LA CUCINA

Innanzitutto sì poteva notare in tutte le cucine il caratteristico focolare dal camino ampio e spazioso "el fogher",l'elemento più importante della cucina perché serviva per cucinare i cibi ogni giorno , almeno fino all'ultima guerra, in quanto soltanto a partire dagli anni Cinquanta cominciò a diffondesrsi l'uso della cucina economica. D'inverno, poi, era spesso l'unica fonte di riscaldamento ; solo alcune famiglie avevano una stufa in terracotta in un altro angolo della grande stanza.
Sul piano del camino "el larin" si faceva il fuoco più volte al giorno; alla mattina e a mezzogiorno sì cuoceva la polenta in un grande recipiente di rame "la caliera"; le braci "bronse" che rimanevano venivano raccolte in un angolo per cucinare altri cibi come il latte, i fagioli le uova o il lardo, ponendo le pentole "pignate" o le padelle "farsore" sopra dei treppiedi "trepiè" che, grazie appunto ai tre piedi, erano stabili e non "ballavano'.
Le stoviglie erano in terracotta o in rame, che è un buon conduttore del calore; ma poiché il rame a contatto con cibi produce sostanze tossiche, le pentole venivano stagnate.
Sulla mensola della cappa "napa" non mancavano mai la saliera "el salarn e il macinapepe, "peverin" .
In alcune case si poteva trovare, all'interno dei camino,il forno per cuocere il pane. In questo caso lo sportello si apriva sulla parete dietro al piano del fuoco.
Li mezzo alla cucina c'era un grande tavolo e attorno le sedie impagliate "careghe de paia" che molto spesso il contadino fabbricava in casa per quantoguarda il telaio, lasciando poi all'impagliatore il compito di fare il piano. Una sedia particolare era quella su cui si sedeva il nonno per scaldarsi o per raccontare le storie ai bambini; più alta delle altre era detta "el caregon ".
Un altro mobile importante era la madia "la panera"; aveva il piano superiore inclinato in avanti, apribile verso l'alto; sotto lo sportello vi era un vasto spazio ove veniva conservata la farina per la polenta e il pane. Sotto questo ripiano vi
era un cassetto ove si riponevano le tovaglie, che però non tutti usavano quotidianamente sulla tavola.
Completava l'arredamento una credenza con vetrina Mi cui si riponevano i piatti, i bicchieri, le tazze ; però solo alcune famiglie l'avevano.
Gli utensili erano pochi: posate in legno o in ottone, il mestolo "caza" il ramaiolo "caza a busì", taglieri " taier ", il macina sale " masenín del sal", colini per filtrare il latte nei quali si metteva, come filtro, un'erba dagli steli molto sottili, detta appunto erba Colina. C'era poi la grattugia spesso ricavata, dalla lamiera dì barattoli che il negoziante " casoin " teneva da parte per chi ne faceva richiesta.
Inatti in questa società povera, nulla andava sprecato ed anche un oggetto non più utilizzabile veniva conservato  perché poteva sempre servire per altri scopi; per questo in ogni casa c'era un angolo dove si raccoglievano tatti questi oggetti, "el canton dei stroz".
Accanto alla cucina spesso in un sottoscala, c'era il secchiaio " secer", generalmente in pietra scavata., chiamato così perché sopra di esso, appesi a ganci di ferro, stavano secchi pieni d'acqua; qui le massaie lavavano le stoviglie usando,anziché i detersivi come oggì, la cenere, la sabbia o l'aceto. Poi i piatti  andavano messi a sgocciolare nella scoladora e le pentole appese ad una rastrelliera.
Il secer non aveva l'acqua corrente; per approvvigionarsi di acqua potabile i contadini che abitavano in collina andavano alle sorgenti, che una volta erano numerose e ben tenute; se erano vicine a casa riempivano i secchi portandoli col "bigol", un lungo legno ricurvo con due ganci alle estremità per il trasporto a spalla dei secchi; se invece la sorgente era distante, andavano col carro trainato dai buoi e riempivano una botte. In pianura, invece, si poteva prendere l'acqua alle fontane comunali oppure alla cantina., che aveva un pozzo artesíano proprio.
Per gli usi non alimentari, cioè' per lavarsi o per fare il bucato si prendeva l'acqua dalle canalette d'irrigazione o dai ruscelli; per abbeverare gli animali o per preparare il solfato di rame per le viti,alcune case avevano una vasca in cemento o semplicemente scavata, che raccoglieva le acque piovane delle grondaie.


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