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ALCUNE FRASI D’EPOCA Tanto per dirtene una solo... Sappi... tanto perché tu lo sappia, eh! Al me nà dita de tuti i color, al me à ciamà farabuto, criminale... ò soportà tut: ma co l me à dita individuo, mi no ghe ò pi vist, eh! Uno a cui era stato reso noto che i suoi movimenti sentimentali erano stati notati: No tu pol far an pas che l di dopo i lo sa tuti... E dopo che questa sua frase era stata riportata
sul giornale del Club: Un rubacuori a cui un temerario aveva insidiato una delle sue belle: Varda che mi no me pias mia quei scherzi là! La fémena de me cugnà... » Ta tènto, atù, che mi ò n fardèl prete e un carabinier, atù!. Uno che si accingeva a bere congruamente dopo un lavoro collettivo: Piuttosto che morire per disidratazione è meglio morire stonfi. Uno a cui era stato chiesto chi fossero gli autori di un misfatto combinato di fresco: I era in quatro cinque de lori... e dopo aver riferito il nome di uno degli indiziati; Tu à raon, va da so pare, dighelo... Un laghese a un socrodese in osteria, evidentemente ancora un po scosso dopo che aveva assistito impotente alla rovina della teleferica delle Buse in seguito ad uno sperimentale lancio-taje: Conpare, a ghe né na banda su par de là! E no, can dal porco, no tu fa su la meda nò co n medil de caco! Io via a caa mia ò quattro pitte dentro nel pollinaio Un provetto pescatore cui era stato chiesto, mentre pescava, che razza di pesci fossero quelli che stavano abboccando: Ah, minutaglia, minutaglia... Una vecchia madre di famiglia ad uno che innocentemente le chiedeva se il vino casereccio che gli avevano offerto avrebbe resistito al caldo dellestate: Ma cosa ditu, pò, fiol? No va de mal vin, nò, te sta caa!. Una vecchia nonna, precorritrice già trentanni fa, in chiave amara, della coscienza europea: O magnà mamì sola: lé mèjo an govo ridant che n polastro piandant... parché nantra fameja come la nostra in Europa no la é... Uno ad un suo compagno che, durante una gita allestero stava girando flemmaticamente la testa verso alcune bellezze locali, peraltro accompagnate: Dai, dai , no sta farte veder mòrt da fan come lori!. E dopo che era insorto un motivo di contesa: Dai pò, vutu méterte che co quei là, che tu pol farghe i ragi co na candela!. E poi ad un altro che gli stava prospettando leventualità di unaltra gita per lanno seguente: No, no! la prosima òlta ve ase ndar via voialtri mi, eranti e vagabondi co i vostri istinti animaleschi!. Uno scapolo attempato: Tu à da saver... che co tu se maridà... tu se rovinà...... E un vecchio ammogliato allo stesso scapolo: Co tu mor ti, can da lostia, al prete via par Cal da Lac al te ciol su de quele cantade!. Parché pò. Parché tu ghe asa tut a la cea! Un vecchio ad uno che, venuto da poco ad abitare in paese, gli aveva chiesto più volte, dopo aver indicato il suo asino, come si chiamasse: Asen, pò!. E dopo che laltro gli aveva replicato che voleva sapere se lasino aveva un suo nome particolare: Ah, Buricio. Un giornalista socrodese, noto in particolare per le sue interviste in lingua francese: Giovanoto, come te permetitu a darme del tu a mi che son del lei! Uno che dava sbrigative indicazioni stradali: ... e co ti rivi là ti trovi l canal del Sil. E no ti ndarà mia dentro sul Sil no?! E alora ti giri a sinistra!!!. |