in ricordo del CLUB 2001 nell'anno 2001
i sfoi de Lago
(e de Santa Maria, Caiada e Socrçda)


Alcuni cenni sul cammino tecnologico-scientifico
del Club 2001

Una memorabile pagina della scienza

Settembre 1969
CAPO BORANGA — Servizio speciale del giornalista socrodese, noto soprattutto per i suoi réportages francesi. Da Capo Boranga è stato oggi lanciato un sasso di fabbricazione russo-americana. Dopo aver descritto una traiettoria, a giudizio dei tecnici, perfetta, il sasso si è inabissato nel lago e non è più riemerso. Si ignorano le cause del fallimento dell’impresa. E’ in corso un’ inchiesta.

Dicembre 1969
E’ ancora in corso 1’inchiesta promossa dagli scienziati russi ed americani allo scopo di accertare le cause del fallimento dell’impresa spaziale del settembre scorso (Come tutti sanno un sasso, di fabbricazione russo—americana, era stato lanciato da Capo Boranga, e, dopo aver descritto la traiettoria prestabilita, si era inabissato nel lago senza più riemergere). Gli scienziati del Club, che hanno sopravanzato i tempi per quanto riguarda l’evoluzione della tecnica spaziale, giungendo ad un livello che si pensa sarà ragqiunto da America e Russia solo nel 2001, il1uminano i centri spaziali di Houston (Texas) e Baikonur (Siberia) col, forse non abbastanza noto, principio di Archimede “Un corpo immerso nell’acqua, se dopo mezzora non riemerge, deve considerarsi perduto” e consigliano i due paesi di desistere dall’attuazione del progetto “Boranga 13”.

Maggio 1970
Ha visto la luce il progetto spaziale “Cacus—M”. Il celebre scienziato del Club 2001 Simeon Battisodo, considerato che il “Cacus—M” non contraddice quanto postulato dal principio di Archimede (dato che è sempre a galla), sta stendendo i primi calcoli per la sua conquista. A parere del sempre più popolare scienziato, il momento più propizio per l’accacussaggio” (atterraggio dolce sul Cacus—M) corrisponde alla sua posizione di perigeo(distanza massima dalla Terra), vale a dire al periodo immediatamente susseguente all’operazione di potatura. Attualmente il “Cacus—M” dopo essere stato in perigeo il tre maggio, si sta gradatamente portando, nella sua orbita ellittica, verso la posizione sfavorevole di apogeo (distanza massima dalla terra), che si calcola occuperà verso la fine di luglio. Nella posizione di apogeo, infatti, l’impresa, oltre che le maggiori difficoltà per l’accresciuta distanza, presenta anche i maggiori pericoli, in quanto il “Cacus-M”, trovandosi alla distanza minima dalla luna, ne subisce fortemente l’attrazione e rischia costantemente di essere risucchiato dalla stessa fuori dalla sua orbita ellittica (per questo le spedizioni cacussali sono sempre fissate per i periodi di “assenza lunare”, in termine tecnico ”scur de luna”). Il problema fondamentale dell’operazione “Cacus—M” rimane comunque quello del superamento della forza di gravità terrestre, che fa porre il punto critico della spedizione (in gergo spaziale “tòc de lis”) verso la metà del viaggio.


Un caco, non potato nella fase del "scur de luna" e quindi in chiaro
pericolo di essere risucchiato fuori dalla sua orbita elittica.
Non compare nella fotografia la fase critica del "tòc de lis"

Post scriptum — Per discutere sui sistemi atti a superare la fase critica “tòc de lis”, i più prestigiosi scienziati del mondo si sono dati convegno, su invito del luminare Simeon Battisodo, per la metà di luglio, al centro scientifico del “Salt delle Dalmede”.

DEDUZIONE DI ORDINE PSICOLOGICO:
“Le grandi sconfitte stimolano lo spirito di conquista dell’uomo”.

P. S. Un anno dopo la presunta sfortunata impresa di Capo Boranga, giunse dalla Svizzera al Club 2001 una clamorosa comunicazione che invitava a riconsiderare l’esperimento. Due scienziati “esportati”, il povero Pietro (C.) e Angelo (F.), noto con lo pseudonimo scientifico di “Andolét” *, che ha finalmente riportato il suo bagaglio di conoscenze spaziali nella madrepatria con la costruzione del suo nuovo osservatorio sopra Caiada, contestavano apertamente la notizia del fallimento. Gli stessi zelanti scienziati si congratulavano anzi, tramite lettera autografa, con i colleghi del 2001 “per il brillante esito dell’impresa” dimostrando altresì, con dovizia di documentazione, che il sasso lanciato da Capo Boranga non si era inabissato nelle acque del lago ma che era “anzi atterrato in una zona situata fra le località elvetiche di Frauenfeld e Winterthur”. Suffragavano la loro tesi col fatto che la pietra spaziale da loro identificata, era stata subito sottoposta da loro stessi e da altri loro colleghi elvetici ad accurate analisi ed era risultata sorprendentemente rispondere ai requisiti della famosa e rara “Croda Briconis”, tesi del resto geograficamente attendibile, dato che Capo Boranga si trova in linea diretta rispetto alla soprastante località del Bricon, linea sulla quale si trovava il vecchio osservatorio di uno dei due scienziati. Il sasso spaziale, a loro avviso erroneamente segnalato come di fabbricazione russo-americana, lungi dall’essersi inabissato nelle acque del lago, doveva essere solo sfuggito ai sistemi di controllo degli osservatori del 2001, a causa della sua stessa inaspettata traiettoria. Mentre si congratulavano pertanto con i colleghi, i due illustri scienziati, stanziatisi in Svizzera solo per la nota piaga italica del mancato finanziamento della ricerca scientifica, li esortavano a tarare e seguiremeglio le traiettorie dei loro lanci. Non avrebbero infatti voluto – e del resto molto lo paventavano – che il sasso lanciato colpisse qualche – come loro lo avevano definito – “crapon cruco”, scalfendosi irrimediabilmente e vanificando quindi tutto il programma dell’agenzia spaziale.

