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APPENDICE Dal diario di Tomio Agostino, nato a Revine nel 1884, figlio di Tomio Lorenzo. Mi chiamo Tomio Agostino, figlio di Lorenzo detto "Popi", sono nato a Revine nel 1884, ho frequentato la terza classe elementare a Revine. …. In quei tempi non vi era luce elettrica, c’erano solo le cosiddette lume ad olio o fanaletti pure ad olio, era una luce povera, non ci si vedeva a 2-3 metri di distanza. Si faceva il filò nelle stalle, così di sera tutti andavamo nelle stalle, e ciò per stare più caldi, là alla luce della lume le donne filavano con la roca e fuso, filavano stoppa, canape per poi dare il filo al tessitore……. Dopo la lume ad olio, ecco la lampada a petrolio, questa è comparsa nel 1900; però piccole lampade che si usavano solo nelle famiglie benestanti e a fare il filò nelle stalle ove le donne si sedevano tutte all’intorno per lavorare le calze o filare; forse nel 1901 ho visto per la prima volta la luce elettrica in Svizzera, ero stupefatto e credevo che il petrolio passasse attraverso il filo e fra me dicevo, ma come fa il petrolio a passare su e giù per quel filo? Le invenzioni e il benessere sono incominciati subito dopo la guerra, 1915-1918. ………. Il pane era una cosa molto rara, solo un malato, ma di buona famiglia, poteva avere un panettino per farsi una zuppa con l’olio e pepe, a Revine c’era un solo forno e faceva 5 Kg di pane bianco e 10 Kg di pane misto con farina di mais, cioè farina da polenta………. Quando in una famiglia vi era 2-3 sacchi di granoturco e una o due forme di formaggio magro e duro – detto Pincion – si era contenti e pacifici per tutto l’inverno, formaggio, poina, renghe e scopettoni era il mangiare di quei tempi, anche baccalà il venerdì. Carne molto poca e rarissime volte, almeno due volte al giorno polenta calda. Non vi erano cucine economiche ma solo fogoler-larin- con catena per appendere la caldaia o stagnada per polenta oppure minestra di fagioli condita con olio e cipolla fritta ecco tutto il mangiare di allora. Solo i più ricchi potevano avere un maiale, e solo 5-6 famiglie in tutta Revine. Queste sono verità sacrosante. I più poveri, polenta e fighet – fichi secchi – o un pezzetto di aringa salata cotta sulle brace e non tutti polenta a sazietà……….. Erano anni di grande miseria e poca civiltà , pensate che quasi nessuno si sedeva al tavolo quando mangiava, si versava la polenta, che si tagliava subito con un filo, e tutti i componenti della famiglia ne prendevano una fetta e un pezzetto di formaggio, duro e magro, e se ne andava o nel cortile, o nella stalla, dietro il fuoco e magari nella camera o sulla strada e la mangiavano così in piedi o camminando. Se qualche famiglia aveva la possibilità di avere , rare volte , un po' di carne allora si andava addirittura col piattino sulla strada per farsi vedere …………. Quando ero ragazzetto, ricordo che c'era penuria perfino di zolfanelli per accendere il fuoco, malgrado che un mazzetto di fiammiferi costasse solo un cent. di lira . Per risparmiare un fiammifero le vecchie donne e le più povere andavano ogni mattina da una famiglia vicina a domandare se aveva il fuoco acceso, allora con una piccola paletta, vangheta, si prendeva un po' di brace che portava in casa sua la metteva sul focolaio e soffiando sulle braci e legna secca accendeva il fuoco. Di sera quelli che avevano gran fuoco fino a tardi lo coprivano con la cenere per poi il mattino seguente trovare ancora le braci accese sotto la cenere. Queste non sono balle, ma autentiche verità. La biancheria non si stirava, perché nessuno conosceva il ferro da stiro. Il primo ferro da stiro lo portò mia madre dalla Svizzera, ricordo che era grosso e pesante, per riscaldarlo metteva dentro braci poi soffiava finché era caldo, tutte le donne di Revine, curiose di questa novità, venivano a vederlo e si meravigliavano dicendo che questa è roba da siori-ricchi -. Un curioso particolare: mia nonna paterna si chiamava Frare Maria, andò balia da latte a Venezia circa nell'anno 1849 finito il servizio ritornò a casa dai suoi genitori, prima di partire le regalarono un mazzetto di zolfanelli che portò con sé a Revine; si noti che accendevano con l'acciarino, cioè si batteva con un pezzo di ferro o acciaio su una pietra detta focaia o silice, le scintille che uscivano battendo accendevano un batuffolo di stoppa o canapa così il fuoco si accendeva, mia nonna prese un fiammifero lo accese e tutti a bocca aperta non credevano ai loro occhi, era un miracolo, un po’ per volta venne introdotto il fiammifero anche nei piccoli villaggi. Solo dopo la prima guerra mondiale 1915-18 vennero in uso le cucine economiche, erano rozze di lamiera e foderate con mattoni all'interno, sopra la piastra di ghisa con 2-3 buchi per le caldaie da polenta e altre, però non si fidavano a comperarle perché sul focolaio si poteva fare di più, si metteva , per esempio, vicino al fuoco la pignata fatta di terra cotta che si faceva a Resera, anche mia nonna materna nativa di Resera sapeva farle.
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