| LA
CERNITA
Il lavoro di cernita, che era svolto
esclusivamente dalle donne, durava circa due mesi. In una stanza al piano terra c'erano
circa 140 banconi attorno ad ognuno dei quali sedevano 4 donne. Su questi banchi venivano
messi i bozzoli per la selezione e raccolti poi in cesti, uno per i doppi, uno per gli
scarti, un altro, più grande per il reale, cioè il prodotto di prima scelta.
Ogni giorno le operaie di ciascun banco dovevano passare 40 Kg. di bozzoli e se al
controllo serale del peso risultava una quantità inferiore, dovevano pagare una multa.
LA FILATURA
Contemporaneamente al lavoro di cernita, nella
filanda posta al primo piano del fabbricato, venivano effettuate delle prove per ottenere
dei campioni di filato e verificare il titolo, cioè lo spessore della bava, che poteva
cambiare ogni anno.
Appena terminata la cernita, cominciava il lavoro di filatura che durava fino ad
aprile-maggio.
Durante il mese di maggio le operaie erano disoccupate e percepivano un'indennità
che, prima della guerra era di £ 1,5 al giorno.
Il lavoro cominciava alle 7.30 col primo fischio di sirena che chiamava le
"scoatine"; al secondo fischio delle 7.55 tutti dovevano essere al posto di
lavoro; il terzo, quello delle 8, era chiamato" il silenzio" perché bisognava
tacere e lavorare.
I bozzoli, portati su in filanda dentro grandi ceste dalle operaie, erano dapprima messi
in contenitori di rame, "batuss", in numero di 30-40 al massimo per ciascuno,
con acqua a 90 gradi per sciogliere la "sericina", la sostanza che tiene uniti
ì fili della bava. Sopra ogni contenitore veniva calata una spazzola circolare,
elettrica, che ruotava nel due sensi per trovare il capofilo. L'addetta a questo lavoro,
'la scoatina", doveva tenere la spazzola calata sulla bacinella solo il tempo di un
giro, per evitare sprechi, dopodiché prendeva i bozzoli con una padella bucata e li
buttava nella bacinella posta di fronte a lei, dall'altro lato del bancone. Se era lenta
nel compiere il suo lavoro, veniva sollecitata con spruzzi di acqua in viso.
Le bacinelle erano contenitori in rame, più grandi dei precedenti,che contenevano acqua a
circa 75 gradi. Ad ognuna di esse era preposta una " mistra " che aveva il
compito di prendere il capofilo di 5 bozzoli e metterli sotto l'attaccabave. Questo lavoro
richiedeva particolare attenzione perché la bava non ha lo stesso spessore per tutta la
sua lunghezza, ma è più grossa all'inizio e più sottile alla fine. Perché il filo
avesse lo stesso titolo, occorreva alternare "nuove", "mezze".
'fondarole", cioè unire fili di seta prendendoli da punti diversi dei bozzolo,
rispettivamente la parte esterna, la mediana e quella interna.
Normalmente il titolo era 13-15; durante la guerra, però, poiché si produceva seta per
confezionare i paracadute, doveva essere 20-22.
Se si superava di poco c'era una penalità di un'ora di multa; se si superava di molto, la
mistra doveva stare a casa per una giornata.
Ogni 4-5 bacinelle c'era una "íngroppina", che prendeva il filo
dall'attaccabave e lo passava su rotelle guidafilo fino all'aspo, annodandolo quando si
spezzava.
Quando si era formata la matassa, la "provinera" passava a staccare l'aspo e lo
portava nella sala della seta per controllare il titolo.
In questa sala delle operaie controllavano che il filato non avesse difetti, come ad
esempio nodi (grimello)
Tutte le operazioni della lavorazione si svolgevano sotto la sorveglianza di
un'assistente, la quale controllava che fosse rispettato il titolo e che non ci fossero
scarti perché al termine della giornata si controllava il peso delle matasse. |