* Le ricerche e le imprese – e anche al di fuori del campo strettamente scientifico – dello scienziato Andolét vengono in particolare seguite e registrate, con ammirazione e forse anche con una punta di invidia, dal tecnico Piero Tovenense, che proprio a tal fine ha edificato il suo laboratorio nella zona sottostante a quella dell’osservatorio del suo più famoso collega.

Intervista all’illustre
scienziato Simeon Battisodo

Proveniente dal centro spaziale del Salt de le Dàlmede è stato intercettato pochi giorni fa al telefericoporto di Soracòl (Socròda) il celebre scienziato Simeon Battisodo. Mentre attendeva la coincidenza per il Troi de Jaz (via Jertura),


La rampa di lancio del Troi del Jaz
(con svincolo sulla Jertura)

l’illustre luminare ha rilasciato un’intervista-lampo al giornalista Pelegrin Solerense. Ne viene qui riportata fedelmente la registrazione:

Pelegrin S.: “Come spiega lei, Mr. Battisodo, l’assoluto fallimento del congresso scientifico tenuto al centro spaziale del Salt de le Dàlmede, che, nelle premesse, avrebbe dovuto fornire il metodo atto a superare la fase critica del “Tòc de lis” che mandava a vuoto tutti i tentativi di conquista del Cacus-M?”

S. Battisodo: “Io penso che la causa principale si debba indicare nell’atteggiamento intransigente di uno scienziato americano, che voleva sostenere a tutti i costi che il Cacus-M è una stella che, anche se nana, brilla di luce propria. Al che io ho prontamente ribattuto che avevo concepito la missione Cacus-M con obiettivo finale di “accacussaggio” e non di “brustolaggio”.

Pelegrin S.: “Mi sembra, Mr. Battisodo, che lei abbia sottoposto all’attenzione degli altri scienziati un suo punto di vista, che è poi stato oggetto del generale interesse”.

S. Battisodo: “Oh, certo, ho affermato di essere convinto dell’esistenza, all’interno del sistema solare, di un piccolo sistema Cacus-M-Terra...”

Pelegrin S.: “Potremmo allora parlare di un piccolo “sistema cacussale” S.

Battisodo: “Esattamente! Quello che rimane da scoprire è se sia il Cacus-M a ruotare attorno alla Terra o se sia la Terra a ruotare attorno al Cacus-M…”

Pelegrin S.: “E’ comunque un problema a cui lei spera di dare presto una risposta.”

S. Battisodo: “Mi pare di poter dare presto risposta alle aspettative del mondo scientifico. E posso altresì anticipare che i prossimi auguri natalizi li invierò dalla superficie del “Cacus-M”.


Il terminale della direttissima Jertura-Soracòl,
con l'apparato contro la dispersione del materiale spaziale

Misterioso incidente al Salt de le Dàlmede

Brusco stop ai programmi spaziali

Si sono improvvisamente interrotte le comunicazioni fra il telefericoporto di Soracòl e il terminale del Salt de le Dàlmede in seguito ad un incidente dai contorni ancora non ben definiti. Fra le supposizioni più accreditate c’è quella del fallimento dell’atterraggio di una carico spaziale proveniente dalla soprastante base della “Loghèra”. Ne sarebbe risultata distrutta o quantomeno gravemente danneggiata la rampa di lancio del Salt de le Dàlmede. Di certo c’è solo la dichiarazione rilasciata al telefericoporto di Soracòl dal parente di uno degli addetti al lancio che, dopo aver ripetutamente inviato secondo un Morse perfezionato i convenuti impulsi via-cavo, stava attendendo al terminale opposto il carico di materiale spaziale. Così la dichiarazione veniva testualmente riportata dalla stampa quale prima notizia del disastro: “Era do ore che spetée che i molese: me òlte in su e no vede pi gnanca ’l portante?!”


Archeologia spaziale:
le pietre residue del telefericoporto di Soracòl


http://www.tragol.it/2001