LE TRADIZIONI
Le tradizioni erano legate
soprattutto a feste di santi o a particolari ricorrenze.
La mattina di capodanno di buonora i bambini andavano ad augurare buon anno nelle famiglie
cantando canzoni natalizie ricevendo in cambio soldi e dolci.
Da questa usanza erano escluse le donne che non potevano presentarsi nelle case altrui,
perché si credeva che portassero sfortuna.
Poi si andava in chiesa a cantare il "tedeum ". Dopo aver cantato in chiesa
andavano a festeggiare in qualche casa o in un' osteria mangiando la costolette di maiale
ucciso il mese prima. Il gioco prima dell' Epifania, si metteva la calza appesa al camino
per la befana.
La notte dell' Epifania veniva acceso da tutte le famiglie un gran falò, il cosiddetto
"Panevin" . Tutti quanti, famigliari e parenti, dopo essersi messi intorno
mangiando la pinza e bevendo vino stravecchio, cantavano queste vecchie canzoni:
| Che Dio
me dae la sanità del pan e del vin la luganega soto al caminla pinza sul larin la poenta
suì fondal evviva el carneval! |
Sanità
bontà e allegrezze soldi pien le reste al di dee feste de Pasqua na bea panegassa grassa
panevin, paaaaneviiin....... |
Il 17 gennaio si
festeggiava S.Antonio abate, protettore degli animali molto venerato nelle nostre
campagne.
Il 2 febbraio, giorno della "seriola " si benedicevano le candele che poi
venivano accese durante un temporale per allontanare la grandine oppure quando moriva un
familiare. Inoltre dalla fiamma si traevano gli auspici per il nuovo anno; infatti se era
chiara e limpida l'anno sarebbe stato ricco di soddisfazioni e buoni raccolti se
invece era offuscata dal fumo non lasciava sperare bene.
A carnevale come in tutti Paesi, si usava fare ogni sorta di dolci, Frittelle, crostoli,
castagnole, fritti nello strutto.
Il primo marzo segnava l'arrivo della bella stagione e del sole che bruciava la pelle; per
scongiurare una tintarella troppo rapida si doveva salire sopra la corte (il letamaio) e
gridare forte "Marz, marz, impiegame el cul e no el mustas".
La stimata santa, che cominciava con la domenica delle Palme, era zeppa di tradizioni. In
questo glomo si benediceva I' olivo, le foglie del quale, bruciate alla fiamma della
candela durante il temporale servivano a farlo allontanare la grandine.
Al giovedì santo si benedicevano i ceri e I' acqua santa nuova; al sabato sera, una
volta, quando suonavano il gloria, si seminavano le zucche sante perché crescessero
precocemente e diventassero grosse. I ragazzi, poi si bagnavano gli occhi senza
asciugarli, prendevano in mano dei sassi che gettavano lontano credendo di conservare, con
questo rito, gli occhi sani e la vista buona. Fra pure usanza gettare lontano ciò che si
aveva nei piedi per tenere lontani gli insetti dall'orto.
A Pasqua era tradizione andare a mangiare le uova colorate. Per colorare le uova, le
mettevano coperte di acqua in una pentola sul fuoco e quando questa bolliva buttavano
dentro delle foglie di ortica o delle scorze di cipolla; dopo in po' sì tiravano fuori le
uova sode e colorate.
Il 25 aprile era festeggiato mangiando la frittata con l'insalata fresca Nel giorno
dell'Ascensione non si doveva entrare nel!' orto perché altrimenti sarebbe stato stato
infestato dai vermi che avrebbero distrutto il raccolto.
A San Giovanni, il 24 giugno, le ragazze da sposare scrivevano su dei bigliettini i nomi
dei ragazzi preferiti, li arrotolavano e lì mettevano nel prato. Alla mattina andavano a
vedere e il nome del biglietto aperto se era quello del futuro sposo. C'era pure l'usanza
di legare ad un palo o un tronco un ramo di geranio, che così restava fiorito fino
all'autunno.
Alla vigilia di S.Pietro,il 28 giugno, sì metteva nell'orto un recipiente di vetro con
acqua ed un albume d'uovo ed al mattino sul tondo si poteva vedere la sagoma della barca
di S. Pietro. Nel mese dì dicembre si uccideva il maiale e così era usanza dire ai
bambini, per scherzo, di andare dai vicini a prendere il cosiddetto "stamp
dei saeadi" Questi andavano, ma i vicini d'accordo con gli altri gli
davano un sacco con sassi e cose pesanti. I bambini, credendo che fosse qualcosa
d'importante, prendeva il sacco e con tutta la forza lo portavano a casa dove, accorti
dello scherzo, restavano male.
Il 6 dicembre i bambini mettevano sul davanzale un bicchierino di grappa per ristorare San
Nicolò che portava loro i doni e il fieno per l'asino come ringraziamento.
C'era poi la festa di Santa Lucia, il 13 dicembre; in quel giorno dicevano che non si
poteva cucire perché quando si allungava il braccio per cucire si correva il rischio dì
pungerle gli occhi con l'ago. La sera della vigilia di Natale era tradizione mettere nel
cantano un ceppo, il cosiddetto "zoc",
perché ardesse, tutta la notte e riscaldasse i panni di Gesù bambino. La mattina i
bambini trovavano come dono dei "bagigi " o delle "cucche"'
sulla finestra. Si usava anche preparare il presepe, facendo delle statuine con la creta
impastata con acqua e lasciata seccare. il giorno di San Silvestro si chiudeva l'anno
mangiando ogni sorta di cibo, almeno sette pietanze diverse. |