L'emigrazione ha alleviato
un po' la miseria, i primi emigrarono in Transilvania -Romania- era una vita da cani,
ricordo che si cantava la canzone:
In Transilvania che siamo arrivati non abbiamo trovato né paglia né fieno, abbiamo
dormito sul nudo terreno come le bestie dobbiamo riposare...
Poi è cominciata l'emigrazione in Svizzera e in Germania. Mio padre Tomio Lorenzo
emigrato, governava i cavalli di un vetturino, così ha avuto l'occasione e la fortuna di
imparare la lingua tedesca, sempre praticamente perché non frequentava nessuna scuola.
Ai tempi di mio padre a Revine vi erano solo la I e la II classe ma pochi la
frequentavano.
Mio padre però l'ha frequentata sino alla II e sapeva scrivere e leggere abbastanza bene.
Prima ancora di mio padre era solo il prete che insegnava per qualche ora al giorno
"l'abbaco" e "l'abbecedario", tanto che i più intelligenti sapevano
fare la loro firma e qualche riga. In primavera 50/70 persone partivano per l'estero, la
maggior parte per la Svizzera. Mio padre era un provetto capo -assistente- per la
costruzione di ferrovie e strade, ponti, gallerie, ecc. Ha avuto la fortuna di emigrare
all'età di tredici anni si è recato in Austria a Vienna rimanendovi fino a ventidue anni
di età imparando la lingua tedesca, era l'unico a Revine che parlava il tedesco perciò
ha avuto la fortuna di fare subito l'assistente e portava con sé 40-50 operai in Svizzera
con la ditta Th.Bertsehinger Baumeister in Lenzburg Oargù con questi operai venne
costruita la ferrovia del Monte Generoso del Canton Ticino 1888; poi quelli del Brunig,
1886 poi Brienz Rothern 1892 Bahn, poi Reinach Beronunster 1907-05 e quella
Lenzburg-Wildegg nel 1895 e tante altre che non ricordo. Assieme a mio padre emigrava
anche mia madre, era l'unica donna che poteva recarsi all'esterno, anch'io ero con loro
sia nel 1886 che negli anni successivi. Nel 1886 avevo due anni, eravamo a Kaiserstul nel
Cantone di Luzern, Lucerna, si costruiva la ferrovia Luzern-Meringen sul lago di Brienz
naturalmente io non potevo sapere dove ero, data la tenera età, ma mio padre me lo disse
più tardi. Gli operai di Revine erano molto riconoscenti e grati a mio padre che li
portava ogni primavera all'estero perchè in Italia non vi erano lavori nemmeno per sogno.
Gli operai si fermavano 8-9 mesi e risparmiavano circa 250-300 lire, cioè tutto quel
tempo per così poche lire, però la lira costava molto, paragonate ad esempio con 10-12
lire si comprava un sacco di granoturco, la carne costava 30-40 centesimi il Kg. Il vino
dai, 8-10 centesimi il litro, il formaggio di montagna 10-15 centesimi il Kg. Un paio di
scarpe di lusso 2,5-3 lire al paio, io per esempio quando mi sono sposato, ho comprato a
Vittorio V. le scarpe da sposo, era nel 1907, le ho pagate 3 lire e 50 centesimi. Mio
padre, ricordo, che ha comprato una mucca, vacca, sul mercato a Vittorio e l'ha pagata 75
lire, il mercato del bestiame era nella piazza, di fronte all'attuale Ospitale, ogni
Lunedì. Non vi era nessun mezzo di trasporto, dappertutto a piedi, niente biciclette,
niente motori, niente mobili, aeroplani, ecc... nemmeno in sogno. Eppure, malgrado tanta
miseria, carestia e molta fame, si viveva contenti e beati, Revine sembrava una sola
famiglia, figuratevi che gli operai giovani e vecchi, prima di partire per l'estero,
andavano in quasi tutte le famiglie a salutare e complimentare e quando ritornavano erano
complimenti e saluti a tutti oggigiorno invece - nel 1963 - si parte e si ritorna senza
che nessuno lo sappia.
(...) Prima della Prima guerra mondiale, 1915/18 le giovani donne andavano a fare le balie
da latte, sarebbe a dire davano il proprio latte ai bambini dei ricchi signori
industriali, conti, marchesi, baroni, latifondisti ecc. le signore di questi ricconi non davano
il proprio latte ai loro bambini e tutto questo per tema di sciuparsi e di invecchiare
anzitempo, le povere donne di Revine e anche gli altri villaggi montani, anche di altre
regioni, affidavano ad altre donne del villaggio il loro bambino le quali davano, a loro
volta il proprio latte al loro e all'altro bambino, oppure con latte di capra o coi altre
leggere minestrine a base di latte. Le balie andavano la maggior parte a Milano, Torino,
Venezia ecc. e restavano via quasi due anni. I loro signori le vestivano stranamente,
vestiti ampi di smaglianti colori, foulards di seta in testa e sulle spalle, col di più,
per distinguerle bene, in testa le mettevano grosse forcine d'argento con palle e monili
lavorati, sembravano tanti Arlecchini, portavano anche il grembiule, cioè la traversa
bianca o verde legata con un nastro di seta rossa e scarpe basse con fibia d'argento,
tutto questo per distinguerle dalle altre serve; sia le balie che le donne di servizio
erano trattate farsi vedere. Dimenticavo, le balie da latte le cercava e le visitava il
medico condotto, poi le spediva se erano sane e forti e con tanto latte ai ricconi che
gliele chiedevano appena le loro mogli partorivano e anche prima per essere pronte. (
Revine Lago, Arti Grafiche Preganziol 1978 p.240-243).
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