Il lavoro in miniera
Marcinelle c'ero anch' io!

Innocente Carlet , pensionato per invalidità dovuta alla silicosi contratta in miniera (ora è costretto a vivere con la bombola di ossigeno) e Carpenè Pietro e Bruno De Nardi ci hanno raccontato la triste vicenda accaduta a Marcinelle nel 1956.

" Per il lavoro in miniera bisognava essere dichiarati idonei da quattro medici che visitavano i futuri minatori. Una visita veniva effettuata a Vittorio Veneto, una a Treviso, una a Milano e una in territorio belga.f30.gif (308099 byte)

Il viaggio era finanziato dallo Stato italiano perché ad esso veniva venduto dal Belgio il carbone. Subito dopo il nostro arrivo venivamo alloggiati negli ex lager nazisti; venivamo condotti nel luogo del lavoro e visitati dai medici: per fare tutto questo era sufficiente una mattinata e nel pomeriggio cominciavamo a lavorare. Il lavoro veniva svolto a 1350 m di profondità ad una temperatura di circa 42° C. Le gallerie avevano una dimensione pari a 2 m di altezza e 3 m di larghezza e il materiale veniva spostato su carrelli trainati dai cavalli; ogni cavallo trainava otto carrelli, ed era così ben addestrato che se gliene attaccavano uno in più si rifiutava di andare avanti. Il carbone veniva portato in superficie da un ascensore a quattro piani.
Per scavare le gallerie usavamo la dinamite: attraverso il foro che praticavamo per inserire il candelotto di dinamite poteva uscire il gas (grisù) la cui presenza ci veniva segnalata dalla lampada a olio (se la fiamma si alzava il grisù era presente).
Le porte frangi fiamme erano in legno perché dicevano che se ci fosse stata una frana le porte scricchiolando ci avrebbero avvertito del pericolo. Il giorno dell'incidente nella miniera c'erano 175 operai; due ore dopo la loro entrata c'è stata una fuga di gas che ha provocato un incendio nella parte bassa che poi è diventato di dimensioni maggiori quando ha raggiunto le infrastrutture che erano di legno. Tredici ne sono usciti vivi."


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