in ricordo del CLUB 2001 nell'anno 2001
i sfoi de Lago
(e de Santa Maria, Caiada e Socrçda)


In sintonia col periodo

UNA GARBATA RIFLESSIONE NATALIZIA

Si dice spesso che gli uomini si comportano ed esprimono come animali al punto che "fare, dire qualcosa da animali" è diventato un luogo comune. E perché dunque non dar voce una volta tanto (almeno a Natale!) alle povere bestie tanto abusate attra-verso paragoni e similitudini?
In questo "succulento imbandimento natalizio" l'autore, il vittoriese Botteon prof. GianPietro, dà voce direttamente agli illustri asino e bue della mistica grotta ed indirettamente ad un grande coro di pecore, agnelli, polletti e capretti... ma con essi anche ad una anonima miriade di votati al macello sul grande denominatore del Santo Bambino sul cui prossimo orizzonte già campeggia la Croce del martirio. Il tutto con il fervido auspicio di tante, tante mascelle blateranti\divoranti.

DIALOGO DEL BUE E DELL'ASINO DAVANTI ALLA MANGIATOIA
(ovvero: L'Evangelo secondo noi bestie)

La notte è fredda, la fame tanta:
vita da bestie, Madonna Santa!

- Ma ecco aprirsi la stalla oscura,
le stelle sgombrano ogni paura.

- Son due viandanti tristi e inguaiati;
solo noi bestie li abbiamo ospitati.

- Nasce un bambino senza un lamento,
noi ben sappiamo qual è il suo tormento.

- Triboli e spine provvede il destino,
una Croce aspetta in fondo al cammino.

- La mangiatoia è così vuota e dura.
Mamma Natura, altro non offri alla Creatura?

- E' il fiato caldo del nostro parlare
solo conforto a tanto tremare.

- Ma ecco i pastori con pecore e agnelli,
polletti e capretti votati ai macelli.

- In cielo comete, angioletti e concenti;
in terra le stragi di tanti Innocenti.

- Erode ed Augusto programmano i tempi:
scribi e leviti son tutti contenti.

- Ci fanno la festa, mostrandoci i denti,
gli uomini tutti, sia i giusti sia gli empi.

Essendo l’autore dell’argutissima poesia riportata - almeno per elezione - vittoriese, ci coglie qui il dubbio che potrebbe anche trattarsi dell’anonimo che tanto poco riguardo nutre per la fantasia dei Laghesi. Ad ogni buon conto, a ben pensarci, se Vittorio Veneto ha poco meno di 30000 abitanti, tolti i bimbi infanti e i vecchi (e meno vecchi) dementi, sussiste pur sempre in questo senso una possibilità su una quindicina di migliaia, percentuale, per menti semplici come le nostre, per nulla trascurabile. E, dovendoci quindi anche muovere a fronte di tale impietoso confronto, dovremmo qui di seguito far ricorso, per difendere la nostra onorabilità di Laghesi, a tutte

le nostre risorse di fantasia...

co ste

“storie de pena ier e de na òlta”

I legittimi brontolìi di San Nicolò

Alcuni giorni fa l'asilo è stato onorato dall'augusta visita di San Nicolò che, malgrado i vistosi acciacchi, si è trascinato dietro la sua vecchia "musa" sorprendentemente carica di regali (è da dire con una punta di rammarico che il munifico vegliardo ha onorato con il suo puntuale arrivo la tradizione che lo ha per protagonista ma la ha in parte contaminata dotando la sua slitta di due vistose ruote in gomma.... Tutti si tecnologizzano - potrebbe pensare qualcuno - e anche Sanicolò comincia a guastare la sua festa.... E invece mai supposizione è stata più infondata ed ingiusta! Il buon santo di fronte ad un altrettanto buon bicchier di vino avrebbe detto, non senza qualche sana imprecazione (qui omessa per rispetto alle anime semplici) di aver dovuto adeguarsi alle nuove norme del codice stradale "che non hanno più rispetto neanche dei santi". Il vecchio santo, assai restio ad adeguarsi ai tempi, avrebbe invece brontolato - ma si sa, tutti i vecchi sono brontoloni - per i regali troppo moderni e costosi che sarebbe costretto a comprare (non tutti, oltre tutto, facilmente reperibili sul mercato di Bari).

 


Zènte Sanicolò
(con una bestia autentica ma con un costume discutibile)

Al terzo bicchiere il santo, perdendo di vista il suo decoro (ma comunque non in presenza di bambini) avrebbe sospirato ai bei tempi andati in cui con una sola tempestiva incursione sul mercato (di Bari) riusciva a riempire i sacchi... “e ai boni tošatèi la matina an poche de cuche, de nošèle, de nèspoi, cachi, stracaganase, sonde, buzolà e a quei propio pi bravi anca doi naranze e mandarin o quatro dàteri” (di questi ultimi frutti fortunatamente, il mercato di Bari è sempre ben fornito... per non dire del carbone! Ma oggi purtroppo di bambini cattivi o ce ne son sempre meno o "mi son deventà vecio e insemenì"). Tempi duri! Oltre alle insidie dell'era tecnologica il pacifico vecchio deve subire anche la concorrenza di Babbo Natale e della Befana, che egli avrebbe sussurrato in modo poco serafico alle orecchie di alcuni intimi essere due autentici "santificetur" (ma tanto lui può perché‚ il paradiso se lo è già guadagnato...) Ma ha proclamato, con un rigurgito di orgoglio, che secondo la più recente indagine Doxa, la sua "audience" è ancora alta, sebbene Berlusconi, con la prepotenza dei suoi canali, si ostini a sponsorizzare quelli che non ha esitato a definire, perdendo per una volta il suo proverbiale autocontrollo, "scribi e farisei". E ci ha tenuto alfine a far sapere che, non pago dei suoi allori‚ ben lungi dal gettare "la musa": egli è e rimarrà sulla breccia ancora a lungo, almeno fino a quando i bambini, stufi di giocattoli moderni, gli richiederanno ancora “cuche, nošèle, nèspoi, cachi, stracaganase, sonde, buzolà (e par quei pro-pio pi bravi anca doi naranze e mandarin o quatro dàteri”).


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