IL FILO'

In inverno, alla sera tutti i contadini si radunavano nella stalla, perché non avevano le stufe o ì termosifoni in casa e cosi col calore che emanavano gli animali si riscaldavano.
Il filò cominciava verso novembre e finiva a marzo quando la primavera bussava alle porte.
Durante queste lunghe sere invernali, gli uomini giocavano a carte, mentre le donne rammendavano o filavano. I bambini invece facevano i compiti, giocavano o ascoltavano ì vecchi che raccontavano storie
Capitava, a volte, che delle "cazzarute" si fermassero per trascorrere la notte nei fienili; allora il filò si animava dei racconti della storia della loro vita.
Le  "cazzarute", come rivela la desinenza "ute", venivano dal Friuli, in articolare dalla collina. Percorrevano le strade a piedi con il loro carretto carico di posate e altri utensili in legno (mestolo in dialetto sì dice "cazza") da vendere ai contadini. Poiché i loro spostamenti richiedevano diverse settimane, chiedevano ospitalità ai contadini per la notte e dormivano nei fienili, o nelle stalle. In cambio lasciavano qualche oggetto di legno.
D'estate il filò continuava ma era diverso perché non lo facevano più nella stalla, ma in cucina o all' aperto.
Il filò era un momento molto importante dì socializzazione e di trasmissione della cultura contadina. Le conoscenze, fatte di esperienza di vita, ma anche di storie fantastiche di "mazarol" e "streghe", venivano tramandate da padre in figlio e portavano ad un rapporti di dipendenza dei giovani inesperti nei confronti degli anziani, depositari del sapere. Un uomo da noi intervistato, ci ha detto che una volta gli anziani, con le loro storie, cercavano di far nascere nei più giovani un senso di paura per tenerli legati a se, perché non cercassero di fiuggine al loro controllo.
Il filò era anche un' occasione di conoscenza per i ragazzi e per le ragazze in età di matrimonio. Infatti, appena terminato il servizio militare, i ragazzi cominciavano a frequentare i "filò" dei vicini che avevano figlie giovani.


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