ILLUMINAZIONE E RISCALDAMENTO
Le case coloniche, fino agli
anni Cinquanta, non avevano la corrente elettrica, perciò si cercava di sfruttare il più
possibile la luce del sole, alzandosí presto la mttina.
C'era nelle case un sistema di ilumìnazione fisso, costituito da lampade a petrolio poste
in cucina o nella stalla ed un tipo di illuminazione per cosi dire mobile, che ci
si portava dietro negli spostamenti da una stanza ad un'altra: per questo si usavano le
candele di cera con la bugia, o lumi ad olio o petrolio; questi ultimi avevano la fiamma
riparata da vetri, così che si potevano usare anche all'estemo senza timore che si
spegnesse.
Le stanze non erano riscaldate; la cucina era più confortevole perchè c'era il camino
acceso che faceva un po' di caldo, ma solo nel pressi della fiamma; qualche famiglia aveva
anche una stufa di terracotta
Per scaldare. i letti si usava la "foghera" un bracere
in rame, che veniva messo su uno scaldaletto,detto "monega",
consistente in armatura alta trenta o quaranta centimetri con quattro bracci uniti
a due a due all'estremità che aveva al centro un riquadro di lamiera . Alcuni
usavano la "boza ", un contenitore in terracotta o
metallo di varie forme che veniva riempito di acqua calda. Un altro sistema diffuso era un
mattone scaldato nel fuoco poi messo tra le lenzuola, avvolto in panni dì lana.
La camera da letto era perciò fredda, ma poichè le donne partorivano in casa, se
capitava d'inverno allora scaldavano la stanza bruciando dell'alcool in una bacinella. |