearne la rilevanza
nell'impianto urbanistico.
L'edificio
è alto, imponente ma sobrio, disposto simmetricamente rispetto
all'asse centrale, ritmato da file di ampie e semplici finestre, allineate
sia in verticale che in orizzontale, con un corpo centrale emergente,
più massiccio, ingentilito da un balcone balaustrato al primo
piano e dai fori delle portefinestre ingentili dalla chiusura ad arco.
L'accesso è preceduto da una breve scalinata che lo solleva
rispetto al piano della piazza conferendo importanza ai tre portali.
Nell'insieme è un tipico edificio pubblico tardo - ottocentesco,
oscillante tra classicismo paesano e retorica contenuta, che non mirava
certo all'integrazione nel paesaggio urbano pre - esistente, ma ad
imporsi con forza contenuta su di esso, affermando il nuovo potere
dello stato liberale e laico, accanto o in alternativa a ~ue11o dei
poteri tradizionali (nobiltà e chiesa).
La
preminenza e la "modernità" della nuova piazza, su
cui vengono a convergere gli uffici comunali, il mercato settimanale,
le scuole di disegno, elementari, materne ( a differenza della situazione
odierna, esisteva in questo scorcio dell'Ottocento una scuola materna
comunale ! ) , vengono di lì a poco ribadite dalla costruzione
della ferrovia che ha il capolinea proprio in questo spazio. Non è
quindi un caso che le casupole e le stalle contadine che la circondano
vengano a mano ~ mano sostituite da più borghesi e decorosi
edifici su due - tre piani che alle forme dell'edificio di Chisini
non potevano non ispirarsi.
In
tal modo, tra fine Ottocento e inizio Novecento, la piazza viene acquistando
una ricchezza di funzioni e un volto unitario e coerente, che verranno
gravemente compromessi solo in anni recenti da una serie di fattori:
A)
lo spostamento della sede municipale in una palazzina a ridosso del
ponte sul Soligo;
B)
la trasformazione della piazza in parcheggio;
C)
un intervento edilizio, proprio di fronte all'edificio del Chisini,
fortemente deturpante sia per tipologia architettonica, che per scelta
dei materiali e dei colori, che per dimensioni;
D)
il graduale spostamento delle scuole verso altre sedi.
Il
recupero di significato di questo spazio potrà avvenire soltanto
restituendogli funzioni vitali ( ad esempio riportando qui il municipio)
ed allontanandone le automobili e le corriere ì vantaggio della
vivibilità e delle relazioni.
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