IL LAVORO ALLO STABILIMENTO
BACOLOGICO
Il lavoro vero e proprio cominciava in aprile,
quando le operaie sistemavano i telaini con il seme-bachi (mezzo kg per ogni telaio) in
scaffali all' interno di quattro piccole stanze riscaldate che fungevano da incubatrici.
La temperatura era tenuta sotto costante controllo perché nell' arco dei venticinque
giorni di incubazione doveva passare gradualmente dai dieci gradi fino a venticinque
gradi.
Qui venivano fatti nascere i bachi che sarebbero stati allevati sia dai coloni di
Collalto, sia da altri contadini di comuni vicini; perciò su ogni scaffale era indicato
il nome del committente.
I bachi nascevano in tre momenti diversi e venivano tolti stendendo sul telaio un foglio
di carta con piccoli fori su cui veniva stesa della foglia di gelso finemente triturata.
I bachi appena nati, alla ricerca del cibo, passavano attraverso i fori e così era
possibile separarli dalle uova non ancora schiuse. Questa operazione veniva ripetuta tre
volte e ogni contadino aveva i bachi dì tutte le tre fasi.
In una stanza separata dalle altre, detta la stanza del PURO, venivano fatte schiudere le
uova del tipo non incrociato (bianco, oro e giallo) e i bachi venivano dati, per
l'allevamento, ai contadini più affidabili i quali poi avrebbero riportato i bozzoli allo
stabilimento per la riproduzione.
Non tutto il seme prodotto nello stabilimento veniva messo in incubatrice per la nascita
dei bachi; una parte veniva venduto ad altri allevatori soprattutto in Friuli e in Emilia.
Appena i bachi erano nati, i contadini venivano avvisati e si recavano a prelevarli; li
sistemavano in valigette di legno e compivano il percorso a piedi per evitare urti e
sobbalzi.
Per tutto il periodo dell'allevamento (40 giorni) non c'era molto lavoro allo
stabilimento: le operaie fisse erano impegnate a pulire le stanze e a preparare i
"casolari", cioè tavole su cui avrebbero sistemato le farfalle.
Ai primi di giugno arrivavano i bozzoli del puro che venivano sistemati sui suddetti
casolari in numero di cento all'incirca.
Quando uscivano le farfalle le operaie dovevano separare immediatamente, prima che si
accoppiassero, i maschi dalle femmine.
Li distinguevano perché il maschio batte in continuazione le ali e le femmine sono più
grosse perché hanno il ventre gonfio per le uova.
Si procedeva quindi agli incroci dei tre tipi. di puro: bianco, giallo e oro. Le coppie
venivano lasciate accoppiate per tre ore poi separate dalle operaie.Le femmine venivano
poste in sacchetti di carta ( 2 per ogni sacchetto ) per deporre le uova.
Questi sacchetti, che contenevano sia le uova sia le femmine che le avevano deposte,
venivano appesi a dei fili di ferro in stanzoni che si trovano all'ultimo piano dello
stabilimento: 100 sacchetti per ogni fila.
Qui venivano lasciati fino a novembre,
A settembre si iniziava l'analisi al microscopio delle farfalle, per rilevare l'eventuale
presenza di malattie. Il lavoro era svolto da operaie specializzate le quali diventavano
fisse dopo un corso di formazione che durava tre anni e che era tenuto dal direttore in
orario extra lavoro.
Si procedeva in questo modo: si aprivano i sacchetti uno alla volta, si estraevano le
farfalle ormai morte, sì strizzavano con una macchina apposita azionata manualmente, si
estraeva il liquido che poi veniva esaminato al microscopio. Se si rilevava la presenza di
una malattia ( erano 12 quelle conosciute tra cui la terribile pebrina ) veniva bruciato
tutto. I sacchetti con uova sane venivano riuniti e rimessi sui fili.
In novembre, al piano terra si svolgeva il lavoro di ripulitura del seme.
Le operaie aprivano i sacchetti, li immergevano in bacinelle con acqua fredda, staccavano
i semi con le mani, li lavavano, li raccoglievano e li mettevano su graticci dove
provvedevano ad asciugarli con un panno. Quindi i semi erano sistemati sui telaini.
Poteva succedere che vi fossero uova non fecondate: queste si distinguevano perché erano
gialle e vuote, perciò più leggere. Per eliminarle, prima le soffiavano via con un
ventilatore, poi, se ne restavano alcune, venivano selezionate con una penna d'oca.
I telaini, che contenevano mezzo chilo di seme, venivano conservati, fino alla vendita, in
stanze dove la temperatura non superasse i 2 gradi. Se era necessario, le stanze venivano
raffreddate con blocchi di ghiaccio.
Da novembre, ogni. 30-40 giorni le uova venivano girate dalle operaie con pettini di
cartone in modo che avessero tutte la necessaria areazione. |