Vita da cantiere
Mio padre racconta...Intervista a Ceschin Carlo

Dalla Nuova Zelanda alla Basilicata, il racconto di chi ha deciso di fare l'emigrante.
(a cura di Serena Ceschin, classe 1aA ).

Mio padre Carlo Ceschin, circa 31 anni fa, il 20 luglio 1967, è andato in Nuova Zelanda a lavorare per conto della sua impresa italiana che, siccome aveva bisogno di operai specializzati nella costruzione di gallerie, lo aveva convinto ad andare, proponendogli un contratto di 12 mesi: alla fine c'è rimasto 6 anni (e per tutto quel periodo è tornato a casa solo 2 volte).
Mio padre lavorava in un villaggio-cantiere a 20 Km dalla prima casa abitata e per arrivarci doveva fare 5 ore di macchina da Auckland, dopo il volo di 28 ore da Milano.
Il villaggio dove vivevano gli operai era vicino ad una foresta, in una piana deserta, però la forte presenza di italiani - alcuni operai portavano infatti anche le loro famiglie -, rendeva la vita più gradevole e serena: in quella terra così lontana si era formata una vera e propria comunità di italiani.f37.gif (196128 byte) Il lavoro era molto duro: gli operai lavoravano 24 ore al giorno in 3 turni da 6-8 ore e chi, come mio padre, era operaio specializzato, lavorava 12 ore al giorno per 6 giorni la settimana.
Dovevano costruire una galleria che aveva lo scopo di convogliare le acque intercettate in un bacino di raccolta posto ai piedi della montagna del Ruapehu (3000 m) e da questo, fino ad un punto del fiume Tongariro, a monte di un altro pozzo di raccolta di un'altra galleria.
A quel tempo quella era la galleria più lunga del mondo, coi suoi 20 Km di lunghezza (oggi rimane tra le prime), senza alcuno sbocco né interruzione.
Mio padre era assistente di galleria e talvolta l'acqua penetrata all'interno, arrivava a raggiungere un metro e mezzo di altezza. Inoltre, si usavano ancora tecniche tradizionali come martelli pneumatici a mano, armature di sostegno in legno e centine in ferro (che servivano anch'esse per il sostegno); il materiale scavato veniva portato all'esterno con carrelli trainati da locomotori a batteria che viaggiavano su binari. Mio padre tornò solo quando la galleria fu finita: era il 20 luglio 1973. In seguito lavorò ancora per quell'impresa, girando l'Italia da un cantiere all'altro.
Dalla Nuova Zelanda coi suoi deserti, passò alla Sardegna coi suoi paesaggi desolanti. Era in Barbagia dove fecero una galleria di 4 Km; ci rimase fino al 1977, quando nacque mio fratello maggiore. Poi passò in Trentino e infine in Basilicata dove rimase, tranne che per un anno in cui tornò ancora in Trentino, dal 1983 al 1991.
Era in cantiere anche quando sono nata io e lo hanno cercato addirittura i carabinieri per dirgli che stavo nascendo.... io non me ne sono accorta, me l'hanno raccontato dopo.
Nel 1991 è andato in pensione, ma ancora oggi gli mancano le cose belle del suo lavoro e quando ne riparla lo fa sempre con passione e soddisfazione.


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