LA COLTIVAZIONE E LA LAVORAZIONE DEL TABACCO

La coltivazione del tabacco iniziò a Susegana intorno al 1940 e continuò fino al 1955 quando i mezzadri, adducendo motivi di salute, rifiutarono di compiere il lavoro relativo alla prima essiccazione della foglia che veniva svolto nel granaio della fattoria, per poi essere completato nel Magazzino Fiduciario dell' azienda.
Il seme veniva consegnato dallo stato all'azienda Collalto; la semina avveniva ai primi di aprile in appositi semenzai, in località Mina a Colfosco, a cura di un fiduciarlo della azienda che doveva sequire la piantina per circa tre mesi.
Dopo tale periodo tutti i coloni si recavano a prelevare le piante che poi avrebbero trapiantato in campo aperto, in media ogni contadino coltivava il tabacco su una estensione di circa 2 ha, per un totale di 21-22 mila piante, quantità che poteva variare secondo della estensione della terra lavorata e dei numero dei componenti della famiglia.
Le piantine venivano disposte in filari distanti 70-80 cm mentre la distanza tra una pianta e l'altra era di circa 30 cm.
La coltivazione del tabacco richiedeva molte cure e un' attenzione costante per garantire una buona crescita; infatti bisognava annaffiare le piante 2-3 volte alla settìmana mediante l'irrigazione a scorrimento, che era l'unica possibile in quanto quella a pioggia avrebbe potuto rompere o danneggiare le foglie; era quindi necessario anche tenere i solchi sempre ben scavati. Inoltre bisognava zappare per eliminare le erbacce e tenere il terreno sempre soffice.
Sulla pianta per tutto il periodo della crescita, che durava circa 3 mesi, si doveva procedere alla cimatura, all'eliminazione delle foglie a contatto con il terreno, perchè rovinate, e dei polioni, rametti secondari che avrebbero impedito una crescita rigogliosa delle foglie che dovevano essere, per ogni pianta, in numero variabile da 12 a 18 e tutte della stessa grandezza.
Alla maturazione, il tabacco veniva raccolto a foglie che erano sistemate con la punta rivolta verso l'alto in balle legate, (dette'Usse") di circa 33 metri per 3, collocate nel granaio dove potevano avere la necessaria ventilazione.
Qui avveniva una prima fermentazione che dava alle foglie un colore giallo.
Le foglie all' interno della "tassa" si maceravano più apidamente, sviluppando un certo calore.
Dopo 3 giorni il contadino, infilando una mano nella parte centrale, giudicava dal calore se la macerazione era il punto giusto; allora apriva , la balla, e la rifaceva mettendo all' esterno le foglie interne e viceversa.
Se vedevano che alcune interne avevano già raggiunto la colorazione giusta, le stendevano sul pavimento perchè si raffreddassero .
L'operazione continuava finchè tutte le foglie erano diventate di colore giallo.
Allora le infilavano una ad una in un filo di ferro che veniva appeso al soffitto del granaio per l'essiccazione fino a novembre quando si staccavano le filze, per stirare ie foglie a mano ad una ad una, badando, però, di svolgere questa operazione in giornate nebbìose, perchè le faglie si ammorbidissero e non si frantumassero.
Con queste confezionavano dei pacchi che portavano al Magazzino Fìduciario dì Mandre dove avveniva una seconda fase di macero che faceva diventare le foglie di color marrone.
Le balle di forma rotonda restavano ali magazzino per circa 2 mesi e venivano girate (lo strato interno all'estemo e viceversa) una volta alla settimana.
Tutte queste operazioni avvenivano sotto stretto controllo della Guardia di Finanza, fichè il tabacco veniva portato, verso la fine dí gennaio ai grandi magazzini per la trasformazione, che si trovavano a Verona.
Le varietà di tabacco che si ottenevano, erano: il trinciato forte, lo spadone, il toscano, il macedonia.
Al contadino, dopo tanto lavoro, spettava, come mezzadro, la metà del ricavato dalla vendita. Questi soldi; insieme a quelli che guadagnavano con la vendita dei bozzoli, servivano a acquistare quei pochi generi alimentari che non producevano direttamente, ma soprattutto a preparare la dote alle figlie.
Ai contadini restava anche la parte legnosa della pianta, il fasto, che veniva bruciato al posto della legna nel camino o nella cucina economica.


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