L'emigrazione Tarzese del 1892

Il governo italiano, costretto a risolvere in qualche modo il grave problema demografico in continuo aumento e chiuso ad ogni prospettiva di occupazione interna, nel 1892 assume e sovvenziona direttamente l’organizzazione emigratoria dei nostri connazionali verso il Sud – America.
E’ questo il secondo flusso emigratorio di tarzesi verso la zona di Rio de Janeiro in Brasile. Il famoso "passaporto rosso" dava diritto al vitto e viaggio gratuito da Genova all’America. Altre famiglie tarzesi poterono cosi avventurarsi verso l’ignoto, spinte anche da qualche fortunato della prima emigrazione. Infatti Bof Abramo e Dalle Crode Abramo, partiti alcuni anni prima, s’erano trovati bene: ingaggiando dei negri, avevano potuto appaltare in proprio lavori di piantagioni.
Alla prima partenza collettiva di questa seconda ondata (circa una ventina di famiglie, accompagnate a Conegliano in clima d’entusiasmo e con la bandiera nazionale in testa) fecero seguito altre partenze isolate che si susseguirono fino al 1902, anno in cui il governo italiano cessò i suoi contributi in vista dello stato di schiavitù nel quale speculatori spregiudicati tenevano poi i nostri connazionali una volta emigrati.
Stando al concorde racconto di quelli che rimpatriarono, le più impervie località dove furono deportati dopo un viaggio indescrivibile, i disagi d’ogni genere oltrepassarono in orrore quelli della precedente emigrazione a Rio Grande do Sol. Nei dintorni di Rio de Janeiro, a Minas Geraes, a S.Caterina, a San Paulo ecc… sotto la direzione di imprenditori (fazendieri) senza scrupoli intrapreso un durissimo lavoro di rimboschimento, di piantagioni di caffè, di granoturco, di canna da zucchero. A contatto con negri mulatti e selvaggi indiani della boscaglia, è immaginabile il disagio morale dei nostri obbligati a questa eterogenea convivenza, che li portò a volte a vera pazzia.
(…) Altri dopo una decina di anni di sacrificio ebbero la buona sorte di poter rimpatriare e con i loro sudati risparmi acquistarsi una casetta con alcuni campi di terra.

La dura vita di pionieri aveva insegnato loro tanto cose. Così pur di costruirsi una piccola proprietà comperarono terreni fra i più ingrati e quindi meno costosi, bastava raggiungessero un numero discreto, e poi con l’esperienza accumulata in tanti anni di sacrificio, svelatamente li bonificarono. Fu così che le zone più sterili di Resera, Arfanta, Piai, Vallorch, Rive ecc. divennero zone abitate fruttuose e fertili, comunque sempre migliori di quelle travagliate del Brasile e la popolazione poté avviarsi verso quel discreto benessere che precedette, purtroppo per poco, la prima guerra mondiale.
( B.Sartori, Tarzo "signor d’antica terra", Tipse Vittorio Veneto 1975, pp.185 – 186 ).


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