Il lavoro in
Svizzera
Intervista a Bernardina Franceschet
Bernardina Franceschet nata nel 1915 a Tarzo, sposata da 63 anni, residente a S.Maria di Revine Lago è emigrata in Svizzera nel 1947. "Prima di questa esperienza sono stata balia asciutta per cinque anni, poi balia da latte presso i conti Brandolini di Solighetto e più precisamente balia di Gerolamo Brandolini, dove ho acquisito molta esperienza con la quale ho avuto accesso ad un lavoro presso i Bertsinger, una famiglia di grossi imprenditori svizzeri tramite l'aiuto di una signora, mia conoscente che si trovava in Svizzera.Partita il 7 marzo del 1947 con una piccola valigia contenente solo qualche indumento mi sono lasciata alle spalle due figlioletti di tre e nove anni. Arrivata alla dogana fui spogliata, visitata da testa a piedi e disinfettata. Dopo che mi fu ritirato il passaporto mi venne consegnato dalla polizia un libretto di riconoscimento nel quale era indicato il divieto di rimpatrio, per il periodo previsto dal contratto. Inoltre ogni lavoratore riceveva un documento chiamato " Assicurazione circa la concessione d'un permesso di dimora" in cui erano precisate le prescrizioni svizzere di polizia rivolte agli stranieri scritto in cinque lingue. Qualche anno dopo la mia permanenza in Svizzera, poiché ormai mi ero guadagnata la stima dei datori di lavoro, ho ottenuto un contratto di lavoro per mio marito che prevedeva uno stipendio di circa 1,30 franchi all'ora che in Italia era una cifra considerevole. Successivamente nella stessa maniera ho permesso ad altre cinque persone di
trovare lavoro nella stessa ditta che era specializzata nella costruzione di strade e
ferrovie; queste persone risiedevano in baracche, cioè in stanzoni con dei letti a
castello e qualche di proprietà della ditta stessa situate a Slieren.La vita in queste baracche non era delle migliori, infatti, gli operai dovevano farsi da mangiare e raramente si concedevano il lusso di mangiare pollo e patate al ristorante. A questo punto la mia vicenda e quella di mio marito si intersecano anche se non sono state identiche: io infatti ero trattata con riguardo e risiedevo in una stupenda villa dove per la prima volta ho visto, in occasione del Natale, scambiarsi dei doni. Anzi mi sono dimenticata di dirvi che quando sono arrivata, ho scambiato l'autista per il padrone che mi ha chiesto dov'erano i miei bagagli, stupefatto che avessi solo una piccola valigia di cartone. Ricordo anche che alla morte del padrone poiché era di religione protestante si usava fare una gran festa e i tre giorni seguenti alla sua morte non si lavorava. In seguito sono andata a lavorare come cameriera in una pensione per
universitari dove avevo sedici camere con i rispettivi bagni da pulire ogni mattina.
Nonostante fosse una famiglia di persone molto ricche il pane che era di tipo nero era
misurato, la pasta era razionata infatti mezzo chilogrammo doveva sfamare tre persone per
tutto il giorno ma in compenso lo stipendio era abbastanza elevato. In seguito ottenni il permesso di soggiorno della durata di tre mesi per mio figlio che successivamente, all'età di diciassette anni è venuto a lavorare per la stessa ditta nella quale lavorava mio marito. Lui, pur essendo giovane. guadagnava bene ( 4.95 franchi all'ora come si può vedere dalla sua busta paga), ma si può anche vedere che non mancavano le tasse sul reddito (vedi Notifica della tassazione). Ho incontrato anche molti problemi, uno di questi era la lingua, visto che molti di noi non sapevano il tedesco, mi mancavano molto anche i miei parenti e il mio paese nativo; i rapporti con i compagni di lavoro non erano molto buoni, ci chiamavano "zingari", in compenso ero rispettata dai datori di lavoro. Con i soldi guadagnati nei 1951 abbiano potuto costruirci una casa e ora oltre alla pensione italiana ricevo anche quella svizzera che è di circa £. 500.000 mensili, anche se ho perso i contributi del '47" |
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