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Alcuni cenni sul cammino
tecnologico-scientifico Una memorabile pagina della scienza Settembre 1969 Dicembre 1969 Maggio 1970
Post scriptum — Per discutere sui sistemi atti a superare la fase critica “tòc de lis”, i più prestigiosi scienziati del mondo si sono dati convegno, su invito del luminare Simeon Battisodo, per la metà di luglio, al centro scientifico del “Salt delle Dalmede”. DEDUZIONE DI ORDINE PSICOLOGICO:
P. S. Un anno dopo la presunta
sfortunata impresa di Capo Boranga, giunse dalla Svizzera al Club 2001
una clamorosa comunicazione che invitava a riconsiderare l’esperimento.
Due scienziati “esportati”, il povero Pietro (C.) e Angelo (F.), noto
con lo pseudonimo scientifico di “Andolét” *, che ha finalmente riportato
il suo bagaglio di conoscenze spaziali nella madrepatria con la costruzione
del suo nuovo osservatorio sopra Caiada, contestavano apertamente la notizia
del fallimento. Gli stessi zelanti scienziati si congratulavano anzi,
tramite lettera autografa, con i colleghi del 2001 “per il brillante esito
dell’impresa” dimostrando altresì, con dovizia di documentazione, che
il sasso lanciato da Capo Boranga non si era inabissato nelle acque del
lago ma che era “anzi atterrato in una zona situata fra le località elvetiche
di Frauenfeld e Winterthur”. Suffragavano la loro tesi col fatto che la
pietra spaziale da loro identificata, era stata subito sottoposta da loro
stessi e da altri loro colleghi elvetici ad accurate analisi ed era risultata
sorprendentemente rispondere ai requisiti della famosa e rara “Croda Briconis”,
tesi del resto geograficamente attendibile, dato che Capo Boranga si trova
in linea diretta rispetto alla soprastante località del Bricon, linea
sulla quale si trovava il vecchio osservatorio di uno dei due scienziati.
Il sasso spaziale, a loro avviso erroneamente segnalato come di fabbricazione
russo-americana, lungi dall’essersi inabissato nelle acque del lago, doveva
essere solo sfuggito ai sistemi di controllo degli osservatori del 2001,
a causa della sua stessa inaspettata traiettoria. Mentre si congratulavano
pertanto con i colleghi, i due illustri scienziati, stanziatisi in Svizzera
solo per la nota piaga italica del mancato finanziamento della ricerca
scientifica, li esortavano a tarare e seguiremeglio le traiettorie dei
loro lanci. Non avrebbero infatti voluto – e del resto molto lo paventavano
– che il sasso lanciato colpisse qualche – come loro lo avevano definito
– “crapon cruco”, scalfendosi irrimediabilmente e vanificando quindi tutto
il programma dell’agenzia spaziale. Intervista
all’illustre Proveniente dal centro spaziale del Salt de le Dàlmede è stato intercettato pochi giorni fa al telefericoporto di Soracòl (Socròda) il celebre scienziato Simeon Battisodo. Mentre attendeva la coincidenza per il Troi de Jaz (via Jertura),
l’illustre luminare ha rilasciato
un’intervista-lampo al giornalista Pelegrin Solerense. Ne viene qui riportata
fedelmente la registrazione: S. Battisodo: “Io penso che la causa principale si debba indicare nell’atteggiamento intransigente di uno scienziato americano, che voleva sostenere a tutti i costi che il Cacus-M è una stella che, anche se nana, brilla di luce propria. Al che io ho prontamente ribattuto che avevo concepito la missione Cacus-M con obiettivo finale di “accacussaggio” e non di “brustolaggio”. Pelegrin S.: “Mi sembra, Mr. Battisodo, che lei abbia sottoposto all’attenzione degli altri scienziati un suo punto di vista, che è poi stato oggetto del generale interesse”. S. Battisodo: “Oh, certo, ho affermato di essere convinto dell’esistenza, all’interno del sistema solare, di un piccolo sistema Cacus-M-Terra...” Pelegrin S.: “Potremmo allora parlare di un piccolo “sistema cacussale” S. Battisodo: “Esattamente! Quello che rimane da scoprire è se sia il Cacus-M a ruotare attorno alla Terra o se sia la Terra a ruotare attorno al Cacus-M…” Pelegrin S.: “E’ comunque un problema a cui lei spera di dare presto una risposta.” S. Battisodo: “Mi pare di
poter dare presto risposta alle aspettative del mondo scientifico. E posso
altresì anticipare che i prossimi auguri natalizi li invierò dalla superficie
del “Cacus-M”.
Misterioso incidente al Salt de le Dàlmede Brusco stop ai programmi spaziali Si sono improvvisamente interrotte le comunicazioni fra il telefericoporto di Soracòl e il terminale del Salt de le Dàlmede in seguito ad un incidente dai contorni ancora non ben definiti. Fra le supposizioni più accreditate c’è quella del fallimento dell’atterraggio di una carico spaziale proveniente dalla soprastante base della “Loghèra”. Ne sarebbe risultata distrutta o quantomeno gravemente danneggiata la rampa di lancio del Salt de le Dàlmede. Di certo c’è solo la dichiarazione rilasciata al telefericoporto di Soracòl dal parente di uno degli addetti al lancio che, dopo aver ripetutamente inviato secondo un Morse perfezionato i convenuti impulsi via-cavo, stava attendendo al terminale opposto il carico di materiale spaziale. Così la dichiarazione veniva testualmente riportata dalla stampa quale prima notizia del disastro: “Era do ore che spetée che i molese: me òlte in su e no vede pi gnanca ’l portante?!”
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